lunedì 31 agosto 2015

scatti e volate




"Il ribelle di ieri
lo stupido di domani
chi credi di ingannare
mostrandoti così sfacciato?
Provando a smettere di correre
con lo zaino
ma loro non ti ascoltano e tu
devi tornare indietro
Sei un guerriero della domenica
quando sei uno del gruppo
Ma è finita e guardati adesso...."
trad. da Iron Maiden: "Weekend warrior" - (da "Fear of the dark" - 1992)


La verità è che non sei un giaguaro.
Stai correndo con una bacchetta incandescente in mano, e stavolta la luce che sprigiona è reale, rimane solo da immaginarne una temperatura insopportabile per le tue mani.
Ma non ti riesce difficile.
Una gara breve e veloce, l'ultima frazione di una staffetta, una corsa da un chilometro e poco più, e per la prima volta di trovi davvero in difficoltà.
L'avevi già capito in partenza che avresti avuto qualche problemino, quando ti sei trovato in mezzo a ragazzini dai quindici anni in su, più o meno selezionati da ogni rione cittadino nel calcio e nell'atletica.
Un vecchio podista - e l'aggettivo "vecchio" oggi era azzeccatissimo - non si lascia scoraggiare e punta sull'esperienza e sulla capacità di impostare un ritmo costante su una distanza prefissata.
Oggi stavi bene, potevi tranquillamente azzardare un ritmo poco sopra i 3'/km e cercare di mantenerlo per tutti i 1.160 metri di gara, un bel ritmo veloce, elegante e costante.
Sei a tre quarti di gara e senti che chi ti sta dietro si sta facendo più vicino, e capisci l'inghippo.
Che ingenuo sei stato.
Da sempre le tue corse sono basate sul ritmo veloce e costante. I ritmi delle tue corse sono proprio come i ritmi delle tue giornate. 
Ti piace dedicarti a molte passioni, lo fai quasi sempre con una certa dedizione, lavorando rapidamente e senza strappi.
L'esperienza ti ha insegnato che le volte in cui hai cercato di affrettare i tempi, è stato sempre un disastro.
Anche nei rapporti interpersonali sei così. Bello raggiungere un livello di confidenza e di affinità che ti permetta di frequentare le persone che più apprezzi con regolarità e continuità nel tempo.
Mai esagerare ed affrettare i tempi saltando i passaggi necessari, rischieresti di rovinare tutto.
Non lo farai neanche questa volta.
Certo, nonostante ciò, talvolta capita di cadere in una trappola, ed è proprio il caso di stasera.
Dosi bene le energie, in modo di mantenere il massimo sforzo per tutto il tempo necessario, gli strappi non fanno per te, le volate proprio non ti riescono.
La volata finale, stasera, proprio non l'avevi contemplata.
Ma era necessaria, era prevista e prevedibile, e ti hanno ripreso e superato nel finale.
Pazienza, pazienza, questa non era la tua gara, avrai modo di fare bene in altre occasioni.
Con un po' di fortuna, quella che in genere ti assiste, potrai dare il meglio di te nelle altre corse, le tue corse.


martedì 25 agosto 2015

nuvole basse




Ti alzi e guardi dalla finestra, per capire se la giornata in arrivo si presti ad un buon allenamento da pausa pranzo.
L'effetto che ti fanno le nuvole basse del primo mattino è un po' controverso.
Un senso di pace, quello sì, un senso di pace ovattata, come di una nebbia che ti avvolge e ti protegge.
Una foschia che annebbia i tuoi sensi e ti ripara dal mondo esterno.
Ma sì, era una sensazione che ti rigirava per la testa, ci sono volute le nuvole basse per farla emergere in superficie.
Sei lì nella tua casetta a farti la tua vita, la casetta lego, con dentro l'omino lego vestito da podista che esce a correre.
Non è neanche necessario un fermo immagine, il mondo dei mattoncini è già statico di suo, puoi guardarlo da ogni angolazione ed inventare le storie che preferisci.
Rimani chiuso nel tuo paesello di mattoncini e un po' devi ammetterlo, è confortevole fingere che il mondo finisca lì, come se la nebbia tutto intorno non ti permettesse di vedere oltre.
Come se la nuvolaglia che ti avvolge te la fossi creata tu con un fumogeno, per non vedere cosa succede poco più in là, perché potrebbero apparire immagini scomode.
Però non ce la fai a nascondere la guerra che c'è in corso, fa troppo rumore.
E' una guerra che si combatte all'interno dei confini nazionali, ormai è scoppiata e si sente ogni giorno più vicina.
Hai provato da poco a registrarti su Facebook, e nei tuoi 200 e pochi contatti, le vedi bene le appendici della guerra fra chi odia lo straniero e chi lo difende.
Facebook è uno stupido social, non vuoi partecipare con frasette preconfezionate ad una diatriba così drammatica.
Ma hai deciso che per un po' non parlerai più di colori politici, né di ideologie astratte e mai realizzate.
Non ti schiererai con partiti, leghe o movimenti, ora il momento è troppo delicato per non rendersi conto che la questione ormai si spinge all'essenza stessa del concetto di vita umana.
C'è l'odio per lo straniero, che non è altro che paura, che trasuda da un popolo già ampiamente spaventato di suo, che si raffigura un futuro di povertà e violenza.
C'è la difesa dello straniero, che è il coraggio di dare ospitalità ad esseri umani in condizioni pietose, molto diversi da noi per cultura e abitudini, a volte difficili da capire, a volte difficili da digerire, ma sempre esseri umani.
Non su uno stupido social, ma dentro di te devi scegliere, non si può stare nel mezzo.
E visto che devi scegliere, scegli di non avere paura, non è la paura che dovrai insegnare a chi arriva dopo.


