martedì 29 settembre 2015

tempo



Quel piccolo mondo che ti circonda, spesso ha dei progetti per te che non coincidono esattamente coi tuoi.
Forse distrattamente, sporadicamente, si sono accorti che vorresti fare certe cose, tu.
Che ti piacerebbe fare una corsa più veloce di quanto ci sia riuscito fin'ora.
Che vorresti trovare il posto più bello del mondo e condividerlo con gli occhi di chi ti sta vicino, che si sappia di quanto è bello, che non era solo un sogno.
Che vorresti avere il tempo, e l'estro, e la bravura, per fare qualcosa di speciale proprio tu, con le tue mani.
Fermarsi per un pò a un bancone di un locale dotato di ottima birra, ottima musica, ottimi vicini di trespolo.
Che vorresti mettere insieme un suono, un'immagine, un respiro e un angolo di mondo, in una combinazione che davvero, non sarà perfetta ma sarà bella e sarà opera tua.
Ma sei stanco.
Quel piccolo mondo che ti sta intorno vorrebbe che il tuo meglio arrivasse da un documento mandato via mail per tempo. Prima della scadenza.
Che tu riesca a trovare un'idea geniale per risolvere un insormontabile problema diplomatico, che ci metta del tuo.
Che ti accolli quella fetta di fastidio e malessere in modo da poterlo scaricare da altri, da quelli più in alto.
In cambio avrai quel pò di rassicurante compiacenza, quella che ti può far sentire soddisfatto per aver fatto il tuo dovere.
Che ti candida di buon partito alla prossima incombenza, con la promessa che sarai prontamente cercato ed apprezzato.
Se va male fatti coraggio, avrai un'altra occasione.
Ma certi giorni ti senti così stanco.
Di concentrare energie a cercare di ritagliarti il tempo per poter fare le cose che vorresti.
Che a volte quelle stesse cose non ti riescono più bene.

giovedì 24 settembre 2015

sulle strade del lupo

 


La chiavetta usb che hai dedicato alla musica da sentire in auto è ormai stracolma di musica rock heavy metal.
Una gran quantità di gruppi musicali, album per lo più pensati per l'effetto adrenalinico che può rendersi utile in un pre-gara.
Ci sono dei grandi classici e ci sono delle novità, ti piace esplorare e ti piace anche richiamare alla mente giornate del passato remoto, quasi dimenticate, grazie alla musica vissuta, quella che ti ha accompagnato negli anni. Un pò come la madeleine di Proust.
Hai bisogno di roba tosta che ti carichi al mattino, tracce potenti che ti incoraggino quando più ne senti il bisogno.
C'è del bel materiale da scoprire in giro, ci sono dei nomi sconosciuti che suonano roba spettacolare, basta provare a cercare "gruppi metal rock" su wikipedia e ti si aprirà un mondo nuovo.
Ti piace crogiolarti su vecchi successi, specie quando hai qualche birretta di troppo in corpo.
Roba del calibro di gruppi talmente leggendari che neanche serve nominarli.
Poi ieri sera in macchina scopri che per qualche strano motivo, tempo fa, avevi caricato sulla chiavetta anche del folk country, un celebre cantante americano che suonava un pop melodico.
Chissà a cosa pensavi, quando l'hai piazzato lì.
Musica famosissima, molto datata, che tutti hanno più o meno nelle orecchie.
Manca solo il nome, neanche serve nominarlo.
La dolcezza di quella canzone ti accompagna ancora nella tua corsetta di oggi, in mezzo ai boschi, in una giornata settembrina limpida come un cristallo, di quelle che davvero, una volta vissute potrebbero sembrare irreali.
Mica tutti hanno potuto correre una corsa come la tua, oggi in pausa pranzo, con un cielo che sembrava volerti convincere che le nuvole non esistono.
La sera sei ancora lì, a pensare a quanto sei fortunato, certe volte.

