mercoledì 29 aprile 2015

dall'alto

Cosa desideri?
Ti affanni a scarpinare su quella strada, e insisti, vai e torni.
Ormai la primavera è inoltrata, tu spunti dalla pianura quando il sole è alto, esci a sudare e torni indietro.
Ho capito che non hai un nido da raggiungere.
Te l'avevo già detto un giorno, dall'alto si vede tutto. Tutto.
Sospetto che tu corra per esercitarti nella velocità e nella mira, per riuscire a cacciare bene la tua preda, per la prossima volta che dovrai farlo, per fame.
Ma oggi ho mandato un animale sulla tua strada, davanti ai tuoi occhi, a un passo, e dal tuo sguardo ho capito che non era di lui che avevi bisogno, lo guardavi con occhi troppo distratti per poterlo catturare.
Le tue riserve di cibo non stanno finendo? Altrimenti non avrebbe senso quello che fai.
Il mondo è fatto per gli alberi, che da sempre vivono fermi dove sono, per gli animali che mangiano erba, e per i predatori, come te, come me.
Ma io so volare e caccio in volo, mentre tu corri disarmato.
Spesso sei solo.
Capita, a volte, che qualcuno ti accompagni, e che senza armi, proprio come te, reciti questo strano rituale, quasi fosse il vostro modo di evocare una caccia che non si porta mai a compimento.
La caccia o la vita. O qualcosa di altrettanto importante.
Vivi la tua vita, uomo, animale della devastazione, oggi voglio ripetertelo.
Lo dico a te perché mi ascolti dal giorno che hai guardato in alto e mi hai vista volare.
La tua vita, la mia vita, tutte le nostre vite, valgono per il tempo che ci è stato dato, non un minuto in piu'.
Vivila con il senso che ci insegnano l'aria, l'acqua e la montagna, proprio qui intorno a noi.
Cerca l'armonia.



martedì 28 aprile 2015

come Sergio Leone



Era una nuova edizione della 10 km di Trinità. Cuneo.

Sigla iniziale fischiettata e primo piano su una lettiga trainata da un cavallo, in mezzo a un deserto.

L'aura di mistero è paragonabile al senso di divertita curiosità che trapela all'inizio del celeberrimo film.
Le persone a cui chiedo informazioni non sanno rispondermi su praticamente nulla riguardo alle caratteristiche del nuovo percorso.
Ho bisogno di qualche notizia sull'andamento altimetrico del tracciato, in modo da poter programmare un minimo di strategia di gara. 
10 km sono pochi, non si può sbagliare, e mi sento carico al punto giusto da poter fare un buon risultato.
Prima della partenza, addirittura sulla linea dello start, molti al mio fianco non sono sicuri neanche della direzione in cui partire.
Sento voci in mezzo al brusio. "sterrato ... piovuto ... fango".
"un salitone ... un discesone ... "   "poi un altro alla fine"
Ma quando mi giro per capire chi abbia parlato, vedo facce silenziose e indifferenti. Facce da cherokee.
E stranamente non sono così tanto agitato. Sto bene e poi, forse, non ho un granché da perdere, qui nel West.

Il gringo seduto per terra, fuori dal saloon, sembra stia dormendo. Il vento soffia in lontananza, il classico cespuglio che rotola nella polvere.
Ma da sotto il cappello vedo che ha un occhio puntato su di me. Sta studiando le mie mosse.

Partiti, finalmente si sa che direzione prendere, e la partenza è la solita a missile, come in tutte le gare medio brevi.
Frena e non pensare, frena e non pensare, rifrena e prendi il tuo ritmo.
Ennio Morricone suona per un pugno di dollari, e inizio la galoppata, a ritmo allegretto, sull'asfalto in pianura.
Quando inizio a credere che il nuovo tracciato sia facile facile, mi accorgo che il ritmo allegretto è troppo facile per aver già raggiunto gente molto più forte di me, giganti del podismo, veterani campioni in strategia.
C'è qualcosa sotto.

Il cowboy a cavallo è fermo nel prato alla mia sinistra e soffia di lato il fumo del suo sigaro. Per potermi scrutare meglio. 
Impiccalo più in alto. Hai un ultimo desiderio? Seee.

