martedì 25 agosto 2015

nuvole basse




Ti alzi e guardi dalla finestra, per capire se la giornata in arrivo si presti ad un buon allenamento da pausa pranzo.
L'effetto che ti fanno le nuvole basse del primo mattino è un po' controverso.
Un senso di pace, quello sì, un senso di pace ovattata, come di una nebbia che ti avvolge e ti protegge.
Una foschia che annebbia i tuoi sensi e ti ripara dal mondo esterno.
Ma sì, era una sensazione che ti rigirava per la testa, ci sono volute le nuvole basse per farla emergere in superficie.
Sei lì nella tua casetta a farti la tua vita, la casetta lego, con dentro l'omino lego vestito da podista che esce a correre.
Non è neanche necessario un fermo immagine, il mondo dei mattoncini è già statico di suo, puoi guardarlo da ogni angolazione ed inventare le storie che preferisci.
Rimani chiuso nel tuo paesello di mattoncini e un po' devi ammetterlo, è confortevole fingere che il mondo finisca lì, come se la nebbia tutto intorno non ti permettesse di vedere oltre.
Come se la nuvolaglia che ti avvolge te la fossi creata tu con un fumogeno, per non vedere cosa succede poco più in là, perché potrebbero apparire immagini scomode.
Però non ce la fai a nascondere la guerra che c'è in corso, fa troppo rumore.
E' una guerra che si combatte all'interno dei confini nazionali, ormai è scoppiata e si sente ogni giorno più vicina.
Hai provato da poco a registrarti su Facebook, e nei tuoi 200 e pochi contatti, le vedi bene le appendici della guerra fra chi odia lo straniero e chi lo difende.
Facebook è uno stupido social, non vuoi partecipare con frasette preconfezionate ad una diatriba così drammatica.
Ma hai deciso che per un po' non parlerai più di colori politici, né di ideologie astratte e mai realizzate.
Non ti schiererai con partiti, leghe o movimenti, ora il momento è troppo delicato per non rendersi conto che la questione ormai si spinge all'essenza stessa del concetto di vita umana.
C'è l'odio per lo straniero, che non è altro che paura, che trasuda da un popolo già ampiamente spaventato di suo, che si raffigura un futuro di povertà e violenza.
C'è la difesa dello straniero, che è il coraggio di dare ospitalità ad esseri umani in condizioni pietose, molto diversi da noi per cultura e abitudini, a volte difficili da capire, a volte difficili da digerire, ma sempre esseri umani.
Non su uno stupido social, ma dentro di te devi scegliere, non si può stare nel mezzo.
E visto che devi scegliere, scegli di non avere paura, non è la paura che dovrai insegnare a chi arriva dopo.


4 commenti:

  1. Purtroppo noi viviamo in una parte di Italia più ovattata di altre, un po' per ragioni storiche, un po'per ragioni geografiche…
    Io che ci sono nata, e vengo da una famiglia che ha tutte le radici qui, ho visto e ho sentito raccontare di gente umile e lavoratrice, ma troppo attaccata alle proprie cose, che piuttosto di associarsi e combattere insieme preferiva spendere metà del suo tempo ad arricchirsi, e l'altra metà a far si che non si arricchisse il proprio vicino.
    Questo forse ha attenuato un po' la crisi che ha devastato e sta devastando il nostro paese (dove l'azienda è famigliare infatti si tende a tenere duro un po' di più di dove ci sono filiali delle multinazionali…) ma ci ha reso ancora più ottusi e chiusi in noi stessi, facendoci credere che in fondo noi ci salviamo perché siamo meglio di altri.
    Con questi presupposti, come mai avrebbero potuto accogliere gli stranieri delle persone che ritengono che chi abita nel paese vicino sia già un nemico?
    E' vero, davanti a queste cose non dovrebbe esserci contrapposizione politica, non dovrebbe esistere differenza alcuna. La politica dovrebbe aiutare la gente a capire, ad accogliere, ad integrare.
    Ma fin quando ci sarà una parte della classe politica (anche se è improprio chiamarla in questo modo) che fomenta l'odio e fa leva sulle paure della gente per i propri tornaconti io vorrò esprimere con chiarezza da che parte sto. E spererò sempre che un giorno tutti quelli che la pensavo in questo modo possano rimanere uniti e non dividersi sempre sotto diverse bandiere.

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    1. Credo che tu abbia perfettamente azzeccato le ragioni storiche che riguardano la zona dove viviamo.
      Le fazioni "politiche" ormai fanno leva sul malumore della gente per strapparsi i consensi a vicenda, per questo purtroppo non mi sento più di schierarmi con nessun gruppo politico su un argomento così delicato.
      Sono perfettamente d’accordo con te, chi fomenta l’odio non merita ascolto, è giusto invece dare un esempio di coraggio a chi si lascia mettere il paraocchi da finte ideologie.
      Aprire gli occhi significa anche capire che i tempi sono cambiati, inutile e sbagliato pensare di tornare a chiudersi nell’impresetta di famiglia di una volta, quella che andava a gonfie vele, vorrebbe dire non essere capaci di guardare un po’ più in là..

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  2. il piacere è sempre nello stare in equilibrio sulla corda, rifiutare di percorrerla semplicemente pensando che......non fa per me, è troppo semplice e comunque solo un rimandare
    per stare in equilibrio è necessario il movimento continuo, un pò di qua, un di là, un pò in mezzo e.......si va avanti
    la vita è questo, la statica è inesistente per qualsiasi elemento in natura, dunque partecipiamo al processo in modo attivo per provare piacere, il passivo è di default già intrinseco e non lo possiamo escludere, anche se lo vorremmo, e spesso!

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    1. esatto...schierarsi è necessario...almeno per sè stessi. Anche senza dover per forza dire a gran voce da che parte si sta, ma anche solo perchè chi ti circonda sappia con chi ha a che fare...insomma...schierarsi secondo il proprio modo di essere.

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