martedì 29 dicembre 2015

colori




C'è un disegno fatto di contorni a penna, incerti, più o meno marcati.
Ma nel bene, nel male, è comparso un paesotto in collina totalmente privo di colore.
Ora sta a te proseguire, il disegno è tuo. 
Dovrai essere bravo a decidere quali punti mettere a fuoco, con un maggior dettaglio cromatico, e quali lasciare in bianco.
Il maggior dettaglio non significa maggiore importanza, a volte dove il sole splende troppo il colore sbiadisce, addirittura una parete può apparire completamente bianca.
Il colore a volte deve capitare, quasi per caso, su luoghi in cui non si focalizza l'attenzione, perché potrebbe trattarsi di una zona di poco conto in cui si renda necessario un tocco cromatico, per appagare l'occhio che fissa il paese nella sua interezza.
La scelta dei colori e della varietà e della preponderanza di uno su tutti gli altri.
La scelta dei grigi pennellati e dei tratteggi in nero.
Tutto dipende dalla sapienza del pittore, nulla ti viene insegnato. Ma non è vietato sbagliare, se avrai la pazienza di ricominciare.
E' tutto nelle tue mani, provaci.

fine anno e un rock



Un pò di trail per ravvivare un pò lo spirito in questo fine anno.
Fra Briaglia, Niella Tanaro e Vico: di nuovo sul Landandè!


venerdì 25 dicembre 2015

cin cin



Ok siamo alla fine di questo anno super roccambolesco e straripante.
Mille corse, grandi incontri, grandi sfide, gare epocali.
Il cuore a ritmo heavy metal, costante, spesso progressive, in certi casi anche glam, anche un pò alternative o punk.
Così dovrebbe essere sempre, migliaia di chilometri corsi, in buona parte a perdifiato, in buona parte in contemplazione, sempre in fase ispirata.
Questo ti insegna un anno così. Mai rinunciare alle emozioni, mai frenare le proprie ispirazioni.
Il prossimo anno c'è da correre, e se non c'è da correre c'è da buttarsi a capofitto in qualche altra impresa.
Dovrà essere così anche nei prossimi tempi. Dovrai continuare a renderti conto che c'è un sacco di roba da imparare, da sperimentare.
Il massimo delle soddisfazioni si ricava dalla consapevolezza di aver acquisito nuove esperienze, e per farlo è sufficiente metterci l'entusiasmo. 
Quello ti serve, quello è necessario, potrai contare sulle tue forze finché ne avrai.
Al bisogno, potrai provare a chiederne un po' in prestito a chi ti sta a fianco.
E dovrai essere bravo a regalarne un po', quando ti sarà chiesto.

martedì 22 dicembre 2015

solstizio



Non che le circostanze siano tutte positive, per carità.
In effetti c'è questo sole persistente del mezzogiorno, che a fine dicembre ti lascia un po' perplesso.
Di quelli che potrebbero indicare un clima alterato, o in alternativa e alla meglio, far presagire l'arrivo di una tempesta di neve epocale.
C'è una condizione fisica sostanzialmente stazionaria, una limitata autonomia nella corsa, una situazione da approfondire, ma che perlomeno non ti ha fermato del tutto.
C'è un fine anno con un impegno dietro l'altro, e solo il fatto di incastrare ogni cosa al suo posto ti deconcentra.
Ovvero.
Ti sottrae un po' dell'enfasi con cui poco tempo fa ti dedicavi ai tuoi progetti, innumerevoli, disordinati e improvvisati, ma su cui ti buttavi con entusiasmo.
In fondo è tutto lì, un po' di entusiasmo in più e il gioco è fatto.
Ci vorrà una qualche gara, qualche nuovo progetto su cui lavorare, ci vorrà almeno un confronto, fisico, verbale.
Ma certo, non sono tutte positive, le circostanze, ma ce la si può fare, a ritrovare coraggio, e anche a infonderlo.
Quante volte ti sei ritrovato a partire da zero? Gambe che non giravano? Forze che mancavano? Mancanza di punti di riferimento?
Bene. Oggi sei molto più grande, molto più armato, ben più attrezzato.
Buona parte, delle circostanze, sono positive.

giovedì 17 dicembre 2015

sfocato



"Esiste un luogo in cui la vita è bella
e le cose vanno come dovrebbero
È difficile da trovare, ma forse non troppo
Alla ricerca della propria strada,
ogni giorno è una lotta sempre più dura
Per quella luce dentro di noi
Ma gli ostacoli che compaiono
sul mio cammino mi feriscono
Ed ho paura"
(trad. da Avenged Sevenfold: "Unbound (the wild ride)"



Poi bé, ci sono anche giorni in cui pensi che per quanto tu abbia corso lontano, o cercato di andare a passo svelto, fin'ora non hai raggiunto un certo tipo di obbiettivo.

Guardi il ragazzo arrivista elegantone che ti si siede davanti, appoggia una valigetta piena di tutto ciò che concerne la sua vita, piena di nulla.

Provi a focalizzare, dove hai male oggi? Al ginocchio sinistro.
Provi a tastare il ginocchio per verificare la presenza di questo nuovo dolore. Lo spudorato, il ginocchio, si farà ancora sentire o inizierà a lasciarti in pace?

Guardi il tipo che, seduto davanti a te, sta parlando vigorosamente e intanto pensi a quanto corra la gente che ti circonda, tutti i santi giorni.
Quanto si corre, quanto si parla. Vigorosamente.

Probabilmente il fatto di correre senza meta, senza sosta, è una questione fisiologica, ci fa sentire più vivi, o più utili.
Sono anni che provi correre più veloce che puoi, nel senso più materiale del termine, e parimenti ti capita di chiederti dove vorresti arrivare veramente.
Pianificare strategie di gara è un vizio che ti accompagna da pochi anni, non ci sei nato.
Per fortuna.

Lui ti guarda negli occhi e studia il tuo livello di stupidità. Sta cercando il punto debole.
Tu lo guardi e trasmetti il nulla.

Stai pensando a quando poco sappia regalarti il mese di dicembre. Belle giornate di sole per ora, ma le foglie? Le mattinate così gelide. Gli animali ti hanno salutato, sono troppo indaffarati a salvarsi la vita da qui alla prossima primavera.

Lo costringi ad un approccio neutrale e se ne va con uno zero a zero, nervosetto.
Riprende la sua valigetta, infastidito dal fatto di non aver sfondato il muro che hai innalzato tutto intorno. Scusa ragazzo, ma non vedi. Siamo a dicembre.
Corre a iscriversi al corso di perfezionamento. Le tecniche del commercio. Marketing strategico parte III. Eppure. Cos'avrò sbagliato.
Imparerai anche tu, ragazzo. Forse.

Effettivamente saresti molto tentato di aggirare il problema e sperimentare anche tu un approccio strategico con la stagione entrante, un vecchio trucco.
Hai presente quando fuori si gela, alle 6 è già buio da un pezzo e parcheggi la macchina.
Entri in un locale pieno di legno scuro e muri ammuffiti, da cui filtra una vecchia musica, quella musica che ha precisamente il gusto di birra inglese.
Se ci sarà qualcuno, lì dentro, forse potrai raccontargli di un ginocchio un pò acciaccato, dei tuoi obbiettivi, veri o presunti, che si realizzeranno in primavera, non prima.
Un ragazzo con la faccia da arrivista transiterà per un istante sfocato in un pensiero fugace, poi sparirà per sempre.
Sarai troppo impegnato ad ascoltare il tuo interlocutore, un tipo più o meno come te, qualunque faccia abbia, di qualunque sesso sia, avrà i suoi mali, le sue ragioni, i suoi dilemmi da spiegarti.
Si risolverà tutto in primavera, la primavera arriverà molto presto, forse solo il tempo di finire un bicchiere e uscire da qui. Salute.

