domenica 29 marzo 2015

24x1 ora di Asti



E' stata una notte agitata.
C'era Jimmy Page che si fumava una canna, poi la indirizzava verso di me. Capivo che non è che volesse passarmela, la teneva fra le dita e mi fissava. Poi mi ha guardato con aria seccata e mi ha detto "give me your microchip!".
C'erano pettorali che svolazzavano, sapevo che dovevo accaparrarne uno ma mi scivolavano fra le dita come fossero fatti di nuvola.
Vagavo senza meta fra la corsia di sinistra e il prato, senza mai riuscire a tenere una direzione precisa, e avevo un passo talmente incerto che tutti mi superavano sogghignando.
Al bordo della pista il fotografo era Woody Allen, diceva a tutti di fissare l'obiettivo, poi invece di scattare la foto alzava il dito medio, a tutti lo stesso ignobile scherzo.
Sui materassi al centro del prato era seduta una donna bellissima, una sirena, senza nient'altro addosso che un cappello blu. Mi sussurrava parole incomprensibili con una voce dolcissima. Rassegnato ormai al fallimento della gara, mi avvicino a lei ed ascolto. "vuoi acqua?"
Non ho sete, grazie.
Quando ho aperto gli occhi mi ci sono voluti alcuni istanti per focalizzare.
Ieri sera sono tornato a correre una buonissima gara in pista, dopo 3 anni di chiaro scuri. Una frazione di un'ora di una divertente staffetta di 24 ore fra società sportive.
Ho corso per un'ora ai sedici all'ora, e anche qualcosa in piu'. 
Non c'è dubbio che per oggi posso (devo) dare una tregua alle guerre che si combattono nell'anima, quelle per gioco e quelle per davvero.
In qualche modo mi tocca ammetterlo, le battaglie non sono male, ma anche un certo senso di pace, a volte, non è da buttare via.

venerdì 27 marzo 2015

delle corse che finiscono


Una stupenda giornata di primavera non è certo lo scenario ideale per il tuo film.
Chi non avrebbe la tentazione di partire a correre sotto un sole splendente e un cielo blu.
Ma tutta questa bellezza è troppo irreale per il tuo bel thriller, troppo facile partire, troppo bello correrci dentro, temperature tiepide, un fondo stradale confortevole, tutto troppo illusorio.
A momenti ci stavi per cadere, nel tranello.
Hai resistito alla tentazione quando hai capito che la poesia della corsa oggi avrebbe nascosto un'insidia troppo pericolosa.
Perchè come già sospettavi, la corsa perfetta non esiste. Si dice che per correre a lungo, nella vita, bisogna correre poco per volta, non tutti i giorni e mai in imprese troppo faticose.
E' proprio vero che oggi la favola sarebbe stata quella della corsa perfetta. Per questo motivo hai deciso di essere lo spettatore dalla finestra proprio all'ultimo momento, quando hai capito che non eri l'interprete adatto.
Molto meglio aspettare il prossimo giro, quello della corsa bagnata, fredda e scivolosa, ognuno in fondo è nato per quello che è nato, se la può cavare bene solo nella sua specialità.
Le corse fredde, brevi e un pò scivolose, sono ugualmente bei film, che hanno come unica pecca quella di lasciare l'amaro in bocca, perchè finiscono proprio sul piu' bello. Di certo manca la nota buffa e comica dello scivolone, una grassa risata finale e un arrivederci alla prossima.
No, le tue corse finiscono senza realmente avere una fine, e il giorno dopo ti riservano una stupenda quanto insidiosa giornata di sole.
Che ti lascia interdetto, davanti a una finestra, a chiederti che senso ha, in fondo, essere costretto a recitare sempre il tuo ruolo, solo perchè sei sicuro che forzare le cose non darebbe buoni risultati.
Oggi ti sembra stupido pensare per forza alla prossima gara, quando ti toccherà di nuovo correre piu' forte che potrai, neanche avesse veramente un senso.
Domani forse avrai un'altra delle tue gare.
Basterà iniziare e non ci penserai piu', chiuderai gli occhi e tornerai a ripassare la tua parte, ormai la conosci e puoi stare tranquillo, ti riesce bene.