All'orizzonte, sulla sinistra, c'è una collina. Collina a sinistra. Sta a vedere che ci tocca scalarla, che il circuito è in senso antiorario.
Freno e non penso, freno e non penso. I giganti si allontanano verso l'orizzonte.
E poco dopo, la strada conduce inesorabilmente verso la collina, si sale e io sono pronto. Si sale e finisce l'asfalto. La terra è zuppa d'acqua della pioggia appena passata.
Ma si sale, si scivola e mi sento bene, il ritmo che ho preso a metà gara è naturalmente lento, ma più rapido di quello di alcuni giganti, che riesco a superare.
Scusate, mi dico, ci rivedremo prima della fine, immagino. Alla resa dei conti.

Il coyote dà l'allarme. Qualcuno più avanti è stato avvisato. Stanno preparando l'imboscata. Preparano la forca, in piazza, a Trinità.

Fra salite e pozzanghere, discese e slalom, scarpe che sprofondano, buche che inciampano, le mie energie sono finite.
Ma ormai è l'ultimo chilometro. Ora si scende e solo alcuni, fra tutti i gringos che avevo superato, mi riprendono, solo alcuni, quelli davvero troppo forti per il mio cavallo.
Questa gara è stata un rodeo, Trinità, per qualche strana connotazione di nome e di ambiente, è stato il set di un film molto divertente, di quelli che ti danno suspence e colpi di scena fino alla fine.
Chiudo i 10 km in 37'09'' e solo 20 cowboy sono arrivati in fondo prima di me.
Fagioli e vino, a chi è arrivato alla fine della cavalcata con la pellaccia intatta.


domenica 26 aprile 2015

del vuoto


Corro e preparo un'altra gara, in questo periodo ce sono una dietro l'altra.
Mi chiedo cosa manca nella mia solita convinzione nel cercare il massimo della prestazione. Sono li' a sbuffare sulla mia strada e c'è qualcosa che mi disturba.
Una settimana fa si è rovesciato un barcone con 700 migranti a bordo. 700 morti.
E uno potrebbe pensare, accidenti, 700 poveracci morti nella disperazione, mentre io sono qui sano e salvo a pensare a una gara di corsa.
Io sono qui a pensare ai miei progetti, a cercare di soddisfare le mie esigenze quotidiane.
Cosa c'è a pranzo?
In genere i sensi di colpa di chi sopravvive si placano col ragionamento piu' semplice e cinico possibile, quello di sempre. 
La vita deve andare avanti. Ho i miei problemi. Ho una famiglia da mantenere. Io speriamo che me la cavo.
Di solito funziona a metterci il cuore in pace, seguito subito da un ringraziamento rivolto a qualche entità astratta, perchè a noi non è successo niente, siamo ancora qui a parlarne.
Questa volta trovo la cosa particolarmente difficile, perchè si è aggiunto un fattore molto piu' preoccupante, che è l'odio che ho sentito nei miei dintorni, da piu' parti a un passo da casa mia.
Non facciamo finta di niente, sono tanti di noi che non si sono dispiaciuti affatto di quei 700 poveracci, bambini compresi, che hanno fatto una misera morte dopo una vita di certo non molto piu' rosea.
Qualcuno se ne compiace. Molti piu' di qualcuno.
E il motivo di questa malvagità che salta fuori da tante bocche e tanti sguardi inferociti è l'incertezza del futuro, il timore di perdere qualcosa di nostro, di diventare un pò piu' poveri di oggi. 700 migranti in piu' da queste parti vorrebbe dire che ognuno di noi avrebbe un pezzo di pane in meno in casa.
Molti di questi nostri concittadini, nell'esatto momento in cui sto scrivendo, stanno pregando il loro finto dio in una chiesa.
Mi sembra che tutte le cose a cui mi dedico durante la giornata siano molto piu' piccole di prima.
I 700 non hanno raggiunto la nostra costa e non ci hanno rubato il nostro pezzo di pane.
Tutti noi abbiamo perso molto di piu', il senso della vita è difficile da recuperare.