"Tu riempi i miei sensi
come una notte nella foresta
come le montagne a primavera
come una passeggiata sotto la pioggia
come una tempesta di sabbia nel deserto
come un placido blu oceano
tu riempi i miei sensi
vieni a riempirmi di nuovo"
(trad. da John Denver "Annie's Song")

martedì 22 settembre 2015

quattro quattro


Non puoi che riallacciarti a "nuove strade", rileggere quello che hai scritto qualche giorno fa e passare ad oggi.
Ma sì, mica pensavi di tirare fuori un capolavoro.
Ci vorrebbe la tecnica, la preparazione, il talento.
Le idee, il genio, il gusto cromatico.
Però te ne compiaci lo stesso, il risultato è carino, quasi bello.
È proprio una di quelle strade in cui correresti volentieri un riscaldamento o un defaticamento, o una corsa tranquilla in compagnia, con un podista con cui fare quattro chiacchiere.
Quattro quattro, oggi ci sei riuscito a ricreare il tuo mondo ideale, quello che esiste perché ne hai le prove, lo vivi tutti i giorni.
Ma non esiste del tutto, perché è in un luogo immaginario, nessuno potrà mai portarti la foto di questo scorcio.
La lezione del giorno è questa, se vuoi tirare fuori qualcosa di bello comincia a guardarti in giro, chiedi in giro dove puoi trovare un luogo carino.
Prova ad abbandonare il tuo individualismo e sforzati di chiedere agli altri cosa pensano di un ponte, di alberi che ci crescono dietro.
Di un carro in movimento, che forse prima era fermo, forse qualcuno lo sta spingendo verso il centro della scena.
O forse ha rallentato per lasciarti transitare nella tua corsa che prosegue.
Una corsa che non finisce, come in un fermo immagine, un disegno ad acquerello.

domenica 20 settembre 2015

Demonte



Ci sei di nuovo, nel bel mezzo di una staffetta master.
Stai correndo su una strada saliscendi lungo il fondo di una valle spettacolare, fra le montagne di Demonte e di Vinadio. Stupendo, pensi.
Quella sensazione di sforzo massimo tremendissimo è di nuovo lì, ma che ci vuoi fare.
Sei partito con certe aspettative, tue e dei tuoi compagni di quadra. Questa era una staffetta con gente forte, con ambizioni da podio, e allora che si fa, si corre forte.
E per l'ennesima millesima infinitesima volta provi quella sensazione di fatica dirompente, lo scotto che devi pagare per rimanere lì davanti, nei primi dieci, nei primi sei assoluti, nei primi due di categoria.
Porti a casa il risultato, devastato dallo sforzo, pronto un'altra volta ad un paio di giorni di convalescenza.
Porti a casa un'idea in testa, quella che è nata più o meno al terzo dei 10 km percorsi stamattina, l'idea che ti suggerisce un cambio di marcia.
Un sacco di gare corse a spron battuto, forse, ti hanno insegnato a mettere tutto sulla bilancia, e nelle bilance di una volta c'erano due piatti, come nella classica raffigurazione della dea giustizia.
La soddisfazione del risultato ha un suo perché, e chi lo mette in dubbio. La classifica stampata il giorno dopo, un certo senso di esaltazione, quello che ti regala la consapevolezza di avere un buon motore che ti spinge avanti, nei tuoi passi veloci.
Ma vediamo, oggi, cosa ti sei perso.
Eri immerso in un paradiso, paragonabile solo al mare sardo di qualche tempo fa, e non hai quasi mai alzato lo sguardo dalla strada, se non un paio di volte per distrarti dallo sforzo insopportabile.
E finita la gara, tornando a piedi alla partenza, a quel punto troppo stanco per goderti il panorama, incrociavi gruppi di runner che ancora corricchiavano allegri e spensierati verso il traguardo.
Incombevano forti sensazioni e ricordi di allenamenti recenti, in cui il bello della corsa si scopre nel piacere dello stare insieme in buona compagnia e immersi in sempre suggestivi contesti naturali.
Bè, per ora la bilancia è in equilibrio, per cui sai che continuerai a fare quello che ti viene più spontaneo, gareggiare al massimo.
Ma solo finché, se e quando, pesi e misure non dovessero cambiare.