domenica 23 agosto 2015

E oggi?


Cosa si potrà mai imparare in una domenica piovosa di - quasi - fine estate?
Ma certo, ce n'è anche per oggi.
Provaci, ce la farai. Per esempio.

Una domenica piovosa di fine estate non è malaccio. Se al mattino sei andato a correre.
In una domenica pomeriggio di fine estate non è cosi triste chiudersi in un brico. Alle condizioni di cui sopra.
Ma in un brico non troverai quello che cerchi. Vacci per ripararti dalla pioggia.
Due bambini al brico si divertono molto più di te, correre fra gli scaffali è come essere in un videogioco della wiiU.
Se corri un lungo lento, il tuo allenamento si misura in chilometri, non in ritmo. Fermati se serve, una sosta può fare bene al corpo e allo spirito.
Un cane farebbe di tutto per convincerti che la tua pizza con la rucola è molto più buona delle sue crocchette. Tieni duro.
Dalì non faceva solo orologi molli, animali assurdi e foto coi baffi appuntiti.
Due bambini davanti alla wiiU sono più gestibili che in un brico, da un solo genitore. Perlomeno non li perdi.

come mercurio


18 km, finalmente.
Avevo bisogno di tornare a macinare qualche chilometro in piu'.
Oggi la mia corsa è tornata ad essere magicamente piacevole, proprio in barba al tempaccio, tutto risuonava di quella musica che mi accompagna ogni tanto, quando sembra che i problemi non esistano.
Correre senza fretta, correre senza meta.
Quando le vicende ti obbligano a rinunciare a preparare una gara importante, bisogna in qualche modo lavorarci su in modo da catalizzare l'attenzione su nuovi progetti.
Pura teoria, ovvero, giusto il concetto ma non sempre così facile da realizzare.
Oggi mi sento bene perché ho corso qualche chilometro in più senza problemi, nessun affaticamento, né dolori.
Per cui ho capito che da oggi si può ripartire con un obiettivo importante.
Nonostante il fatto di aver mancato una tabella d'allenamento, in realtà non ho mai smesso di svolgere lavori veloci.
Quindi ci siamo, le basi ci sono e anche discrete: pronto a prendere in mano una nuova tabella, e via.
C'è molto lavoro che mi aspetta, se avrò la mia musica intorno, non sarà certo un lavoro difficile.
Quando hai le ali ai piedi, non ti resta che volare...
Non vedo l'ora di iniziare.

