mercoledì 1 aprile 2015

attrito



Hai corso in pista, di recente. Una bella ora tonda tonda. Furiosamente cercavi di ignorare la sofferenza e di correre un pò più veloce di quanto le tue forze parevano consentire.
Intanto guardavi quel formidabile pavimento, morbido e ruvido, sintetico e piatto.
E pensavi a quanto ingegno c'è voluto per creare un fondo così perfetto, il tutto per ottimizzare la velocità di un uomo che corre. 
Un trattato di fisica dinamica è un ottimo modo per distrarsi dalla fatica, così hai cominciato ad elaborarlo, mentalmente.
Andare avanti significa passare la vita a cercare di vincere forze uguali e contrarie.
Prova a pensare a quante e a quali possono essere in un elenco esaustivo, non tralasciare nulla.
L'attrito dell'asfalto, il vento a sfavore.
I danni alle articolazioni usurate dalla fatica.
Ogni elemento che lavora nella direzione opposta a quella verso cui sei diretto...quindi?
Quindi La sfortuna. L'imprevisto lungo la strada. Una buca, il calore soffocante. Troppa luce negli occhi.
Gli eventi esterni che, per quanto prevedibili, non sei riuscito a dominare perché te n'è mancata la forza.
Quelli che tu stesso hai inseguito, con o senza colpa o consapevolezza.
Ogni tossina scaturita dal tuo cervello. Rincorrere un'idea sbagliata, lasciarsi dominare dalle emozioni. La delusione di un doppiaggio subito in una pista ovale.
La scelta imperfetta di un ritmo da seguire, perdere il filo, cercare il ritmo giusto, l'incapacità di ritrovarlo. Lo sconforto.
La goffaggine del dilettante nel giorno in cui, per qualunque motivo, rimane senza un allenatore che sappia dargli un'indicazione. Trovarsi spaesato, senza idea di come procedere.
Ma la fisica insegna che per creare il movimento è necessaria una forza che inizialmente ti spinga in una qualche maledetta direzione. 
Senza la terra su cui fare leva, non ci sarebbe alcun movimento. 
Se non avessi trovato una buca, un imprevisto. Se non avessi scelto un ritmo, giusto o sbagliato che sia, vorrebbe dire che sei rimasto immobile.
Che importa, se da solo o in compagnia? Se non avessi provato a partire, verso una qualche direzione, con tutta la tua goffaggine da dilettante, da che parte potresti sperare di arrivare?
Il trattato di fisica dinamica avrebbe dovuto concludersi con il punto d'arrivo.
Ma in una pista d'atletica è troppo facile, sei pur sempre su una figura geometrica chiusa, davvero troppo rassicurante. 
Dal giorno dopo avresti di nuovo dovuto correre nei tuoi spazi aperti, così affascinanti, così imperfetti, così insicuri.
Quindi no, meglio di no. Lasciamo da parte l'ultimo capitolo, lasciamo che si scriva da solo.


4 commenti:

  1. l'eterno dilemma tra rimorso e rimpianto.
    Quando non c'è la beffa di riuscire a provare sia uno che l'altro...

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    1. Ciao Pia! Ho sempre sospettato che il dilemma si risolva in modo soggettivo, che ognuno alla fine prenderà sempre la stessa strada...il senso di impotenza, però, credo che sia la cosa più difficile da gestire

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  2. la narrativa è sempre più divertente della trattazione analitica, bello bello
    rende l'idea sicuramente!

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