lunedì 14 dicembre 2015

bollettino di guerra



Il ginocchio se ne sta zitto quatto quatto per tutto il giorno, mi lascia svolgere tutte le mie faccende lavorative e domestiche.
Cammino piano, cammino veloce e tutto tace.
Talmente zitto che mi viene da chiedergli. Strano, ginocchio, che cosa mai ti era successo a Firenze da fare così il birichino?
Ogni mattino mi sveglio e non scappo da un leone né rincorro un'antilope, scendo solo un paio di rampe di scale, e da mesi anni e decenni sono abituato a svegliare prima gli achillei del mio stesso cervello.
Questione di una rampa, massimo due, di scale scese e tutto torna alla normalità.
Gli achillei si addormentano e il cervello, sempre che ci sia, quello si sveglia.
Così penso, e va bene, torniamo pianino alla nostra occupazione preferita, ritagliati un po' di tempo tutti i giorni, visto che per ora te ne basta poco.
Si va a correre, piano piano.
Parto col mio abbigliamento da freddo, con il mio garmin e le ghost e via, finalmente, di nuovo.
Dopo 500 metri gli achillei si svegliano, tutti e due insieme da bravi fratellini, e mi accompagnano con il solito lamento sommesso e continuo per quasi tutta la corsa.
Dopo 5 chilometri si sveglia il ginocchio con un debole lamento, debole ma crescente.
Un terribile ricordo, mi riporta alla mente i momenti difficili di Firenze.
Che uno potrebbe anche dire ma dai, era solo una gara di corsa.
E lo so bene.
Ma a parte il fatto che c'era un sacco di fatica dietro, quella era la mia gara, e quel momento preciso è stato indubbiamente drammatico, poi certo che passa.
Mi torna alla mente solo perché dal ginocchio arrivano quei segnali molto chiari e lampanti che mi ricordano che non ci siamo, non è certo il momento di fare programmi importanti.
Posso correre un po', piano piano, perché ci sono altre parti del corpo e della mente che senza dubbio ne traggono giovamento.


venerdì 11 dicembre 2015

roulette




E si riparte da capo.
Sei di nuovo un runner all'inizio della preparazione, corri 6 chilometri ai 5/km e ne hai abbastanza.
Non è molto importante per quale motivo, oggi ti trovi di nuovo qui, a ripartire da zero.
Potrà essere perchè hai voluto strafare e per la prima volta in vita tua ti sei infortunato ad un ginocchio, o forse perchè sono 10 giorni che non fai più nulla, se non una vacanza a base di cibi e bevande ipercalorici.
Sarà quello che vuoi, ma oggi è così che gira, la condizione di non avere alcuna certezza di nessun genere.
E insomma, non che prima ne avessi molte di più.
Ma oggi sei di nuovo lì ad annaspare, per la centesima volta, con alle spalle una gara importante non portata a termine, con la voglia di rifarti e la paura di rimetterti in gioco.
Chissà perchè, questa è la condizione in cui ti senti perfettamente te stesso.
Non sei quello forte che vince le gare, nè quello insicuro che le perde, sei quello che deve sempre maledettamente mettersi in gioco con un piatto sempre piuttosto ricco, di certo più ricco di te, con molto da guadagnare e molto da perdere.
Che fortuna, però, avere ancora voglia di giocare.

giovedì 10 dicembre 2015

I fall apart



La leggenda dice che Jimi Hendrix, intervistato dopo l'esibizione a Woodstock, alla domanda: "Cosa si prova ad essere il miglior chitarrista del mondo?", abbia risposto: "Cosa ne posso sapere? Fareste meglio a chiederlo a Rory Gallagher"

"Come un gatto che gioca con un gomitolo di lana
Che per te è il mio cuore
Oh piccola, è così difficile distinguere le due cose?
E lentamente mi srotoli fino ad andare a pezzi"

Conosco solo da pochi mesi qualche canzone di Rory Gallagher.
Chitarrista irlandese nato nel 1948, morto nel 1995 a causa di un fegato spappolato dall'alcol.
Si dice che nonostante la popolarità, dovuta al fatto di essere un chitarrista sopra ogni limite umano, ed essere diventato un fiore all'occhiello della musica irlandese, praticamente un eroe nazionale, lui rimase sempre una persona semplice e alla mano.
Ma provo a sentire "Bad Penny" un paio di volte e già diventa una delle mie 9999 canzoni preferite.
Ora non corro, cammino, a volte al massimo provo ad allungare il passo, così ho molto più tempo per guardarmi attorno.
E per scoprire dei suoni che per qualche strano motivo qualcuno aveva sepolto da qualche parte.
Accidenti quante cose devo fare, forza...

lunedì 7 dicembre 2015

veneto e nuvole



Non corri.
Peccato, sarebbe tutto così bello in questo angolo di Veneto, una location perfetta questa mezza montagna trevigiana.
Ma non corri, perché non sei ancora in condizione di ripartire, il ginocchio si sveglia ad ogni passo un po' più marcato, figurati un pò.
Sei nervoso perchè non riesci a spiccare il volo, in questa vallata verde e gialla, dipinta a pennello.
Scorgi tutto il bello ma non lo vedi, lo fotografi e non lo acchiappi, peccato.
Servirebbe almeno un attimo tutto per te, per capire che la vacanza dalle corse e dai voli e dalle parole scritte, dette e sognate, non è necessariamente nociva.
Certo, poterci correre in mezzo aiuterebbe, a questi vigneti così alti che difficilmente potrebbero essere confusi a quelli di langa. Sarebbe un'esperienza nuova.
Ma anche a riposo, dovresti essere capace di apprezzare al meglio tutto questo ben di dio.
Sorseggi prosecco e guardi estensioni collinari di una bellezza superba.
Assaggi soppresse e cammini per strade a serpentina fra pini e castelli.
Ma poi ti perdi nella corsa di una coppia di podisti al primo controviale di una periferia, e ti rendi conto che qualcosa ti manca e non riesci del tutto a superare questa assenza.
Basterebbe qualche ora di assoluta libertà, per poter realizzare che non devi temere, che in fondo al tuo ritorno ci sarà ogni cosa al suo posto, pronti a ripartire.

mercoledì 2 dicembre 2015

del male che arriva

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Non ci sei riuscito a farli tutti, quello che sai per certo è che a fermarti è stato solo un ginocchio in pessime condizioni.
Il resto è stato tutto come nelle previsioni, una folla di gente carica di adrenalina, una musica esaltante, un angelo custode che ha provato in tutti i modi a farti correre al meglio.
Una linea verde tracciata sull'asfalto, che sembrava non finire mai, ma era lì solo per te, per aiutarti a non sbagliare.
Una partenza fatta quasi in volo, un ritmo che funzionava, quel ritmo provato e riprovato, quello che avevi nelle gambe perché te l'eri studiato con cura, al secondo.
Ci galleggiavi, su quel ritmo, era proprio il tuo.
Eri nel tuo gruppo di runners, quelli dei 4'/km, eravate proprio amici, quasi fratelli. 
In una maratona chi mai la guarda la posizione assoluta: che importa chi sta davanti a chi.
Ognuno pensava al suo passo e sperava di portare a termine la sua gara nei tempi prefissati, ognuno aveva bisogno di ricevere e trasmettere energia positiva.
Poi è comparso il solito dolore sordo al ginocchio, come nelle previsioni, al chilometro 9-10 o giù di lì.
Hai iniziato a usare le spugne dello spugnaggio come tamponi sul ginocchio, tralasciando la testa e la faccia.
Poi il dolore è diventato acuto, e parte delle energie per correre ai 4 sono state rivolte ad altro.
A cercare di cancellare la sensazione di dolore.
Non esisti, dolore. Non esisti.
Sei transitato su Pontevecchio, ora sì, finalmente te lo ricordi.
Perchè mentre eri lì non pensavi più a null'altro se non alla negazione del dolore.
Ora sì, hai un ricordo più nitido delle strade che hai percorso dal nono al ventisettesimo chilometro, perché sul momento non vedevi più nulla.
Non esisti, dolore.
Hai un ricordo vivo del tuo garmin, che al 25.mo chilometro ti ha detto "3'58".
E al km 26 ti ha detto "4'16".
Ricordi con estrema lucidità di aver avuto voglia di piangere, ma di non averne avuto la forza.
Di esserti trovato improvvisamente arretrato rispetto al gruppo, e di sentire una specie di formicolio alla gamba sinistra.
Hai nelle orecchie la voce di un ragazzo che dall'alto di un balcone ti diceva "non mollare".
Hai premuto "stop" e ti sei fermato. 
Dopo un solo secondo il dolore è ricomparso, in tutto il suo fulgore, e le gambe hanno smesso di reggerti. 
Non ricordi di aver mai sentito tanto male in vita tua.
Solo zoppicando verso l'arrivo, hai lavorato sulla tragedia e l'hai definitivamente risolta.
Non è stato difficile, in fondo.
Hai lavorato duro, non avevi nulla di cui rimproverarti.
In questa storia non c'è davvero posto per recriminazioni, presunti errori, per allenamenti sbagliati o omessi.
E in più.
Hai avuto troppa, troppa fortuna, troppi regali, troppa bellezza al tuo fianco, fino a ieri, per giustificare qualunque tipo di lamentela.
Sul tuo treno di ritorno, avevi già altro a cui pensare.
"Qualunque cosa voglia fare in futuro, dovrei farla così"