giovedì 17 settembre 2015

ripetute a confronto




Abbandono per un attimo il corsivo per appuntarmi una nota di tipo strettamente sportivo.
Anche perché è questione di giorni, poi si parte a spron battuto con una tabella per Firenze.
Iscrizione fatta, pettorale 456, e speriamo che questa volta sia quella buona, ovvero: che tutte le varie costellazioni siano ben allineate.
Oggi dovevo coniugare un ultimo allenamento di potenza per la gara di domenica, una staffetta su pendenza collinare...con un allenamento funzionale all'approssimarsi della tabella pro maratona.
Quindi ripetute lunghe ma non lunghissime, e ho optato per 3 da 2000.
A corsa fatta, la nota di commento che potrei scrivere su garmin connect è "buon ritmo ma troppa fatica".
Poi sono andato a ricercare le fra le vecchie corse e ho scoperto che le ultime RL2000 risalgono al 2 aprile, proprio sulla stessa strada di oggi. E il commento era "tutto ok".
Tutto ok, e i ritmi erano quasi uguali a quelli di oggi.
Quindi, tanto per interfacciarmi con il runner di "allora", reduce da una maratona ben corsa un mesetto prima, posso ragionevolmente pensare di essere abbastanza in palla. 
Ghiaccio alla caviglia...e alè.


lunedì 14 settembre 2015

Istantanea



Tanto per fotografare la giornata, il periodo.
Ho raggiunto i 24 km con il lungo lento, e va bene così, visto che mancano 2 settimane all'inizio della tabella per Firenze.
Il lungo lento di ieri è stata una di quelle corse che non dimentichi, quelle strade bellissime in cui ti senti perfettamente al tuo posto.
Una corsa iniziata dopo una pioggia settembrina, con un pò di sole in faccia. E poi di nuovo sotto la pioggia, una corsa di quelle che valgono più di un'istantanea, quasi un album intero.
Un cambio di programma, che riguarda la prossima domenica. 
Devo rinunciare all'escursione al Pagarì, a favore di una più consona partecipazione ad una staffetta master, per la quale proprio non si trovava il settimo e ultimo componente.
Bè, è stata una decisione sofferta, visto che era una gita programmata da un sacco di tempo.
Ma ora che l'ho presa, mi rendo conto di aver fatto la scelta giusta, per un paio di motivi. Primo, per non aver lasciato che sei persone se ne stessero a casa, a causa di un gruppo non completato, per una staffetta che pianificavano da mesi.
E poi, perché in fondo in una staffetta master mi sento al mio posto.
Anche se probabilmente sarà una strana mattinata, in cui non incontrerò neanche gli altri componenti del gruppo, a parte chi mi passa il testimone e chi lo riceve da me.
Mi sentirò parte di una macchina in cui avrò il mio ruolo, ogni ruolo è importante e fondamentale per il risultato. E sulla carta, il risultato non dovrebbe essere niente male.
Chiedo e ricevo consigli su un disegno che mi sta a cuore. Sto cercando di imparare, quasi da zero, a disegnare ad acquerello, e mi piace, quanto mi piace.
Solo l'idea di avere tutto da imparare, mi elettrizza.
E mi piace sentire il parere, le critiche di chi mi sta vicino, perchè è come vedere il foglio con altri occhi.
La paura di sbagliare.
C'è anche quello, quando finisco la matita e comincio a disegnare con attrezzi indelebili.
Devo vincere la titubanza. Temporeggiare significa aver paura di dover rifare tutto da capo.
Che a sua volta significa avere la presunzione, o la speranza, di azzeccare il disegno al primo colpo, buona la prima.
Troppa fortuna ci vorrebbe, no?
Questa è l'istantanea di oggi. Stampa e archivia.