martedì 18 agosto 2015

in cerca del gallo



È mezzogiorno e vai a correre, proprio perché ci devi andare, e sproni le gambe a fare più di quello che abbiano voglia di fare, a girare più veloci di quanto siano in grado.
Oggi ti mancano le basi, l'ABC della corsa.
Oggi sei respingente, ti rimbalza tutto addosso come ad un materasso di gomma.
L'assenza di musica ti induce a cercare altre forme d'incoraggiamento, mentre corri ripetute brevi a ritmi insufficienti.
Ma che diamine, è proprio palese.
Corri ripetute svogliate a passi insofferenti.
Allora cerchi di rovistare nei meandri di quella testa inerte, alla ricerca.
Ieri sera hai finito di leggere "Nessuno scrive al colonnello", stesura originale del '56 di Marquez.
Il colonnello Aureliano Buendìa, 75 enne, in attesa che il governo gli riconosca una pensione che non arriva mai, si attacca al suo gallo da combattimento quale unica e ultima risorsa di sopravvivenza.
Ci sono i Saxon che nell'album "Sacrifice" del 2013 avevano inserito una canzone potente, "Made in Belfast".
Gente messa a lavorare, alla stregua di schiavi, alla costruzione di imbarcazioni belle e resistenti, le migliori. Made in Belfast.
Per quanto tu insista a cercare del facile incoraggiamento nei tuoi dintorni, oggi la giornata ti restituisce solo esempi di vite drammatiche, opere d'arte di una bellezza dal sapore amaro.
Non sempre hai la fortuna di trovare una natura favorevole, le tue corse passano alti e bassi, da sempre.
A volte sai di non poter contare sul favore degli elementi, quelle sono le volte in cui tu stesso soccombi all'incapacità di poter sentire o vedere la bellezza che ti circonda.
Devi rassegnarti ad aspettare un altro giorno.
Nel frattempo, questo ti tocca, e ti riscopri a scrutare i dintorni con un fine preciso.
Oggi hai bisogno di catturare il gallo da combattimento del colonnello Buendìa.

venerdì 14 agosto 2015

vis à vis



Fine luglio, non fine anno, ma ti capita di sederti un attimo in poltrona, fissare una televisione spenta e tirare un sospiro.
Come quando si fanno i bilanci di fine anno, che roba.
Che roba provare a mettere insieme tutte le vicende di un anno così diverso dagli altri.
Non c'è che dire, hai causato un bello spostamento d'aria là fuori.
Una gran fortuna a guarire dai tuoi mali, le infiammazioni, le soste, la rassegnazione.
La vita senza corse e senza passioni è una vita che non hai mai amato, semplicemente ti eri trovato a doverci fare i conti.
Ma il sangue dentro ti ribolliva lo stesso, come quei pentoloni dei minestroni di Panoramix.
Se nasci con la musica di Vivaldi, puoi anche accontentarti nel farti accompagnare dalle quattro stagioni, e che facciano loro, e ci potrai anche galleggiare, lì a mezz'aria.
Ma se dentro di te suonano i Saxon e i Megadeth, quel ritmo te lo porti dentro e devi farci i conti.
Mica ci si può fermare, prima o poi la voglia delle emozioni più forti salta fuori, e cerchi di allungare il passo, di allargare il cuore, apri le orecchie e cerchi i colori.
Non avevi mai smesso del tutto di cercare di vincere gli infortuni, i malanni del fisico e della mente.
Ma avevi smesso di provarci con convinzione.
Il bello è che hai sperimentato davvero la guarigione, e che se anche il futuro non fosse tutto così perfetto, hai imparato che per ogni malanno c'è una soluzione, tranne ad uno.
Mai rassegnarsi alle quattro stagioni, non sono loro che devono trascinare te.
Col sedere su quella poltrona, hai l'impressione che sia davvero la prima volta, nel 2015, che posi le natiche.
E ti concedi una riflessione del tipo: "non lo farò più un errore così".


mercoledì 12 agosto 2015

Vertigo



"sono la voce nella tua testa
quella che tu rifiuti di sentire
sono il viso che devi affrontare
quello che rispecchia il tuo sguardo
sono ciò che rimane, sono ciò che è giusto,
sono il nemico, sono la mano che ti ha fatto cadere,
che ti ha messo in ginocchio"
(trad. da Foo Fighters: "The Pretender")

