domenica 2 luglio 2017

C'è o non c'è?


Stai guardando su Rai1 il concerto di Vasco, quello dei record, e sei a una resa dei conti, devi finalmente decidere se Vasco c'è o non c'è.
Ti sei sempre fatto questa domanda in fondo, oggi decidi di darti la risposta definitiva.
Vasco è un pezzo degli anni settanta, non ottanta ma settanta, gli anni che hanno creato il personaggio, il decennio che non hai mai conosciuto come avresti voluto.
E' una serie di canzoni che hanno accompagnato una quantità di musicassette fruscianti in autoradio notturne degli anni novanta, quelle in cui guidavi auto nei weekend piu' nervosi della tua vita.
Il nervosismo era essenzialmente dominato dalla voglia di darsi una dimensione che ancora non c'era, e il tutto si traduceva in eccessi, ormoni a briglie sciolte, ricerca di una dimensione, come dimenticare quella colonna sonora.
Stasera, che tutto quanto e' cambiato, certe canzoni continuano a darti un brivido perché rievocano per l'ennesima volta qualche emozione ipersonica di quegli anni.
Ma le parole.
Parole scritte da Guccini, Gaber, le parole di Faber, puoi metterle su qualsiasi supporto magnetico in qualunque momento della tua vita, e avranno sempre quel motivo di accompagnamento, dalla nascita alla morte.
Mentre Vasco rimane li dov'era, in quell'autoradio frusciante, e diamine, è pur sempre un buon rock.
Vasco c'era, ora non piu'. Era e rimane un gran trascinatore, ma Vasco c'era.
Stasera senti piu' che altro eccelsi chitarristi, un gran rock.

giovedì 18 maggio 2017

requiem


E' il requiem di un grande rocchettaro, oggi, e suo malgrado la sua dipartita diventa uno spunto per la terza media, da sorseggiare dietro al suo canto, che giunge da ogni angolo.
Quello se n'è andato, noi siamo qui ancora per un pò, sotto questa volta a botte in penombra, a raccontarci dei nostri drammi.
C'è chi non sopporta il telefono che continua a suonare, e ad ogni squillo impreca contro ogni santo, e da lì parte lo spunto per un discorso acido, buono per tutti.
C'è quello che ha perso una donna, e meno male. E da lì ce n'è per ognuno, un po' come per il lavoro del precedente, ma con piu' entusiasmo.
Ce n'è uno che alla terza media parla di imprese sportive, chi di donne con tette da matrone, chi di filosofia applicata al suono di uno strumento musicale.
Bene.
Pensi con la tua terza media. "Bene", e la posi ancora mezza piena, da uomo saggio.
Non più mezza piena, ne rimane solo un dito sul fondo, ma sempre uomo saggio ti senti, uomo maturo che conosce il limite fra uno stomaco in subbuglio e uno stomaco in rivolta.

I’ll put my hand in flames
I’m just a baby who looks like a boy
Feels like I’m born again
I’m just a baby who looks like a boy

domenica 30 aprile 2017

di quello che brucia

Ora sì che ti manca.
E' stato tremendamente bello correre per tutto il fiato che potevi, è stato uno scherzo, un gioco.
Correndo quella corsa lunghissima non sapevi proprio dove andavi a sbattere, finché non hai trovato quel muro, che peccato.
Che male. Ma alla fine, ora che la ferita si è cicatrizzata, ora sei più forte, e puoi sentirti fiero di aver osato oltre quello che ti era concesso.
E' stato serio, tremendamente serio e niente giochi, niente scherzi, vuoi che te lo dica.
Ora che vivi in questa specie di limbo in cui le corse sono quasi un vizio, la bici è un ferrovecchio a cui dedicarti solo per sudare, e il resto è solo esercizio per bruciare.
Sai bene che tutto ti brucia intorno, anche se non ti ci metti pure tu, col tuo sudore.
La tua forza, fra tutto quello che brucia intorno, è quella che ti ha permesso di stare fuori dai giochi, ripromettendoti che prima o poi tornerai, magari un po' sottotono, magari meno impetuoso.
Ma hai voglia di correre e non sai quanto potrà durare.
Davvero, gambe o non gambe, ora sì che ti manca.

martedì 4 aprile 2017

in secondo piano



Proprio di recente, discorrendo del più e del meno, ti hanno spiegato che il desiderio di affermazione del proprio ego fa parte degli istinti primari, non è mica una debolezza qualunque come può essere il desiderio di una torta alla panna.
Allora ci pensi su, arrivi a casa e su "almost a runner" piazzi un acquerello che ha come tema una paio di barche parcheggiate in riva al (mare?) (lago?), insomma un acquerello che ha ben appagato il tuo sforzo, dipinto il giorno in cui desideravi rendere l'idea della luce e dell'ombra e hai avuto il sentore che il risultato fosse conforme alle aspettative.
Riguardandolo oggi, non è più cosi, la cosa più bella che vedi oggi sono le due casupole in alto a sinistra, quelle che rendono bene l'idea della distanza, sembrano vere.
Il resto ha perso il valore che aveva quel giorno là, oggi vedi due barcacce copiate da una foto, sotto una luce troppo artificiale e anche poco allegra.
Le corse e le tue gare, nel giro di pochi mesi, hanno ricevuto una specie di trattamento decolorante oltremodo analogo a questo, semplicemente perché hanno cambiato forma, sotto la polvere dei pochi giorni trascorsi.
E ti spiego.
Mentre corri la tua mezza maratona, sei tutt'uno col desiderio di affermazione della tua forza, e bene, è un istinto primario a cui non puoi sottrarti. Guai a sottrarti, sei un animale anche tu.
Fai passare qualche mese, e trascorri questo tempo da ex podista per cause non volontarie, ma anzi, obbligate da  inconvenienti fisici insormontabili, e ti rendi conto che il tempo cambia forma alla percezione delle cose in un batter d'occhio, molto più in fretta della geometria, di quelle stesse forme.
Ovvio, rimpiangi la sensazione di chilometri di strada corsi a ritmi sostenuti, il sapore di quegli ultimi cinque chilometri di consapevolezza di una grande gara in fase conclusiva.
Ovvio. Ma che ne rimane? Nessuna impresa epica, piuttosto il viso di qualche persona che applaudiva, qualche orizzonte di colori inaspettati nei momenti di maggiore fatica.
La ricerca di una lucidità mentale che ti aiutasse a non mollare, o la forza che scoprivi dentro di te nella capacità di non mollare mai il tuo passo.
Oggi cambi forma, cambi movimenti, cerchi quelli che non ti fanno male.
La forza è sempre la stessa, ma meno evidente, un pò come le due casette là in fondo, probabilmente è la base che governa tutto quanto.