giovedì 23 aprile 2015

cos'ho imparato oggi



Me lo vedo come il titolo di una ridicola rubrica su uno di quei settimanali da casalinghe, quelli che ti elargiscono tediosissimi consigli su come togliere le macchie di uovo dalle tovaglie.
Ma è un pò che mi balenava in mente questa idea, così, con assoluta leggerezza di pensiero: se fossi così costante da appuntarmi ogni giorno le cose che quotidianamente si imparano, visto che in fondo ce ne sono davvero tutti i giorni?
La risposta è no, sarebbe terribilmente noioso, per chi scrive (io) ed anche per chi eventualmente si trovasse a leggere.
E non credo che avrebbe un senso fare una cosa così stupida.
E in ultimo, non sono assolutamente una persona costante.
Quindi mi limito a farlo oggi, perché sento un gran desiderio di scrivere delle mie esperienze della giornata.
Oggi ho imparato alcune cose che voglio assolutamente fissare nero su bianco:
- non mi dispiacciono affatto i ritmi degli Angel Witch
- se devi costruire un muro di contenimento e sotto le fondazioni trovi una cantina, allora puoi ragionevolmente pensare di essere nella merda
- per giudicare il bello di una qualunque cosa che abbia capacità di movimento, non è sufficiente limitarsi a giudicare la sua forma, devi osservare la forma nell'atto del suo movimento naturale
- Il testo di Hallowed be thy name degli Iron Maiden è davvero coinvolgente, ma mi manca ancora l'audio...
- La tendinosi achillea non guarda in faccia il ritmo: la corsa lenta non è soft, le ripetute non sono hard. dorme quando pare a lei, si sveglia quando pare a lei. e per oggi continua a dormire
- non è possibile cercare di incanalare i rapporti interpersonali in tipi standard, dentro schemi prefissati. Gli schemi non esistono, forse, o se esistono sono in misura molto maggiore rispetto a quello che siamo abituati a pensare
- stilare un elenco, come ad esempio questo, in modo cosi' eterogeneo e illogico, è indice di una confusione mentale, che al momento non ho ancora imparato a definire. Nell'elenco di domani, magari...?
ah dimenticavo.
- i bambini di 7 anni, oggi, hanno a che fare con videogiochi dotati di vita propria. giochi piu' intelligenti dei genitori. altro che ghost 'n goblin.

mercoledì 22 aprile 2015

a colori


E' tutto così ovvio, quando lo si guarda da fuori.
Ti alzi il mattino, compi una serie di gesti sempre più o meno tutti uguali, sali in macchina, occhiali, autoradio, e la giornata comincia.
L'impronta con cui ti interfacci a tutte le azioni che seguono durante il giorno, è determinata, almeno come base, dal colore dei tuoi pensieri, che a sua volta è condizionato da mille altri fattori, gli eventi del giorno prima, gli incontri, le relazioni, i sogni che hai avuto durante la notte...Le cause estrinseche.
Condizionamenti che, almeno sulla carta, si possono piegare e indirizzare, avendo una buona dose di carattere e di buon senso.
In caso di disagio e di grigiore, per esempio, il colore dei pensieri può accendersi focalizzando eventi positivi, di qualunque genere si tratti.
Hai notato più volte che durante una gara di corsa, lo sforzo fisico può essere almeno parzialmente eluso concentrandosi su cose piacevoli, che magari nulla hanno a che vedere con lo sport.
Da qualche parte hai letto che la fatica di una gara viene notevolmente condizionata dal contesto ambientale in cui ci si ritrova, e anche che è utile, ogni tanto, dare un'occhiata al panorama per aumentare la velocità.
Il problema nasce qui. Cioè quando il colore dei tuoi pensieri è decisamente poco acceso, e quando in questi casi sei solito ricorrere al pensiero della tua corsetta pomeridiana.
Un'immagine positiva, che in genere regalerebbe nell'immediato una bella spruzzata di luce alle tue stanze.
Purtroppo, invece, la soluzione ad un malanno fisico non è così facilmente risolvibile dalla mente.
Un fastidio al tendine d'achille, la causa intrinseca. Il solito elemento di disturbo, il cattivo, il malfattore, la Bestia.
Per fortuna non è più indomabile come una volta, ormai in genere basta poco per tenerlo a bada, un pò di riposo, un pò di distrazioni e lui si addormenta di nuovo.
La concomitanza delle cause, però è ciò che davvero temi. 
Il grigiore dei pensieri e la Bestia sveglia, potrebbero mettere in difficoltà il più forte dei runners, il più forte, forte fuori e forte dentro, dei guerrieri.
Oggi, forse, hai rasentato il pericolo, ma sei stato fortunato.
Il Malfattore era mezzo addormentato, hai fatto la tua corsa fino alla fine.
E certo, un bel pò di colore, da fuori, ti è stato regalato.

