domenica 31 maggio 2015

faccia a faccia col grillo



Saranno circa le 10,15 di domenica mattina e stai guardando un grillo negli occhi, a una distanza di circa 15 cm.
Sembra piuttosto infastidito dalla tua presenza e dopo pochi istanti salta via.
Uccellini che cantano, il fruscio del vento nell'erba.
Mentalmente stai cercando di ricostruire la scena degli ultimi 20 secondi, eri li' che correvi, saltellando nell'erba alta, alta quasi fino alle tue spalle, e devi aver messo il piede in un avvallamento lungo il sentiero.
O perlomeno, il tracciato del Garmin stava cercando di convincerti che stavi percorrendo un sentiero.
Il piede messo male, una bella storta e una goffa caduta, come un sacco di patate.
La vegetazione, tra l'altro, sembra un tantino ostile da queste parti.
Hai smesso di massaggiarti il collo quanto ti sei reso conto che stavi diffondendo una sostanza urticante in giro sulla pelle.
Niente di serio.
Infatti ridi, al pensiero di rivedere una scena simile alla moviola. 
Ridi forte e nessuno ti sente, e ringrazi di poterti ancora rialzare e riprendere la strada, considerato che lí in mezzo, dai 5 metri in poi di distanza da te, nessuno potrebbe vederti. Chissà quando ti avrebbero ritrovato?
E' la prima esperienza di un trailer solitario, uno che è temporaneamente in fuga dall'asfalto.
L'impressione è che per quanto possa impegnarti, ti sono del tutto inibite le corse veloci a cui sei abituato.
L'altra, quella immediatamente successiva, è una scoperta. 
Ti sei perso in un luogo dove non ti troverebbero mai.
Fantastico.

mercoledì 27 maggio 2015

di Luigi che se n'è andato



Ma sì, qui dentro mi sono sempre riproposto di scribacchiare per lo piu' di corsa, ovvero di quello che per me da anni rappresenta una piacevole passione a cui dedicare il tempo libero.
Da queste parti, Mondovì e dintorni, il pensiero della corsa amatoriale si rifà naturalmente ad un'unica persona, il presidente Luigi, vulcanico e coinvolgente personaggio, fondatore della PAM e leader indiscusso da più di trent'anni.
Quindi non posso non parlare di Luigi, che oggi se n'è andato.
Non amo la retorica, soprattutto quella facile, strappalacrime e gratuita, che oggi sarebbe davvero la grande protagonista di un post dalla metrica prosaica e facilona.
Non sarebbe un post scritto con un briciolo di sincerità.
A proposito di sincerità, appunto, mi preme chiarire un paio di concetti.
Il primo è che, da non credente, ho sempre una certa difficoltà a rapportarmi al concetto di morte, perché a contrario della maggior parte delle persone che conosco, non sono capace di attribuire un senso ultraterreno alla vita.
Può darsi che la cosa mi sia utile per dare un valore aggiunto alla vita terrena, ma non ne sono sicuro, per cui qui mi fermo.
Il secondo è che, in fondo, ho mentito.
Non sono affatto un runner, né almost né full, sono solo un amatore, come la maggior parte degli amatori.
Ho iniziato a correre molto tardi, per dimagrire, per smettere di fumare, per iniziare a volermi bene.
Credo proprio che questo valga per molti di noi.
Sono entrato nella PAM Mondovì dalla porta secondaria, mi ero iscritto grazie ad un paio di amici che mi ci avevano trascinato.
Sono rimasto nella PAM, questo sì è fuor di dubbio, grazie a Luigi Caldano, che era un gran trascinatore.
La sua forza era nella semplicità, per questo, e senza scopi bellicosi, ha tirato su un gruppo numericamente considerevole ed eterogeneo.
Di certo era più divertente correre quando lui era a bordo strada, piazzato ad incitare dal primo all'ultimo dei suoi corridori, perché era un capo di quelli che ti fanno sentire importante.
Verrebbe da dire che in fondo basta poco, basta una persona semplice, a fare il Presidente. 
Uno che ti vuole nel gruppo perché così ci sarai anche tu e si potrà gareggiare tutti insieme.
Una festa.
Che altro dev'essere, in fondo?
Siccome è stato un Presidente molto amato, proprio per la sua semplicità, lascio a chi di dovere il pensiero di dove possa trovarsi in questo momento, o domani o dopodomani.
Dal canto mio, non posso che augurarmi che il suo spirito, quello terreno, sia d'esempio un pò per tutti quelli che l'hanno apprezzato per le sue qualità.
Podisti o meno, me compreso.


lunedì 25 maggio 2015

formule da mezza



Dritto nella top ten.
E ovviamente non parli della la tua posizione in classifica, anche se stavolta ti ci sei avvicinato un po' più del solito.