giovedì 26 novembre 2015

maratona

Tanto per darti una regolata in partenza, tieni bene a mente che la foga del primo chilometro è una trappola che ti toglie energie.
Potrebbe sottrarre forze preziose da conservare per il finale.
Potrebbe essere un antico proverbio cinese, rifletti prima di agire.
Potrebbe essere che un giorno ti renderai conto che la preparazione di una gara ti ha insegnato più di quanto credessi.
Per quanto te la possa girare e rigirare, continui a scoprire che da una maratona non si finisce mai di imparare.
Sarà perché è lunga da correre, ma ovviamente potrebbe interrompersi ben prima.
O che è tutta costellata di incognite e di imprevisti, la maggior parte neanche gestibili.
Sarà che una gara come questa è una cosa insidiosa e bella, lo spirito con cui l'affronti è esattamente quello che ci metti nella vita di tutti i giorni.
Se sei proprio bravo a prenderla per quello che è davvero, allora puoi farci una risata sopra.

lunedì 23 novembre 2015

Firenze

"Comincia l'avventura...che sant'Achille mi assista..."


Questo era il mio post su Facebook di 69 giorni fa, ora ne mancano solo 6 e i giochi sono fatti.
E se andasse tutto a rotoli?
Ora te lo spiego.
Ho preso la mia tabella, quella che a marzo di quest'anno aveva funzionato benone, e l'ho seguita di nuovo da capo, per filo e per segno, per quanto si poteva fare.
Ho preso le mie gambe e la mia voglia di faticare e le ho rimesse entrambe al lavoro. 
Va bé, non è stata mica un'impresa eroica, è una di quelle cose che si fanno con il giusto impegno.
E' stato bello, anzi, anche qualcosa di più, sentire persone vicine a me in quest'avventura.
Mi sono divertito a concludere i miei primi allenamenti con prospettive più che positive.
Poi, andando avanti mi sono accorto che il mio fisico è arrivato al limite di sopportazione.
Verso la fine della tabella, i segnali che arrivavano dalle mie gambe denotavano una specie di insofferenza ai ritmi, probabilmente troppo ambiziosi, a cui ho impostato questa gara.
Ora quello che rimane è la tipica febbre da maratona, una sensazione estremamente positiva che provo solo per la terza volta, che mi accompagnerà come sottofondo costante, nelle mie giornate, da qui a domenica mattina alle 9,15.
A Firenze.
Difficile descrivere quanto sia emozionante l'attesa di questo weekend, fra la gara e tutto ciò che la circonda.
Quello che conta sarà la consapevolezza di aver sparato tutte le cartucce a disposizione nelle scorse otto settimane.
Sarà emozionante trovarmi ai cancelli di partenza col mio pettorale n. 456, un numero più che onorevole, quello che mi sono guadagnato nelle precedenti gare.
So benissimo cosa proverò alla partenza, perché l'ho già sperimentato.
La partenza sarà una frustata di adrenalina, i primi passi saranno una bomba di emozioni.
La consapevolezza di essere allo stesso tempo completamente solo e stupendamente ben scortato.
Dalla partenza del treno, sabato mattina, fino allo start della gara, è tutto nell'immaginario, con un enormità di possibili varianti.
Il resto, quello che viene dopo, è tutto nella nebbia. Talmente incerto che non ho nessuna voglia, al momento, di occuparmene, né di preoccuparmene.
Non sarà così terribile, comunque, non sarà l'esito di questa gara a cambiarmi la vita.

mercoledì 18 novembre 2015

blues




Sbaglio i tempi, non sono riuscito a staccare dal lavoro per l'ora che mi ero prefissato per l'uscita del mio lento.
Supero il tizio che cammina, quello che saluta sempre sorridente con il pollice alzato, quello che quasi tutti i giorni percorre una buona dose di chilometri camminando a buon passo.
Sono un po' teso oggi.
Sembrava andasse tutto bene col ginocchio, poi ad un certo punto, fra il km 7 e il km 8, ecco che salta fuori quel fastidio.
Meno 11 alla maratona, proprio il momento buono, vero?
Oggi sembra tutto in controtendenza, è una giornata bellissima e tutto gira al contrario. Come il lungopo a Torino, che più e più volte ho preso ad esempio.
Anche i miei esempi, oggi, non hanno nulla di nuovo.
Domani devo fare un ultimo pesante allenamento, quello di "meno 10", tre ripetute da 7000, poi il gioco sarebbe fatto.
Sbaglio i tempi e sbaglio i ritmi, oggi. Ho preso la macchina e sobbalzato maldestro fino alla piazzola.
Ho corso maldestro.
Il camminatore veneto mi raggiunge e mi guarda fare streching addosso alla mia auto. Non ho voglia di parlargli, ma lui si avvicina.
E va bene, rodigino, o rovigoto, dimmi.
<< Ma viene sempre in macchina fino a qui?>>
<<Mica sempre. Oggi ho male a un ginocchio, preferisco così.>>
<<Quanto c'è a piedi fino a qui?>>
<<...cinque più o meno. Sì saranno cinque>>
Non c'è nessun diavolo di meraviglia della natura che possa darmi una mano oggi, a ritrovare una dimensione positiva, o comunque a darmi uno spunto, un appiglio per ritrovare il giusto spirito beffardo.
C'è bisogno di passare sopra ai piccoli inconvenienti di una normale routine, mica devo essere ercole.
Ma quando manca, manca, l'ispirazione. 
Vorrei aver avuto un momento di completa tranquillità, stamattina, ma come provavo a fermarmi un attimo, arrivava una telefonata, una mail, una persona a espormi un problema, a richiamarmi all'ordine.
Ero sul lavoro, che potevo aspettarmi.
<<li vendono qua vicino verso Ceva, quei cosi vero?>>
e indica il Garmin al mio polso.
<<ah, sì, questo le potrebbe servire, può tenere conto dei progressi...>>
Il tizio abita qui da qualche anno, è una persona sola. E' un uomo di una certa età. Oggi è certamente molto più motivato di me, e sfido, con una giornata come questa, una natura come questa.
<<Mica finisco qua io. Ora vado ancora alle Olle e poi sì, torno a casa.>>
Faccio a mente due rapidi calcoli sulle chilometriche, forza dell'abitudine.
E scopro che il tizio oggi si farà più o meno 13 chilometri di cammino. Mica male camminare così tanto, tutti i santi giorni.
Solo, una pensione sociale e una casa popolare, il tizio rovigoto, o rodigino, ha un passato mica tanto limpido. Anzi burrascoso. Ma ora è qui, nella calma piatta di un tiepido novembre ai confini del mondo.
Non farà salti di gioia, ormai a lui è andata come è andata, non molto bene invero, per colpa o per destino, vai a capire.
Non fa salti di gioia, ma ha reagito, fa quello che può, come meglio gli riesce.
<<una bella pisciata e poi via, alle Olle>>
Lo saluto e mi chiudo in macchina, chiudo tutto fuori, il veneto, le poiane e tutta la bellezza che mi circonda e che non vedo, non riesco a desiderare.
Riapro domani. 
Una lunga giornata, una serie di piccole grane da risolvere, una corsa stra-dura, un ginocchio da prendere in giro.
Domani sto fresco se non riapro.


