venerdì 31 luglio 2015

libertà



Una giornata intera trascorsa ad assorbire cattive intenzioni.
Un problema dietro l'altro, che l'ambiente che ti circonda quotidianamente cerca di riversare su di te.
È il tuo ruolo, quello per cui sei pagato, quello che ti permette di vivere.
Problemi urgenti, disastri incombenti.
Scadenze impellenti, soluzioni cogenti.
Sei fortunato ad avere un lavoro, tienilo stretto e procedi a testa bassa.
Ma non avranno il tuo scalpo, tu sai correre veloce.
Sarai sempre capace di correre veloce, abbastanza veloce da mantenere il ritmo della tua libertà.
Sarà sufficiente non correre il rischio di guardare troppo per aria, come spesso ti capita di fare.
Hai sempre ammirato chi sa volare, non ci sei mai riuscito.
Non sei dotato di ali, ma ti piace contemplare quei pochi fortunati.
Sarà sufficiente guardare dove vai, mentre con lo scatto di cui sei capace, corri al ritmo esatto della tua libertà.
Ti capita di incontrare altri, che come te, hanno già trovato il loro ritmo.
Capita di incontrarsi e di fare un tratto di strada insieme, cercando di non guardare troppo per aria, così distratti da quella specie di leggerezza che si scopre quando ci si sente liberi.
E chi vi prende più?

giovedì 30 luglio 2015

thriller in Argentiera

Potrebbe essere un sogno.
Ti sei di nuovo perso durante una gara di trail.
Sembrava facile facile finché correvi in gruppo, e poi.
Poi ti sei trovato da solo, tutto ad un tratto non c'era più traccia di runners lungo la strada.
Guardi avanti, ti volti indietro. Nessuno.

Maledizione, ti sei perso un'altra volta, che figura barbina. Come farai stavolta a spiegare a tutti che sei talmente distratto che ogni volta che partecipi ad un trail perdi la strada giusta? Quella che tutti gli altri percorrono tranquillamente fino al traguardo.
Ti ritrovi in un paese, piccolo, scosceso e densamente edificato, a picco sul mare.
All'apparenza poco ospitale.





La tua corsa si fa via via più incerta, rallenti e quasi ti fermi.
Quasi. Perché insisti nel mantenere un apparente aspetto da podista convinto di correre una gara.
Timida insistenza, per convincere te stesso, e chi ti vede correre che no, non è vero che ti sei perso.
Che hai voluto cambiare strada per puro divertimento e fra poco ritornerai in carreggiata, con gli altri.
Ma chi ti vede?
Le case sembrano vuote, non abitate.



Alcune case sono prive di finestre, hanno solo grossi tendoni che svolazzano al vento, fuori e dentro.
Alcune hanno le finestre, ma sono circondate da giardini abbandonati, mestamente lasciati a sé stessi, in una luce cupa e inquietante
Anche il sole ha perso la voglia di illuminare vecchi edifici silenziosi e deserti.
Sei fermo e ti guardi intorno.



Un tempo questo era un paese vitale, strade, locali, aziende, c'era tutto l'occorrente per un nucleo abitato.



Ma ora. Ora vedi solo i resti di un vecchio impianto di carico di una miniera.
Una ex miniera d'argento.



Che diamine sarà successo?
E cosa ti ha spinto a perderti, quasi volontariamente, in questo posto? Fra grosse tende svolazzanti. E strade fantasma.



Entri in un antro, e ti trovi in un magazzino in penombra senza porte, solo vani aperti privi di finestre, da cui riesci a scorgere altre costruzioni, che prima non avevi notato, all'esterno.






Ci sono figure che abitano una casa lì vicino, si muovono e parlano.
Ma come esci per chiamare aiuto, ti accorgi che la casa non esiste più. O forse sbagli punto di vista, ti sembrava di averla localizzata, ma se torni in strada non si vede null'altro che un monte stepposo.
Rientri e rivedi tutto, casa, e abitanti. Parlano, alcuni parlano forte.
Parlano di te.
Uno si è girato a guardarti, ti fissa sorridendo, dall'interno di una vecchia veranda.