domenica 19 aprile 2015

Saluzzo e dintorni



Partiamo dalla fine.
Sei nelle ultime tre curve della mezza di Saluzzo e guardi il garmin. Mediando fra la distanza che indica il quadrante e il solito gap che riscontri con le chilometriche stradali, hai stimato che manca veramente poco all'arrivo e ce la farai, a stare sotto l'ora e venti. Chiudi in 1.19.36.
Se fossi nel filmetto americano anni 80 con Michael J. Fox diresti che hai realizzato il sogno, hai avuto la tua rivincita. Dopo tre anni dall'ultima maratonina, la pazienza e la testardaggine ti hanno ripagato, ficcando un bel calcio in culo alle tendiniti, correndo in un tempo che hai superato una volta sola in vita tua. Hai anche sconfitto la bestia dell'ora e 20 che ti ha sempre assillato.
Ma però.
Uscendo dal filmetto americano, torniamo indietro di qualche chilometro, temporalmente circa 15 minuti prima.
La domenica mattina a Manta di Saluzzo, in primavera, c'è un grande silenzio, ci sono le villette dei paesotti di periferia, i campanili che annunciano la messa e tanta sonnecchiosa campagna.
Passa il cordone dei podisti della maratonina e sembra quasi un evento. Gli abitanti delle villette sono scesi per strada a guardare. Altri curiosi spiano dalle finestre.
La corsa è uno sport silenzioso, qualche rumore di passi gommosi sull'asfalto non impressiona nessuno.
Però accendiamo una telecamera che veda coi tuoi occhi, una colonna sonora che suoni con la musica che hai dentro.
I Metallica stanno suonando Harvester Of Sorrow a un volume pazzesco e ti bombardano l'anima. Il cuore batte a ritmi vorticosi, cerchi disperatamente di convincerti in tutti i modi che il ritmo con cui fai girare le gambe potrà essere mantenuto fino alla fine di questa cavalcata massacrante.
Mantenere un ritmo feroce.
Come tante altre volte in passato, torni a chiederti perchè, in fondo, tocca anche oggi portare il tuo fisico in condizioni estreme, visto che sei un podista amatore.
La risposta ufficiale, perlomeno quella diplomatica, è che per mantenersi in forma bisogna fare sport. Per fare sport bisogna darsi degli obiettivi.
La risposta ufficiale cela alcune recondite verità, sotterrate talmente bene che tu stesso quasi mai, se non in determinate occasioni, riesci a ricordare.
Misuri la distanza che ti separa dal podista che hai davanti e capisci che puoi prenderlo. Sono antichi dolori, quelli che ti aiutano a raggiungerlo e a lasciartelo dietro, come un ricordo.
Corri contro il tempo che hai davanti, soffri per la strada che devi ancora percorrere.
Corri fortissimo verso la paura di quello che ancora non conosci, credi che piu' correrai forte e meno penserai al male che potrà farti. Vola.
Non ci saranno alternative, in questo sogno tutto italiano, dove si soffre ma senza avere un premio, dove si vince contro sè stessi ma anche un pò contro gli altri, dove tutto è sempre poco delineato, dove la tendinite non c'è piu' ma forse ancora un pò. Una specie di eterno ma però.
Oggi hai vinto la tua gara, è stata una vittoria di quelle senza scopo, come sempre.
Molto piacevole non essere nel filmetto, ma in una vorticosa realtà.

giovedì 16 aprile 2015

Fine dei lavori



Meno 3 alla mezza, fine dei giochi e silenzio pre-gara.
Domenica ho lavorato sul lungo e ieri (mercoledì) mi sono dedicato ad un'altra seduta di ripetute da 3000, stavolta incassando la soddisfazione di non essere crollato sul finale.
Oggi un lento defaticante e per i prossimi giorni programmerò ancora almeno un altro lento con allunghi brevi.
Resta il grosso dubbio del ritmo da impostare in gara.
Il bello della mezza è proprio questo, che ogni volta è una scommessa da vincere: c'è da spingere a ritmi veloci, ma allo stesso tempo devi dosare sapientemente le energie in tuo possesso. 
Mi è capitato in passato di incontrare il muro sulla mezza, intorno al 16.mo/17.mo chilometro, ed è un'esperienza che non augurerei a nessuno.
O quasi...;-)
Certo, se devo scegliere fra il rischio di esaurire le energie, e il dubbio di non aver corso al massimo delle possibilità....ho già scelto.
Provo a buttarmi ai 3'45'' - 3'46'' e vada come vada.
Alè.


martedì 14 aprile 2015

Ho perso le parole





eppure ce le avevo qua un attimo fa,
dovevo dire cose
cose che sai,
che ti dovevo
che ti dovrei
(Ligabue:  da "ho perso le parole")


Domenica.  Meno 7 alla mezza, e come mi ero prefissato devo prendere due piccioni. Sono uscito molto presto con la consapevolezza di dover correre un lungo, e nello stesso tempo esercitarmi in ritmi alternati.
Poi uscendo scopro di essere fortunato, oggi, visto che ho imbroccato una gran bella domenica mattina. 
Bisogna uscire in aperta campagna e cercarla.

