mercoledì 18 febbraio 2015

Un giorno imperfetto



Meno undici. Undici giorni alla maratona e un sentore di malumore addosso, che non passa. Appiccicato come una sanguisuga.
Non è la gara in sè, stamattina, che condiziona il tuo umore. Non può essere l'aspettativa della gara, che pur attendi con una certa ansia. Quello fa parte dei tuoi pensieri positivi, in genere. Forse sei stanco per gli allenamenti tosti, che sommi al lavoro, alla fretta e ai problemi dei bimbi, a tutto il resto che ha invaso i fantasmi della notte.
Sei sceso dal letto che già sapevi di avere la faccia di un colore cupo. Un sentore.
L'ufficio.
Scade il questionario da inviare al Ministero dei Questionari, applicativo che non si scarica, l'accreditamento non ti accredita, il questionario non questiona. Come sempre.
Telefonata da casa. Bimbo piccolo con febbre.
Telefonata. Scuole al freddo. Urge intervento della manutenzione, prima che le mamme arrivino alla carica.
Caffè lungo, amaro, che ti scalda l'anima.
Domani ripetute lunghe lunghissime, le ultime. Speriamo di non infortunarci proprio all'ultimo, sarebbe quasi fatta.
Numero assistenza del Ministero dei Questionari. Non rispondono.
Cantoniere chiama dalla finestra. Si è rotto il tubo. Vai in ferramenta, compra pure, cambia pure.
Telefonata. Lo sa che lo spartineve mi ha piegato il cancello. Il cancello non si apre. Sono bloccato in casa, io. Che tra l'altro, ho sempre pagato le tasse.
Ricevo sollecito per l'invio della scheda sugli interventi antisismici effettuati sulle scuole. Scade oggi. Compilo scheda. Scheda negativa, nessun soldo, nessun intervento antisismico effettuato. Le spese sostenute per fare il vostro questionario sarebbero state sufficienti per sistemare le scuole. Invio. Scadenza rispettata, norma rispettata.
Whatsapp. Amico che disdice ritrovo. Va bene.
Pausa pranzo. Test online: a che ritmo correrai la maratona? inserisco i dati e lui risponde. 4,24/km. Al diavolo, 10 secondi piu' lento delle mie aspettative. Oggi coi questionari non vado d'accordo.
Pomeriggio.
Lavori restauro cappella del Santo Inquisitore, fine lavori scadenza fra un mese. Con questo tempo, in un mese non ti cambiamo neanche le grondaie. Serve una proroga. Per la proroga serve un questionario da mandare al Ministero.
Allegare nulla osta della Soprintendenza delle Proroghe dei Questionari.
Telefoni. Non rispondono, devono essere fuori in sopralluogo.
Altro cantoniere. Rami che sporgono in via Messer Pippo. Taglia, taglia.
Vorresti essere fuori, in mezzo a una campagna, non pensare a nulla e iniziare a correre, sommerso nella natura ancora mezza addormentata dalla stagione invernale, ormai al termine. Un amico ti sta aspettando a Treviso, fra 11 giorni ti accompagnerà a ritirare il pettorale e da li comincerà l'avventura, la prova del metodico lavoro svolto in questi mesi.
Ma oggi ti senti stanco, non ti senti di accettare di buon grado il mondo pseudo lavorativo burocrate che ti è stato affibbiato, che ti intrappola come una piovra.
Desideri la telefonata di un qualunque amico, la chiamata che non arriva mai quando l'aspetti, quella di una persona che non abbia questionari nè altre idiozie da proporti, magari sono una frase positiva, di quelle che a volte, anche senza particolare intenzione, ti danno nuovi entusiasmi.
Telefonata. L'area ecologica è al buio. Ma non apre solo di giorno? Niente corrente, niente telecamere di videosorveglianza. Ok chiamo il numero verde.
Il tempo d'attesa è di circa ... quattro ... minuti. Si prega di papparappà per non perdere la trattattà.
L'attesa è molto utile per ritentare, nel frattempo, l'accreditamento alla Banca Dati dei Gran Questionari.

lunedì 16 febbraio 2015

Di musica correndo

"Le frenate degli aerei in cielo 
mi fanno l'occhiolino 
è qualcuno che mi pensa da vicino 
la sola nuvola di questo mattino 
E' una giornata perfetta 
nella giardinetta che ci aspetta 
vestito da pic nic 
modello spic e span 
anche le fronde ridono 
dagli alberi sorridono" 

da: "Una Giornata Perfetta" (Vinicio Capossela)

Questo preambolo, non certo farina del mio sacco, ma di penna ben piu' autorevole, non è una poesia.
Cioè non solo, è parte di una canzone di un autore che ancora non conosco bene, ma che voglio senz'altro approfondire.
Dopo un certo numero di corse lunghe in preparazione di una maratona, mi rendo conto del perchè i miei conoscenti che hanno corso solo un paio di maratone, in genere ne sono usciti fuori con un grado di stress piuttosto elevato. Basta maratone per un pò, questo dicono.
I super lunghi lunghissimi danno effettivamente un pò di disagio. In genere non è che ti venga cosi naturale partire, spesso in solitudine, a correre per due ore e mezza, con tutti i rischi connessi per le tue articolazioni.
Cosi' è necessario attivare qualche accorgimento che ti aiuti a rendere il tutto più facile, esattamente come facciamo tutti i giorni con le nostre piccole difficoltà quotidiane.