La giornata di ieri è stata una di quelle che non si possono governare.
Probabilmente non trovandoti al volante, non hai la possibilità di indirizzare autonomamente gli eventi: forze esterne dettano l'ordine delle cose.
Solo che mentre sei lì, con gli occhi spenti a riempire la tua borsa, e poi esci di casa, incontri persone, viaggi verso Torino, cioè mentre la vivi, non te ne puoi accorgere.
Dovrai attendere il giorno dopo, quando a mente fredda ti renderai conto che la musica non la stavi affatto suonando tu, quando sulla A6, direzione nord, pensavi che stranamente non percepivi la solita adrenalina da gara.
L'unica certezza, ieri, era che avevi dormito poco e che ti sentivi molto stanco, tutto li'.
Non avevi certo focalizzato l'attenzione su ciò che ti stava girando intorno.
Ora sì lo vedi, quell'alone di luce, colori e musica, che ti accompagnava verso la linea di partenza di una gara podistica, o meglio, verso una giornata da top ten.

La cronaca della gara, in breve.
Alla partenza, tutta la stanchezza fisica era sparita, rimaneva solo la voglia di far girare le gambe.
Ma questo è facilmente spiegabile visto che, alla fine, una gara dà sempre una certa adrenalina.
Il lungo Po.
Costeggi il Po in direzione di valle, e ti pare di salire. Però sei fresco e riposato. Attraversi il ponte e cambi direzione.
Costeggi il Po verso monte, e tu sei in discesa. O la strada, oppure le gambe, una delle due ti stanno aiutando.
Il Po è un fiume in controtendenza. Forse solo oggi, o forse sei tu ad esserlo.
Corri a ritmo costante per tutta la gara.
L'ultimo tratto, da Nichelino al Valentino, è indubbiamente, inesorabilmente in salita.
Ti ritrovi solo solissimo in un corso della periferia torinese, di quelle strade in mezzo ai palazzi, di quelle in cui hai sempre solo transitato in auto da o verso il centro.
Il podista davanti a te è cosi' lontano che una parte delle tue energie è rivolta ad accertarsi di non sbagliare strada.
Pensi che questo sia uno dei modi piu' emblematici ed efficaci per sperimentare un senso assoluto di solitudine.
Ma poi incroci lo sguardo di un tizio dello staff, fra il brusio ti dice: "dai che sei ....ettesimo"
"sessantasette?"
"diciassette"
"ah!"
E al n.17 chiudi la tua gara.
1 ora 18 minuti 19 secondi.
Record personale, da non crederci.

Ieri. Oggi però ci credi. Cos'hai imparato oggi?
Una lezione importante è che ciò che ti circonda, fuori dal perimetro delle tue ossa, è fondamentale nella riuscita delle tue azioni.
Che tu stesso sarai importante per altri, se lo vorrai.
Tutti abbiamo questo grande potere, volendo possiamo usarlo al meglio.

Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
(da Subsonica: "Il cielo su Torino" - 2003)


venerdì 22 maggio 2015

Come Harrison Ford?

Fra due giorni una mezza maratona, e due giorni fa una corsa disastrosa che ha evidenziato preoccupanti sintomi di sovrallenamento.
In ordine decrescente: stanchezza, dolori tendinei, approccio negativo alla corsa.
Dopo una giornata di riposo, ti dedichi al solito allenamento di scarico pre-gara, ma stavolta non con lo spirito positivo che in genere dipinge un week end avventuroso. 
Il film, oggi, è di quelli da cuore in gola. Sei Harrison Ford in Frantic. Parigi, 1987.
Un americano alla ricerca di una donna rapita, un intrigo internazionale legato allo scambio di valigie all'aeroporto Charles de Gaulle, smarrimento di un microchip nascosto in un souvenir di ceramica a forma, indovina un pò, di statua della libertà, il monumento che accomuna New York a Parigi.
Uomo braccato. Ricerca e fuga allo stesso tempo. Gran parte del film si svolge lungo la Senna.
La colonna sonora del film, bella e martellante, è "Libertango". La calda voce di Grace Jones sembra creata appositamente per il film.




