lunedì 29 giugno 2015

limiti

Il minor tempo possibile per coprire un percorso misurato.
Oppure anche la maggiore distanza  percorribile in un lasso di tempo prefissato.
Di questo ti sei occupato, a tempo perso, e pure spendendone molto, del tuo tempo, negli ultimi anni.
Una continua ricerca di limiti e di superamento di limiti raggiunti.
Limiti che non conosci, che forse raggiungi e che poi vorresti superare.
Poi guardi un documentario di fisica per asini e impari che c'è una teoria della fisica universale, quella dello spaziotempo di Enstein, che ti spiega che non esiste la dimensione del tempo sola soletta, e neanche quella dello spazio, come noi lo concepiamo.
Lo spazio e il tempo, spiegano all'asino, sono una sola cosa e non possono essere divise. Vanno a braccetto e per di più formano una curva che ti frega, perchè se anche volessi arrivare all'inizio dei tempi non ci arriveresti mai. 
Perchè non puoi arrivare all'origine del tempo, se questo ti frega curvando insieme allo spazio.
Chiaro?
Sentito, e soprattutto capito, questo concetto, l'unica cosa che ti rimane chiara in testa è che i tuoi limiti sono davvero troppo piccoli, abituato come sei a misurare con orologio e calendari i giorni della tua vita, e con metri e chilometri i passi che percorri per il tuo mondo.
L'inizio e la fine della tua vita non sono nulla, probabilmente, perché sei parte di un universo che non concepisce nascita e morte, ma solo energia.
E poco importa, quindi, sei hai vinto o perso una gara.
Forse è più importante sapere quanta energia c'è in quello che fai, da dove la prendi e come la impieghi.

Sei un piccolo uomo, sei una minuscola parte di qualcosa di immenso.
I tuoi limiti vanno misurati nel modo che conosci, è solo questo che ti è concesso, e richiesto.
Puoi fare tanto anche così, rispetta i tuoi limiti. Capito piccolo uomo là sotto?
Ecco cosa voleva dire.


domenica 28 giugno 2015

"per...correndo le mura di Ceva 2015" e le occasioni che ritornano


Dal quarto chilometro in poi, puoi incominciare a lasciare la briglia sciolta ai tuoi pensieri. Se l'intenzione dei cebani garessini era quella di creare un percorso frastagliato e impegnativo, ci sono riusciti in pieno.
All'inizio c'è la viuzza medievale del centro paese, si corre sul porfido e lastre di luserna. Instabile ma accogliente.
Un tratto asfaltato facile facile e poi, il demonio.
Un sentiero sterrato che si arrampica fino al cielo, e sta lì, fermo senza cedere sotto i tuoi passi solo grazie a gradoni in pali di legno conficcati al suolo.
Già, è necessario transitare da lì, ma mica per ucciderti.
Solo per farti visitare le mura ... medievali? saracene? che sono effettivamente suggestive, ma questo lo sai solo grazie al fatto che le avevi già visitate in precedenza.
Perché una volta raggiunte gareggiando, non le vedi più così bene. E poi scendi scendi scendi.
Una discesa asfaltata così ripida che se fosse inverno ci vorrebbe il corrimano laterale.
Si torna in centro, giusto il tempo di tirare il fiato.
Perché poi si riparte con una salita lastricata-ciottolata-gradonata di precipuo interesse turistico. Ottimo recupero del centro storico, devi ammettere.  Al primo giro.
Ma di giri ce ne sono tre.

Un salto in avanti e arriviamo alla fine.
Non avevo riscontri di tempo in questa gara, così atipica.
L'unico parametro a disposizione era la posizione in classifica. Ho chiuso quarto assoluto e primo di categoria, non solo per merito mio, anche per problemi fisici di altri podisti che sarebbero normalmente più veloci di me.