mercoledì 25 marzo 2015

thriller. delle corse che cominciano




Una scena da film su misura per te, ti metterà alla prova. Impari il copione a memoria.
Devi correre sotto la pioggia. Sarai un atleta, dovrai correre in progressione in mezzo a una campagna autunnale. Il film inizia cosi', e dovrai tirare fuori la tua capacità espressiva nei primi piani. Al resto pensa il regista.
Via. 
Giornata piovosa. Campo lunghissimo su una vallata e una strada, su questa un punto semovente a lunga distanza.
Primo piano ad altezza piedi, carrellata sull'asfalto in movimento, le scarpe del corridore compaiono sullo schermo; dietro, sfocati, restano gli alberi e il torrente.
Il passo scandito dai talloni del podista, che spuntano ritmati sulla destra dell'inquadratura, e i titoli iniziali compaiono su una sigla a ritmo dissonante, inaspettatamente lento. "Al otro lado del rio" di Jorge Dextler:

Clavo mi remo en el agua
Llevo tu remo en el mío
Creo que he visto una luz al otro lado del río ....


Campo lungo alle spalle dell'attore, capelli fradici dalla pioggia, strada nebbiosa.
Primo piano sul viso. Le emozioni non traspaiono dalla sua espressione, ma dal contesto.
La corsa iniziale deve essere lenta, i muscoli del viso rilassati, ma gli occhi inquieti. E' una strada sconosciuta, i tuoi fantasmi affiorano.
Non i tuoi, i fantasmi dell'attore, del personaggio che incarna.
La colonna sonora cambia, cambia il ritmo, che stavolta segue con percussioni ritmate il battito del cuore del corridore. O il tonfo dei passi sull'asfalto, non importa, deciderà lo spettatore. Rainbow: "Man On The Silver Mountain":

I'm a wheel, I'm a wheel
I can roll, I can feel
And you can't stop me turning
Cause I'm the sun, I'm the sun
I can move, I can run
But you'll never stop me burning


Dalla scena deve trasparire una paura causata da qualcosa che il personaggio ha vissuto, quello che dovrà condizionare le sue azioni nel seguito del film.
Ma ora fai solo questa piccola parte, il seguito lo leggerai nel copione che ti verrà dato domani.
L'attore deve bucare lo schermo, far sentire al pubblico le ombre dal passato del protagonista, che lo condizionano nei movimenti, nel ritmo crescente.
Le tue debolezze che si stemperano nel fiato affannoso, una corsa impegnativa, un movimento cadenzato.
Non le tue, s'intende. Le debolezze del personaggio, del protagonista.
Carrellata lenta a ruotare di 360 gradi, la telecamera balzella accompagnando lo sguardo del corridore, da sinistra a destra. Alberi, strada, pioggia, torrente. Di nuovo il viso con nuvoletta del fiato, temperature fredde quasi invernali.
Un senso di insicurezza traspare dal movimento degli occhi, che scorrono rapidamente dalla strada ai rami al tuo fianco, raffigurando al pubblico il timore che di lato spunti qualcosa di inaspettato.
La colonna sonora deve prendere una piega più cupa, accompagnare una sensazione di ansia crescente. Saxon: "To hell and back again"

Will I make the morning
To see another day
The Gods may come at midnight
They're taking me away
I'm waiting here on death row
I pray for my reprieve



Li sente ma non li vede. Gli spettri guardano il personaggio nascosti dietro i cespugli. Sono almeno tre. Il senso di inadeguatezza. La paura della notte. Le situazioni pericolose. Qualcosa che torna dal passato? Qualcosa in arrivo dal futuro. Per ora sta allo spettatore supporre di cosa, di chi si tratti.
Se dei tuoi spettri, degli spettri dell'attore, o del personaggio protagonista.