Sei su una strada e devi correre, perché se ti fermi anche oggi, non avrai concluso il tuo lavoro. 
Se corri troppo veloce, arriverai stanco all'appuntamento.
Ti tocca correre, ma se sentirai dolore la gara è compromessa. Sarà ugualmente compromessa se non fai girare un pò le gambe. 



"Strano, ho già visto questo viso prima d’ora,
l’ho visto camminare avanti e indietro fuori dalla mia porta
come un falco che insegue la sua preda
come la notte che aspetta il giorno"

Devi improvvisare un allenamento e opti per un lento con allunghi a sforzo non massimale, con uno sguardo alla postura, un pò di salita per richiamare di tanto in tanto lo sforzo da gara. Una cosa soft, insomma.
L'achilleo sinistro, vecchia, vecchissima conoscenza, oggi è ancora sveglio, ma non morde come l'altro ieri. 
Fino al chilometro 2 non si era neanche fatto vivo, ma ora lo senti, lui non urla quasi mai, come i cani che non abbaiano.
Ti lascia correre sogghignando minaccioso fino al chilometro 6,5 , quando decidi che la tua salita è terminata e inverti la direzione. Poi, forse si assopisce, forse si apposta dietro un angolo.


"Strano, mi ha seguito come un’ombra fino a casa
i passi facevano eco sul selciato
notti di pioggia nel Boulevard Haussmann
musica parigina esce dai bar"

Il film non è di quelli a lieto fine. Il buon Harrison, all'epoca molto più giovane e atletico, smette di correre in giro per Parigi e se ne torna a casa, con la donna ritrovata, ma senza sorriso.
Rientri con circospezione, ascoltando i segnali, pensando che il Po non è la Senna e tu certamente non sei Harrison Ford. 
Non devi ritrovare una forma che tutto sommato hai già, ti serve solo un altro giorno di riposo, dopodiché correrai la tua mezza, magari in buona compagnia, magari anche con discreti risultati, senza per forza pensare a prestazioni eccelse. 
Solo un pò di fortuna e sarà una bella giornata.


mercoledì 20 maggio 2015

Voglia di trail



Questa qui sopra non è una schiena di donna.
Qui si tratta del bisogno di tagliare di lato e uscire dal nastro bitumato: bisogno o necessità.
Come al solito hai seguito questa tua fastidiosa mania di voler preparare una gara con grande puntiglio, questa volta aiutato anche dalle circostanze, che ti hanno permesso di correre piu' strada del dovuto.
Al punto che le tue articolazioni si fanno sentire, a ricordarti che sei un animale da terra. Hai smesso di ascoltarle da troppo tempo.
E loro, hai voglia a mandarti segnali che un sordo non sente: fatica, dolori.
Quindi, non che volessi metterti a scribacchiare frasi erotiche, viste e riviste, trite e ritrite, con tanto di immagine femminile scaricata dal web e inserita a puntino per stuzzicare chissà quale istinto pruriginoso.
Il pensiero del giorno è legato piuttosto a quel che è bello, in senso lato.
Oppure no, anche solo alla bellezza del correre nella natura, visto che non è facile resistere alla meraviglia di certe giornate di maggio.
Se però vuoi evocare il più immediato concetto di bello devi riferirti alla forma, e se vuoi farlo dal tuo punto di vista, che tuo malgrado è condizionato da istinti maschili, il più immediato fra tutti i messaggi è quello del corpo femminile.
Strano collegamento mentale, oltretutto involontario, ma è andata proprio come segue.
Guidavi e ammiravi colline primaverili di prati e boschi, rallentavi e scrutavi in cerca dei sentieri nascosti, da esplorare appena ne avessi avuto il tempo.
Rientri a casa, e nell'attesa di poter partire per qualche escursione, ti butti alla ricerca di immagini sul web.
L'idea era di cercare il verde, le querce, i raggi del sole che penetrano tra le foglie.
Un paesaggio fantastico popolato da elfi.
L'inghippo dev'essere stato quando, cercando un tronco d'albero, la ricerca su google della parola "trunk" o "tronco" o "torso" o qualcosa del genere, ti ha restituito l'immagine di una bella schiena di donna.
La cosa ti ha colpito per la quantità di analogie che passano fra due immagini apparentemente così diverse , una schiena di donna e un bel panorama naturale in cui correre.
Le pendenze.
Un saliscendi collinare, nulla di pericoloso, nulla di troppo arduo da percorrere. Puoi correre lungo la più ripida di queste salite con la consapevolezza che certamente presto troverai una discesa, il tutto con moto accondiscendente, senza secchi cambi di pendio. Una carezza.
Il fondo. La morbidezza.
Scappare dal cemento. Altro che scarpe ammortizzate, un territorio naturale.
Dove la vita animale e quella vegetale hanno proliferato per millenni, sotto i tuoi piedi non troverai mai uno strato duro come una strada, ma qualcosa di morbido. Come la pelle.
L'imprevisto.
Cosa c'è di piu' attraente del percorrere territori di cui non puoi sapere cosa arriva dopo, quello che nè l'occhio, nè il pensiero, possono scorgere.
Una schiena di donna, che in teoria nasconde una donna.
E qui ce ne sarebbe.