Ma è il fantasma delle 3 
che mi prende con la mano 
calda forte e misteriosa 
e se dicessi una parola 
o i pensieri che ho da sola 
no il silenzio è un grande amico 
mentre mi prende con un dito 
è la lingua di un serpente 
facciamo finta che è l'amore 
che entra forte ed esce piano 
col fantasma delle 3

da: "Il fantasma delle tre" (Vinicio Capossela)


Non avrei voluto svelare subito il nome di questo, peraltro famosissimo, cantautore. Devo farlo per il rispetto del copyright.
In prima istanza avevo provato anche la musica nelle orecchie, proprio come si usa facendo jogging, e inizialmente la cosa funzionava. 
Da sempre amo il rock. Ogni pezzo rock anni 70-80 è una colonna sonora che accompagna un ricordo della mia vita.  
Ma trascorsa una mezz'ora la cosa diventava pesante, la musica distrae dai rumori della strada e con l'insorgere della fatica, cominciavo a sopportare poco qualunque elemento di disturbo.
Proseguendo con la tabella, le uscite da 30 e più chilometri diventano molte, e ci si addomestica a chiudere il mondo fuori dal berretto e a pensare.
Pensare a un pò di tutto, a quello che ti è successo il giorno prima, a chi hai incontrato.
Alle idee che nascono.
A frasi che hai sentito, a versi di canzoni, è tutto dentro la tua testa ed esce fuori quando gli concedi lo spazio. Non mi era mai riuscito cosi' bene, prima di questa esperienza.

che cos'è l'amor 
è un sasso nella scarpa 
che punge il passo lento di bolero 
con l'amazzone straniera 
stringere per finta 
un'estranea cavaliera 
è il rito di ogni sera 
perso al caldo del pois di san soucì 

da: "Che coss'è l'amor" (Vinicio Capossela)


lunedì 9 febbraio 2015

Filosofia spicciola

Il motivo principale dev'essere che mi somiglia, la faccenda del correre.
Avere un sacco di dubbi nella vita è perfettamente compatibile con la pratica del running, anche se di certo non aiuta a dare delle risposte, e neanche a renderti piu' sicuro di te.
Semplicemente ti mette alla prova, e per la gran parte delle volte infligge una bella bastonata alla tua ricerca di sicurezze.
Quindi quale potrà essere il motivo che mi fa spendere tante energie nella corsa? Concretizzare le mie paure in una dimensione fisica e tangibile?
Probabile.
Quello che non mi manca, già ho avuto modo di dirlo, è la cocciutaggine, piu' o meno quella che mi spinge a ritrovarmi in una gelida domenica di febbraio, da solo, lungo una strada nebbiosa, che neanche conosco, per uno scopo, obiettivamente, poco invitante.
Iniziare a correre con quella sensazione, leggermente alienata, sapendo di dover trascorrere le successive 3 ore in un'impresa un po' piu' grande di me.
Però parto, vado.
Fortunatamente mi sono preparato bene per affrontare una temperatura di meno cinque. Sono adeguatamente imbottito, con sciarpaguantiberrettoburrocacao.
Cuffie nelle orecchie, i radiohead. Un rock leggermente sommesso, molto in tema. Ma gli auricolari che ho trovato in cantina gracchiano, danno un fastidio insopportabile. Spengo la musica. Dovrò correre in silenzio, ad ascoltare la natura.
La pianura di Morozzo è carina, per carità, ma con tutta questa neve intorno, non ha molti suoni da propormi. Per di piu' non ho una visibilità superiore ai 50 metri, per la foschia e per la lacrimazione degli occhi, che al gelo mi fanno piangere come un bambino.
La mia strada è uno squarcio in un lenzuolo bianco.
Percorro stradine di campagna, costeggio case con cancelli e cortili, nessun umano in vista, molti cani che sentendo i miei passi di corsa iniziano ad abbaiare. Ogni cane di ogni casa o cascina avvisa il cane della casa successiva, che si fa trovare pronto al mio arrivo.
Nessun passante da incrociare, da salutare o anche solo da scorgere a distanza. Niente.
Trovo cani liberi davanti a me, lungo la strada. Ho paura dei cani, so che i cani non sopportano i podisti. Quindi torno indietro e poi riprovo.
Mi aspetto orsi bianchi. Vichinghi. Foche monache. Ma poi la strada è libera.
Mi dico che è davvero da molto tempo che non provo questo tipo di solitudine, cosi' focalizzo questo semplice concetto. La vera solitudine si prova quando, per qualunque diamine di motivo 1-sei solo e 2-sei solo e a disagio.
Sono a 6-7 km percorsi e devo raggiungere i 37-38. Devo. Nessuno mi obbliga a proseguire, semplicemente è indispensabile se voglio correre la maratona.
Mancano 21 giorni. Vuoi farla? Procedi. Testone.
Fra due ore dovrei riuscire a raggiungere un ritrovo di podisti, percorrere insieme a loro gli ultimi chilometri di questo allenamento che, inutile nasconderlo, oggi non mi diverte.
Mangio una caramella di gelatina e penso a quanto sarà bello tornare a casa col pensiero della missione compiuta.
Sempre che il lungo lunghissimo non mi procuri qualche infortunio, caspiterina. Non è cosi' difficile concludere, in fondo, che si fa un pò quello che si deve fare, perchè ci tocca.