Ci provi a correre, pausa pranzo e ci provi, nonostante si dica in giro che l'antibiotico anti tosse sia una vera tagliola per le prestazioni sportive.
Accontenti un pò le prescrizioni mediche: niente sforzi violenti.
E accontenti un pò le tue velleità sportive: qualche piccolo sforzo per mantenere le gambe in forma.
Oggi il caldo non è così torrido e ti senti così bene, con quel venticello che ti accompagna, che quasi quasi potresti credere che era tutta una balla, quella dell'antibiotico e della tagliola.
Parti per un lento e poco dopo lo trasformi in un medio. Che bello il medio quando si sta bene, perfino quando l'acclivio inizia ad aumentare e dai Tetti Casotto si comincia a salire verso Pamparato.
Arriviamo a sette km e poi si torna indietro, sotto questo bel sole preso un pò in fronte e un pò in retro.
Si cambia direzione, ora la discesa ti permetterà di far girare le gambe in scioltezza, si aumenta il passo, allegretto.
Poi però la discesa non fa il suo mestiere.
Un pò come, ricordi ancora una volta, il Po in controtendenza a Torino, quando verso Moncalieri la strada saliva leggermente invece di seguire la pendenza del fiume. 
Quando hai sospettato che sia colpa del Po, che scende in salita. O qualche trucco simile.
Qui la salita dell'andata è salita anche al ritorno, come mai?
Il sudore dell'andata è più sudore al ritorno.
La tagliola.
I pensieri seguono la salita perenne, e il medio allegretto è tornato ad essere un lento con poco brio.
Sei in difficoltà.
Dopo tanti anni, provi di nuovo quella sensazione. I primi tempi in cui si correva, e a volte, ingenuo, ti scappava qualche chilometro di troppo all'andata, le energie si esaurivano e ti toccava tornare camminando.
Tieni duro e prosegui, perdendo lucidità, coordinazione e soprattutto ritmo.
E' andata così.
Equilibrio precario, e l'asfalto sotto i tuoi occhi zummava su e giù, un pò come in quel film di Hitchcock.
"Vertigo", in Italia tradotto "La donna che visse due volte".
Lui rincorre lei e la insegue arrampicandosi all'interno di un campanile, salendo scale che si inerpicano a mò di spirale. 
Lui soffre di vertigini, lui ovviamente è James Stewart, e salendo salendo, alla fine guarda in basso e viene colto da un capogiro, grande effetto speciale per l'epoca, la tromba delle scale che zoomma su e giù come uno jojo.
Già, è' andata così, ma finchè non ci hai sbattuto il naso, come San eccetera, chi non ci avrebbe provato.


lunedì 10 agosto 2015

L'incompiuta


E' un po' come trovarsi davanti la bozza di uno scarabocchio fatto a matita, che vorresti terminare in qualche modo.
C'è un bambino in piedi davanti all'anteriore di una Jeep, e fin qui tutto bene.
Manca tutto il resto, devi decidere se proseguire con la matita fino alla fine.
O una parte a matita, ma quale, una parte a colori, ma quale.
Tutto a colori?
Sei reduce da una gara che hai corso per il rotto della cuffia, perchè la tua famosa tosse è ancora lì che tossisce.
E il dottore ti ha detto, non dovresti mica, però se ci tieni fai quella e poi ti vacci piano.
Così fai la gara e decidi che poi correrai piano, o correrai piano o nuoterai un pò.
Se continuassi ad impegnarti negli allenamenti, in barba ai consigli medici, finirebbe che ti ritroveresti a tossire per altri sei mesi.
Se correrai piano la maratona diventerà un miraggio, e se nuoterai un pò...idem.
L'ultima opzione è fermarsi del tutto, per la gioia del dottore, ma solo per la sua. Non accettabile.
E vivi questa strana situazione generata da una selezione scelta di sensi di colpa, che si accavallano l'uno sull'altro.
Qualunque delle strade ti si aprano davanti, conducono ad una trappola.
Un pò come trovarsi con il frontale della jeep, già riempito a matita, e rendersi conto che sarebbe stato molto più bello se l'avessi finito ad acquerello.
Ma di un colore che non hai, e che non riesci a miscelare in nessun modo.


sabato 8 agosto 2015

Inseguendo il premio



C'è il giro del Merlo, gara PAM importantissima.
Ti dirigi verso il Merlo col pensiero fisso di un premio che chissà, ti aspetta? Ti spetta?
Riscaldamento. Incontri tutti i compagni di squadra che si ritrovano in questo venerdì sera, l'occasione di una gara speciale, ufficiale e goliardica.
Si corre in casa stasera.
Ti riscaldi con una certa apprensione, devi riscaldarti per essere pronto alla partenza, bello caldo.
Ma ti senti nervosetto perchè pensi. Il tuo premio ti spetta?
Così la serata goliardica della cena post gara è un'aspettativa che non è che raccolga proprio proprio la tua attenzione.
Forse sarà meglio pensarci più tardi. Ora si parte.
Sei schierato sulla linea di partenza per una gara di corsa di otto km e tu pensi a un premio che vorresti già avere davanti agli occhi, ma che da quella posizione non riesci più a vedere.
Sarà nascosto fra la gente.
Sparo e si parte. Il segnale è chiaro. Devi correre, ricordi?
Quel senso di distrazione che senti addosso stasera, non ti distrae così tanto da impedirti di partire a correre velocemente.
Sei indietro, e rimonti posizioni.
Pensi a com'è bello il primo chilometro quando si fa lo slalom e si rimonta tutta questa gente.
Sarebbe bello se là davanti, alla fine della rimonta, ci fosse il tuo premio.
Ma al chilometro due virgola cinque la rimonta è finita e hai una dozzina di podisti non più disposti a farsi superare, davanti a te.
Devi arrivare al traguardo il prima possibile, così non ci pensiamo più, che premio sia, se te lo sei meritato.
Arrivi tredicesimo e ricordi lucidamente che sulla linea d'arrivo si preme stop sul garmin.
Premi stop e pensi che se fossi un numerologo, il 13 sarebbe di certo uno dei tuoi numeri preferiti.
E' un numero primo, uno dei più simpatici in assoluto.
Restituisci il tuo pettorale, il centotredici, e vai a mangiare, in attesa della premiazione.
Ti chiamano sul palco dicendo che sei stato bravo e ti danno una busta in mano. Grazie.
Scendi perplesso.
Avresti voluto chiedere se per caso qualcuno ha visto il tuo premio, da quelle parti.
Ma nella confusione della serata preferisci rinunciare a fare domande difficili.