mercoledì 13 maggio 2015

Castelli Infernali, Grandi Avventurieri



Tempo fa, un certo dissennato, in una delle sue farneticazioni ha detto "forse mi somiglia, la faccenda del correre".
Io invece, che sono ben più pragmatico, ho un'opinione un pò diversa, probabilmente non meno delirante, ma tant'è.
E cioè che in realtà la faccenda del correre non è altro che uno spaccato della vita.
E' un'attività che nella sua essenza, così densa di ogni senso umano: fatica, divertimento, infortunio, impegno, desiderio, risultati, delusioni...ne costituisce una rappresentazione teatrale, un formidabile melodramma.
Come se si potesse concentrare un'intera vita in una stagione podistica, o una sequenza di allenamenti, o anche solo in una singola uscita.
In soldoni, parto dall'ipotesi che dalla fatica fisica, in generale, ci sia sempre da imparare e riporto un'esperienza fresca di giornata.
Non fresca, però, la giornata.
Oggi l'allenamento era previsto in pausa pranzo, sotto un sole afoso, in compagnia di un paio di amici con cui si pensava di condividere il riscaldamento, dopodiché ognuno per la sua strada.
In prossimità della mezza di Torino, ero nuovamente alle prese con le terribili ripetute lunghe da 3000, "n.3xRL3000".
Un allenamento di per sé già molto pesante, aggravato dalle temperature elevate e dalla strada che avevo davanti, inesorabilmente un falsopiano a salire.
Avrei potuto declinare l'esercizio in programma, rimandandolo a domani, e adagiarmi sugli allenamenti più leggeri che stavano per svolgere i compagni di corsa.
Ma ovviamente non sarei stato in pace con la mia coscienza da sportivo, considerando tra l'altro che la gara è fra 11 giorni e che ogni elemento lasciato al caso, ormai, può rivelarsi deletereo per il risultato, ma soprattutto per l'amor proprio.
No, bisognava correre le dannate ripetute, avrei dovuto soffrire.
Soffrire.
Sono partito con la prima delle tre interminabili fatiche, con questa precisa, drammatica consapevolezza, la raffigurazione della sofferenza fisica prolungata, del sudore e della calura.
Spesso è sufficiente superare il primo impatto perché le cose prendano un'altra piega.
Fortunatamente siamo attrezzati di una testa, che seppure in molti casi si comporti in modo bizzarro, ha la capacità di trovare la chiave di un forziere in cui scovare le soluzioni ai problemi.
Nel mio caso, la soluzione si è rivelata nel focalizzare ogni singolo passo che facevo, riuscendo a rendermi conto che la strada che avevo davanti, in fin dei conti, era solo una strada, mica un braciere o un puntaspilli, e che stavo semplicemente facendo una delle cose che più amo fare.
Che avrei semplicemente corso per tre chilometri a ritmo sostenuto, stando attento a non esagerare con la fatica.
Ha funzionato perfettamente, il mio fisico ha retto allo sforzo, il lavoro è stato portato a termine. Applausi.
Il senso della storiella è piuttosto semplice, ovvero che il problema non è mai esistito, se non nella mia testa da podista ante allenamento.
Il Cacasotto, colui che teme la sofferenza, aveva costruito tutto il suo Castello della Montagna Infernale, sperando che in qualche angolo del cervello, il Capo delle Rinunce lo vedesse, impugnasse le armi ed avesse il sopravvento sul Grande Avventuriero.
Proviamo a trasporre una paura come questa, da una piccola attività sportiva amatoriale ad un qualsiasi altro evento della nostra vita, sulla carta anche molto più serio e importante.
E il gioco è fatto.