24x1h di Asti n°5

Torno (temporaneamente) ad un post di carattere tecnico, che ha una funzione prettamente statistica. 
E "strategica", visto che mi devo appuntare qualche dato da tenere a mente per sabato.
La ventiquattrore di Asti per la - ormai - quinta volta, è una delle gare che ho corso più volte, consecutivamente dal 2011 al 2014 con questi risultati:
2011 km 15,651 (stavo bene)
2012 km 16,070 (stavo super bene)
2013 km 15,219 (doloracci)
2014 km 15,442 (doloretti)
Il problema di natura strategica è l'enorme scarto che si verifica in pista fra i dati ottimistici del Garmin e la cruda realtà. Sarà l'errore di misura in curva, sarà la difficoltà a tenere sempre la corda di sinistra.
In soldoni, al termine dell'ora il satellitare legge una percorrenza di circa 800 metri in più sui miei consueti (spero)15-16 km, il che corrisponde a ben 17''/km di differenza.
Quindi per avvicinarmi a circa 16 km reali (magari!) non dovrò scendere sotto il ritmo fittizio, indicato dal Garmin, di 3'28'' - 3'30''/km. Spaventoso a pensarlo. Ci proverò...
Al di là dei dati tecnici, spero di vivere un'esperienza divertente come nelle 4 scorse edizioni, con il Camper della PAM e il suo Condottiero, pronti a soccorrerci, spero che ci sia Ale a tifare per me (poche cose come questa valgono tutta la corsa), e chissà, spero di incontrare amici lontani per un'esperienza comune.
Ma la prima speranza, come sempre, è di partire e di arrivare in forma, confidando nei fluidi magici che di recente mi hanno assistito.


venerdì 20 marzo 2015

dalla parte della poiana

E' curioso guardarti correre, hai un bel passo.
Ti ho già visto altre volte, e ogni volta mi chiedo il perché di tutta quella fretta, visto che davanti a te non c'è mai una preda in fuga. A un certo punto ti fermi e torni indietro da dove sei venuto.
Cambia il vento e cambio vallata, ma quello che vedo da quassù in genere non cambia di molto.
Non sapete che da qui, sopra le vostre teste, posso vedere quasi tutto quello che fate.




C'è un silenzio particolare. L'unico rumore che sento, quando parto per un volo circolare, è a volte il sibilo del Vento, che mi porta il cibo.
Un silenzio talmente assoluto, che ogni tanto ancora mi stupisce, nonostante lo senta da quando sono nata.
C'è un tale silenzio, che quando passate voi, qua sotto, posso ascoltare quasi tutto quello che dite. Credevate forse che non vi sentissi?

Sento il vostro incedere rumoroso, ascolto frasi sconnesse e insensate. Ridete e mangiate, bevete e sporcate.
Credete di aver conquistato il mondo, ma in realtà non sapete quasi nulla, perché dall'altezza dei vostri occhi non potrete mai  abbracciare i miei orizzonti.
Pedalate e guidate. Correte e rientrate.
Le mie ali sono fatte per il Vento, volo per vivere, volo per far vivere i miei figli. Volo e muovo poco le ali, fintanto che ce n'è bisogno. Poi rientro.
Litigate e fate pace, piangete e gridate. Vi incontrate, vi baciate, vi separate e ve ne andate in direzioni opposte. Cercate sempre di ottenere qualcosa in più di quello che avete.
Siete strani animali. Tu per esempio. Passi sempre su quella striscia d'asfalto, sudi e te ne vai. Cosa cerchi?

Io so di avere tutto, perché sono parte della natura. La roccia, l'albero e il vento, sono la mia casa.