Ti sta dicendo che non hai sbagliato strada, questa è la tua strada.
"eh?...Cosa??"
Ma non sente la tua voce. O forse dalla tua gola non esce alcun suono.
Questa è la tua strada. Era la tua strada. Non hai fatto errori, sei semplicemente arrivato alla fine della tua strada.


domenica 26 luglio 2015

i colori di un bosco



Una base di terra di siena, poco ma sicuro, quella va bene su tutto come il prezzemolo.
Per il sentiero sterrato.
Poi però, quante tonalità di verde, giallo e marrone ci vorranno per rappresentare questo bosco.
Non ne sarai mai capace.
Stai iniziando la salita terribile e hai la conferma di quanto avevi adocchiato su quel profilo altimetrico che era rappresentato sul volantino della gara.
Il pensiero di rappresentare ad acquerello ciò che hai davanti agli occhi è uno dei tuoi metodi per esorcizzare la fatica, che pian piano sta incombendo con sempre maggior severità nelle tue gambe.
Proprio come il repentino incremento della pendenza, che ti segnala l'inizio del chilometro abbondante a salire.
Proprio come nel volantino.
Il dramma è avere la certezza che, anche questa volta, non avrai abbastanza forza per sostenere il ritmo di chi ti sta dietro.
Il dramma è che, malgrado tante parole al vento, trovarsi in testa a una gara dà una sensazione piuttosto inebriante.
Mandi giù il boccone amaro e anche questa volta ti rassegni alla fine del tuo attimo di gloria, che è durato un paio di chilometri e sta per concludersi.
I passi del podista che hai dietro, attualmente secondo in classifica, si fanno più vicini e ci metti una pezza, anche se sai che dopo la salita c'è la discesa.
Questa volta sei troppo provato dalla fatica, non ci sarà nessuna discesa e nessuna pianura che potranno permetterti di recuperare il dispendio energetico di questo maledetto chilometro.
Quanto nero bisognerà inserire qua e là, nelle giuste dosi e senza sbagliare collocazione, per rendere l'idea delle luci e delle ombre.
Non ce la farai mai a rassegnarti davvero, a non essere riuscito a dipingere un quadro cromatico meraviglioso.
Sei il secondo assoluto. Assolutamente secondo.
Ma mica ti ci vedresti sul gradino più alto, non farebbe per te. 
Che faccia mai potresti fare, a guardare gli altri dall'alto.

venerdì 24 luglio 2015

terraferma



Torni alle tue corse e ritrovi i tuoi ritmi.
La Sardegna non ti ha mai permesso di correre forte, neanche una volta, chissà perché.
Forse perché quel mare che ti abbracciava e ti avvolgeva e ti accecava era talmente imponente da lasciarti lì, a zampettare come una minuscola formica.
O ti sentivi troppo lontano e irraggiungibile dai tuoi luoghi, da chi quotidianamente accompagna la tua corsa, quella vera.
Correre lungo la costa sarda non era reale, era un sogno dai contorni sfocati.
Era un paradiso che provavi a percorrere in veste di essere umano, senza la giusta preparazione.
Una strada troppo morbida e cedevole per consentire lo slancio.
Un'aria troppo inebriante e profumata, da poter contenere la giusta quantità di ossigeno.
E una solitudine troppo reale, per te, abituato a cercarla per brevi lassi di tempo, lungo strade vuote.
Distanze incolmabili, un grande senso di impotenza, per un podista che corre con le sue sole gambe su un'isola.
Sì, è stato davvero bello vederlo, quel mare dai tre colori, è stato bello viverlo da turista.
Però la tua giornata è lunga, non puoi essere turista a tempo pieno, hai bisogno di ritrovare il tuo ritmo.
E il tuo rimo lo ritrovi solo qui, vicino a quello a cui tieni, fra le voci familiari, gli incontri di tutti i giorni.
Anche sotto un sole cocente, che importa.


mercoledì 22 luglio 2015

alta marea



Torni a casa tutto nero e spelacchiato.
Sei giorni di antibiotici e la tosse sembra passata, grazie ai farmaci, alla costa sarda e al riposo, in che ordine non si sa.
E al quel sole cocente, che ti ha abbronzato e spelacchiato.
Hai ripreso a correre da qualche giorno, e le gambe sembrano rifiutarsi ancora di rispondere ai comandi.
Peccato, sei in un ritardo incolmabile per una garetta da disputare domenica, ma soprattutto non sei riuscito a rispettare il proposito di allungare coi chilometri, nell'approssimarsi della tabella per la maratona di ottobre.