Ho perso le parole
può darsi che abbia perso solo le mie bugie,
si son nascoste bene
forse però,
semplicemente
non eran mie


Sono reduce da una seduta di ripetute piuttosto pesanti, quindi non posso esagerare. 
Il garmin all'uscita è già programmato, cosi' mi sento nella bambagia, proprio come uno studente che sa di aver imparato bene la lezione.
Cicli di progressivi a ritmi lento, 4km, medio, 2km e veloce, 1km. Per tre volte. Piu' riscaldamento e defaticamento.
Per un totale di 25 chilometri, cioè il lungo: i due piccioni.

Credi
credici un po'
metti insieme un cuore e prova a sentire e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero


La musica che ho messo nelle orecchie, invece, è stata programmata senza la giusta cognizione della giornata che avrei trovato oggi, una volta messo il naso fuori casa. Ero partito con l'idea che i CCR avrebbero accompagnato i ritmi lenti, chi meglio di loro, briosi col loro rock un pò country.

Ho perso le parole
e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
io mi farò capire
anche da te,
se ascolti bene, se ascolti un po'

I Kasabian sarebbero stati perfetti per i ritmi medi, col loro stile un pò Beatles nel periodo Revolution o Back in USSR, insomma.
Per il ritmo veloce avevo pensato a qualcosa di davvero forte, forse troppo. I Disturbed sono un gruppo americano del genere alternative metal. Picchiano duro e li metto su solo in momenti particolari. Ma un solo chilometro per volta a ritmo veloce significa meno di 4 minuti di Disturbed. Potrebbero essere utili. Proviamo... 


Sei bella che fai male
sei bella che si balla solo come vuoi tu
non servono parole
so che lo sai
le mie parole non servon più



Comincio a sospettare che una musica cosi' arrabbiata non si inserisca con armonia nella bellezza che mi circonda e che sento dentro.

Mi rendo conto di non essere cosi' carico di adrenalina quando, al secondo lento, tolgo gli auricolari e scopro intorno a me il silenzio della domenica mattina presto in campagna.

Credi
credici un po' sei su radiofreccia guardati in faccia e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero


Il mio respiro. Una strada senza auto, un sole appena tiepido, un rapace un pò piu' in là che fa il suo primo giro, prati e boschi a perdita d'occhio.
La musica che ho in testa stamattina è un lieto ritorno. Quanto tempo è passato.
Quasi non mi pesa il pensiero che fra poche ore sarò nella bolgia di una fiera di primavera. Ci saranno bimbi, amici, figli di amici, migliaia di altre facce in transito da incrociare.
Ma per fortuna il presente è troppo forte, qua con me, mentre riprendo la concentrazione.

Ho perso le parole
oppure sono loro che perdono me,
io so che dovrei dire
cose che sai,
che ti dovevo, che ti dovrei

Si, la cercavo e l'ho trovata.
Per oggi, la mia musica è questa. A volte è necessario non limitarsi a fare entrare la musica dalle orecchie. Se la musica è già dentro, non c'è altro da fare che lasciarla suonare.
E magari, per una volta, prendere in prestito parole altrui.

Ma ho perso le parole
vorrei che mi bastasse solo quello che ho,
mi posso far capire
anche da te,
se ascolti bene
se ascolti un po'....


Quasi come fossero le mie.