Voi imbrattate le valli con cemento e asfalto. Poi ci passate sopra, avanti e indietro.
A vedervi da quassù giurerei che state cercando qualcosa che avete perso.
La prossima volta prova a dirmelo tu, cos'hai perso?
Ti vedo spesso. Quella che vedi volare quando alzi lo sguardo sono quasi sempre io.
Sarò nelle vicinanze, in ogni caso riuscirò a sentire la tua voce.


mercoledì 18 marzo 2015

La corsa del Cocco


Corsa lenta sotto una pioggia gelata.
Se fosse fine ottobre, con questo freddo e la roba addosso tutta bagnata, oggi sarebbe quel giorno che arriva tutti gli anni, un bel momento, ad annunciarti che è finita: un'altra stagione calda se n'è andata ed è ora di farsi coraggio perchè arrivano quelle giornate corte, buie e poco accoglienti.
Passeranno pure quelle, un giorno, ma fatti coraggio perchè ce ne vuole.
"Yesterday" o "October". A libera scelta.
Ma non è ottobre, siamo quasi in primavera, e quella che oggi mi si rovescia addosso è una di quelle giornate che il meteo di solito chiama "colpo di coda dell'inverno".
Non basterebbe dire che è una giornata fredda e piovosa? Tutti gli anni c'è uno stupido "colpo di coda dell'inverno", non cambiano mai il disco.
Cosi' mi rassegno anche quest'anno a raffigurarmi questo inverno come un grosso coccodrillo che facendo dietro front dà una bella scudisciata con il suo codone.
Stamattina, sul mio posto di lavoro, c'era chi mi guardava stupito preparare la roba da correre.
Ma perchè c'è ancora tanta gente che non capisce che un runner deve fare il runner? 
Strano che non capiscano che non siamo molto diversi da chi ogni mattina alle 6 porta a spasso il cane.
Certo, oggi la pioggia-quasi neve-gelata era davvero opprimente e la coda del cocco ha fatto proprio di tutto per convincermi che non è veramente marzo.
Ma sono tanti anni che corro, cosi' mi sento di poter dire: sono un runner...tronfio d'orgoglio, quasi pensando ad alta voce.
Un vero runner ama quello che fa, non si lascia vincere dai fattori ambientali. Ama quello che lo circonda, la strada è sua, anche solo per una mezz'ora.
Forse amare vuol dire semplicemente seguire la bellezza che senti intorno a te.
Si partecipa a tante gare per conoscere un pò meglio il mondo che ci sta intorno, ma il vero runner mica si iscrive solo a quelle che può vincere.
Anche perchè certe strade a volte sembrano cosi' difficili da percorrere... montagne rocciose da scalare. Ma si butta in mezzo alla mischia perchè sa che il bello è proprio quello.
Troverai sempre qualcuno che ti dirà: sei matto. Bè, io risponderei, forse hai ragione. Ma in fondo oggi ero sulla mia strada a fare la mia corsa, proprio quello che mi andava di fare. Tu?