Torni a casa, un pò cotto e accaldato.
Qui hai trovato l'aria di casa, ora stai bene qui dove sei, e puoi pensare a quanti metri di mondo nuovo hai esplorato negli ultimi 15 giorni. E' tutto ancora negli occhi.
Ora puoi ritrovare quello che avevi lasciato, il tuo mondo che ti ha aspettato a braccia aperte.
Stai bene qui.
Certo, hai trovato un caldo molto meno sopportabile, temperatura percepita: oltre il limite umano per correre a mezzogiorno.
Si dice in giro che qualche pazzo podista della pausa pranzo sia finito in ospedale per disidratazione.

Sei rientrato a casa, tra vortici di pensieri e di emozioni.
Hai nuotato e vorresti continuare, hai voglia di provare nuove discipline, con la giusta compagnia.
E poi. Le immagini tanto straordinarie che ti girano per la testa vorrebbero essere elaborate e riportate su carta, con altri colori e altre forme.
Vorresti tu stesso rimanere stupito da come si può trasformare un fotogramma che hai memorizzato, quando cervello e mani ci mettono il loro tocco.

Di nuovo a casa, ti sei ricaricato.
Hai voglia di leggere libri di avventure, o di mistero, o storie di vita. Basterebbe ogni giorno avere qualche nuova pagina da farti raccontare da un libro.
Pensare che lo scaffale è lì, a disposizione tutto l'anno, e la routine quotidiana spesso non ti lascia la forza o l'umore adatto a raggiungerlo.

Torni a casa ma sei confuso e agitato.
Prima di tutto dovrai rimettere i pensieri in ordine, uno in fila all'altro.
Troppo caos nella testa e il lavoro non aiuta.
Avresti bisogno di riposare su un letto, del colore del mare. Una brezza marina e la voce di una sirena.
E magari, per un pò, non avere altro a cui pensare.


giovedì 16 luglio 2015

la spiaggia perfetta



Sembra quasi vera la teoria beffarda secondo cui i desideri si avverano quando non è il momento.
Tieni presente la raffigurazione della tua spiaggia perfetta. Quella che quando la raggiungi deve essere tua, devi viverla, devi immergerti in un'acqua mai vista prima.
Potresti anche morire lì, non importa.
Devi essere l'unico protagonista del film, quello che viene inquadrato di schiena mentre si tuffa in un mare talmente incantevole da non essere vero. 
Lui fa il suo splash e va giu', e non lo vedrai riemergere, perchè nel frattempo lo spettatore è talmente estasiato che corre obbligo cambiare scena.
La musica, per uno della tua generazione, purtroppo sarebbe rovinata dalla memoria di melodie anni 80, cretinotte tipo quella di "Paradise".
Ma tu non sei in Paradise, sei piuttosto un pirata inquieto, che si sveglia davanti a un orizzonte infinito, scende in spiaggia e si butta in mare, conscio di un passato con segreti indicibili.
Con la consapevolezza di un futuro irto di ostacoli insormontabili.
E la musica a quel punto la puoi scegliere tu.
Oggi, ad esempio, c'era un tango flamenco a volume vivo, avrebbe coperto anche il suono dello splash.
Questo sei. 
O almeno, così ti sei sentito, quando dal finestrino della jeep che ti trasportava in giro per l'Asinara, svoltando dietro un costone di roccia ti si è presentata una spiaggia del genere.
Eri talmente stupefatto da quei colori del mare che non ingannano, perchè da lontano c'è dell'oltremare, del turchese e del celeste, a strati nitidi e ben delineati, spalmati dal pennello preferito di Monet.
E da vicino tutto è esattamente uguale, per la prima volta hai visto colori che non ingannano.
Volevi entrarci, e l'acqua non era troppo fredda, non era troppo calda.
Era un cristallo di trasparenza, fra pesci che non si curavano della tua presenza e suoni che da mille anni si ripetevano, senza interruzioni nè interferenze.
Ma tu oggi non avresti potuto nuotare lì dentro, almeno non come avresti voluto. Vietato.
Avresti voluto passare il resto della tua giornata in questa spiaggia, che fra tutte quelle che hai visto in vita tua, era proprio la più bella.
Inutile continuare a fissare quel palco, dal sipario orgogliosamente spalancato davanti ai tuoi occhi.
Sarebbe come innamorarsi della donna più bella del mondo, la più bella delle attrici, con la lucida consapevolezza che non potrai mai averla.
Da stupidi, come quasi stupido e fastidioso risulta insistere nella contemplazione.
Però torni a casa e pensi.
L'ho vista, una spiaggia tanto bella da farmi sembrare immortale. E so dove ritrovarla.
Come diceva quel solito fisico che spesso si menziona, lo spazio e il tempo vanno a braccetto. Non è facile comprendere una teoria tanto difficilmente raffigurabile dalle nostre menti.
In mancanza d'altro possiamo affidarci alla fortuna, o anche alla nostra perseveranza, perché no.
Per far sì che ci si trovi, un certo bel giorno, il giorno giusto proprio lì, al posto giusto.