lunedì 11 maggio 2015

Turin Half Marathon



Il prossimo obbiettivo importante è quello di una gara mai corsa prima, in quanto a Torino centro fin'ora avevo corso solo la Royal Half Marathon e la Tuttadritta, gare che entrambe offrono scenografie da salotto, molto suggestive.
Confermata l'iscrizione alla gara del prossimo 24 maggio, la prima impressione è stata di un certo liberatorio benessere, legata alla tranquillità di poter correre una gara senza dover rendere conto a terzi.
Perché effettivamente le staffette, corse o da correre, del periodo mettono sempre un pò di tensione addosso. Almeno, al momento gira cosi'.
Invece no, la mezza di Saluzzo è andata, ed è andata anche bene, e a Torino sarò libero di azzeccare o sbagliare la mia gara senza che ciò comporti grossi problemi.
Quindi al lavoro, proviamo ad abbozzare una tabella per i prossimi giorni.

Oggi lun. 11: Progressivo di media lunghezza
Martedi' 12: CL, qualche allungo finale
Mercoledi' 13: RL3000
Giovedi' 14: riposo o lento defaticante
Venerdi' 15: lento defaticante....o riposo
Sabato 16: CL
Domenica 17: Progressioni: 3x(CL4+CM2+CV1)
Lunedi 18: Riposo
Martedi' 19: CL con allunghi
Mercoledi' 20: RL3000
Giovedi' 21: riposo o lento defaticante
Venerdi' 22: CL
Sabato 23: un breve lento con qualche allungo
Domenica 24: GARA

Tempo finale..... se chiudo in 1.20.59 non mi lamento...promesso.

sabato 9 maggio 2015

la punta piu' alta

Sei indaffarato nelle tue faccende da sabato sera.
Riassumendole in poche parole, potresti dire che si tratta dei colpi di cannone finali, piu' radi e senza convinzione, quando una guerra sta ormai volgendo al termine e c'è poco da bombardare.
Arriva un periodo sereno, perché cosi' dovrà essere, nel bene o nel male. Perché è nell'aria che le cannonate dovranno finire, per il bene di tutti.
E' un sabato sera in cui un guerriero rientra a casa e dismette i suoi panni.
Domani forse sarà una giornata bellissima, sei pieno di aspettative. 
A questo, grosso modo, stai pensando, nel momento in cui ritorni alla realtà e ti accorgi che un bambino ti sta guardando con aria indispettita, con piccole, piccole braccia distese verso di te. 
"Con nanna papà", dice.
Che tradotto dal bambinesco significa: cosa stai aspettando? per una volta che ti concedo il privilegio di mettermi il pannolino?
Stasera, la finestra della cameretta del bambino, ti propone questa cosa strepitosa:


Non resisti alla tentazione di dire al bambino:
La vedi la punta piu' alta? Da li' nasce il fiume piu' lungo che c'è in Italia. Domattina papà andrà a correre in un posto un pò piu' in alto di qui, da dove si può vedere sempre, sempre quella montagna.
Sai che papà ha passato un sacco di tempo con quella punta davanti agli occhi. Cose belle e cose non tanto belle.
Sai che papà ha corso come un matto con quella montagna davanti. Ha sudato cosi tanto, correndo, giocando, lavorando, litigando, ridendo, pedalando, gridando...
Che anche nel fiume piu' lungo d'Italia, che nasce proprio da quella punta, ci sarà sicuramente un pò del sudore di papà.
Ma il bambino non sembra molto interessato a una storia inutile come questa, forse gli è bastato sentire la tua voce e si è già addormentato, senza ascoltare favole.
Missione compiuta.


venerdì 8 maggio 2015

cos'ho imparato oggi, parte due


Parte due, potrebbe essere la seconda di una serie di altre che seguiranno. potrebbe.
Effettivamente è un gioco che può risultare divertente. Divertente piu' che utile.
Oggi ho imparato, o almeno credo, questo.