venerdì 13 marzo 2015

n.8 x RM1000


Ripetute medie da 1000, un gradito rientro dopo diversi mesi.
Un esercizio veloce che avevi accantonato in vista di una gara di lunga percorrenza, ma che adesso si rende necessario per le prossime gare.
Questa era la scusa ufficiale.
Quando sei partito per il riscaldamento ci pensavi. Oggi tocca alle erreemmemille. Ma perchè, visto che in realtà non sai neanche che cavolo di gara stai preparando? Non importa, hai bisogno di velocizzare le gambe.
Già durante il riscaldamento sapevi che si trattava di un appuntamento che non dipendeva dalla tua volontà, sono le circostanze. Una serie di fattori esterni. Insomma, al diavolo le tabelle, non sei tu che scegli loro, ma il contrario.
Ti rassegni alla volontà del destino e ti prepari al primo di questi intervalli che ormai conosci bene e sai che stanno per accelerare il ritmo dei tuoi pensieri.
Come dire. Da un ritmo Velvet Underground "Who loves the sun" a un ritmo Jet "Are you gonna be my girl".
Prima ripetuta e parti a correre veloce, in falsopiano e senza troppa foga. In fondo si riparte da zero, non hai nulla da dimostrare a te stesso e agli altri. Il fiato accelera di pari passo e i Jet attaccano a suonare con una bella schitarrata. 
Questa settimana Ale ha compiuto 7 anni. Che sguardo incredibile ha un bambino davanti ad un pacchetto da spacchettare. Il ragazzino non ti somiglia per niente, ti puoi specchiare in lui solo in certi momenti. L'entusiasmo dei 7 anni non ti ha mai abbandonato, siete quasi fratelli oggi. Sogna Ale, sogna.
Riposo per 400 metri e si riparte.
Sei già sudato e le gambe si sono avviate a dovere, pensare che la serata precedente non è stata un esempio di vita salubre. Un aperitivo con Gian significa una pausa per lo spirito. Birra al bancone, birra forte ad un bancone di legno con una musica perfetta di sottofondo. Non ricordi quale. Alla prima media si parlava di lavoro e si mandava al diavolo qualcuno.
Riposo e terza ripetuta, ancora in falsopiano, senti di voler accelerare.
Adesso si' senti il bisogno di andare forte. Pensi che nella tua vita ci sono rapporti non controllabili nè gestibili. L'incognito allo stato puro: tanto bello quanto pericoloso. E viceversa.
La quarta ripetuta è già dopo il giro di boa, per cui decidi che se la gravità accompagna, dovrai accontentarla. Spingi, spingi piu' che puoi e in un attimo ti accorgi di correre a velocità che quasi non ricordavi.
Alla seconda media doppio malto, tu e Gian parlavate di quella volta che avete portato i figli piu' grandi fuori a cena, ormai sarà passato piu' di un anno. C'era quella cameriera con due tette enormi e loro, i bimbi, la fissavano proprio li', poi si guardavano in faccia e le scoppiavano a ridere davanti. Lei non l'aveva presa bene, probabilmente non aveva figli maschi. Serata imbarazzante. Corri e ridi.
La quinta e la sesta sono dedicate ai tuoi errori, alle tue debolezze, alla tua incapacità di tenere i freni tirati. La gestione molto dilettantesca delle emozioni, spesso, ti ha fatto perdere le cose piu' importanti. L'inquietudine ti fa accelerare la corsa, a ritmi che obiettivamente non pensavi di poter sostenere in questo periodo.
All'ultima ripetuta da 1000, ti senti stanco al punto giusto, ti sei sfogato.
Ricordi che alla seconda piccola doppio malto dopo le due medie, ci si augurava reciprocamente tutto il bene del mondo. Pensi che è strano quel senso di empatia che nasce quando si è ubriachi al punto giusto, fra amici che si frequentano da trent'anni. Che da trent'anni, normalmente da sobri, si salutano con una battuta fra i denti.
Finisci il lavoro pensando che le RB400 e le RL2000 non si corrono a un ritmo Jet come le RM1000, quindi non resta che attendere il loro ritorno, fra qualche mese, magari.

