venerdì 10 luglio 2015

la vacanza del podista



E' una vacanza davvero singolare, quella del podista che è stato strappato di colpo dalle sue poiane e si ritrova in un paradiso terrestre.
Ti svegli al mattino prestissimo col ritmo addosso, esci senza quasi conoscere le strade e ti avvii in direzione mare.
Vai sul sicuro, non conosci le strade ma il mare è a nord est, il sole nasce a est, facile arrivarci.
Il mare dall'alto è una grande mamma che ti avvolge in un abbraccio che tende a rassicurare.
Certo, prima avevi una collina a sinistra, una a destra, un rapace sulla testa e facevi il furbo.
Facile così, prova un pò a cambiare aria e a lasciare tutto alle tue spalle.
Per due settimane i tuoi riferimenti se ne vanno a farsi benedire.
Credevi davvero che da solo, in quella valle stretta stretta, saresti riuscito a costruire fortezze? Illuso. Il mondo non finisce sui quei crinali, lo sapevi bene. Tutto può cambiare se giri lo sguardo.
La bestia volante te l'aveva spiegato, se voli e voli in alto, gli orizzonti cambiano e le tue certezze possono essere sparite, al tuo ritorno.
Così sei caduto come una pera cotta, con le tue scarpette di gomma, in un mondo così straordinario da lasciarti stupidamente impreparato.
Corri e vedi delle enormità di panorami, troppo grandi da poterli abbracciare con gli occhi.
La mamma-mare abbraccia te, e cerchi nervosamente di fartici cullare.
Corri veloce e pensi a cosa fare dopo. Corri a casa e prepari i tuoi bagni in mare. Se provi a nuotarci, questo mare non è un mare, e neanche una mamma, questo è un mondo di fiabe.
Nuoti in un'acqua cristallina guardando attentamente i fondali. 
Ne sei certo, uno di questi giorni, Venere o Nettuno ti si presenteranno davanti agli occhi. Pensi a cosa mai potresti dirgli per giustificare la tua presenza.
Orso bruno della bassa padana, trapiantato fra le colline prealpine, cosa ci fai qui?
L'aspettativa dell'incontro aumenta il tuo nervosismo. 
Esci dall'acqua, sollevato dal riprendere una massa corporea in balia della gravità terrestre.
Non riesci a fermarti. 
Sveglie all'ora del gallo, corse, bagni, tuffi e cibi locali. Bevande locali e partenze in macchina. Dov'è la spiaggia più bella? Non esiste quella più bella, ognuna è bella a modo suo.
Gente locale, che ti guarda curiosa quando ti sente parlare, e ti chiede da dove arrivi. Ajò.
Sono un padano prealpino, un pò orso bruno e un pò non so. Ho lasciato indietro laggiù qualcosa che non so, qualcosa che forse avrei dovuto portarmi dietro, manca qualcosa qui?
Ma poi vedi che la gente qui è curiosa, perché non è gente nervosa: vede un tipo che continua a muoversi senza sosta in attività troppo impegnative, oltretutto in vacanza.
Ma tu senti che vuoi catturare nel più breve tempo possibile tutto il bello che c'è. Neanche fosse una cosa fattibile. Macchè, non ce la farai, sogghignano.
Prendere e portare tutto a casa, per ritrovare quello che avevi dimenticato laggiù.
Di portare? Di dire? Di fare?

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