domenica 28 giugno 2015

"per...correndo le mura di Ceva 2015" e le occasioni che ritornano


Dal quarto chilometro in poi, puoi incominciare a lasciare la briglia sciolta ai tuoi pensieri. Se l'intenzione dei cebani garessini era quella di creare un percorso frastagliato e impegnativo, ci sono riusciti in pieno.
All'inizio c'è la viuzza medievale del centro paese, si corre sul porfido e lastre di luserna. Instabile ma accogliente.
Un tratto asfaltato facile facile e poi, il demonio.
Un sentiero sterrato che si arrampica fino al cielo, e sta lì, fermo senza cedere sotto i tuoi passi solo grazie a gradoni in pali di legno conficcati al suolo.
Già, è necessario transitare da lì, ma mica per ucciderti.
Solo per farti visitare le mura ... medievali? saracene? che sono effettivamente suggestive, ma questo lo sai solo grazie al fatto che le avevi già visitate in precedenza.
Perché una volta raggiunte gareggiando, non le vedi più così bene. E poi scendi scendi scendi.
Una discesa asfaltata così ripida che se fosse inverno ci vorrebbe il corrimano laterale.
Si torna in centro, giusto il tempo di tirare il fiato.
Perché poi si riparte con una salita lastricata-ciottolata-gradonata di precipuo interesse turistico. Ottimo recupero del centro storico, devi ammettere.  Al primo giro.
Ma di giri ce ne sono tre.

Un salto in avanti e arriviamo alla fine.
Non avevo riscontri di tempo in questa gara, così atipica.
L'unico parametro a disposizione era la posizione in classifica. Ho chiuso quarto assoluto e primo di categoria, non solo per merito mio, anche per problemi fisici di altri podisti che sarebbero normalmente più veloci di me.

Ma torni ai tuoi pensieri, e come al solito, questi parlano in seconda persona.
E' sabato sera, e per l'ennesima volta te la devi vedere contro dei giganti. Le condizioni fisiche di questo percorso pazzesco hanno fatto sì che talenti e limiti dei singoli podisti siano emersi con evidenza ben superiore rispetto alle gare a pendenza omogenea.
In soldoni. C'è un distacco enorme fra le singole posizioni in testa alla classifica.
In soldoni soldoni. Dovrebbero esserci tre giganti davanti a te, ma non li vedi più da un pezzo. E non vedi più chi ti sta dietro. Corri da solo affidandoti ai segnali sparsi in giro.
Sei solo al chilometro 4, innesti la velocità di crociera e inizi a pensare.
Questa è la gara medio breve in cui stai riuscendo a dare il meglio di sempre. I giganti là davanti, seppure non siano più alla tua vista, sono davvero dei giganti.
E all'improvviso ti pervade un'ondata di malinconia, una sorta di tristezza.
Stai provando la precisa consapevolezza che non potrai più correre una dieci chilometri a questi livelli.
Allenarti per questo tipo di gare è troppo rovinoso per i tuoi tendini, provati da decine di migliaia di chilometri pestati sull'asfalto.
E un altro infortunio, e l'attesa di un'altra guarigione ti porterebbero troppo in là con gli anni per poter pensare di riprendere una forma come questa.
Sulle gare da diecimila, o più brevi, bisognerà inghiottire il rospo, e limitarsi a guardare le classifiche di categoria e non cercare altri record.
Ma poi ti rendi conto che sei già stato ripescato più volte dalla fortuna, dopo tanti infortuni, soste, errori grossolani e via dicendo.
Hai avuto un sacco di occasioni di ripescaggio, quello che stai facendo stasera è già un mezzo miracolo.
Poi c'è la vera parte buona della medaglia, cioè che potrai vincere definitivamente il tuo più grosso difetto, l'abitudine.
Dovrai cercare nuovi obbiettivi e ne troverai, quanti ne troverai.
Tanto per stare sul morbido e conosciuto, ci sono maratone e maratonine, ci sono gare in montagna.
Se vuoi azzardare qualcosa di ignoto, ci sono mille sport alternativi da provare, un giorno. E l'achilleo ringrazia.
Per ognuna di queste esperienze, riparte una nuova serie di possibilità, di occasioni, di errori e di rivincite.
Mille barche passano nel fiume, aguzzi lo sguardo e sei anche quasi sicuro che ognuna di queste sia diversa da tutte le altre.


4 commenti:

  1. ...se davvero riuscissimo a vedere ogni ostacolo come una nuova possibilità, ogni errore come un'occasione di imparare qualcosa di nuovo, ogni assenza come un modo per apprezzare la compagnia, ogni sconfitta come spunto di migliorare...bhe...questo in bocca al lupo diventerebbe del tutto superfluo...perché sarebbe sempre una vittoria... ;-)

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    1. Per quanto possa essere superfluo, un in bocca al lupo è sempre importante ;-) ... comunque sì, bisognerebbe imparare ad affrontare la vita in questo modo. Di solito è necessario viverle, le situazioni difficili, per arrivare a pensare con questo tipo di approccio nei confronti degli stati d'animo più critici...ma si può imparare...

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  2. Bravo Alain! Come scrivi tu, si tratta di maturità sportiva. Quella necessaria per vincere l'abitudine, spaziare su nuovi obbiettivi, seguire le naturali inclinazioni... L'importante è vivere il momento nel modo migliore possibile. A presto!

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    1. parole sante, Mariano. Per alcuni abitudinari che conosco.. :-( ...è proprio la cosa più difficile riuscire a non fossilizzarsi sulle attività che ti hanno dato qualche soddisfazione...

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