sabato 14 novembre 2015

imprevedibile




Per qualcuno sarebbe ridicolo vedere un tizio che se ne sta in casa, in pieno relax, con addosso un paio di scarpe da correre appena comprate.
Come un bambino col suo giocattolo nuovo.
Chiunque trovi ridicola la scena non è un runner, e non sa che le scarpe nuove devono abituarsi al piede, e anche un pò viceversa, e che se compri delle scarpe da correre devi abituarle a poco a poco alla tua forma.
E viceversa.
In pratica, non si corrono 30 km con delle scarpe appena comprate.
Questo è il primo dei tuoi adempimenti a cui ottemperi, con ligio senso del dovere, in un sabato sera casalingo pre-maratona.
Poi però, ci sono fattori meno tangibili nella tua scatoletta di casetta, forse impalpabili ma galleggiano nell'aria, quelli che in nessun caso avresti potuto prevedere.
È difficile far fronte a fatti incontrollabili, in quanto non dipendenti dalla tua volontà. Per esempio.
Una vicenda di cronaca nera che sconvolge il mondo, ecco. Questo è un evento che fa mutare d'improvviso l'ordine di priorità di tutto quanto ti circonda.
E in effetti sí, forse questa è una di quelle faccende che ti aprono gli occhi e che finalmente confermano una tua teoria riguardo all'importanza che può rivestire una corsa podistica nella tua vita.
Che ti induce a pensare che una corsa in direzione maratona di Firenze potrebbe essere solo un tentativo di fuga.
Espandere i chilometri potrebbe essere solo un patetico tentativo di superare orizzonti troppo vicini e troppo obbligati.
Allargare gli angoli di veduta ad affascinanti quanto improbabili estensioni.
E va bene, ti senti allo stretto, ma c'è che devi prendere un treno per Firenze. 
Con ogni probabilità, dovrai fare i conti con la bellezza di un'esperienza unica, un regalo inaspettato.
Sarà di certo in ritardo, come spesso lo sono i treni da queste parti.
Un ritardo di dieci anni, sulla carta potrebbe essere davvero seccante, ma per fortuna davvero, per questa volta non puoi attribuirti alcuna colpa.
Fa parte dei fattori incontrollabili, non avresti potuto prevederlo in alcun modo.

venerdì 13 novembre 2015

polluction



L'istantanea appartiene al recupero fra la seconda e la terza e ultima ripetuta lunga da 6000.
Mille metri che volano in un soffio fra una faticaccia e l'altra, ed essendo mille metri di riposo sono ben graditi dal tuo fisico e dalla tua mente, accolti come una pausa rilassante in cui trovare un prezioso svago.
E' l'orario serale autunnale, col suo buio precoce, che ti ha costretto a correre in una zona industriale nell'ora in cui di solito, se non ci fosse una maratona di mezzo, saresti molto meglio inserito davanti a un bancone di una birreria.
Da tempo non correvi accompagnato da un vuoto pneumatico come questo.
Strade enormi e vuote, silenzio a tratti anche pesante, luci elettriche distanziate e aria maleodorante.
Cosa non si fa per un obbiettivo importante, ferma restando la relatività del concetto di importanza.
Ma lo deve essere, per te, vista la tenacia con cui poni la tua resistenza a forze avverse.
Hai dovuto ritagliare del tempo, organizzarti per bene per essere qui.
Il tuo sistema naturale delle cose non ti vorrebbe in questo luogo e così abbigliato, ora, eppure ci sei.
Per giunta, superati gli ostacoli esterni, ti trovi anche a dover combattere quelli che hai dentro, visto che per correre una corsa veloce, faticosa, solitaria e al buio, serve ben altro, che un paio d'ore libere.
Devi pensare a un risultato ancora lontano ma non troppo, improbabile ma possibile.
A una soddisfazione immediata, a termine allenamento, per aver corso esattamente come avresti voluto.
Al momento in cui potrai raccontare della tua bella corsa a chi ti sta vicino, a chi vorrà sapere com'è andata.
A una doccia calda e una birra fresca.
Poi chissà che non ti faccia bene davvero, compiere uno sforzo fisico di tale portata, prolungato nel tempo, senza alcuna certezza su quanti frutti possa darti e su quanto invece possa rivelarsi deletereo.
Educare se stessi a compiere sacrifici senza pensare ad alcuna ricompensa.
Forse ti farà bene davvero.
Ancora pochi metri e si riparte con gli ultimi 6000, sicuramente i più faticosi. Sei pronto.


lunedì 9 novembre 2015

per chi e per cosa



Lunghissimo fatto. Fatto così.
Corso in scioltezza per 15 km, in accelerazione per altri 10, con grande fatica per altri 5, con la forza della disperazione per altri 7, il totale fa 37 km.
Un angelo custode era di nuovo con te, proprio quello che durante tutto quest'anno ti ha scortato, aiutandoti in improbabili quanto fortunatissime corse podistiche.
Dormi una notte con l'acido lattico nelle gambe e la stanchezza che ti dà incubi e sonno agitato.
Solo 24 ore dopo, preso il coraggio a 4 mani, esci a correre un paio di chilometri ai 6' per smaltire un po' di acidosi e cominci a stare meglio.
Sei soddisfatto di quello che sei riuscito a fare fin'ora, per lo meno per l'impegno che ci hai messo.
Una volta non era così, sarà forse che eri più giovane e tutto scorreva.
Oggi sei a perenne contatto con disastri, ti guardi intorno e hai la perfetta consapevolezza che le certezze, davvero, non esistono.
Sarebbe bello poter dire che corri perché fino ad oggi tutto funziona.
Che corri perché finché ne hai la possibilità è giusto che tu lo faccia.
O che corri per chi ha già smesso di farlo, e non può fare altro che guardare chi ancora ci riesce.
Ma no, non è mica così, sarebbero motivi piuttosto fatui e retorici.
Spesso hai provato a metterti nei panni di quelli che hanno già vissuto l'esperienza di arrivare a un solo passo dalla fine, sai che il pensiero ricorrente è: non ho mai dato tanto valore alla vita, al presente, al fatto di poter aprire gli occhi al mattino e gioire del fatto di esserci ancora.
Da loro è indubbio che ci sia da imparare.
Devi dare valore alla tua pellaccia, anche se oggi davvero, se ti fermi a riflettere non è che la cosa sia molto sensata. 
Ma è quello che hai, e questo è quanto ti è dato sapere.
Perciò c'è solo questa cosa che devi tenere presente, devi apprezzare il presente e sparare a zero. Non risparmiare nulla, energie, sentimenti, nulla.
Lascia perdere i discorso sui rimpianti, sui rimorsi, su quello che potevi fare e non hai fatto, quello che sei riuscito a fare...balle.
Balle.
Se c'è una cosa che conta, forse, quella è il presente. Forse. 
Ma hai solo questo, quindi, leggero come una piuma, dacci dentro.

sabato 7 novembre 2015

motivazionale



Domani è tosta, si parte per 36 km, e tanto per restare in tema di quanto possa essere utile, importante o sensato ciò che stai facendo, il bello è che forse l'aggettivo più azzeccato non esiste nemmeno.
Ale è arrivato da scuola con il quaderno di italiano aperto alla pagina della lezione di oggi, un dettato scritto in corsivo.
I nomi dovevano essere sottolineati con pastello rosso, gli aggettivi con pastello blu.
E' proprio lì che ti è venuto da pensare quanto sia facile dare un nome alle cose.
Computer. Matita. Gomma. Scarpe. Corsa.
E a quanto invece possa essere più complesso trovare gli aggettivi qualificativi più appropriati. Bello? Faticoso e divertente? Usurato però utile? Insormontabile.
Uno l'hai detto, "tosta" è la terza parola della prima riga di questo del post.
Per gli altri aggettivi, possibili e quasi certamente non esaustivi, bisognerà attendere la fine della corsa di domani.
Che, al momento, preferisci semplicemente evocare con un testo metal dai forti contenuti motivazionali, come solo il rock sa fare.