lunedì 13 luglio 2015

Sei giorni

A forza di tossire non se ne poteva più, erano mesi.
Ma sì, lo sapevi di avere una bella bronchite, ma ti dicevi, passerà.
Al mare passerà, intanto corro.
Corro e nuoto.
Ma a forza di tossire sei arrivato al punto che neanche al mare è passata.
Non correvi neanche piu' bene. Una fatica.
Basta. Vai in farmacia e chiedi, me lo darebbe un antibiotico senza prescrizione?
No, vada dalla guardia medica turistica. Il doc lo trova a Platamona.
Vai a Platamona e confessi tutti i tuoi peccati al medico.
Sono venuto in vacanza tossendo, sono un podista, qui mi piace il mare, corro e nuoto. E tossisco.
Lei ha una bella bronchite super trascurata, è fortunato ad avere i polmoni ancora belli liberi.
Ajo', antibiotico e fluimucil per sei giorni.
Ok, antibiotico e corro e nuoto?
Antibiotico e riposo.
Un pò di mare senza scottarsi al sole.
Bagnetti soft.
Niente nuotate. E soprattutto assolutamente niente corsa. Per sei giorni.
E la mia vacanza?
Si riposi. Sono sedici euro, ma se torna a trovarmi la prossima è gratis.
Grazie.
E adesso?