Molte delle azioni che compiamo ogni giorno sono dettate dalla ricerca di qualcosa che abbia un senso. Ma come dice Vasco Rossi "Un senso non ce l'ha".

Spesso dimentichiamo il valore che ha una bella corsa in compagnia. Una bevuta in compagnia. Un gioco in compagnia. Il valore dell'amicizia.

Molte delle esaltazioni che ci guidano ogni giorno sono frutto di pensieri astratti e quindi mal ponderate. Come dice Vasco Rossi "Un senso non ce l'ha". L'avevo già detto?

Questo l'avevo già imparato in precedenza, ma oggi ho capito che ogni tanto lo devo ripetere a me stesso: non ci sono altre persone con cui debba competere sul serio, nella corsa come in ogni altra cosa. Il sorpasso è un gioco, oppure un mestiere. Io di mestiere mi occupo di cose meno divertenti, niente che riguardi lo sport.

Non credere a chi ti dice che non crede nella competizione. Chi lo dice, mentre lo dice, sta mentendo. Se è una donna, prepara le armi.


giovedì 7 maggio 2015

Correre in libertà

Potrebbe senz'altro essere dovuto alla stagione, questo desiderio di libertà.
Ma le parole "desiderio di libertà" esprimono un concetto che tende a non avere un senso assoluto, in quanto strettamente legato al soggetto attore (sì, quello sono io), ma soprattutto al significato che si attribuisce alla parola "libertà".
Quindi, un concetto del tutto relativo, anzi astratto. E piuttosto articolato ed espandibile.
Meglio chiarirsi le idee, quindi provo a definirlo con un esempio concreto.
Oggi libertà sarebbe poter correre in mezzo alla natura selvaggia. La natura mi ha sempre dato un senso di pace, da quando ero piccolo. 
Scappavo di casa con un paio di amici e trascorrevo interi pomeriggi al fiume, in mezzo ai boschi.
Che se allora sembravano lontanissimi dalle nostre case, oggi mi accorgo che percorrevamo al massimo un chilometro, o anche meno.
Ci buttavamo nel fiume, pescavamo pesci coi retini, fumavamo sigarette, ci raccontavamo storie piene di parolacce irripetibili. 
Veri esempi di bravi ragazzi.
Ora che le condizioni sono cambiate e ho smesso di fumare, ma soprattutto sono piuttosto cresciuto, mi accorgo che tendo a tornare nei luoghi che mi hanno regalato i momenti più belli.
La scusa, oggi, è andare in mezzo alla natura per correre, e le esigenze di un adulto, checché se ne dica, sono sempre più futili e capricciose di quelle di un ragazzino.
Siamo contaminati e ci contaminiamo con desideri materiali, perché siamo cresciuti in una società eccessivamente consumistica.
Così va a finire che oggi, il mio desiderio di libertà, comprende queste:




e questo:



e questa:




e mi accorgo che sono cambiate davvero troppe cose, per poter tornare ad essere felice come un tempo.
O perlomeno, dovrò lavorarci su parecchio...


martedì 5 maggio 2015

Vortici e Sinusoidi

Leggero, nel vestito migliore
senza andata nè ritorno, senza destinazione

Poi arriva il giorno in cui l'ondata delle emozioni ti avvolge.
Eppure ieri era tutto normale, una corsa lenta e piatta, a difesa delle articolazioni, nessun colore degno di nota. Poco acquerello, molto terra di siena.
Spesso hai pensato che l'ondata emozionale potrebbe avere un andamento sinusoidale, che se ne vada per la sua strada, cosi' per il mondo, senza rotte predefinite.
Non puoi pianificarlo, devi solo essere fortunato a far intersecare le due traiettorie, la tua corsa con la sua.




Il giorno in cui l'ondata ti incontra, è sempre un giorno speciale. Ogni volta.
Stai correndo al centro esatto del tuo cammino e senti tutto il bello che esiste al mondo.
Puoi allungare il passo, funziona.
Puoi cambiare sentiero, funziona.
La musica è una specie di rock melodico, ma oggi non cerchi titoli in prestito. Non ne hai bisogno.
Quello che ti circonda suona come il suono della natura, poco lontano da te c'è chi risuona della tua stessa melodia.
Devi solo essere abbastanza bravo a non aspettarti il ritorno dell'ondata subito, cosi' come stanotte la perderai: sei incapace di seguire una rotta senza riferimenti.
Il giorno perfetto ritorna sempre, a condizione che non lo cerchi con ansia, devi aspettarlo con un sorriso.
Cosi' quando tornerà, non troverà piu' un soldato in guerra. La guerra deve finire.