sabato 11 aprile 2015

la terza delle medie



Che poi un titolo del genere può far confondere con quel tipo di ripetute che variano, si dice, dagli 800 ai 1500.
Ma anche con l'ultimo anno della scuola dell'obbligo, e chi se lo ricorda piu', a parte qualche stupida professoressa di italiano che ti ha fatto odiare la letteratura.
No, qua si tratta di tennents alla spina da 9 gradi, un appuntamento settimanale. Giorno piu', giorno meno.
Ricordi che alla prima delle medie si era tutti belli freschi, si parlava di sport e tu eri un protagonista, quello che corre veloce. Grande autostima.
C'era un accordo già intavolato col barista e il compagno di bancone alla tua destra. Fermi tutti: caschi il mondo a settembre si va al Pagari'.
Rifugio alpino nei pressi di Entracque, a 2600 metri, ennedierre.
Si parte il sabato, serata festaiola, si rientra la domenica. Il barista è uno scalatore, il compagno alla destra se la cava, tu sei un podista, vai tranquillo, due ore e mezza ci siamo.
Sorseggiando la prima media, sulle ali dell'autostima, sorridevi con la finta sicurezza di un podista d'asfalto pianeggiante, che da tempo immemore non corre una salita che sia una.
Intanto i Megadeth suonavano Holy Wars...The Punishment Due, e pensavi a che bel suono ti ritmava nelle orecchie, col barista che stava spillando la seconda media.
Ogni evento sincronizzato al momento giusto. Un mondo perfetto.
Fra la prima e la seconda saltava fuori qualche disappunto legato al mondo del lavoro, alla qualità della vita in questo ventunesimo secolo. E la famiglia, e le donne, lascia perdere.
Alla fine della seconda si stava meglio quando si stava peggio, come per esempio nostri nonni, che hanno fatto la guerra e hanno vissuto nella miseria e si sono rimboccati le maniche.
Ma c'era un altro boccale in arrivo, senza neanche doverlo chiedere, e dalle casse usciva fuori la voce di un Mick Jagger d'annata. Certo un pò trito e ritrito, ma vuoi farlo star zitto?
Guardavi in faccia un compagno di birre, mentre continuava a parlare con lo sguardo un pò piu' assente, ma sempre divertito.
Pensavi che forse anche il tuo sguardo si stava un pò trasformando in quel modo.
Rispondevi nel suo stesso tono con parole che ti uscivano dal cuore, perchè dal cervello, a quel punto, non sarebbe piu' potuto uscire un gran chè.
Il barista parla e il tempo rallenta. Vedi la bocca muoversi, senti la voce ma non distingui le sue parole, lo guardi e basta. Nella tua testa si fanno vive voci piu' forti, che rimbombano e rimbalzano, come in una cassa acustica un pò consumata.
Non sai se è per la terza media o se sono i pensieri che ti svolazzano intorno come i colombi in Piazza San Marco.
O se è la terza media che ha risvegliato i colombi, non lo sai.
O se è Mick Jagger che canta, e ancora una volta ci tiene a ricordarti che nonostante i suoi secoli di età è ancora il piu' figo di tutti voi, li' dentro.
Voci nella tua testa che prendono la forma di immagini, i volti a cui appartengono.
Figure che girano nella mente, per un pò avevi deciso di tenerle sopite nei ricordi, ma ora sono tutte clamorosamente sveglie e volteggiano con impertinenza a disturbare i tuoi intenti da anonimo consumatore di aperitivi.
Riesci a concludere che questa sera avresti tratto più giovamento da una seduta di ripetute medie, proprio quel tipo di ripetute che variano, si dice, dagli 800 ai 1500.
Un bancone di legno, un bicchiere mezzo vuoto, uno spiritello che ti canta nelle orecchie "streets of love", e una guerra che riparte.

mercoledì 8 aprile 2015

La terza delle 3000





Il mio corpo freme, mi sento così strano,
Mi sento così stanco, mi sento così svuotato,
E mi chiedo se sarò mai più lo stesso,
È questo il limbo, il paradiso o l'inferno?
Forse sto andando laggiù,
Non posso accettare che la mia anima resti per sempre alla deriva.
(da Iron Maiden: Heaven Can Wait)