Stillwell: "You Can't Stop Me" (da Dirtbag - 2011)

Go ahead and spit in my face,
you can try and have me erased
When I sink just let me drown,
give a good kick when I’m down
Go ahead pour dirt on my name,
point at me I’m the one to blame
Stop me when you see me strive,
drop me I’m buried alive
Road block up in my path,
put me out with the rest of the trash
One thing before I go,
gonna let you know that I’m here to stay

You can’t break me,
no you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me
Sit and watch me,
cause you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me

Bad mouth me through the strain,
backstab and bring the pain
The good guy that you despise,
quick have me crucified
You can try to take the advantage,
have a smile take me for granted
Put a barricade in my way,
interrupt what I need to say
Unplug whatever you could,
tell the world that I’m no good
You can try to disrupt me
or you can cut me off
Still I’m on my way

You can’t break me,
no you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me
Sit and watch me,
cause you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me

We’ve been split between
who gives and those that take away
I have given all knowing
soon I’ll have my day
Go ahead and spit in my face,
you can try and have me erased
When I sink just let me drown,
give a good kick when I’m down
Go ahead throw salt on my game,
point at me I’m the one to blame
Stop me when you see me strive,
drop me I’m buried alive
Road block up in my path,
put me out with the rest of the trash
One thing before I go,
gonna let you know that I’m here to stay

You can’t break me,
no you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me
Sit and watch me,
cause you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me

mercoledì 4 novembre 2015

balla coi bruchi




Un'atipica giornata di novembre, temperature ben al di sopra della media, un bel sole.
Una di quelle giornate che si prestano molto bene ad attività all'aria aperta, meglio se in mezzo alle campagne. 
Meglio ancora, corricchiando in buona compagnia.
Ma esci da solo per la tua corsetta, e non guardi il cronometro. Premi "start" e ti prefiggi l'obiettivo di ricordarti di premere "stop" all'arrivo.
Tutto quanto avviene nel mezzo consiste in una corsa senza impostazioni e senza concentrazione, lasci andare i pensieri e le gambe.
Ti fanno notare che la strada oggi è piena di bruchi e millepiedi, bè, se vogliamo darci un obiettivo potrebbe essere quello di non pestarne nessuno.
Terzo obiettivo, nessun pensiero importante.
-25 a Firenze? Bene, -25 e mancano precisamente...2 lunghi e 3 sessioni di ripetute lunghe.
Totale, cinque. 
Cinque allenamenti duri da affrontare con il massimo dell'ottimismo, una certa concentrazione e un filo di ironia.
Mai prendersi troppo sul serio, e vedrai che andrai anche più forte. E alè.

domenica 1 novembre 2015

bad night runner


Sei al chilometro 18 e soffri.
Un lunghissimo da preparazione maratona, e ci siamo un'altra volta, a un mese dalla gara.
Inizia novembre, un lungo al sabato sera è tutta una scommessa, arriva il buio, farà freddo, riuscirò a tenere duro per i 34 chilometri programmati, mi starò allontanando troppo dalla mia macchina?
I dolori eccome, stanno arrivando e il difficile è non farci caso.
Implacabili.
È questo che dovrai imparare nei 29 giorni che hai davanti, a gestire i dolori articolari che sopraggiungono a un certo punto, che ti bloccano i movimenti delle gambe come se qualcuno ci infilasse dei tondini di ferro da cemento armato.
E dire che le condizioni esterne sono tutte a tuo favore, al punto che non trovi un modo che sia adeguato per dire grazie a ciò che ti circonda.
Non hai affatto freddo stasera.
Arriva il momento in cui proprio non riesci più a muovere un passo e il tuo ardore iniziale, quello da maratoneta da 4 a km, sparisce in un puff.
Non ci arrivi ai 34, fa tutto troppo male nei bassifondi del tuo corpo. A 31 suonati raggiungi la tua macchina come una madonna di lourdes e ti fermi con un sollievo difficilmente descrivibile.
Ora però bisogna fare i conti con la realtà, se la gara fosse stata oggi, gli scenari sarebbero stati un paio, ed entrambi poco gradevoli.
Un ritiro anticipato intorno a 35-36 km o un repentino rallentamento che avrebbe compromesso in modo imbarazzante la tua corsa. A Firenze ti avrebbero ripreso in 500, come minimo, e quel che è peggio, avresti chiuso la gara ben al di sopra delle 3 ore.
Quindi non ci sono scappatoie, hai ancora il tempo per correre ai ripari, devi usare tutte le armi che possiedi per tentare di far girare le cose a tuo favore.
Non sei mai stato un gran macinatore di chilometri.
Certo, non è una questione di vita o di morte, correre bene una maratona.
In realtà, se ci pensi bene, è solo un gioco a cui stai giocando con chi condividerai questa esperienza, e comunque vada, in fondo, sarà un evento speciale.
A dirla tutta, durante le due ore e mezza di allenamento, hai avuto il tempo di pensare a tutto, proprio a tutto, anche di pensare che quello che stai facendo sia assolutamente inutile.
O quanto meno sproporzionato all'obiettivo che in qualche modo ti sei prefissato.
Ma poi l'allenamento finisce, passa un altro giorno e hai tempo di riposarti.
E così decidi che il prossimo lungo dovrà essere corso meglio, molto meglio.
Che diamine, c'è poco tempo e devi imparare a correre una maratona ai 4, giusto?

venerdì 30 ottobre 2015

pausa



Bé non hai da correre stasera.
Hai messo i bimbi a letto e per un po', qualche ora, sarai qui da solo in questa casa, la tua.
Hai finito la tua settimana, gli amici li hai visti ieri, tua moglie non c'è, chi è più vicino a te stasera è già impegnato in altre faccende.
Un venerdì sera di fine ottobre.
Un silenzio così assoluto, talvolta cercato, così raro.
È solo ora che te ne rendi conto, di quanto sia silenzioso il silenzio di una serata senza impegni.
Quando ogni tua attività, per una stranissima coincidenza, per una rara combinazione fra ogni evento di tutto quanto ti circonda, si prende una pausa.
Silenzi assordanti con un gatto che fra i piedi ti guarda con aria interrogativa.
Così spesso desiderato, che arriva all'improvviso e ti lascia spiazzato.
Impreparato.
A ricordare quante volte, nel passato, ti ritrovavi da solo e quante volte lo apprezzavi.
E quante altre volte avresti invece desiderato non sentirti in balia di te stesso.
Ma oggi, una serata in silenzio, è una serata molto diversa rispetto a quelle di allora.
Dovunque giri lo sguardo, in qualunque direzione orienti i tuoi pensieri, c'è da fare, qualcosa da inventare, costruire, completare.
Spegni ogni aggeggio elettronico, di quelli che per tutto il giorno ti tengono impegnato.
Prendi una matita e trovi un pezzo di carta.
Potrà essere una linea o una parola scritta, quello con cui potrai iniziare, non importa.
Non è necessario pensarci su, lascia fare.


mercoledì 28 ottobre 2015

dal lato mucca



Meno trentadue.
E mi barcameno in quella che, vista dalla mucca al pascolo che distrattamente scorge un tizio che corre sulla strada, lì vicino, è una vita qualunque.
Ma vista da dentro è un pò più complicata la faccenda, ma sì, più o meno come la tua.
Non solo la tabella che ho adottato per la mia maratona, messa insieme alla mia voglia di correrla veloce, sommata ai miei numerosi acciacchi, sta mettendo a repentaglio ogni certezza.
Così dev'essere poi, altrimenti che senso avrebbe mettersi in gioco?
Datemi un risultato preconfezionato e me lo attacco in camera? No...
Bè insomma, c'è la tabella e ci sono gli impegni familiari, proprio come i tuoi.
C'è questo stupido cambio dell'ora che sembra voler a tutti i costi rimarcare che la vita è grama e che la sera fa buio, che ti illudevi di fare?
I lunghissimi vanno fatti alla domenica mattina, e per le prossime tre domeniche si parla di quasi 35 km a botta. Per cui il resto della giornata domenicale mi vedrà piuttosto sottotono, almeno a livello di gambe.
A metà settimana ci sono le ripetute, roba da 5000 in su per ripetizione, fino a 7000 per tre ripetizioni. Tanti, troppi chilometri, si corre la sera sotto i lampioni.
Insomma, è un mese di sacrifici, grossi sforzi fisici e mentali a cui in parte si compensa col piacere della corsa, in parte con la voglia di vivere un'esperienza davvero unica, e di fare il risultato.
Ed in parte per nessuna ragione.
Mica ci deve sempre essere un perchè, se ci si trova a sottrarre tempo alle cose più importanti o piacevoli o costruttive, per macinare chilometri soffrendo dolori alle caviglie.
Bè, è un obiettivo che mi sono prefissato, e in fondo è un obiettivo a breve termine, perchè mai dovrei rinunciare, visto che fra un mese tornerò alla solita vita.
Ogni giorno ne sento il peso, questo sì, ma l'adrenalina del 29 p.v. è già a fior di pelle.
Non basta?