Ma torni ai tuoi pensieri, e come al solito, questi parlano in seconda persona.
E' sabato sera, e per l'ennesima volta te la devi vedere contro dei giganti. Le condizioni fisiche di questo percorso pazzesco hanno fatto sì che talenti e limiti dei singoli podisti siano emersi con evidenza ben superiore rispetto alle gare a pendenza omogenea.
In soldoni. C'è un distacco enorme fra le singole posizioni in testa alla classifica.
In soldoni soldoni. Dovrebbero esserci tre giganti davanti a te, ma non li vedi più da un pezzo. E non vedi più chi ti sta dietro. Corri da solo affidandoti ai segnali sparsi in giro.
Sei solo al chilometro 4, innesti la velocità di crociera e inizi a pensare.
Questa è la gara medio breve in cui stai riuscendo a dare il meglio di sempre. I giganti là davanti, seppure non siano più alla tua vista, sono davvero dei giganti.
E all'improvviso ti pervade un'ondata di malinconia, una sorta di tristezza.
Stai provando la precisa consapevolezza che non potrai più correre una dieci chilometri a questi livelli.
Allenarti per questo tipo di gare è troppo rovinoso per i tuoi tendini, provati da decine di migliaia di chilometri pestati sull'asfalto.
E un altro infortunio, e l'attesa di un'altra guarigione ti porterebbero troppo in là con gli anni per poter pensare di riprendere una forma come questa.
Sulle gare da diecimila, o più brevi, bisognerà inghiottire il rospo, e limitarsi a guardare le classifiche di categoria e non cercare altri record.
Ma poi ti rendi conto che sei già stato ripescato più volte dalla fortuna, dopo tanti infortuni, soste, errori grossolani e via dicendo.
Hai avuto un sacco di occasioni di ripescaggio, quello che stai facendo stasera è già un mezzo miracolo.
Poi c'è la vera parte buona della medaglia, cioè che potrai vincere definitivamente il tuo più grosso difetto, l'abitudine.
Dovrai cercare nuovi obbiettivi e ne troverai, quanti ne troverai.
Tanto per stare sul morbido e conosciuto, ci sono maratone e maratonine, ci sono gare in montagna.
Se vuoi azzardare qualcosa di ignoto, ci sono mille sport alternativi da provare, un giorno. E l'achilleo ringrazia.
Per ognuna di queste esperienze, riparte una nuova serie di possibilità, di occasioni, di errori e di rivincite.
Mille barche passano nel fiume, aguzzi lo sguardo e sei anche quasi sicuro che ognuna di queste sia diversa da tutte le altre.


giovedì 25 giugno 2015

calma piatta



Tutto nella norma.
Ti sei svestito dai panni da ufficio, sobria maglietta senza fronzoli e soliti pantaloni, e sei andato a correre a mezzogiorno.
Oggi andrà bene bel un lento tranquillo, nella solita strada da metà settimana, preferibile il giovedì.
Hai innestato la marcia avanti lento, e tutto ti sembra così carino.
Fai il tuo riscaldamento in una strada alberata e poi prevedi di corricchiare in mezzo a un grande silenzio. Che pace.
Che silenzio.
Una musica che non parte non è certo un brutto segno, si tratta semplicemente di un giorno tranquillo.
Che strano silenzio però, senza vento, senza sole, senza caldo e senza freddo.
Che bello correre: nessun rapace a disturbare i tuoi pensieri, avanti lento.
Senza emozioni, inquietante.
Quel passo un pò piu' rapido ti è venuto bene, ti fa pensare che potresti farne altri, più lunghi e più veloci.
Più bello di prima, allungare il passo e vedere che hai voglia di correre.
Cioè, hai voglia di correre più veloce.
C'è un uccellaccio sopra di te, è lei, è arrivata.
Hai voglia di guardarla, di correre forte, di sudare e sapere che c'è lei lì dalle tue parti.
Guardi l'orologio al polso e premi velocemente una sequenza di tasti.
Parti con le ripetute da mille, le tue preferite, e la solita strada, quella sicura e tranquilla, quella da metà settimana, è diventata di colpo il tuo campo di battaglia.
L'uccellaccio svolazza lì sopra e tu, ora, hai tutto a disposizione.
C'è del sole e una musica che ti spacca le orecchie, e ridi.
Sì è alzato anche il vento, stai sudando e sei davvero al tuo posto. Adesso.


mercoledì 24 giugno 2015

animali nascosti



Passata la temibile staffetta, posso raccontare di essermela cavata. E guardiamo avanti.

Sabato 27 gara dal titolo "Per...correndo le mura di Ceva", per la prima volta in veste competitiva.
E mi sono iscritto, in previsione di terminare il mese e poi partire da luglio con una nuova tabella pro maratona di Torino.