mercoledì 9 settembre 2015

la voce



"E non ho paura di morire,
In qualsiasi momento capiterà,
Non m'importa...
Perché dovrei aver paura di morire?
Non ce n'è ragione, prima o poi te ne devi andare.
Non ho mai detto di avere paura di morire"

Ti senti di poter scomodare uno dei più grandi capolavori musicali, stasera.
Ma in fondo la musica è di tutti, perché non appropriarsene per un istante, quando calza a pennello.
Non citi l'autore del testo (qui sopra tradotto dall'inglese) per puro gusto enigmistico.
L'indizio è: "la canzone più incredibile degli ultimi 50 anni, in cui il testo sarebbe assolutamente superfluo, nel contesto del brano".

Ora di pranzo e parti per un medio, 10 km completi a ritmo medio, propedeutico alla tabella che inizierai fra qualche settimana.
Un riscaldamento di quelli che molti podisti conoscono molto bene, una brutta sensazione, poca forza in corpo e poca voglia di proseguire.
Ricorda che quando ti sarai riscaldato per bene le cose andranno molto meglio, non sentirai più tutto così poco invitante.
E infatti è così: quando si tratta di partire col lavoro serio, si va.
Oggi è festa patronale, le strade sono deserte, sei solo su una strada piana, larghissima e tutta tua.
Hai imparato che corsa media significa: sforzo intenso, poco inferiore al ritmo gara, prolungato nel tempo. Molto educativo. Anche un pò masochistico, forse. 
Dovrai mantenere il tuo ritmo medio, di poco sotto ai 4'/km, diciamo 3'55"/km, per almeno una decina di chilometri, e qui parte una potentissima voce che canta una melodia senza parole. 
Senti la fatica, sopra ogni altra sensazione, perché sei solo, fuori dal contesto di una gara e non puoi sfruttare quella tensione che in genere anestetizza la sofferenza.

E va bene, un altro indizio.
"la voce predominante del brano è una voce di donna e non è dell'autore ufficiale"

La cavalchi, la fatica, che diventa la tua compagna di questo lungo viaggio.
Quasi un'amica, come in quei rapporti d'amicizia che nascono quando si è piccoli e gli amici te li trovi così, senza sceglierli.
Poca altra energia per pensare, pochi istanti sporadici per elaborare pensieri che siano in grado di placare uno sforzo che deve durare quasi 40 minuti.
Metti a dura prova tutti gli organi del tuo corpo, che si ribellano, forse non comprendendo il motivo di tutto questo lavoro estemporaneo.
E rispondono con una fin troppo palese ribellione, gli arti doloranti, il fiatone al limite dei giri, la muscolatura in tensione.
Solo un pensiero, ti riesce lucidamente di elaborare. "rischio di morire?".
Ma sei conscio del fatto che non è la morte, che rischi oggi. Tutt'al più una simulazione. 
Quello che sperimenti, infatti, è il raggiungimento di uno stato che si colloca alla minima distanza possibile fra la vita e la morte, ben consapevole che solo di un esperimento si tratta, e che in meno di un'ora tornerai nella tua dimensione terrena.

Infatti poco dopo quella voce, che prima urlava potentissima, lentamente si placa.
Una voce canora senza parole, voce di una donna di cui pochi conoscono il nome, pur trattandosi di uno dei pezzi più famosi della storia.