martedì 10 marzo 2015

D'Alema, Veltroni, anni vecchi e anni buoni


Poco "Almost a Runner", stasera, serata piuttosto impegnativa.
Tutto è iniziato vedendo Veltroni su La7 intervistato da Floris. Si parla della vicenda di Tosi contro Salvini, si mette nei panni di questa povera destra in crisi, che tanto a lui non piace e che chiama "quella roba li'". Poi parla, forse anche più controvoglia, del suo alleato Renzi, che si vede benissimo, rispetta con odio. Dice che oggi Renzi ha approvato riforme difficili ma indispensabili.
Il buon vecchio Veltroni è effettivamente diventato vecchio, bianco e ingobbito.
Ti dispiace vedere Veltroni con pochi capelli bianchi, piegato al peso degli anni, dopo tutto questo tempo in cui ogni tanto lo vedevi comparire nelle sue intenzioni belle positive e propositive.
Ricordi gli anni 90, quando Veltroni, capello nero e quell'aria da giovanotto entusiasta, rispettava e sosteneva, sempre con odio, quel gran furbetto di D'Alema con quel baffetto grigio scuro sogghignante.
E gli anni 2000, quando si parlava di Pd e lui, Walter, rientrava dall'Africa, per aiutare la sinistra a fondare, finalmente anche in Italia, il Partito Democratico insieme al baffetto grigio/bianco di D'Alema e a Bersani, e tutti e tre, vicendevolmente, si odiavano con tanta amicizia.
Vent'anni, trent'anni, in cui tanta gente sprofondava lentamente nel baratro senza averne una vera consapevolezza, perchè chi non amava Berlusconi confidava in una rinascita della sinistra e perchè magari il Walter e il Baffetto chissà, prima o poi avrebbero vinto le elezioni. 
In fondo Berlinguer ce l'aveva fatta, solo qualche anno prima.
E invece no, la tua generazione, quella nata negli anni 70, è rimasta delusa da tutto, sia dagli avversari sempre al comando, sia dai tuoi, sempre perdenti, litigiosi e incompetenti.
Quando il microfono passa a Mario Giordano, il direttore del tg4, di qualunque colore abbia capelli baffi o barba, capisci che è ora di cambiare canale.
Ora.
Al di là della politica, il tuo problema, stasera, è vedere la gente che invecchia. E qui si passa allo sport. Running.
Il Grande Vecchio è davvero un esempio, lo è stato e lo è tuttora per tanta gente e per svariate imprese. Ed è un bene che Olmo sia fonte d'ispirazione per persone sedentarie, magari già di una certa età, che anche grazie a lui decidono di mettere le scarpette ed uscire a rimettersi in forma.
Ma perchè l'esempio piu' esaltante deve arrivare da un ultrasessantenne e non da un qualunque altro sportivo, magari di trent'anni? 
In fondo ti capita quotidianamente di raffrontarti a gente di tutte le età, impegnata nella preparazione di imprese sportive a tutti i livelli, ognuna di esse è meritevole di attenzione e di ispirazione per persone che mai hanno avuto il coraggio di mettersi alla prova, il messaggio è: puoi farlo anche tu.
Temi che la risposta sia sempre la stessa, la paura di invecchiare. Temi che il fatto di prediligere uno sportivo piu' avanti negli anni, sia legato a una sorta di illusione di eternità, di cui probabilmente sentiamo un bisogno latente.
Nelle poche occasioni in cui hai incontrato Marco Olmo, che è una persona bella e intelligente, hai scoperto il distacco con cui vive le attenzioni mediatiche che lo circondano, probabilmente perchè sa di essere un semplice sportivo, forte e d'esempio per tanta gente, ma solo uno sportivo, non una divinità.
E qui si torna da capo. Chi ha una fede religiosa, non ha nulla da temere. 
Ma un ateo, come te, come diamine può dare un senso alla vecchiaia, la tua e quella altrui? E al trascorrere del tempo, dei politici che sbiancano nelle teste e nelle barbe e nei baffetti, e tu che li segui a ruota, in decenni di trasmissioni televisive?
A volte ci provi, a darti una risposta, e tutto sommato qualche idea convincente te la sei fatta. 
Forse, quel nulla che senti di essere in realtà è tutto, perchè sei parte integrante della natura. Mentre corri e guardi l'aria limpida e sorridi, con le poiane che volano sulla tua testa. Nel momento in cui il tuo corpo e la tua mente si fondono con un altro...E anche quando le tue ceneri volano nel vento. Non c'è dubbio che qualcosa di te rimarrà sempre qua intorno.
Quindi vale sempre la pena dare il meglio di sè, non bisogna mai avere paura di dare il meglio.
Piu' ci pensi e piu' ti convinci che dev'essere cosi'...