Nei giorni seguenti alla staffetta ho notato che le gambe stavolta non hanno sofferto troppo la gara.
Ma in via cautelativa, oggi non ho voluto forzare i ritmi con una seduta di ripetute, ripiegando su una più morbida corsa in progressione, in modo da limitare i ritmi più veloci all'ultimo chilometro e mezzo.
Domani, se le gambe consentiranno, forse potrei improvvisare un allenamento più deciso.

Ora, che siamo a metà pomeriggio, mi chiedo se sia un orario adeguato a poter registrare qualche nuova esperienza. Proviamo, e proviamo a non mentire.

Quello che ho imparato oggi.
Uno.
Una corsa da svogliato è usa corsa che produce poco allenamento, favorisce l'infortunio e causa stanchezza.
Ma questa è una bugia: non l'ho imparato oggi.
Ho semplicemente rivissuto e reiterato un'esperienza già ben nota.
Due.
Un orso bruno come me cerca la fuga in luoghi solitari e inesplorati.
Ma questa è un'altra bugia: non in senso assoluto, per esempio non oggi.
In un giorno sottotono, già previsto e annunciato, mi è mancato un compagno di corse, il podista a fianco con cui condividere un allenamento, giusto o sbagliato che fosse.
Non c'era la poiana, né il capriolo, manco a parlare di cervi o di lepri.
O forse invece c'erano, lì a guardarmi passare e io, per mera distrazione o pigrizia, non mi sono accorto della loro presenza, dietro le frasche.
Tre.
Affrontare una giornata sottotono con il giusto spirito fortifica lo spirito e consolida la consapevolezza delle proprie risorse.
Sì, questa non è una bugia, quindi è sufficiente innestare una marcia avanti piano.
E proseguire, magari rimandando il meglio a domani.


lunedì 22 giugno 2015

mille frazioni in una



Staffetta Marene Valmala, Partiamo dai numeri.
Frazione n. 2 con percorso da Savigliano a Suniglia, 6,4 km corsi in 22' e 26'' a circa 3'32''/km.

Ancora una volta con quel pezzo di legno in mano, sarà il millesimo anno di fila che ti ritrovi, un giorno ogni tanto, a correre con quel coso.
Molto allenato, molto sicuro di te. Molto più sicuro di te di quanto non lo fossi ieri, o solo stanotte, poche ore fa.
Finisce che quando il testimone arriva, parti e sei caldo e non hai più paura. 
Corri e senti quella sensazione magica di quando ricomincia una stupenda sfida con te stesso, quel genere di sfida, forse l'unico, che ti senti in grado di dominare.
Cavalcando l'onda di uno stato di forma assurdo, che non avevi anni fa e che hai ora, quasi ci fossero sostanze dopanti, nel caffè e nella liquirizia che hai consumato stamattina.
Con questo spirito affronti le gare in questo 2015 anno domini, e oggi vivi questo nuovo contesto in questo vecchio paesaggio, programmando una ottimistica velocità di crociera, ovvero quella che speri di mantenere fino alla fine della gara.
Hai faticato, sofferto dolori e calori, in questi giorni di preparazione, e oggi sei qui a pensare che anche stavolta vivi sulle ali di un cartoon perbenista alla walt disney. Del tipo.
I buoni vincono sempre. Si raccoglie il seminato.
E così via, e mentre partecipi a questo bel talent show dove la cattiva sorte non è contemplata, approfitti della velocità di crociera per rifugiarti nei tuoi favolosi pensieri.
Mille volte la stessa gara e ogni volta, in realtà, un contesto ben diverso dal precedente.
Accidenti come cambiano in fretta i copioni, seppure recitati sullo stesso palco, a poco tempo di distanza l'uno dall'altro.
L'altr'anno, come fosse ieri, non eravamo affatto in questo stato di grazia e non c'era ancora tutta questa spinta motrice, che ti fa correre a ritmo Highway Star. 
Realizzi che è spuntata in un attimo, come un incontro inatteso.
No, l'anno scorso eri reduce da infortuni, facevi parte di una staffetta master ed eri praticamente rassegnato a correre per il resto dei tuoi giorni a ritmo Credence Clearwater Revival.
Rolling, rolling, rolling on the river.
Mica male, per carità. Certo, meno adrenalina, ma una piacevole melodia all'orecchio.
L'anno prima eri infortunato, peccato.
Fermo ai box con l'impossibilità di fare un passo di corsa davanti all'altro. Requiem di Mozart.
L'anno ancora prima eri proprio in corso di infortunio, in questo preciso istante stavi correndo una staffetta col dolore acuto.
Calpestavi un tallone indemoniato. Ma che ci potevi fare, ormai la gara era organizzata.
C'era Jimmy Page che cantava Babe, i'm gonna leave you.
L'anno prima eri in forma e correvi la frazione più lunga, emozionatissimo. Il Presidente Luigi passava in macchina e ti spronava. 
Arrivi in fondo al tuo percorso e devi mettere un punto e a capo ai pensieri.
Cedi il bastone al collega di staffetta, come a liberarti di un ferro incandescente dalle mani, e con quel poco di lucidità che ti rimane scorgi entrambi, podista e testimone, allontanarsi a razzo.
E ti appoggi a un muro a riprendere fiato.
L'anno prossimo, di certo, non sarà più come oggi, e chissà dove sarai, cosa farai, chi ci sarà dalle tue parti.