venerdì 10 luglio 2015

la vacanza del podista



E' una vacanza davvero singolare, quella del podista che è stato strappato di colpo dalle sue poiane e si ritrova in un paradiso terrestre.
Ti svegli al mattino prestissimo col ritmo addosso, esci senza quasi conoscere le strade e ti avvii in direzione mare.
Vai sul sicuro, non conosci le strade ma il mare è a nord est, il sole nasce a est, facile arrivarci.
Il mare dall'alto è una grande mamma che ti avvolge in un abbraccio che tende a rassicurare.
Certo, prima avevi una collina a sinistra, una a destra, un rapace sulla testa e facevi il furbo.
Facile così, prova un pò a cambiare aria e a lasciare tutto alle tue spalle.
Per due settimane i tuoi riferimenti se ne vanno a farsi benedire.
Credevi davvero che da solo, in quella valle stretta stretta, saresti riuscito a costruire fortezze? Illuso. Il mondo non finisce sui quei crinali, lo sapevi bene. Tutto può cambiare se giri lo sguardo.
La bestia volante te l'aveva spiegato, se voli e voli in alto, gli orizzonti cambiano e le tue certezze possono essere sparite, al tuo ritorno.
Così sei caduto come una pera cotta, con le tue scarpette di gomma, in un mondo così straordinario da lasciarti stupidamente impreparato.
Corri e vedi delle enormità di panorami, troppo grandi da poterli abbracciare con gli occhi.
La mamma-mare abbraccia te, e cerchi nervosamente di fartici cullare.
Corri veloce e pensi a cosa fare dopo. Corri a casa e prepari i tuoi bagni in mare. Se provi a nuotarci, questo mare non è un mare, e neanche una mamma, questo è un mondo di fiabe.
Nuoti in un'acqua cristallina guardando attentamente i fondali. 
Ne sei certo, uno di questi giorni, Venere o Nettuno ti si presenteranno davanti agli occhi. Pensi a cosa mai potresti dirgli per giustificare la tua presenza.
Orso bruno della bassa padana, trapiantato fra le colline prealpine, cosa ci fai qui?
L'aspettativa dell'incontro aumenta il tuo nervosismo. 
Esci dall'acqua, sollevato dal riprendere una massa corporea in balia della gravità terrestre.
Non riesci a fermarti. 
Sveglie all'ora del gallo, corse, bagni, tuffi e cibi locali. Bevande locali e partenze in macchina. Dov'è la spiaggia più bella? Non esiste quella più bella, ognuna è bella a modo suo.
Gente locale, che ti guarda curiosa quando ti sente parlare, e ti chiede da dove arrivi. Ajò.
Sono un padano prealpino, un pò orso bruno e un pò non so. Ho lasciato indietro laggiù qualcosa che non so, qualcosa che forse avrei dovuto portarmi dietro, manca qualcosa qui?
Ma poi vedi che la gente qui è curiosa, perché non è gente nervosa: vede un tipo che continua a muoversi senza sosta in attività troppo impegnative, oltretutto in vacanza.
Ma tu senti che vuoi catturare nel più breve tempo possibile tutto il bello che c'è. Neanche fosse una cosa fattibile. Macchè, non ce la farai, sogghignano.
Prendere e portare tutto a casa, per ritrovare quello che avevi dimenticato laggiù.
Di portare? Di dire? Di fare?

mercoledì 8 luglio 2015

obbiettivi dal paradiso



Gli obbiettivi qui sarebbero molteplici, al di là di quelli scontati del genere: vedi luoghi nuovi e stupendi, riposa, divertiti, cambia aria, eccetera.
E scappa dal caldo afoso e rinfranca lo spirito, sì sì, ma c'è anche del resto.
Parlando di attività fisica.
C'è da correre. Il mese di luglio è propedeutico alla tabella pro maratona, quindi c'è da riprendere coi chilometri, è il momento di ricominciare a fare dei lunghi.
Se il lungo ha carattere esplorativo sarà un lungo divertente.
Il nuoto, proviamo a riprendere dopo anni. 
Se il mare da queste parti è così invitante, c'è un motivo. Vuole che ti ci butti dentro e che provi a nuotare per la maggior distanza possibile. Così quando tornerai a casa avrai abbattuto il muro, si riparte col nuoto, a fare da sporadico sostituto alla corsa.
Serve anche a risvegliare la muscolatura della parte superiore della carcassa, piuttosto trascurata negli ultimi tempi.
Ma il motivo più più è un altro.
Se ti trovi in una specie di paradiso, e puoi correre e nuotare e tuffarti e ammirare e fotografare, ci sarà un motivo.
Anche il paradiso vuole che ti ci butti dentro, dovrai mettere immagini nuove e mirabolanti nello scatolone.
Ti serviranno per quando avrai voglia di inventarti nuove storie. I protagonisti sarete tu o chi vorrai mettere in scena, a vivere nuove storie mai scritte. 