sabato 24 ottobre 2015

specchi



Anche oggi in procinto di un qualcosa, bravo ragazzo.
Di una corsa in arrivo, di un grande sogno in un piccolo progetto, come tante tante volte.
C'è un libro eternamente in attesa, sul tuo comodino, di cui vorresti conoscere il seguito.
Una pagina che ti aspetta ogni notte, e ogni notte raggiungi la fine di una sola pagina. Chiudi gli occhi senza neanche avere il tempo di desiderare di continuare nella lettura.
Non potresti mai leggerne due, di quelle pagine, perché il resto delle tue energie è sistematicamente rivolto ad altro.
Gran parte del tempo - non - libero è occupato a fissare nuovi obbiettivi, sicché ti trovi nel tempo libero a sperimentare nuove cose, troppe, passioni spesso volatili e fallimentari.
Tracci dei segni su dei pezzi di carta, con la malcelata speranza di creare un giorno una cosa bella, un qualcosa che esprima un qualcosa.
Qualcosa che senti dentro e che vorresti fare uscire nella forma giusta.
Corri le tue corse con la meticolosità di chi non vorrebbe lasciare nulla al caso, proprio come se il caso non esistesse.
Corri su strade, corri dietro a parole che leggi e che ascolti tutto intorno.
Vorresti che tutto quello che si legge e che si sente dire, bisbigliare e cantare, tutto quanto, fosse alla tua portata.
Lotti contro il senso di impotenza, quando davanti allo specchio capisci che una vita non potrà bastare a un milionesimo di tutto ciò che vorresti fare.
Sprofondi dentro ad uno sguardo, vicino, come a quello visto in uno specchio, quando vedi che gli occhi hanno così tanto da dire, proprio come parlassero.
Ma gli occhi di uno specchio ti rendono sempre un'immagine che regala delle verità nascoste. Forse perché tutto è più vero, quello che concretamente ti si presenta davanti agli occhi. 
Occhi spalancati davanti ai tuoi occhi, per capire quanto sia tutto più chiaro e lampante, tutto così incredibilmente a portata di mano. 

giovedì 22 ottobre 2015

bilance e bilanci



Da una parte c'è la condizione di forma, nel senso del livello di allenamento.
La velocità, la potenza, la resistenza, si trovano sul piatto buono.
Tutti gli indicatori possibili, la velocità nelle ripetute, il livello di sopportazione della fatica, la rapidità di recupero...la tenuta nei ritmi medi, tutte quante, se le traduco in numeri fanno un bell'effetto.
Sono sicuramente più veloce rispetto a Treviso, 5-10 secondi a chilometro.
Sarà anche per il fatto che quella preparazione era stata svolta interamente nel periodo invernale, mentre oggi parto da una condizione già efficiente, dopo una stagione di gare più che positiva.
Sull'altro piatto, quello cattivo, ci sono i dolori.
Sono reduce da una stagione di gare - positive - e massacranti per l'apparato tendineo e muscolare.
E la tabella che seguo non è da meno.
I chilometri settimanali sono aumentati repentinamente, l'ambizione anche.
Se fra i due piatti non troverò il giusto equilibrio la mia maratona andrà a farsi benedire, ma per ora non è questo a fermarmi.
Le gambe girano ancora, seppure molto minacciose.
Dolori agli achillei in partenza, dolori sparsi fra ginocchia e glutei nel finale.
Molto minacciose le gambe, come una spada di damocle puntata sulla capoccia.
Sul piatto positivo ci metto anche l'idea di non aver altro da perdere, se non un tempo peggiore di quello di Treviso, o anche un ritiro.
Il tempo ormai ce l'ho, l'ho fatto e ce l'ho in tasca, chi me lo toglie.
Sarebbe stupido, mi dico, non rischiare il tutto per tutto.
Quindi finché i due piatti rimangono più o meno in equilibrio, finché un passo dopo l'altro riesco a portare a temine gli allenamenti, non mollo.

lunedì 19 ottobre 2015

azzardo



C'è una cosa che nonostante il bagaglio di esperienza tu possa avere, riesce sempre difficile.
Riuscire a spingere i propri sforzi fino al crinale.
Trovare il punto esatto in cui devi smettere di caricare i nervi, perché un impegno ancora superiore sarebbe eccessivo e darebbe risultati negativi.
Corri un lunghissimo a ritmi alternati, veloci e lenti, veloci per una maratona e lenti per una maratona.
Veloci non troppo veloci, soprattutto lenti non troppo lenti, per una corsa eternamente lunga e quasi continuamente sotto sforzo.
Devi abituare il tuo corpo alla fatica prolungata nel tempo, e la fatica deve essere rapportata al risultato che vuoi ottenere.
Grandi risultati, grande fatica. Grandi emozioni, col tuo angelo propiziatorio che ti scorta per tutto il tempo.
Cosi ti ritrovi, verso la fine del tuo lungo, a cercare di completare il lavoro nel migliore dei modi, consapevole di avere speso quasi tutte le energie, col dubbio di aver tenuto fin'ora dei ritmi troppo elevati, con le gambe in acidosi che minacciano il blocco.
E' questione di minuti, poi sarai bloccato come in una morsa.
Il pensiero di ritrovarsi in gara in quelle condizioni ti dà i brividi e sperimenti in anteprima l'agonia di una corsa, quasi a voler simulare la disfatta in maratona.
Forse è meglio simulare prima, forse il lunghissimo massacrante non ha solo la funzione di abituarti a macinare tanti chilometri.
Forse serve anche ad insegnarti qualcosa sul ritmo da tenere in gara.
O anche a conoscere i campanelli d'allarme che preannunciano l'arrivo di un problema, e le misure da adottare per affrontare ogni inconveniente.
Acido lattico e capacità aerobica. Carenza di energie e rifornimenti.
Tendini e talloni, dolori, lunghezza del passo e postura.
È un gioco d'azzardo e ti rendi perfettamente conto di quanto tu stia azzardando, stavolta.
L'entità dell'azzardo, è facile da misurare.
Proporzionata ai brividi che ti sta regalando questa avventura.

mercoledì 14 ottobre 2015

roba da supereroi



Sarà proprio così che funziona, che a un certo punto tutto passa dalla dimensione comics a quella reale.
Il supereroe esce abbigliato, come ogni giorno, nella sua divisa da Flash, bello carico pronto a combattere il crimine, ma appena uscito si accorge che non corre mica bene.
Flash che non corre è come batman vestito di rosa. Non fa nessuna impressione.
E così si fa una passeggiata, un po' sconsolato, fra pedoni che lo scrutano con la coda dell'occhio e lui che neanche li considera.
Anche i criminali oggi non sono così terribili, al punto che i poliziotti d'ordinanza bastano e avanzano.
Un supereroe prova a pensare a che altro può esserci di bello, oltre le sue corse, che oggi gli riescono così male, e vediamo.
Ha una grande ammirazione per le luci e i colori, quelli della natura.
Li guarda e cerca di catturare le immagini e di tenerle sempre con sé, ma come gira l'angolo sono sparite dalla sua mente.
La natura è tanto bella quanto crudele, non potrai mai pensare di portartela a casa, non sarà mai tua, non è di nessuno.
Lui non è capace di dipingere luci e colori come vorrebbe, quindi si dedica alla musica, visto che gli piace farsi strapazzare i timpani da suoni forti e ritmati.
Ma la musica a un certo punto finisce, e lui da solo non sa riprodurla.
Per quanto ci provi, a dipingere, suonare, scrivere e leggere, capisce che con le sue sole forze non potrà mai essere un vero supereroe.
Quando ritrova Wonder Woman allora sì, che tutto funziona, scatta la magia.
Magia o non magia, quello che sia, condividere una corsa che non riesce, una natura che scappa e se ne va, una musica che finisce, un silenzio che non durerà per sempre. A quel punto non è importante ciò che inizia, ciò che finisce, tutto è chiaro.
L'importante è l'istante, quello rimane.
Un supereroe deve saper cogliere l'istante, i criminali più pericolosi, quelli delle avventure più avvincenti, si catturano solo se hai riflessi fuori del comune.

