martedì 24 giugno 2014

Alain vs. La Belva



Erano passati due anni da quel micidiale giorno. 
A Suniglia tutto andava storto, tutto come nelle previsioni.
Lo sapevo, il mio compagno di staffetta era in arrivo, armato di testimone in legno. Cilindretto di legno, il protagonista, quel maledetto intruso da far recapitare fin lassù al santuario di Valmala. 
Reduce da una settimana di sofferenza alla caviglia destra, me lo raffiguravo come un massiccio bastone, una clava di un metro e mezzo almeno, grosso e bitorzoluto, che il compagno di squadra , all'arrivo, avrebbe scagliato sulle zone più vulnerabili della mia testa, quelle che fanno più male, lasciandomi a terra, esanime.
Ma comunque, già rassegnato al peggio, riuscii ad afferrare senza indugio il corpo estraneo e iniziai il calvario, correndo veloce, tenendolo stretto, da un lato contento per la mancata capocciata, dall'altro piegato all'impervio obiettivo di doverlo adottare quale compagno delle mie corse per quasi 11 chilometri, fino a Villafalletto.

La feroce clava delle mie fantasiose aspettative si era immediatamente rimpicciolita, tornando nelle sue naturali dimensioni di sudaticcio bastone cilindrico, che seppur poco minaccioso dall'aspetto, ben presto si era trasformato in un'insidioso oggetto incandescente, come ferro lasciato ad arrossire, ore ed ore conficcato dentro al Sole, quello stesso che in quel momento tentava di togliermi il fiato con l'arma del caldo opprimente.
Dal testimone proveniva l'acuto, incandescente calore che scendendo per tutto il corpo aggrediva le mie povere estremità inferiori, testimone di nome, testimone di fatto, testimone dell'inizio della fine della mia breve carriera podistica, bruciando la strada al mio passaggio, lasciando un'orribile scia di fuoco sull'asfalto dietro ai miei piedi.

Portai a termine la consegna, affidai la Belva ad altre mani, sperando che queste fossero immuni dalla maledizione di cui era capace, o che magari fosse già appagata dalla scarica rognosa che già aveva investito le mie povere articolazioni. 

Due anni dopo, due giorni fa.
Ero di nuovo lì, in attesa della Belva, e non ero più quello di prima. 
Meno sicuro delle risposte del mio fisico, parimenti più consapevole, più navigato e poi chissà che altro. 
Di certo meno timoroso, dopo due anni di preparazione: poca paura ma molta emozione, visto che avrei rivisto la Belva, l'avrei di nuovo tenuta nelle mie mani, avrei dovuto scortarla per un certo lasso della mia vita. 

I miei tendini non sono più quelli di prima, nel periodo agonistico l'incertezza sul loro stato di salute è praticamente quotidiana. Un pò come dire: una metafora della vita.
Proprio in questi giorni si è rifatto vivo un certo fastidio alle caviglie, e ne conosco bene la causa. Primavera è la stagione degli allenamenti, grande lavoro in più per i tendini. Lunghi medi, corti veloci, ripetute a scalare, salitelle e allunghetti, balzoni e saltelli, medi in progressione, fartlek alla svedese, ripetute a piramide, test di cooper, lavori in soglia.
Una tabella per la mezza maratona, quasi interrotta proprio a causa dell'insorgere di doloretti.
Poi ti arriva la fatidica domanda. Ci sei per la staffetta Marene Valmala?
Sì, ci sono.

Dicevo: Due anni dopo, due giorni fa, la Belva in arrivo. Un riscaldamento molto lungo, ben studiato, in attesa del mio compagno di squadra. Poi arriva.

Afferro la belva, che nell'immediato perde l'iniziale maiuscola e torna ad essere un bastoncino di legno. 
Mentre inizio il primo chilometro, e già sento il ritmo del mio fiato accelerare fino ad un respiro ogni due passi, lo guardo. 
Vedo uno stupido bastone che bisogna far recapitare lassù in montagna. Nessun essere umano o animale che io conosca ha mai avuto un trattamento di tale riguardo.

Al chilometro due e mezzo ho già una frequenza di respiro pari a uno ogni passo, il ritmo è impostato su una gara corta, sento che corro bene, doso le energie per arrivare fino alla fine. Supero qualche podista.
Cambio mano e riguardo l'oggetto. 
Sette persone, dico sette, che si mettono d'accordo per percorrere 51 virgola rotti chilometri a perdifiato, per portare il legnetto nel più breve tempo possibile in un paradiso terrestre, dove lo stupido potrà respirare l'aria buona. 
Un pò come dire: una metafora della vita.

domenica 1 giugno 2014

37'03'

Il papà e contento per il risultato sui 10km.
I bimbi sono contenti per il pacco gara.
Insomma, domenica soddisfacente...