domenica 12 marzo 2017

primavera e allergie

Partiamo da una frase complessa che è: la fuga dallo stereotipo e dalla retorica accompagna giorno dopo giorno il tuo pessimismo devastante.
Non hai una grande padronanza della lingua italiana, per cui ora ti tocca un certo sforzo per spiegarla in parole comprensibili.
Gli intercalari e le frasi fatte ti danno un certo disgusto, l'euforia artificiosa ti intristisce e la ricerca del consenso ti deprime.
Con questo non si può dire che tu abbia una ricetta migliore da elargire, non hai davvero nessun rimedio per la vanità, la tua e quella degli altri. 
E' una tentazione troppo forte per resistere a coglierla al momento buono.
Ma che importa, siamo umani e in balia di mille debolezze, che male può fare se centellinata e riservata ai momenti giusti?
Hai usato centinaia di intercalari anche in questo blog, con la scusa "intrinseca" che non trattandosi di un social network stavi parlando solo a te stesso. 
Bugia. Vanità.
Il tuo pessimismo devastante è la coscienza dell'inutilità di mille parole che scorrono a fiumi, proprio come quelle dei social, o le tue. 
Qualche entità ci ha dato la facoltà di aprire le menti al mondo, e quello che ne esce è più o meno desolante. 
Sarà per questo che le tue corse sono rivolte, ogni giorno di più, verso la scoperta della natura?
Sarà per questo.
Un bambino che sa parlare da pochi anni dà il giusto peso alle parole, osserva i colori e scandisce il tempo al giusto ritmo, vede stagioni che scorrono lentamente davanti ai suoi occhi curiosi.  
Tu invece sei grande, ora ti tocca schivare i luoghi comuni, le frasi fatte e lavorarci su. Forse smettere di pensare alla competizione fisica, a quella dialettica, a competere in ogni senso.
Per fortuna inizia la primavera, ora hai più opzioni davanti a te.

mercoledì 8 marzo 2017

passo lungo


E certo che ti piace correre, apprezzavi in particolare quelle giornate limpide in cui ti trovavi di fronte a quei panorami d'aria tersa con vista montagne.
Ma che ci puoi fare se le caviglie fanno cilecca e ti sei messo a corricchiare.
E cerchi quelle montagne innevate ma mica le vedi, c'è foschia tutto intorno.
Corri piano per non sentire i dolori e ti nascondi nella foschia, e ti adagi in quel limbo bambagioso in cui ti senti protetto, e pensi ad altro.
Ma certo che ti piace correre, quando sei solo ti piace forzare e sentire il respiro che va a mille, e il presagio della forza che quelle cime bianche fra poco, tempo pochi istanti, ti faranno entrare in corpo.
Puoi provare a giocare a fare il corridore con il diavolo in corpo, puoi provarci anche ora, e così perché no, allunghi il passo.
L'adrenalina è sempre la stessa, è una piacevole sensazione.
Hai fatto bene a provare, anche se poi ti toccherà, magari, metterci su impacchi di ghiaccio, ma l'adrenalina deve sempre accompagnare la tua vita.
In ogni cosa che fai, non farla mai mancare, e ricordati ogni tanto di riscoprire che gusto ha.

martedì 28 febbraio 2017

leggero


Hai imparato che in genere è meglio assecondare le forze che ti accompagnano.
Ti rendi conto che certe tue assenze prolungate possono sembrare atteggiamenti di fastidiosa supponenza.
Ma in realtà non hai mai smesso di ringraziare chi si rivolge a te con un saluto, un messaggio, un paio di parole di vicinanza.
Eri troppo distratto, così distratto da un'attenzione rivolta ad altro, che quasi potevi essere frainteso. Avevi il timore di perdere qualcuna delle tue bussole: se avessi voltato lo sguardo così, repentinamente, avresti potuto perdere il filo logico di qualche ricerca illogica, rincorsa sul momento.
Che questo si chiami egoismo, è possibile. Ma a tua discolpa puoi dire che tu stesso hai rinunciato a tutte le tue corse, e non sei capace di riprenderle così facilmente.
Sei talmente grato a certe persone, quelle con cui hai condiviso certi periodi, che non sai proprio come potresti dire un adeguato grazie. O adeguatamente scusarti.
Quello che cerchi ora è solo un po' di leggerezza, e quando ti troverai seduto ad un bancone di legno, potrai pensare che i giusti colori e la giusta musica nell'aria, ti daranno nuovi spunti.
Basta aspettare, assecondare le forze che ti accompagnano.