domenica 6 settembre 2015

retrò



Torniamo un pò indietro, un bel pò.
Nell'autunno del 1992 avevo 21 anni, capelli lunghi, una scassatissima golf cabrio nera dell'81 e stavo svolgendo il mio anno da obiettore.
Tanto per aggiungere qualche particolare, ricordo bene che ero un timidone, non avevo una ragazza fissa e nemmeno molte certezze.
Leggevo Kerouac, ero furibondo col decennio appena trascorso, odiavo il consumismo, la musica commerciale e mi piaceva la birra da bere con amici che esteriormente mi assomigliavano molto, con sottofondi musicali del tipo Doors o Deep Purple, Nomadi, Guccini, Bertoli, gli Stones, i Metallica, poi anche i Nirvana.
Qualunque nuova conoscenza di personaggi alternativi, anarcoidi e autodistruttivi era ben accetta.
Solo ora, ripensandoci, suppongo che devo avere avuto una certa fortuna a non perdermi per strada.
Ma questo è un altro discorso.
Ricordo che una sera, un tizio appartenente a un gruppo anarchico di Cuneo mi aveva fatto ascoltare Since I've been loving you dei Led Zeppelin e mi ero illuminato.
Lui diceva che la musica ultraventennale dei Led era speciale perchè era sempre attuale nei testi.
Io pensavo che, pur non capendo una sola parola del testo di quella canzone, quella musica sì, era davvero speciale. La voce di quel Robert Plant aveva qualcosa di incredibile. Tutta l'armonia di quel gruppo aveva una magia dentro.
Davvero, molto attuale, per ascoltarla ancora nel '92.
Il tema disordinato di questo post nasce dal fatto che stasera quella canzone mi tornava alle orecchie, e proveniva dalla mia autoradio.
2015, autunno, e dò un calcio alla nostalgia che vorrebbe a tutti i costi uscire fuori e accompagnarmi nel sonno di questo sabato notte.
No, il senso vuole essere semplicemente quello di una musica straordinaria che non può perdere valore nei decenni che passano.
Hai visto che per le cose davvero belle non esiste tempo?
Non aggiungo altra morale alla favoletta, devo dormire.
Devo dormire perchè domattina mi aspetta una corsa molto importante.
E spengo la musica, perché anche quella, insieme a tutti i fantasmi che stanotte si sono risvegliati, non mi lascerebbe dormire. Buonanotte.

mercoledì 2 settembre 2015

sfumature





E va bene, ti tocca insistere.
Non vuoi rinunciare, ma che fatica imparare a dipingere le sfumature.
Non sei mai stato capace di trovare la giusta collocazione delle luci e delle ombre nelle loro varietà tonali, piazzi tutto come pare a te, chiaro contro scuro.
Dove pare a te, per poi accorgerti che crei atmosfere irrealizzabili.
Il tuo metro di misura è troppo configurato sulla tua dimensione, quella per cui sei addomesticato.
Così capita che quando cerchi di rappresentare ciò che ti circonda, sei solo capace di mettere il nero sul bianco.
Per te il mondo potrebbe essere fatto con segni di grafite su carta ruvida, e come aggiungi del colore, se ne va tutto al diavolo, non ti riesce.
Da impazzire. 
Segui le tabelle per filo e per segno, e quante volte hai provato ad adattare un progetto all'imprevisto, ad una "variante in corso d'opera".
Ma poi se qualcosa va storto la stracci e si ricomincia. Tutto da capo, tutto da zero.
Visto che l'abilità di un podista è adattarsi ai frequentissimi inconvenienti fisici che inesorabilmente si presentano, non puoi sperare nella perfezione, ma dovrai imparare a ricercare il meglio che si può.
L'abilità del disegnatore è quella di trovare le mille sfumature delle luci e delle ombre di un soggetto.
Un soggetto cambia luce a seconda del giorno e della stagione, ogni sfumatura richiede un colore diverso, mille colori insieme nella giusta dose danno un'immagine che non sarà mai perfetta, ma renderebbe davvero l'idea di uno scorcio del tuo mondo.
L'abilità di un uomo sta nell'adattarsi alle situazioni che si presentano, consci del fatto che l'assoluto non è reale, e nessuno potrebbe governare gli eventi con un metro di misura così povero.
Ti tocca insistere, devi imparare ancora un sacco di cose.