Nel mirino

E va bene....comprerò gli originali. :-((




venerdì 6 marzo 2015

vento e dolori





Ieri ho corso col vento, era uno di quei venti forti che mettono ansia.
Ancora non avevo idea dei disastri che stavano accadendo nel centro Italia. Correvo piano, con i miei acciacchi da dopo gara, e il vento mi spostava a destra e a sinistra, disturbando la mia andatura già incerta.
Faceva quasi volare via un grosso telo che riparava un mucchio di fieno, nel campo lungo la strada, e ondeggiando emetteva un suono inquietante, rompendo il silenzio con colpi secchi e lugubri, a intervalli regolari.
Rabbrividendo di freddo, sotto la luce del sole, pensavo al tipico luogo comune sulle mezze stagioni. Ma sapevo che non era il freddo, in quel momento, a entrarmi nelle ossa, ma il vento.
D'altra parte, quante corse a temperature sotto zero mi sono toccate questo inverno, alla domenica mattina, o anche in ore serali, quanta aria gelida ho respirato?
No, da queste parti il freddo è normale, il vento forte no, e se ti trovi lungo una strada ti accorgi che una forza laterale è una componente completamente nuova nel paesaggio.
Per un abitudinario come me, un vento di una tale portata è difficile da dimenticare.
Stanotte il vento si è fermato del tutto. È una notte serena di luna piena, se ascoltassi l'istinto infilerei le scarpe e uscirei a correre in un bosco, come un lupo.
La colonna sonora, solo per stanotte, me la suonerebbero i Metallica: Of wolf and man.
Un ritmo sufficientemente frenetico da assecondare i miei passi. Una corsa rapida, abbastanza veloce da sincronizzarsi con il ritmo dei pensieri che affollano la mia mente, stanotte.
Se vivessi in un film, potrei pensare che il vento si è placato perchè ha trovato in me una vittima ideale in cui andare a rifugiarsi.
Sono un lupo di fronte a una luna gialla come un grosso, tondo limone.
Non servono luci artificiali, perchè c'è una lampadina naturale che si fa strada fra le fronde degli alberi e mi dipinge la faccia - o muso? - di giallo vivo.

Splende la luna, alta nel cielo stellato
la brezza è gelida, fredda come l'acciaio, stanotte
Ci muoviamo
Richiamo selvaggio
La paura nei tuoi occhi
È più tardi di quanto tu ti sia reso conto

Cambio di forma, naso al vento
Cambio di forma, sento di esistere
Rapido movimento, tutti i sensi attenti
Dono della terra, ritorno al significato della vita

(Metallica: traduzione da "Of wolf and man")

lunedì 2 marzo 2015

Treviso Marathon 2015




Se avessi scritto questo post ieri, nel dopo corsa, avrei potuto azzardare un sottotitolo autocelebrativo del tenore: "La mia corsa perfetta" o giu' di li'.
Ma oggi mi rendo conto che sarebbe stato un errore, mica per eccesso di supponenza, semplicemente perchè sarebbe stata un'affermazione sbagliata. 
In primo luogo perchè nessuno, alla sua seconda maratona, può sapere con certezza di averla corsa al massimo delle sue possibilità.
Parto appunto da questo concetto, cioè che per "corsa perfetta" intendo la gara in cui il podista sfrutta al massimo le proprie risorse fisiche di un determinato momento della sua vita.
Il grosso dubbio che avevo prima di partire, da novellino delle maratone, era quello che leggevo sulla faccia della maggior parte dei compagni di gara, ieri mattina prima delle dieci: a che ritmo parto?
Visto che da tempo mi ero prefisso l'obiettivo di chiudere la gara sotto le tre ore, sapevo che il crono finale avrebbe dovuto darmi un ritmo medio di circa 4'15''/km. 
Molto ambizioso, ma almeno avrebbe ripagato tanto lavoro svolto durante l'inverno.
In piu', non potendomi permettere di sprecare troppe energie nel riscaldamento, avrei dovuto percorrere i primi 2 km ad un ritmo piu' lento.
La terza e più insidiosa incognita riguardava lo scarto chilometrico che ogni volta si presenta fra i chilometri effettivi percorsi e le distanze ufficiali scandite dalle chilometriche posizionate lungo il percorso, scarto legato alle traiettorie non perfette che si seguono in curva.
Senza dilungarmi in tediose cronache sui ritmi tenuti nelle varie fasi della gara, che possono interessare solo a me, i numeri finali in classifica sono questi:

