martedì 28 aprile 2015

come Sergio Leone



Era una nuova edizione della 10 km di Trinità. Cuneo.

Sigla iniziale fischiettata e primo piano su una lettiga trainata da un cavallo, in mezzo a un deserto.

L'aura di mistero è paragonabile al senso di divertita curiosità che trapela all'inizio del celeberrimo film.
Le persone a cui chiedo informazioni non sanno rispondermi su praticamente nulla riguardo alle caratteristiche del nuovo percorso.
Ho bisogno di qualche notizia sull'andamento altimetrico del tracciato, in modo da poter programmare un minimo di strategia di gara. 
10 km sono pochi, non si può sbagliare, e mi sento carico al punto giusto da poter fare un buon risultato.
Prima della partenza, addirittura sulla linea dello start, molti al mio fianco non sono sicuri neanche della direzione in cui partire.
Sento voci in mezzo al brusio. "sterrato ... piovuto ... fango".
"un salitone ... un discesone ... "   "poi un altro alla fine"
Ma quando mi giro per capire chi abbia parlato, vedo facce silenziose e indifferenti. Facce da cherokee.
E stranamente non sono così tanto agitato. Sto bene e poi, forse, non ho un granché da perdere, qui nel West.

Il gringo seduto per terra, fuori dal saloon, sembra stia dormendo. Il vento soffia in lontananza, il classico cespuglio che rotola nella polvere.
Ma da sotto il cappello vedo che ha un occhio puntato su di me. Sta studiando le mie mosse.

Partiti, finalmente si sa che direzione prendere, e la partenza è la solita a missile, come in tutte le gare medio brevi.
Frena e non pensare, frena e non pensare, rifrena e prendi il tuo ritmo.
Ennio Morricone suona per un pugno di dollari, e inizio la galoppata, a ritmo allegretto, sull'asfalto in pianura.
Quando inizio a credere che il nuovo tracciato sia facile facile, mi accorgo che il ritmo allegretto è troppo facile per aver già raggiunto gente molto più forte di me, giganti del podismo, veterani campioni in strategia.
C'è qualcosa sotto.

Il cowboy a cavallo è fermo nel prato alla mia sinistra e soffia di lato il fumo del suo sigaro. Per potermi scrutare meglio. 
Impiccalo più in alto. Hai un ultimo desiderio? Seee.

All'orizzonte, sulla sinistra, c'è una collina. Collina a sinistra. Sta a vedere che ci tocca scalarla, che il circuito è in senso antiorario.
Freno e non penso, freno e non penso. I giganti si allontanano verso l'orizzonte.
E poco dopo, la strada conduce inesorabilmente verso la collina, si sale e io sono pronto. Si sale e finisce l'asfalto. La terra è zuppa d'acqua della pioggia appena passata.
Ma si sale, si scivola e mi sento bene, il ritmo che ho preso a metà gara è naturalmente lento, ma più rapido di quello di alcuni giganti, che riesco a superare.
Scusate, mi dico, ci rivedremo prima della fine, immagino. Alla resa dei conti.

Il coyote dà l'allarme. Qualcuno più avanti è stato avvisato. Stanno preparando l'imboscata. Preparano la forca, in piazza, a Trinità.

Fra salite e pozzanghere, discese e slalom, scarpe che sprofondano, buche che inciampano, le mie energie sono finite.
Ma ormai è l'ultimo chilometro. Ora si scende e solo alcuni, fra tutti i gringos che avevo superato, mi riprendono, solo alcuni, quelli davvero troppo forti per il mio cavallo.
Questa gara è stata un rodeo, Trinità, per qualche strana connotazione di nome e di ambiente, è stato il set di un film molto divertente, di quelli che ti danno suspence e colpi di scena fino alla fine.
Chiudo i 10 km in 37'09'' e solo 20 cowboy sono arrivati in fondo prima di me.
Fagioli e vino, a chi è arrivato alla fine della cavalcata con la pellaccia intatta.


2 commenti:

  1. Complimenti per la gara, come sempre...
    E fai attenzione alle spalle, perché per fermarti non è rimasto che spararti alle gambe, come nei migliori Western...spaghetti Western...

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    1. Gia...tutti troppo concentrati agli avversari che stanno davanti...:-((((

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