Leggero, nel vestito migliore
nella testa un pò di sole, ed in bocca una canzone.
(da Ligabue: "Leggero" da "Buon compleanno Elvis" - 1995)

domenica 3 maggio 2015

Landandè


Sentiero Landandè, un percorso di 22 km e mezzo che coinvolge tre comuni nei pressi di Mondovi'.
Turistico, sportivo, naturalistico.
Non sufficientemente segnalato da poterlo correre da solo, la prima volta, senza perdersi fra le colline.
Ieri finalmente hai trovato un collega podista che si è offerto a farti da guida. Hai provato a vedere se poteva anche essere musicale. Vediamo.

Km 0-7 "La foresta dei Celti"
Ma resterete dunque sempre in ginocchio
a aspettare il coltello come pecore,
quant'è lunga l'attesa
Oppure, come l'uccello selvaggio
canterete nella vostra lingua senza chiedere il permesso?
Quant'è lunga l'attesa...

(trad. da "Ken pell zo da c'hortoz" - Gilles Servat)

Il nome con cui battezzi questa prima tratta non è casuale. Negli anni 70 in questo bosco è stato scoperto un ipogeo di epoca antichissima, migliaia di anni antecedente all'arrivo dei romani. L'orientamento dell'antro, lungo e stretto, è legato al culto del "Sol Invictus", cosi' lo chiamano. Ogni 21 dicembre, solstizio d'inverno, la luce del sole penetra per un istante fino al fondo della grotta e illumina una specie di altare su cui sopra c'era...chissà cosa poteva esserci, nessuno lo sa.
Mistero dei celti-liguri, il tempo lo ha cancellato per sempre.
Li' intorno sono stati ritrovati dolmen, pietre lavorate a forma di cinghiale e di uccelli, attrezzi da lavoro rudimentali.
Ti addentri fra la boscaglia con questa precisa consapevolezza, stai visitando una terra che non è tua, che ancora pochi conoscono, un luogo che il tempo ha preservato e che può incutere un senso di soggezione.
Silenzio e alberi d'alto fusto, tracce di ogni sorta di animale. Silenzio. Silenzio che risuona di antiche battaglie.
Scendi per prati inzuppati e stradine fangose, risali per ripidissime rive, con la stessa fatica e il fiato grosso di chi ti ha preceduto migliaia di anni fa.
Temi di disturbare la martora e il cervo. Credi di scorgere un troll. Probabilmente si nasconde dietro qualche tronco, incuriosito dal rumore di zampe non conosciute.
Non pensarci nemmeno. Non provare neanche a pensare di fermarti, questo posto non è tuo, chiede rispetto. 
Goditelo per il tempo strettamente necessario al vostro transito, e lasciatelo alle spalle, che rimanga impresso nella memoria, fino al prossimo passaggio. Si ricorderanno di te, e forse la prossima volta sarai ben accetto.


Km 7-12 "Le colline "
Strade di campagna, portatemi a casa
Ai luoghi che mi appartengono
mamma Montagna dell'ovest Virginia
Portatemi a casa, strade di campagna
(trad. da "Take me home, country roads" - John Denver)


La luce del sole. Siete di nuovo in superficie.
Qui si lascia il comune di Briaglia e si entra a Vicoforte, anche se non vi sono tracce di confini. Campagne lavorate dall'uomo, campagne abbandonate dall'uomo. Tratti asfaltati e stradine sterrate.
Non riesci a capacitarti di come sia possibile l'aver transitato in auto per decenni in quei dintorni, e non avere mai saputo dell'esistenza di quei sentieri, che fra una collina e l'altra, a tratti riescono anche a farti perdere l'orientamento. E pensare che ti trovi fra Niella Tanaro, Vicoforte e San Michele. Pane per i tuoi denti.
Si sale un pò e si scende un pò.
Poi si sale molto, con sforzo quasi massimale per riuscire a non perdere il passo del compagno di corsa-scalatore e ripiegare sulla camminata.
Non cedere, fallo per i celti liguri di cui sopra.
Il crinale della collina ripaga la fatica. E la vista, stavolta, ti offre un panorama ben conosciuto, rassicurante, aperto.


