mercoledì 9 settembre 2015

la voce



"E non ho paura di morire,
In qualsiasi momento capiterà,
Non m'importa...
Perché dovrei aver paura di morire?
Non ce n'è ragione, prima o poi te ne devi andare.
Non ho mai detto di avere paura di morire"

Ti senti di poter scomodare uno dei più grandi capolavori musicali, stasera.
Ma in fondo la musica è di tutti, perché non appropriarsene per un istante, quando calza a pennello.
Non citi l'autore del testo (qui sopra tradotto dall'inglese) per puro gusto enigmistico.
L'indizio è: "la canzone più incredibile degli ultimi 50 anni, in cui il testo sarebbe assolutamente superfluo, nel contesto del brano".

Ora di pranzo e parti per un medio, 10 km completi a ritmo medio, propedeutico alla tabella che inizierai fra qualche settimana.
Un riscaldamento di quelli che molti podisti conoscono molto bene, una brutta sensazione, poca forza in corpo e poca voglia di proseguire.
Ricorda che quando ti sarai riscaldato per bene le cose andranno molto meglio, non sentirai più tutto così poco invitante.
E infatti è così: quando si tratta di partire col lavoro serio, si va.
Oggi è festa patronale, le strade sono deserte, sei solo su una strada piana, larghissima e tutta tua.
Hai imparato che corsa media significa: sforzo intenso, poco inferiore al ritmo gara, prolungato nel tempo. Molto educativo. Anche un pò masochistico, forse. 
Dovrai mantenere il tuo ritmo medio, di poco sotto ai 4'/km, diciamo 3'55"/km, per almeno una decina di chilometri, e qui parte una potentissima voce che canta una melodia senza parole. 
Senti la fatica, sopra ogni altra sensazione, perché sei solo, fuori dal contesto di una gara e non puoi sfruttare quella tensione che in genere anestetizza la sofferenza.

E va bene, un altro indizio.
"la voce predominante del brano è una voce di donna e non è dell'autore ufficiale"

La cavalchi, la fatica, che diventa la tua compagna di questo lungo viaggio.
Quasi un'amica, come in quei rapporti d'amicizia che nascono quando si è piccoli e gli amici te li trovi così, senza sceglierli.
Poca altra energia per pensare, pochi istanti sporadici per elaborare pensieri che siano in grado di placare uno sforzo che deve durare quasi 40 minuti.
Metti a dura prova tutti gli organi del tuo corpo, che si ribellano, forse non comprendendo il motivo di tutto questo lavoro estemporaneo.
E rispondono con una fin troppo palese ribellione, gli arti doloranti, il fiatone al limite dei giri, la muscolatura in tensione.
Solo un pensiero, ti riesce lucidamente di elaborare. "rischio di morire?".
Ma sei conscio del fatto che non è la morte, che rischi oggi. Tutt'al più una simulazione. 
Quello che sperimenti, infatti, è il raggiungimento di uno stato che si colloca alla minima distanza possibile fra la vita e la morte, ben consapevole che solo di un esperimento si tratta, e che in meno di un'ora tornerai nella tua dimensione terrena.

Infatti poco dopo quella voce, che prima urlava potentissima, lentamente si placa.
Una voce canora senza parole, voce di una donna di cui pochi conoscono il nome, pur trattandosi di uno dei pezzi più famosi della storia.


2 commenti:

  1. la corsa ci dà l'occasione di sentire la "nostra" dimensione, almeno nel lasso di tempo in cui lo si fa.
    nirvana allo stato puro, spero sia così fino all'ultimo secondo della mia vita, se sarò fortunato...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo spero anch'io, davvero...l'importante anche in questo è provarci! ;-)

      Elimina