mercoledì 5 agosto 2015

lunghi lenti



"Sono nato come il figlio
di un uomo senza legge
parlavo sempre alla mia mente
con una pistola in mano
ho vissuto nove vite
uccise dieci
correrò come il vento.

E ho molta strada da fare
per arrivare al confine col Messico
quindi correrò come il vento
corro come il vento"

(trad. da Saxon: "Ride like the wind")


Ci sono molte differenze fra l'ultima preparazione di una maratona e quella in arrivo.
La prima, la più tangibile riguarda le condizioni climatiche e la stagione.
Avevo deciso di darmi un obiettivo ambizioso per una maratona da correre lo scorso marzo. Mi sarebbe servito per tenere la mente occupata da un progetto tutto mio. E ad aiutarmi a trascorrere il lungo inverno in vista di un evento che avrebbe dato il via alla primavera.
Ovviamente una tabella da maratona non è facile, richiede allenamenti lunghi, spesso lunghissimi, che se svolti a temperature rigide possono anche rivelarsi un po' pesanti dal lato psicologico.
E copriti, e riscaldati bene, e attento alle lastre di ghiaccio.
E le serate buie, passate a correre sotto i lampioni. 
Ma l'allenamento invernale, alla fine, si è rivelato una scelta azzeccata, e ha anche dato i suoi frutti.
Mi ha regalato nuove conoscenze e nuove esperienze di vita.
La preparazione per ottobre, sempre se riuscirò a portarla a termine, sarebbe già iniziata a tutti gli effetti.
Certo, il caldo toglie un po' di motivazione, c'è meno voglia di sudare e più voglia di rinfrescarsi con una bella nuotata.
Al momento dalle mie parti è così.
Spingere con le ripetute lunghe sotto il sole, in un periodo in cui già si corrono gare brevi a perdifiato, è da gente tosta.
I lunghi lenti, invece, si possono fare bene, avendo la giusta motivazione.
E qui arriviamo all'altra differenza, fra l'ultima preparazione e quella in arrivo.
E' passato un secolo dalla scorsa maratona, sono cambiate le circostanze, il mio mondo, il mio modo di vivere la corsa.
Dovrò fare un sacco di chilometri, e fin qui suona bene.
La sfida non sarà più combattere il freddo, ma sarà trovare la giusta armonia nei pensieri.
E' una fortuna avere un sacco di bei pensieri svolazzanti, il più è accompagnare le corse lunghe trovando la giusta armonia.


sabato 1 agosto 2015

correre o volare

"Ma cosa intendi quando parli di volare?"
"Cosa vorrebbe dire darti un paio di ali, cosa ne vorresti fare?"

Provo a farti qualche esempio.
c'è Bruce Springsteen live in Toronto 1984, che scatena la sua rabbia in Born in the USA davanti a un pubblico estasiato.
Ma c'è una mia collega che con due colpi di pennello, due di numero, ha disegnato due colline e tre fiumi.
C'è un mio amico che senza fatica ha corso la Tre Rifugi.
C'è qualche pagina speciale di Gabriel Garcia Marquez in "Cent'anni di solitudine"
Un tizio che conosco, oggi fa il lavoro che ha sempre desiderato, in piena crisi economica.
E un altro mio amico, senza paura se n'è andato da solo per il mondo.
E ci sono anch'io, proprio come te, in qualche raro istante delle nostre vite.

Non è a quello, che voglio puntare, anche se mi capita di guardare in alto, di tanto in tanto.
Sì, in qualche istante ho volato, spesso anche in questo 2015.
Davvero molto spesso invero, ma si tratta di istanti che non vanno inseguiti di proposito. 
Non è lo scopo del gioco, lo scopo è correre in libertà.
Il volo è sporadico e ingovernabile, è solo una bella sorpresa che può arrivare quando meno te l'aspetti.
Quando tu hai voluto, fortemente, semplicemente, correre come piace a te.