Toccava alle ripetute lunghe da 3000 e il tempo a disposizione mi permetteva di correrne al massimo 3.
Un allenamento mirato al fondo lungo, simile a quello che avevo svolto l'ultima volta, un po' di tempo fa, in preparazione di una maratona, quindi a ritmo super comfort.
Quando prepari una mezza, però, le ripetute lunghe vanno corse a ritmo gara, anzi, a ritmi anche un po' più veloci, e non conoscendo assolutamente il mio attuale valore sulla maratonina sono andato, come si dice, a tentoni.
Davo retta a un certo ottimismo che mi salta fuori occasionalmente, mi capita solo quando corro, in completa controtendenza col mio carattere da orso bruno imbronciato.
L'orso bruno imbronciato è un animale che vive nelle prealpi nord occidentali, è di indole piuttosto schiva e spesso risulta eccessivamente introverso, al punto che a volte non si capisce bene neanche di che umore si svegli al mattino.
Però l'ottimismo spesso si rivela una trappola, soprattutto quando non poggia su basi solide, mentre l'orso bruno imbronciato, che sarà anche musone, è un animale introspettivo e spesso è consapevole dei propri limiti.
Partito correndo i primi 3000 di gran carriera, poi 600 metri di recupero a ritmo (troppo) sostenuto, altri 3000 di buona lena, recupero a ritmo (quasi) sostenuto. Alla terza, il muro.
Ovviamente è meglio incontrare il muro in allenamento, piuttosto che in gara.
Quando sei in gara sei spacciato, le gambe diventano di metallo pesante e puoi dire addio a tutte le tue ambizioni di gloria.
Se ti capita in allenamento, hai la possibilità di rallentare per un po' e vedere se i tuoi serbatoi di glicogeno trovano un nuovo fornitore, in qualche angolo remoto del tuo corpo.
L'orso bruno imbronciato ha un grosso difetto fra i tanti altri: è un cocciuto.
La sostanza è che dall'improvvisato ottimista che ero, mi sono riscoperto orso bruno nel giro di pochi metri, alla terza dei tremila.
Orso bruno, pesante e testone. Il solito musone che non vuole rinunciare alla sua terza ripetuta e insiste a spingere l'acceleratore su gambe che non fanno più il loro dovere.
La sofferenza fisica viene, per quanto possibile, cauterizzata dal lavoro del cervello, che si mette a scavare nei ricordi, alla disperata ricerca di pensieri che possano dare sollievo alla fatica.
Ricordi recenti. Oggi sono le parole degli Iron Maiden a tornarmi in testa.


Ricordi del passato
L'ombra del futuro offuscata
Qualcosa mi stringe la testa
Sarò condotto nell'oscurità
Oh un altro tempo un altro posto
Oh beh un altro sorriso su un altro volto
Quando mi vedrai fluttuare vicino a te
Saprai che tutto il mio amore è dentro di te
(da Iron Maiden: Purgatory)


Termino la terza dei tremila, faticosamente e con il fiato davvero, davvero al lumicino, ma senza avere mollato. Senza neanche averci pensato.
Qualcuno dice che non bisogna mai guardarsi indietro, mai fermarsi, mai adagiarsi sul passato, tenere lo sguardo sempre rivolto a nuovi obiettivi.
La terza dei tremila mi insegna il contrario. Fai tesoro del passato, tutto quello che hai vissuto ti ha insegnato qualcosa, puoi scommettere che prima o poi tornerà a trovarti.


venerdì 3 aprile 2015

ritorno alla mezza e 2+2=5



Un altro titolo assurdo, che volevo dividere in una prima ed una seconda parte, per poi cercare di ricollegarle.
Ritorno alla mezza dopo tre anni, alla mezza maratona di Saluzzo che non ho mai corso.
Per me tornare alla mezza significa, da un lato, tornare alla mia gara preferita, quella che prima dei vari infortuni mi riusciva meglio in assoluto.
Dall'altro, come al solito, c'è da superare qualche spauracchio che mi attanaglia, legato al timore di non riuscire a ripetere i tempi di tre anni fa.
Perché a parte quell'exploit del 2012 a Cuneo, quando per qualche particolare combinazione astronomica ho fatto registrare il mio pb di 1.18.40, il mio tempo standard sulla mezza era stabilizzato sull'ora e venti.
Anzi, era diventata quasi una sfida, diverse gare disputate e mai che mi riuscisse di scendere sotto quel tempo.
Sono diversi mesi che corro con continuità, e fino ad ora non avevo più avuto il coraggio di iscrivermi a una mezza, semplicemente perché non accettavo il fatto di rassegnarmi ad essere più lento del 2012. 
Ma sì, chi se ne frega, è arrivato il momento di affrontare la realtà.
Sto imparando a rinunciare a cose ben più importanti, e dicono che saper rinunciare fortifica ed accresce lo spirito.
Parlando di tabelle, visto che un minimo di programmazione è necessaria, esamino la mia condizione di forma, al momento senz'altro buona, e valuto i giorni residui per lavorare al meglio su allenamenti specifici.
Mancano solo 16 giorni, sono abbastanza in linea riguardo alla capacità aerobica, ma mi mancano i lunghi.
Per cui, nelle prossime due settimane dovrò inserire un paio di lunghi da 20 a 25 km, che però dovranno essere corsi a ritmi intervallati o progressivi, perché non ho il tempo materiale per correre abbastanza ripetute. 
Un paio di medi, indispensabili, e diversi lenti con allunghi, con un richiamo all'impostazione del passo. Questo è tutto ciò che posso fare, inutile cercare tabelle preconfezionate.
A questo punto dovrei ipotizzare un tempo finale su cui basare questa gara, che di per sé ha un'alta quantità di incognite, in primo luogo dovute al fatto che non conosco il percorso.
Il ché mi porta alla seconda parte del titolo: 2+2=5