Km 12-15 "La civiltà"
ma eccomi qui, ancora sulla strada
eccomi, sopra il palco
rieccomi, a fare ancora la star
ricomincio, volto pagina

(trad. da "Turn the page" - Metallica)

Sull'asfalto. Strade che conosci proprio bene stavolta, perchè corse, percorse, ricorse per anni.
Salite a Vico e scendete al Santuario. 
L'occasione è buona, una volta riprese le forze, a dare del tuo. Allunghi la falcata e stavolta puoi essere tu a spronare il compagno di squadra.
Dal santuario alle Clarisse, poi di nuovo a Vicoforte. Sali sull'asfalto, e la salita è familiare. Durissima ma familiare. Una grande sudata col desiderio di scollinare quanto prima.
Vediamo cosa ci aspetta, dopo.

Km 15-19 "La discesa al Fiume"
Guscio rotto
Liquidi che scorrono
Ali che tremano
Gambe che vacillano
Non essere sentimentale

Finisce sempre in stupidaggini
Un giorno mi spunteranno le ali
Una reazione chimica
(trad. da "Let down" - Radiohead)


Da Vico, direzione Mondovi' Piazza, esiste una stradina che si diparte sulla destra.
Esiste solo oggi, perchè ci passi davanti da circa quattordici anni, due volte al giorno, e fino a ieri era solo uno spiazzo senza uscita.
Da qui in poi devi essere fortunato, perchè se le gambe hanno ancora qualcosa da dire, ti faranno divertire. Passerai molto tempo sullo sterrato, troverai tutti i tipi di pendenze, ma soprattutto lunghe discese, strade sconnesse, cross allo stato puro.
In fondo alla discesa sei nel buio, di nuovo un bosco.
In mezzo al bosco, il torrente. Lo devi attraversare senza scivolare, e poi cerchi altre segnalazioni, qui si rischia di perdersi.

Km 19-22 "La prova finale - La salita della Paura"
Cammino, cammino da solo
Verso la terra promessa
C'è un posto migliore per me
Ma è lontano, lontano
(trad. da "In my darkest hour" - Megadeth)

Comincia una salita. Una salita ripida. Una salita senza fine.
E qui i tuoi limiti saltano fuori, oggi le salite a disposizione del tuo fisico sono esaurite.
Dopo 22 chilometri di sentiero Landandè, ti devi piegare alla fatica e percorrere camminando l'ultima tremendissima erta.
Ogni tanto le gambe ti abbandonano davvero.
Cammini e riprendi, ma sei soddisfatto perchè non si tratta di una sconfitta.
Riprendi a correre, poi smetti ancora.
No, è chiaro, non ce la farai ad arrivare in cima come un trailer, ma comunque arriverai in cima come un runner.

Il circuito termina con qualche centinaio di metri in piano.
E l'ultimo allungo sciogli-gambe vi permette di concludere la traversata in meno di due ore.
Questo è un sentiero da sogno, molto musicale, lo sospettavi.
Musica dentro e musica fuori, tutto intorno.

venerdì 1 maggio 2015

Nostalgico? Retorico? Il mio. Primo Maggio

Modena City Ramblers: "I funerali di Berlinguer" da "Riportando tutto a casa" (1994)

Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia. 















La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.













Eravamo all'Osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol,
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon.

"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia,
a Padova è stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù
"Ragazzi, sta morendo il compagno Berlinguer".

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.

A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.

C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun,
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor",
do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun.

I vecc i an tachee
a recurder i teimp andee,
i de d'la resisteinza
quand'i eren partigian
a'n so brisa s'le cuntee
ma a la fine a s'am catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.



Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui. 


















Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono 
ma non può riportarlo tra noi.

Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in piazza esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree
per andare a salutare il compagno Berlinguer.

Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer,
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel.

A sam seimpre ste de dre
e quand'a sam rivee
la piaza l'era pina
"ma quant comunesta a ghè"
a'n g'lom cadeva a veder un caz
ma anc nueter as' sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer

Pipein l'è andè in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.