domenica 26 aprile 2015

del vuoto


Corro e preparo un'altra gara, in questo periodo ce sono una dietro l'altra.
Mi chiedo cosa manca nella mia solita convinzione nel cercare il massimo della prestazione. Sono li' a sbuffare sulla mia strada e c'è qualcosa che mi disturba.
Una settimana fa si è rovesciato un barcone con 700 migranti a bordo. 700 morti.
E uno potrebbe pensare, accidenti, 700 poveracci morti nella disperazione, mentre io sono qui sano e salvo a pensare a una gara di corsa.
Io sono qui a pensare ai miei progetti, a cercare di soddisfare le mie esigenze quotidiane.
Cosa c'è a pranzo?
In genere i sensi di colpa di chi sopravvive si placano col ragionamento piu' semplice e cinico possibile, quello di sempre. 
La vita deve andare avanti. Ho i miei problemi. Ho una famiglia da mantenere. Io speriamo che me la cavo.
Di solito funziona a metterci il cuore in pace, seguito subito da un ringraziamento rivolto a qualche entità astratta, perchè a noi non è successo niente, siamo ancora qui a parlarne.
Questa volta trovo la cosa particolarmente difficile, perchè si è aggiunto un fattore molto piu' preoccupante, che è l'odio che ho sentito nei miei dintorni, da piu' parti a un passo da casa mia.
Non facciamo finta di niente, sono tanti di noi che non si sono dispiaciuti affatto di quei 700 poveracci, bambini compresi, che hanno fatto una misera morte dopo una vita di certo non molto piu' rosea.
Qualcuno se ne compiace. Molti piu' di qualcuno.
E il motivo di questa malvagità che salta fuori da tante bocche e tanti sguardi inferociti è l'incertezza del futuro, il timore di perdere qualcosa di nostro, di diventare un pò piu' poveri di oggi. 700 migranti in piu' da queste parti vorrebbe dire che ognuno di noi avrebbe un pezzo di pane in meno in casa.
Molti di questi nostri concittadini, nell'esatto momento in cui sto scrivendo, stanno pregando il loro finto dio in una chiesa.
Mi sembra che tutte le cose a cui mi dedico durante la giornata siano molto piu' piccole di prima.
I 700 non hanno raggiunto la nostra costa e non ci hanno rubato il nostro pezzo di pane.
Tutti noi abbiamo perso molto di piu', il senso della vita è difficile da recuperare.

6 commenti:

  1. Penso che sull'argomento si sia detto tutto, ed il contrario di tutto...continuiamo a pensare che il problema sia l'immigrazione, dimenticando che il problema vero è che ancora nel 2015 c'è gente che non può vivere o vedere un futuro nella sua patria, tanto da andare incontro a morte certa pur di scappare...
    Queste sono le cose di cui dovremmo occuparci, questa dovrebbe essere la poliica, con la P maiuscola.
    Ma ormai, questa non ha più spazio nemmeno nei discorsi da bar...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. tutti troppo bravi a girarci dall'altra parte, non so fino a quando potrà funzionare...il fatto è che continuiamo a imprecare contro i politici degli ultimi 40 anni, perchè ci hanno rubato i soldi di tasca. ma noi che valori stiamo lasciando a chi arriverà dopo? e dire che mi dà perfino fastidio la retorica della frase che ho appena scritto...

      Elimina
  2. il nostro tempo......
    soddisfare i propri impellenti bisogni, di continuo e senza sosta
    a questo ci siamo abituati
    problema.......diseducare a questo e i nostri figli, è la gara più difficile che mi sto ponendo
    sopratutto perchè ci sono poche parole che servono con i figli, ma solo esempio quotidiano
    altro che gara di corsa, questa è la più dura di tutte!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. già, poi effettivamente l'unica cosa positiva che credo (spero) di aver notato è che le nuove generazioni stanno conoscendo un mondo molto piu' eterogeneo, crescono disintossicati dai nostri pregiudizi sulle differenze. Se tutto va bene, noi resteremo solo un lontano, cattivo esempio...

      Elimina
  3. Ciao Alain! Senza saperlo e per ragioni differenti, abbiamo pensato al vuoto. E scritto del nero su bianco per sentite differenti mancanze. Personali o impersonali non importa. Quel che conta è riflettere sul senso della vita, come dici tu. E aiutarci a rintracciarlo. A tracciarlo e a percorrerlo, senza lasciare che l'indifferenza, sopra la sofferenza altrui, nasconda l'Uomo... Come canta Mengoni: credo negli esseri umani... che hanno il coraggio di "essere umani"!
    A presto, Mariano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mariano, proprio oggi ho notato questa incredibile coincidenza! Motivi diversi, ma in fondo non così tanto. Insomma, incontrarsi a parlarne vuol sempre dire non fare finta di niente. Bene.

      Elimina