domenica 11 ottobre 2015

Punto di conformità



Un termine tecnico che non conoscevi, l'hai sentito nominare, l'hai trascritto sotto dettatura in questi ultimi giorni e gira che ti rigira per la testolina.
Mentre scrivevi hai sollevato la mano dal foglio e hai osato chiedere ai geologi che avevi davanti: ma che significa punto di conformità.
Hai scoperto con sollievo di essere stato più coraggioso degli altri - non - geologi che ti attorniavano, i quali erano visibilmente sollevati dal fatto di non essere stati loro a rischiare la figuraccia.
Il punto di conformità, se si tratta di un sito inquinato, è semplicemente il punto dove finisce l'inquinamento ed inizia il non inquinamento.
Per una mente abituata alla topografia, però, non è facile capire come si possa ridurre ad un punto un perimetro di un'area inquinata delimitata da un contorno.
Un contorno è una linea che forma una figura geometrica che, seppur irregolare, è composta da infiniti punti. Perché quindi non parlare di una linea di conformità.
Ma non complichiamo le cose.
Il punto di conformità è un concetto che ti affascina, probabilmente il geologo legislatore del secolo scorso che ha coniato questa definizione l'ha fatto a ragion veduta.
Aveva degli scheletri nell'armadio. No, aveva dei limiti insormontabili.
Gira che ti rigira nella testolina, stasera capisci il motivo, e il motivo è che ti ci ritrovi spesso, lì in bilico, presso qualche punto di conformità.
Fra un'impresa alla tua portata e una no, per esempio.
Fra una condizione fisica che ti permetta di correre trenta chilometri alla domenica mattina, così, tanto per fare, e una tendinite che inibisca anche solo il pensiero di una passeggiata un pò più lunga.
Qual'è la distanza fra il limite fino al quale ti senti capace si spingere un'emozione, e il punto in cui dovrai per forza frenare, per evitare di dire o fare cose che al momento non ti sono concesse?
Frase sibillina che si adatta a tutto e a tutti, ma in ognuno di questi casi si parla di punto, non certo di linee, visto che geometria e topografia non sono qui pertinenti.
Per questo, il geologo legislatore del novecento è stato scoperto. 
Il punto di conformità è un suo segreto e probabilmente se l'è portato nella tomba, ma di certo non nasce per essere riferito alla bonifica di terreni.
Domani ti tocca di nuovo tentare un'impresa estrema, ti senti proprio vicino al punto di conformità. Per un topografo, un punto è infinitamente piccolo e pertanto non è misurabile in ampiezza.
Il tuo problema, per domattina, sarà capire se la tua posizione, rispetto al punto, sia ancora al di qua del lecito, o già oltre. 


mercoledì 7 ottobre 2015

8-20



Per la giornata di domani si prevede questo all'incirca.
Ripetute lunghe da tremila, e le ripetute sono una scommessa giocata sul filo del rasoio, fra quello che puoi e che non puoi fare.
Fra la riuscita e la disfatta, fatica e adrenalina.
Durante i recuperi, lo sguardo, che al solito mica si ferma lì, continua a correre alla ricerca di mondi mai visti.
Un paio di birre serali, perché no, quella è sempre un'attività divertente, spesso interessante, talvolta fonte di incredibili scoperte.
A volte perfino di grandi emozioni, la sorte può riservare anche quello, se sei capace di spianarle la strada.
Non c'è altro in previsione, per domani dalle otto alle venti.
Facendo due conti, certo, rimangono un sacco di ore e minuti che qui sopra non sono stati contemplati.
Quello è il tempo in cui tu non sarai te stesso, ma tanto banale quanto vero, dovrai recitare la tua parte.
Ci sarà, in tua vece, la proiezione del personaggio che hai sapientemente creato negli anni.
Sarà paziente e schivo al momento giusto. Sarà ironicamente cinico e puntualmente attento. L'algoritmo è sempre in fase di aggiornamento, si spera che non contenga troppi bachi.
Dovrebbe sempre conformarsi allo standard, il rischio che corre è quello di incappare malauguratamente in imprevisti per i quali ancora non è stato programmato, allora sì, sarebbe un problema.
Nel caso, "just in case" ..
Entrano in azione meccanismi di difesa, ma sono soluzioni d'emergenza e a quel punto si può solo sperare che ci mettano una pezza.
Se così dev'essere, dalle otto alle venti, così sia e cercheremo di giocarcela. Entrambi.

martedì 6 ottobre 2015

lunghi lunghissimi





"Hey viaggiatore, non girarti
È nel tuo sangue, non puoi negarlo… no
Hai imparato da tutti i tuoi sacrifici
Sblocca il tuo urlo silenzioso e gridalo… forte
A volte le parole formano una rima
e i sogni diventano realtà
ma il tempo è un demone
che ti coglie impreparato
Sanguina il tuo cuore, viaggiatore
Dai la tua anima e viaggia
Fratello nomade, sorella nomade
Cantate la canzone del viaggiatore
Bene, andiama regina gitana balliamo
libera il tuo più selvaggio vento di fuoco… si
La vita potrebbe non portare un’altra chance…
così unisci il vagabondo solitario senza radici"
Trad. da Jorn: "Traveller" (2013)

Periodo di lunghissimi, di lunghi lenti, di ripetute lunghe.
Alla meglio di lenti non troppo lunghi.
I ritmi scendono e le distanze aumentano, e non sempre è facile sostenere il gusto di una corsa per tutta la sua durata.
No, ad un certo punto occorre rivolgere i pensieri a qualcosa di stimolante, di mentalmente divertente. Qualcosa che venga accolto con favore da un podista sotto sforzo, fisico e mentale.
Servono svaghi. 
Questo è il prezzo da pagare per preparare una maratona. 
Almeno, uno dei tanti pegni da pagare, uno di quelli che paghi e in cambio avrai una speranza, mica una certezza.
C'è proprio da pensarci su, a questo tipo di investimento, che se chiedessi a un valido consulente finanziario, ti verrebbe fermamente sconsigliato.
Ma si fa, perché è un gioco. E che altro se no.
Quindi ci sono musica e parole, in tuo soccorso. Più o meno dal quindicesimo in avanti, hai bisogno di ricorrere ai buoni propositi che girano intorno a tutto il resto. Qualunque cosa, basta non pensare alla corsa.
Le parole che hai riportato lì sopra sono di un cantante norvegese dalla voce fenomenale.
Jorn Lande dà il nome al suo gruppo. È un cantante del '68 che ha alle spalle una carriera super onorevole. Guarda che pò pò di testi escono fuori da certe canzoni heavy metal.
Non è a caso che qualcuno lo indica come successore di Ronnie James Dio e di Coverdale.
E bravo Jorn, che ti accompagni anche lui per gli eterni lunghissimi, quando proprio ti tocca allontanarti, quando sei davvero troppo distante dai tuoi posti perfetti, dai tuoi boschi incantati, e inizi a sentire il peso di una corsa troppo solitaria.


domenica 4 ottobre 2015

cinque sensi



Primo lunghissimo della tabella.
Parti con tanti dubbi sulla tenuta dei tuoi achillei, ma anche sulla tenuta fisica globale, per una distanza un pò troppo lunga rispetto a quelle a cui sei abituato nel periodo.
Ma parti.
Parti solitario alla domenica mattina, la quiete dopo la tempesta e uno splendido sole in arrivo.
E ti accorgi di essere in ottima forma, i tendini sono indolenziti, come sempre, ma impostando una postura anti-trauma riesci a sopravvivere e a continuare col tuo ritmo.
Corri bene, ne avrai di tempo per pensare, correndo.
Devi imparare a correre un'altra maratona, più veloce che mai. Se mai arrivassi al 29 novembre in buone condizioni, stavolta partirai ai 4 a km, non importa rischiare di non finirla.
La prepari per i 4 e la correrai ai 4 finché avrai forza per correre.
Imparare a vivere la tua vita di tutti i giorni al meglio, con tutto il bello che ti sta regalando, quella è un'altra maratona, una di quelle da correre ai tre e qualcosa.
Hai tanto da fare, in primo luogo gestire le emozioni.
Dovrai diventare abile a muovere le tue mani, non solo i piedi, dovrai essere sempre più bravo, c'è da costruire, da mettere insieme, da scrivere, da accarezzare.
Dovrai essere sempre più avvezzo a capire gli sguardi, le emozioni altrui, gli occhi hanno un compito essenziale.
Le luci e i colori hanno sempre un loro significato, non arrivano mai per caso.
Devi ascoltare e capire, devi usare le parole nel modo più intelligente di cui sei capace.
Con le parole si fanno grandi cose, altrettante se ne possono distruggere.
Devi imparare un mondo di cose, hai tanti anni eppure sei come un ragazzino alla sua prima gara.
Porti a casa una corsa lunga ben fatta.
Mai corso un lunghissimo meglio di oggi.
Hai alternato ritmi medi e ritmi lenti, nel complesso sei andato forte, e certo, si potesse continuare così.