giovedì 18 giugno 2015

come Gaber

No oggi no.
Una sola risposta, ad ogni cosa.

è una giornata svogliata
una corsa annullata
un bar serrato
un ufficio arrabbiato

(quasi quasi mi faccio un shampoo)

ma chi c'è? ...
un sole capriccioso
c'è un insetto fastidioso
il fisco troppo esoso
il morale poco estroso

(sì, devo farmi per forza uno shampoo)

chi ha parlato? ...
troppa carta da smaltire
poca voglia di reagire
tante lettere da spedire
vecchi archivi da sfoltire

(Uno shampoo? Sì, uno shampoo)

comincio a capire...
una caviglia da curare
un amico non compare
una distanza da colmare
una noia da affrontare

ed eccolo che arriva...

Una strana giornata,
non si muove una foglia,
ho la testa ovattata,
non ho neanche una voglia,
non c'è via di scampo:
sì, devo farmi per forza uno shampoo

(da Giorgio Gaber, Lo schampoo - 1972)






martedì 16 giugno 2015

chimica organica




Orso ci vede nebulosamente, nebulosamente: già
Le luci del giorno gli danno quel non so che lo turba
gli manca quel buio che non si trova in fondo
alla via - in fondo alla via - luci del giorno che danno
quel non so che ti turba e ti fanno lievitare
Fragori nella mente, rumori, dolori
lampi, tuoni e saette, schianti di latte
fragori e albori di guerre universali, scontri letali
sonica, sonica...
(da: Marlene Kuntz "Sonica")



Per la gara da 6000, l'allenamento più duro.
Anche stavolta sei arrivato alla fine dei lavori, mancano solo 5 giorni e poi via.
Non che tu possa dire di esserci arrivato sano e salvo, dopo tutti quei chilometri e soprattutto dopo gli allenamenti sulla velocità, che hanno provato duramente alcuni pezzi del tuo corpo.
Allenamenti tanto facili da portare a termine per il cuore e i polmoni, niente a che vedere con le ripetute lunghe pro maratonina.
Ma altrettanto massacranti per le parti più sofferenti, dai polpacci in giù.
Non sai cosa potrai combinare, in questo ennesimo esame in cui sei finito intrappolato, come in quelle interrogazioni a sorte di chimica organica, in terza superiore.
Quando, dopo un bel pò di 4 e di 5 presi per aver confidato eccessivamente nella buona sorte, hai cominciato, lentamente, a capire che la buona sorte non lavora mai sola.
Certo, per capirlo bene avevi dovuto attendere per lo meno la quarta superiore.
O la quinta?
Forse qualcosa hai imparato, da quei tempi in cui l'impegno aiutava sempre la buona sorte.
E forse l'insegnamento ti potrà essere utile anche in questo tempo, dove l'impegno, per fondamentale che sia, non garantisce alcun risultato se non supportato da una buona dose di fortuna.
L'impegno ce lo metti, quando esci con la consapevolezza di dover correre a ritmi elevati delle ripetute da 300, 400 metri, per carità.
Ma il timore di un'improvvisa infiammazione ai tendini, chi te lo toglie?
Quindi cerchi rassicurazioni, qualcosa che ti dia buone sensazioni.
Quindi cerchi strade che ti diano un senso di pace, di bellezza.
Ti avvicini ai luoghi che ami, per le questioni delicate.
Per il resto, hai lavorato parecchio e no, non sei sano e salvo: sei in bilico fra il 4 e il 5, o fra il 9 e il 10, ma ormai dipende da altri fattori, quelli che non puoi pilotare.


