giovedì 4 giugno 2015

corse acrobatiche



E' andata più o meno così.
Mancavano 5 - 10 minuti alla partenza di una maratonina e mi stavo per schierare sulla linea dello start, parlottando con un podista.
Avevo in mano un biglietto del lotto con tre numeri giocati, uno di questi era il 17.
Dicevo al mio amico che il 17 era uscito e, prima della partenza, avrei riscosso la vincita.
Ma mancavano 5 minuti e non ero del tutto pronto a partire, visto che non calzavo scarpe da running.
In realtà avevo addosso degli stivaloni di gomma infangati, davvero impresentabili.
Ero indeciso fra la vincita al lotto e il cambio scarpe.
Così indeciso che tergiverso finché sento lo sparo, la gara è iniziata.
Metto via il biglietto e parto, correndo goffamente con le galosce.
Che a parte l'aspetto, così infangate, in fondo ci si poteva anche correre.
Certo, coi piedi molto ballerini, ma facevo la mia porca figura.
La maratonina non si correva su strada, né su sterrato, ma era una corsa metropolitana acrobatica, tipo parkour.
Attraversavamo giardini, saltavamo cancelli, schiva l'altalena, passa sul muretto.
Cofani delle macchine, tombini a cielo aperto, salta, evita, corri, sottopassa.
Una sudata.
Molto stupito di riuscirci, con quegli stivali ai piedi, eseguivo gesti acrobatici che non avrei mai pensato di saper fare, contendendomi forsennatamente la prima posizione con un podista scorretto.
Una sudata.
Quel malefico imbroglione mi tratteneva per un piede quando scavalcavo un muro, mi bloccava con un braccio ogniqualvolta stavo per superarlo.
Un sorpasso seguito da un controsorpasso.
Lo insulto e inizio anch'io a comportarmi come lui, sperando che nessun giudice di gara se ne accorga.
E' lui che ha cominciato.
All'arrivo, vedrai, ti faccio un occhio nero.
Quando la sveglia è suonata ho aperto gli occhi e ho dato ancora uno strattone alle lenzuola.
Ero sudato, agitato, assetato e col fiatone.
Suppongo di essere stato un tantino nervoso, ieri sera, prima di coricarmi.
Facciamo che l'allenamento per oggi è fatto, riposati e vai a lavorare.


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