L'ho presa in prestito dal titolo di una canzone dei Radiohead, ma solo perchè mi ispirava il titolo.
La canzone in realtà  parla di guerra.
Con didascalica petulanza, mi tocca dire che "2+2=5", a sua volta, è una citazione di Victor Hugo riferito all'abilità di Napoleone nel vendere la "sua" verità ai francesi.
Ripresa poi da Orwell, romanziere britannico, che così commentava il negazionismo dei nazisti sull'olocausto.
2+2=5 : la verità è quella che si riesce a dare in pasto ad un popolo che pende dalle tue labbra.
Finita la didascalica petulanza.
E concludo che il significato non ha nulla a che vedere con quello che intendevo attribuirgli io.
2+2=5, per me, è un bel modo per ricordare, a me stesso prima di tutto, che ben poco di ciò che concerne la vita reale può essere applicato alla scienza esatta.
magari fosse così.
orrore, se fosse così.


mercoledì 1 aprile 2015

attrito



Hai corso in pista, di recente. Una bella ora tonda tonda. Furiosamente cercavi di ignorare la sofferenza e di correre un pò più veloce di quanto le tue forze parevano consentire.
Intanto guardavi quel formidabile pavimento, morbido e ruvido, sintetico e piatto.
E pensavi a quanto ingegno c'è voluto per creare un fondo così perfetto, il tutto per ottimizzare la velocità di un uomo che corre. 
Un trattato di fisica dinamica è un ottimo modo per distrarsi dalla fatica, così hai cominciato ad elaborarlo, mentalmente.
Andare avanti significa passare la vita a cercare di vincere forze uguali e contrarie.
Prova a pensare a quante e a quali possono essere in un elenco esaustivo, non tralasciare nulla.
L'attrito dell'asfalto, il vento a sfavore.
I danni alle articolazioni usurate dalla fatica.
Ogni elemento che lavora nella direzione opposta a quella verso cui sei diretto...quindi?
Quindi La sfortuna. L'imprevisto lungo la strada. Una buca, il calore soffocante. Troppa luce negli occhi.
Gli eventi esterni che, per quanto prevedibili, non sei riuscito a dominare perché te n'è mancata la forza.
Quelli che tu stesso hai inseguito, con o senza colpa o consapevolezza.
Ogni tossina scaturita dal tuo cervello. Rincorrere un'idea sbagliata, lasciarsi dominare dalle emozioni. La delusione di un doppiaggio subito in una pista ovale.
La scelta imperfetta di un ritmo da seguire, perdere il filo, cercare il ritmo giusto, l'incapacità di ritrovarlo. Lo sconforto.
La goffaggine del dilettante nel giorno in cui, per qualunque motivo, rimane senza un allenatore che sappia dargli un'indicazione. Trovarsi spaesato, senza idea di come procedere.
Ma la fisica insegna che per creare il movimento è necessaria una forza che inizialmente ti spinga in una qualche maledetta direzione. 
Senza la terra su cui fare leva, non ci sarebbe alcun movimento. 
Se non avessi trovato una buca, un imprevisto. Se non avessi scelto un ritmo, giusto o sbagliato che sia, vorrebbe dire che sei rimasto immobile.
Che importa, se da solo o in compagnia? Se non avessi provato a partire, verso una qualche direzione, con tutta la tua goffaggine da dilettante, da che parte potresti sperare di arrivare?
Il trattato di fisica dinamica avrebbe dovuto concludersi con il punto d'arrivo.
Ma in una pista d'atletica è troppo facile, sei pur sempre su una figura geometrica chiusa, davvero troppo rassicurante. 
Dal giorno dopo avresti di nuovo dovuto correre nei tuoi spazi aperti, così affascinanti, così imperfetti, così insicuri.
Quindi no, meglio di no. Lasciamo da parte l'ultimo capitolo, lasciamo che si scriva da solo.