martedì 16 giugno 2015

sogni e desideri



Passi una vita a scrivere di tabelle di allenamento finalizzate a un risultato in gara.
A guardare foto di luoghi in cui ti vorresti trovare, a parlarne, ad immaginarli come angoli di paradiso.
Ad evocare sensazioni, persone, oggetti, animali, con parole scritte, con disegni, scarabocchi, monili, braccialetti e tatuaggi.
Già lo facevano gli egizi, più o meno quattromila anni fa, mese più, mese meno.



Sarcofagi con la parte interiore del coperchio completamente iscritta, con elenchi di cibarie che sarebbero state utili al defunto.
Bastava menzionarle nero su bianco, e il gioco era fatto, il cibo sarebbe arrivato, in qualche modo.
Talmente scontato che non c'era manco il caso di chiedersi come avrebbe fatto a raggiungere lo stomaco del tizio, sto benedetto cibo.
Per tacere del fatto che il tizio bendato era, suo malgrado, stato privato delle mortali interiora, per cui la digestione di qualsivoglia alimento sarebbe stata piuttosto improbabile.
Il caro estinto poi, mica avrebbe potuto riposare in pace, c'era da lavorare anche dopo, in particolare bisognava occuparsi delle coltivazioni.
Quindi, nel caso in cui il morto fosse stato "indisposto", bastava sostituirlo con dei servetti ad hoc.
E allora, giù a riempire il sarcofago di statuette di ometti in alabastro.
Erano davvero pieni di fantasia, forse è per questo che oggi un museo egizio come quello di Torino ha un successo planetario.
Così, pensi, non smettere mai di raffigurarti la realtà che desideri, se oggi non è proprio alla tua portata.
Sogna, non smettere mai. 
Chi smette di sognare è un morto, e pure senza un sarcofago.


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