sogni e desideri



Passi una vita a scrivere di tabelle di allenamento finalizzate a un risultato in gara.
A guardare foto di luoghi in cui ti vorresti trovare, a parlarne, ad immaginarli come angoli di paradiso.
Ad evocare sensazioni, persone, oggetti, animali, con parole scritte, con disegni, scarabocchi, monili, braccialetti e tatuaggi.
Già lo facevano gli egizi, più o meno quattromila anni fa, mese più, mese meno.



Sarcofagi con la parte interiore del coperchio completamente iscritta, con elenchi di cibarie che sarebbero state utili al defunto.
Bastava menzionarle nero su bianco, e il gioco era fatto, il cibo sarebbe arrivato, in qualche modo.
Talmente scontato che non c'era manco il caso di chiedersi come avrebbe fatto a raggiungere lo stomaco del tizio, sto benedetto cibo.
Per tacere del fatto che il tizio bendato era, suo malgrado, stato privato delle mortali interiora, per cui la digestione di qualsivoglia alimento sarebbe stata piuttosto improbabile.
Il caro estinto poi, mica avrebbe potuto riposare in pace, c'era da lavorare anche dopo, in particolare bisognava occuparsi delle coltivazioni.
Quindi, nel caso in cui il morto fosse stato "indisposto", bastava sostituirlo con dei servetti ad hoc.
E allora, giù a riempire il sarcofago di statuette di ometti in alabastro.
Erano davvero pieni di fantasia, forse è per questo che oggi un museo egizio come quello di Torino ha un successo planetario.
Così, pensi, non smettere mai di raffigurarti la realtà che desideri, se oggi non è proprio alla tua portata.
Sogna, non smettere mai. 
Chi smette di sognare è un morto, e pure senza un sarcofago.


giovedì 11 giugno 2015

la non corsa



Sorseggiando una Super del Baladin nell'unico locale di Mondovì, credo, che la serva in bottiglia.
Questo sarebbe il mio post da twitter o da facebook o da chissà che altro, se fossi un fruitore di social, uno di quelli che devono raccontare ogni tiramento gli passi per la testa.
Ma siccome sono molto peggio, ovvero un blogger di quelli che raccontano profusamente di passi di corsa e di qualcos'altro che a questi gira intorno, non mi posso certo limitare ad un tweet.
Sono un prolisso orso bruno.
La Super è sul tavolo, il cameriere mi porta un vasetto di patatine e se ne va soddisfatto, ignaro del fatto che a breve dovrà tornare a trovarmi al tavolo, ancora almeno un paio di giri.
Lo vuoi un bel voto su tripadvisor.
La birra potente, capita che mi aiuti a pensare a quello che più desidero, depurato da ciò che infastidisce i pensieri.
Quindi, in attesa di un amico che verrà a sedersi qui fra poco, a raccontarmi delle sue vicissitudini in questi ultimi tre, quattro mesi in cui non ci siamo visti, penso ai miei allenamenti più recenti.
E mi piace.
Come mi piace pensare che sto andando forte, che mi alleno bene, che gareggio proprio come vorrei.
Tutta questa roba può finire domani stesso, ma la corsa è fatta così, è proprio una di quelle attività da archiviare di volta in volta. 
Prendi e porta a casa, scrivitelo da qualche parte, quello che è fatto è fatto.
C'è del resto, c'è qualcosa di piu' in fondo, oltre a un cronometro e una posizione in classifica, che speri persista in questo nuovo ciclo di buoni risultati.
Certe esperienze non sono fatte di numeri e non puoi registrarle in nessun modo, non si misurano perché non esistono metri tarati su unità dimensionali idonee.
Hanno il vantaggio, però, che non sempre sono così fugaci, come può esserlo la classifica di una gara corsa solo pochi giorni fa.
Mica devi lavorare solo di gambe, visto che c'è un cuore, un cervello, e tutto ciò che ricopre le ossa.
Mica devi sempre gareggiare, soprattutto quando ti rendi conto che oggi non stai affatto correndo.
  