Tempo finale: 2:57:49
Posizione assoluta: 97°


SplitTimemin/KmDeltamin/KmRealTime
Km 100:42:534,170:42:534,170:42:45
Km 21,0971:29:334,140:46:404,121:29:25
Km 302:06:354,130:37:024,092:06:27
Arrivo2:57:494,120:51:144,122:57:41

Da cui si legge una buona costanza di ritmo dall'inizio alla fine, anzi, una leggera progressione.
La verità è che ho corso in scioltezza fino al 35.mo circa, fino al quale ho gareggiato in costante recupero di posizioni. 
Dopodichè è iniziato il prevedibile, e temibile, declino delle forze. Nel giro di poco, sono passato dalle stelle alle stalle, cioè da una corsa impegnativa ma tutto sommato facile, ad una corsa pesante e sofferente. 
Niente di nuovo per nessuno, immagino. 
Il fattore c...o, fondamentale come sempre, è subentrato verso il 38.mo km, nel momento di massimo sconforto.
A quel punto c'era la Morte con la sua Falce, che correva al mio fianco. Non ero piu' lucido e tenevo gli occhi socchiusi con lo sguardo a terra. 
A tratti pensavo a quanto fosse strano trovarmi li' in quel momento. 
Avevo tutta la muscolatura delle gambe in acidosi, in un dolore diffuso e ormai non piu' localizzabile, ma com'era possibile che i miei tendini dei talloni mi avessero permesso di fare tanta strada, senza farsi sentire?
Pensavo alle persone con cui mi sono allenato in questi mesi. Mentre ci si allena si parla, ci si conosce, si scambiano opinioni. Si svelano le ambizioni di gara, ci si incoraggia.
Stavo correndo anche per chi, magari per un istante, prima o durante la gara aveva pensato a me. Chissà che un buon esempio non possa essere d'aiuto ad altri. Capito?? ;-)
Vedevo molti che si ritiravano, e provavo un certo dispiacere per loro.
Ormai per niente al mondo mi sarei fermato, tutt'al piu' avrei rallentato. E le tre ore si stavano allontanando, lasciando il posto al sogghigno della Morte con la Falce.
Poi sono arrivati i primi podisti, da dietro, a cercare di riprendermi, e li' è scattata una molla.
Uno di quegli impeti di orgoglio, molto romanzesco, molto da film americano, molto da manga giapponese...ma tant'è.
Uno in particolare, tale Enzo dell'Atletica Mottense, che semmai leggesse questo post...saluto (!) , ha deciso di ingaggiare col sottoscritto un duello all'ultimo sangue per le strade in porfido del centro storico di Treviso, gli ultimi interminabili snodi prima dell'arrivo.
Grazie a lui ho allungato la falcata negli ultimi 2 km, correndo a ritmi improbabili per il mio corpo esanime. Ritmi da mezza maratona, in un costante sorpasso e controsorpasso.
La stessa Morte con la Falce è rimasta piuttosto perplessa da questa ripresa cosi' inattesa, cosicchè con fare indifferente si è defilata dal mio entourage, per andare a cercare qualcun altro nei paraggi.
Tornando al titolo ed al sottotitolo, quanto ho scritto fin'ora era per spiegare che a mente fredda si ragiona meglio. 
Non si può parlare di gara perfetta. Sono convinto, comunque, che se ieri avessi corso un'ipotetica corsa perfetta, non avrei corso molto più veloce di cosi'.
Qualcuno potrebbe chiedersi chi ha vinto il duello fra me e quel tal Enzo dell'Atletica Mottese.
Ha vinto lui, mi ha superato circa 5 metri prima della linea d'arrivo con un "Tiè!".  Lui ce la faceva ancora, a parlare. Poi mi ha stretto la mano.
Se avessi avuto il fiato per pronunciare una sola parola, l'avrei ringraziato. Lo faccio ora, 2.57.49, anche grazie a te, Enzo chiunquetusia!