lunedì 6 luglio 2015

Una canzone bellissima

Soldier of fortune in origine era una famosissima canzone dei Deep Purple, nella formazione Mark III, cioè non con il solito Ian Gillan alla voce, che nel frattempo aveva litigato col chitarrista Blackmore, ma con la voce del nuovo sostituto, David Coverdale.
Anche Coverdale poi se n'è andato, e la causa credo sia sempre la difficoltà a sopportare Blackmore, che nonostante sia un genio della chitarra, dev'essere un tipo insopportabile...
Anche Blackmore, infatti, poi se n'è andato, per dedicarsi ai Rainbow e ad altre collaborazioni, per poi finire, ultimamente, in duetto con l'attuale moglie.
Coverdale ha messo su i Whitesnake, mantenendo i diritti su Soldier of fortune. Questa sua versione, che a mio parere è bellissima... è stata incisa per la prima volta in un unplugged a Tokio nel 1997.
Difficile, per chi come me conosce i Deep Purple come il gruppo di Gillan e Blackmore, collegare allo stesso gruppo la voce di David Coverdale. Ma che voce.
Spero che l'accordo iniziale sia in Fa7+, come auspicava l'amico Mariano...sarebbe la ciliegina sulla torta ;-)



E' questa la canzone che mi ronzava in testa, la lascerò parcheggiata qui per un pò.
Si, è piuttosto malinconica, non certo in linea con l'atmosfera vacanziera del periodo.
Ma senza voler ricalcare vecchi proverbi sulle partenze, in realtà questo è un bel periodo dalle mie parti, temperature a parte.
C'è così tanto colore, tanta adrenalina, tanta musica, qui, che sembra quasi un paradosso andare a cercare un mare stupendo proprio ora. 
Sarà bello vedere questo famoso mare dai tre colori, ma lascio qui questa canzone: per chi passasse a cercarmi, c'è una canzone bellissima.


sabato 4 luglio 2015

un sacco di cose per la testa


Un sacco di cose che girano in testa.
Molti pensieri che transitano, si voltano e rientrano.
Probabilmente non riescono a uscire perché sono avvolti in una cappa di caldo umido che li blocca a chiusura ermetica.
Bisogna aspettare la sera, e una temperatura più accettabile, per riportare a galla ciò che durante il giorno è rimasto sigillato in un limbo a tenuta stagna.
Finalmente ora tutto può tornare in superficie, uno alla volta riemergono le immagini del giorno appena appena trascorso.
E vedi esseri umani incedere nervosamente, in movimenti lenti e affaticati, con occhiali da sole e fronti imperlate di sudore.
Sotto quegli occhiali, immagini occhi socchiusi e insofferenti, più attenti alla ricerca di zone ombrose rispetto a tutto ciò che di altro accada intorno.
Dalle tue parti c'è una partenza programmata, ci sono preparativi in corso, ci sono valigie e zainetti che nessuno ha veramente voglia di riempire, per un motivo o per l'altro.
Ma sì, c'è la voglia di cambiare aria, meglio sarebbe essere già arrivati.
Esuberanti fiori di lavanda e grilli rumorosi, poco ossequiosi della giornata di rallentata attività sociale degli uomini.
Grilli ignari della calura, fino all'impertinenza.
Persone che ti apostrofano con una battuta su una gara recente, su un articolo uscito su un giornale locale che contiene il tuo nome. Sei dappertutto 'sta settimana, sei fotogenico. Ma quanto li paghi per metterti lì. Ti ho visto sai.
C'è la tua solita incapacità comunicativa, quella che ti blocca nel momento esatto in cui vorresti dire qualcosa di più, quella che non dipende dal caldo o dal freddo.
Quella che spesso ha lasciato l'amaro in bocca a te e ad altri, quella che forse poi ti costringe a scrivere.
Dalle tue parti c'è anche una gara programmata, ci sono preparativi in corso anche per quella. 
Poca, nessuna tensione. Questa non è la tua gara, questa è voglia di immergersi nella natura, magari in buona compagnia.
La buona compagnia, sì.
C'è una canzone bellissima che ti ronza in testa da qualche giorno, che vorresti lasciare qui.
Forse la metterai proprio qui, nei prossimi giorni, a disposizione del podista, dello sportivo, che speri passerà da queste parti in tua assenza, a vedere se tutto è in ordine in attesa del tuo ritorno.
Passa di qui a vedere cosa succede, in cambio avrai una canzone bellissima.