lunedì 8 giugno 2015

Alla Ferrero di Alba



Caldo, ma un caldo.
Uno di quei giorni che diresti, con un caldo come questo mica mi toccherà correre?
Mica mi toccherà correre una gara.
E invece sì, sei nel bel mezzo di un immenso piazzale pieno di auto parcheggiate, a ripetere per l’ennesima volta il rituale, divisa scarpette pettorale, dentro una specie di atmosfera ovattata.
Ne hai corse di gare sotto il sole, ma probabilmente questa volta potrai raggiungere il pb della gara più calda in assoluto.
Te ne accorgi dal fatto che i pensieri vanno a rilento e anche l’idea di pianificare uno straccio di strategia di gara è troppo impegnativa per essere attuabile.
Quindi non ti interessa, ti metti in mezzo ai compagni di squadra, vicino alla linea di partenza, e subisci l’ultimo colpo di calore, quello che emana la folla intorno a te.
Riesci a dire qualche in bocca al lupo, poi la partenza è un sollievo, e parti a spron battuto, così forte che capisci in un attimo che quello non è il tuo ritmo, vai troppo veloce.
Ma che importa.
Lo capisci anche dal fatto che l’orologio arancio e grigio al polso destro dice che stai correndo a 3’30.
Poi a 3’34. Poi a 3’32.
Ma che importa.
Lo capisci anche dal fatto che la tua anima non riesce a tenere il ritmo del corpo.
3’38, 3’34.
Superi gente che ha un aspetto piuttosto agile. Ma non t’importa, vai.
Un respiro che diventa rumoroso, ricorda, inspira ogni due passi, espira ogni due passi.
Una strada polverosa ed un ghiaione. Non pensi. O forse sogni.
Ma la tua anima sarà ormai un 5 - 6 metri dietro al resto della carcassa.
Il sole che ti si proietta sulla faccia equivale a quel calore che esce fuori dal forno ventilato quando tiri fuori una pizza.
E la musica? Tace. Oggi la solita cassa acustica che in genere ti accompagna, preferisce tacere.
Forse teme di prendere fuoco.
Il sole equivale a quei binari ferroviari in liguria, quelle piccole stazioni senza ombra, quando un treno non arrivava mai, e le cicale se la ridevano tutto intorno.
Provi a scrutare quei signori che ti corrono davanti. Avranno caldo anche loro?
Fuori dal fuoco del tuo obiettivo, l’orizzonte è tutto tremulo dall’aria calda.
Il sole sulla tua nuca ti rimanda a un paio di scarpe, piu’ indietro, a chi era nel parcheggio con te, poco fa in quell’ovatta, a chi ora starà cercando di combattere contro questa giornata fuori dalla logica.
Verso la fine della gara, la tua anima si è persa, il resto, ossa e qualcosa intorno, è molto più vicino alla morte clinica di quanto tu abbia potuto sperimentare nelle occasioni più critiche della tua carriera podistica.
Quattro, cinque podisti si riprendono la posizione che gli appartiene, quella davanti a te.
Ma arrivi alla fine in 36 minuti e 10, anche grazie al fatto di aver intrapreso una gara a ritmi incoscienti.
Posizione assoluta: 17, che strano numero ti sta inseguendo ultimamente, il secondo risultato consecutivo. Con in mezzo un sogno assurdo, con protagonista un biglietto del lotto, e sempre quel numero.
Ma lo sai bene, i numeri dipendono dal caso, proprio come il meteo, o gli eventi della vita.