martedì 29 settembre 2015

tempo



Quel piccolo mondo che ti circonda, spesso ha dei progetti per te che non coincidono esattamente coi tuoi.
Forse distrattamente, sporadicamente, si sono accorti che vorresti fare certe cose, tu.
Che ti piacerebbe fare una corsa più veloce di quanto ci sia riuscito fin'ora.
Che vorresti trovare il posto più bello del mondo e condividerlo con gli occhi di chi ti sta vicino, che si sappia di quanto è bello, che non era solo un sogno.
Che vorresti avere il tempo, e l'estro, e la bravura, per fare qualcosa di speciale proprio tu, con le tue mani.
Fermarsi per un pò a un bancone di un locale dotato di ottima birra, ottima musica, ottimi vicini di trespolo.
Che vorresti mettere insieme un suono, un'immagine, un respiro e un angolo di mondo, in una combinazione che davvero, non sarà perfetta ma sarà bella e sarà opera tua.
Ma sei stanco.
Quel piccolo mondo che ti sta intorno vorrebbe che il tuo meglio arrivasse da un documento mandato via mail per tempo. Prima della scadenza.
Che tu riesca a trovare un'idea geniale per risolvere un insormontabile problema diplomatico, che ci metta del tuo.
Che ti accolli quella fetta di fastidio e malessere in modo da poterlo scaricare da altri, da quelli più in alto.
In cambio avrai quel pò di rassicurante compiacenza, quella che ti può far sentire soddisfatto per aver fatto il tuo dovere.
Che ti candida di buon partito alla prossima incombenza, con la promessa che sarai prontamente cercato ed apprezzato.
Se va male fatti coraggio, avrai un'altra occasione.
Ma certi giorni ti senti così stanco.
Di concentrare energie a cercare di ritagliarti il tempo per poter fare le cose che vorresti.
Che a volte quelle stesse cose non ti riescono più bene.

giovedì 24 settembre 2015

sulle strade del lupo

 


La chiavetta usb che hai dedicato alla musica da sentire in auto è ormai stracolma di musica rock heavy metal.
Una gran quantità di gruppi musicali, album per lo più pensati per l'effetto adrenalinico che può rendersi utile in un pre-gara.
Ci sono dei grandi classici e ci sono delle novità, ti piace esplorare e ti piace anche richiamare alla mente giornate del passato remoto, quasi dimenticate, grazie alla musica vissuta, quella che ti ha accompagnato negli anni. Un pò come la madeleine di Proust.
Hai bisogno di roba tosta che ti carichi al mattino, tracce potenti che ti incoraggino quando più ne senti il bisogno.
C'è del bel materiale da scoprire in giro, ci sono dei nomi sconosciuti che suonano roba spettacolare, basta provare a cercare "gruppi metal rock" su wikipedia e ti si aprirà un mondo nuovo.
Ti piace crogiolarti su vecchi successi, specie quando hai qualche birretta di troppo in corpo.
Roba del calibro di gruppi talmente leggendari che neanche serve nominarli.
Poi ieri sera in macchina scopri che per qualche strano motivo, tempo fa, avevi caricato sulla chiavetta anche del folk country, un celebre cantante americano che suonava un pop melodico.
Chissà a cosa pensavi, quando l'hai piazzato lì.
Musica famosissima, molto datata, che tutti hanno più o meno nelle orecchie.
Manca solo il nome, neanche serve nominarlo.
La dolcezza di quella canzone ti accompagna ancora nella tua corsetta di oggi, in mezzo ai boschi, in una giornata settembrina limpida come un cristallo, di quelle che davvero, una volta vissute potrebbero sembrare irreali.
Mica tutti hanno potuto correre una corsa come la tua, oggi in pausa pranzo, con un cielo che sembrava volerti convincere che le nuvole non esistono.
La sera sei ancora lì, a pensare a quanto sei fortunato, certe volte.

"Tu riempi i miei sensi
come una notte nella foresta
come le montagne a primavera
come una passeggiata sotto la pioggia
come una tempesta di sabbia nel deserto
come un placido blu oceano
tu riempi i miei sensi
vieni a riempirmi di nuovo"
(trad. da John Denver "Annie's Song")

martedì 22 settembre 2015

quattro quattro


Non puoi che riallacciarti a "nuove strade", rileggere quello che hai scritto qualche giorno fa e passare ad oggi.
Ma sì, mica pensavi di tirare fuori un capolavoro.
Ci vorrebbe la tecnica, la preparazione, il talento.
Le idee, il genio, il gusto cromatico.
Però te ne compiaci lo stesso, il risultato è carino, quasi bello.
È proprio una di quelle strade in cui correresti volentieri un riscaldamento o un defaticamento, o una corsa tranquilla in compagnia, con un podista con cui fare quattro chiacchiere.
Quattro quattro, oggi ci sei riuscito a ricreare il tuo mondo ideale, quello che esiste perché ne hai le prove, lo vivi tutti i giorni.
Ma non esiste del tutto, perché è in un luogo immaginario, nessuno potrà mai portarti la foto di questo scorcio.
La lezione del giorno è questa, se vuoi tirare fuori qualcosa di bello comincia a guardarti in giro, chiedi in giro dove puoi trovare un luogo carino.
Prova ad abbandonare il tuo individualismo e sforzati di chiedere agli altri cosa pensano di un ponte, di alberi che ci crescono dietro.
Di un carro in movimento, che forse prima era fermo, forse qualcuno lo sta spingendo verso il centro della scena.
O forse ha rallentato per lasciarti transitare nella tua corsa che prosegue.
Una corsa che non finisce, come in un fermo immagine, un disegno ad acquerello.

domenica 20 settembre 2015

Demonte



Ci sei di nuovo, nel bel mezzo di una staffetta master.
Stai correndo su una strada saliscendi lungo il fondo di una valle spettacolare, fra le montagne di Demonte e di Vinadio. Stupendo, pensi.
Quella sensazione di sforzo massimo tremendissimo è di nuovo lì, ma che ci vuoi fare.
Sei partito con certe aspettative, tue e dei tuoi compagni di quadra. Questa era una staffetta con gente forte, con ambizioni da podio, e allora che si fa, si corre forte.
E per l'ennesima millesima infinitesima volta provi quella sensazione di fatica dirompente, lo scotto che devi pagare per rimanere lì davanti, nei primi dieci, nei primi sei assoluti, nei primi due di categoria.
Porti a casa il risultato, devastato dallo sforzo, pronto un'altra volta ad un paio di giorni di convalescenza.
Porti a casa un'idea in testa, quella che è nata più o meno al terzo dei 10 km percorsi stamattina, l'idea che ti suggerisce un cambio di marcia.
Un sacco di gare corse a spron battuto, forse, ti hanno insegnato a mettere tutto sulla bilancia, e nelle bilance di una volta c'erano due piatti, come nella classica raffigurazione della dea giustizia.
La soddisfazione del risultato ha un suo perché, e chi lo mette in dubbio. La classifica stampata il giorno dopo, un certo senso di esaltazione, quello che ti regala la consapevolezza di avere un buon motore che ti spinge avanti, nei tuoi passi veloci.
Ma vediamo, oggi, cosa ti sei perso.
Eri immerso in un paradiso, paragonabile solo al mare sardo di qualche tempo fa, e non hai quasi mai alzato lo sguardo dalla strada, se non un paio di volte per distrarti dallo sforzo insopportabile.
E finita la gara, tornando a piedi alla partenza, a quel punto troppo stanco per goderti il panorama, incrociavi gruppi di runner che ancora corricchiavano allegri e spensierati verso il traguardo.
Incombevano forti sensazioni e ricordi di allenamenti recenti, in cui il bello della corsa si scopre nel piacere dello stare insieme in buona compagnia e immersi in sempre suggestivi contesti naturali.
Bè, per ora la bilancia è in equilibrio, per cui sai che continuerai a fare quello che ti viene più spontaneo, gareggiare al massimo.
Ma solo finché, se e quando, pesi e misure non dovessero cambiare.