giovedì 4 giugno 2015

corse acrobatiche



E' andata più o meno così.
Mancavano 5 - 10 minuti alla partenza di una maratonina e mi stavo per schierare sulla linea dello start, parlottando con un podista.
Avevo in mano un biglietto del lotto con tre numeri giocati, uno di questi era il 17.
Dicevo al mio amico che il 17 era uscito e, prima della partenza, avrei riscosso la vincita.
Ma mancavano 5 minuti e non ero del tutto pronto a partire, visto che non calzavo scarpe da running.
In realtà avevo addosso degli stivaloni di gomma infangati, davvero impresentabili.
Ero indeciso fra la vincita al lotto e il cambio scarpe.
Così indeciso che tergiverso finché sento lo sparo, la gara è iniziata.
Metto via il biglietto e parto, correndo goffamente con le galosce.
Che a parte l'aspetto, così infangate, in fondo ci si poteva anche correre.
Certo, coi piedi molto ballerini, ma facevo la mia porca figura.
La maratonina non si correva su strada, né su sterrato, ma era una corsa metropolitana acrobatica, tipo parkour.
Attraversavamo giardini, saltavamo cancelli, schiva l'altalena, passa sul muretto.
Cofani delle macchine, tombini a cielo aperto, salta, evita, corri, sottopassa.
Una sudata.
Molto stupito di riuscirci, con quegli stivali ai piedi, eseguivo gesti acrobatici che non avrei mai pensato di saper fare, contendendomi forsennatamente la prima posizione con un podista scorretto.
Una sudata.
Quel malefico imbroglione mi tratteneva per un piede quando scavalcavo un muro, mi bloccava con un braccio ogniqualvolta stavo per superarlo.
Un sorpasso seguito da un controsorpasso.
Lo insulto e inizio anch'io a comportarmi come lui, sperando che nessun giudice di gara se ne accorga.
E' lui che ha cominciato.
All'arrivo, vedrai, ti faccio un occhio nero.
Quando la sveglia è suonata ho aperto gli occhi e ho dato ancora uno strattone alle lenzuola.
Ero sudato, agitato, assetato e col fiatone.
Suppongo di essere stato un tantino nervoso, ieri sera, prima di coricarmi.
Facciamo che l'allenamento per oggi è fatto, riposati e vai a lavorare.


martedì 2 giugno 2015

dal silenzio agli anthrax



Mattinata soleggiata e sonnacchiosa, il mondo oggi rimane in silenzio a contemplare sé stesso.
Ho finito il riscaldamento e mi fermo un attimo a guardare il sole. 
Devo partire con una serie di allenamenti a cui non sono piu' avvezzo. 
Niente di improponibile, per carità, ma proprio ora che avevo costruito una forma ottimale per il fondo lungo, specialmente la mezza maratona, per il mese di giugno arrivano delle gare brevi, e brevissime.
Fra 20 giorni dovrò fare parte di una staffetta piuttosto importante, e mi tocca una frazione da meno di 6 km pianeggiante, da correre a tutta, povero me.
Ma prima, domenica prossima, c'è l'appuntamento fisso della gara cioccolatosa alla Ferrero di Alba, 10 km piani su fondo misto, campionato regionale, molto affollata anche grazie al pacco gara, che come detto, è cioccolatoso.

Oh, I’m getting out of line
It’s like I lost my mind
Earth is now on hell
Oh, I’m getting out of line
I fucking lost my mind
Earth is now on hell!!!
da: Earth on Hell (Anthrax - 2011)

che tradotto, dovrebbe essere:

Oh, mi sento fuori luogo
È come avessi perso la testa
La terra adesso è all’inferno
Oh, mi sento fuori luogo
ho fottutamente perduto la testa
La terra adesso è all’inferno!!!

Ovviamente il testo della canzone rappresenta una caricatura del disagio a cui sto per sottoporre le mie gambe da fondista, ma visto che la musica degli Anthrax è bella pesante e bella carica, perchè non calcare un pò la mano?
Colori accesi sul foglio da disegno, potrebbe essere utile.
La "terribile" sensazione non dipende tanto dal dover eseguire un classico allenamento di ripetute brevi, che ho corso innumerevoli volte, e che oggi ho impostato così:

Riscaldamento +
4 cicli a piramide da 300 veloci/200 recupero + 400/300 + 500/300 + 400/300 + 300/200
+ defaticamento 

Quanto dal fatto che non sono particolarmente tranquillo sulla tenuta dell'apparato tendineo e muscolare a questi ritmi.
E oggi. 
Oggi, non ho affatto intenzione di tenere i freni tirati.
È un destino essere sempre in controtendenza? 
Un pò come faceva il Po, che era in contro - pendenza nella gara di una decina di giorni fa, devo fare un dispetto alla giornata sonnacchiosa da lungo lento.
Ma non è il momento di pensarci su, sia come sia, io parto con gli Anthrax.
Via!