venerdì 30 ottobre 2015

pausa



Bé non hai da correre stasera.
Hai messo i bimbi a letto e per un po', qualche ora, sarai qui da solo in questa casa, la tua.
Hai finito la tua settimana, gli amici li hai visti ieri, tua moglie non c'è, chi è più vicino a te stasera è già impegnato in altre faccende.
Un venerdì sera di fine ottobre.
Un silenzio così assoluto, talvolta cercato, così raro.
È solo ora che te ne rendi conto, di quanto sia silenzioso il silenzio di una serata senza impegni.
Quando ogni tua attività, per una stranissima coincidenza, per una rara combinazione fra ogni evento di tutto quanto ti circonda, si prende una pausa.
Silenzi assordanti con un gatto che fra i piedi ti guarda con aria interrogativa.
Così spesso desiderato, che arriva all'improvviso e ti lascia spiazzato.
Impreparato.
A ricordare quante volte, nel passato, ti ritrovavi da solo e quante volte lo apprezzavi.
E quante altre volte avresti invece desiderato non sentirti in balia di te stesso.
Ma oggi, una serata in silenzio, è una serata molto diversa rispetto a quelle di allora.
Dovunque giri lo sguardo, in qualunque direzione orienti i tuoi pensieri, c'è da fare, qualcosa da inventare, costruire, completare.
Spegni ogni aggeggio elettronico, di quelli che per tutto il giorno ti tengono impegnato.
Prendi una matita e trovi un pezzo di carta.
Potrà essere una linea o una parola scritta, quello con cui potrai iniziare, non importa.
Non è necessario pensarci su, lascia fare.


mercoledì 28 ottobre 2015

dal lato mucca



Meno trentadue.
E mi barcameno in quella che, vista dalla mucca al pascolo che distrattamente scorge un tizio che corre sulla strada, lì vicino, è una vita qualunque.
Ma vista da dentro è un pò più complicata la faccenda, ma sì, più o meno come la tua.
Non solo la tabella che ho adottato per la mia maratona, messa insieme alla mia voglia di correrla veloce, sommata ai miei numerosi acciacchi, sta mettendo a repentaglio ogni certezza.
Così dev'essere poi, altrimenti che senso avrebbe mettersi in gioco?
Datemi un risultato preconfezionato e me lo attacco in camera? No...
Bè insomma, c'è la tabella e ci sono gli impegni familiari, proprio come i tuoi.
C'è questo stupido cambio dell'ora che sembra voler a tutti i costi rimarcare che la vita è grama e che la sera fa buio, che ti illudevi di fare?
I lunghissimi vanno fatti alla domenica mattina, e per le prossime tre domeniche si parla di quasi 35 km a botta. Per cui il resto della giornata domenicale mi vedrà piuttosto sottotono, almeno a livello di gambe.
A metà settimana ci sono le ripetute, roba da 5000 in su per ripetizione, fino a 7000 per tre ripetizioni. Tanti, troppi chilometri, si corre la sera sotto i lampioni.
Insomma, è un mese di sacrifici, grossi sforzi fisici e mentali a cui in parte si compensa col piacere della corsa, in parte con la voglia di vivere un'esperienza davvero unica, e di fare il risultato.
Ed in parte per nessuna ragione.
Mica ci deve sempre essere un perchè, se ci si trova a sottrarre tempo alle cose più importanti o piacevoli o costruttive, per macinare chilometri soffrendo dolori alle caviglie.
Bè, è un obiettivo che mi sono prefissato, e in fondo è un obiettivo a breve termine, perchè mai dovrei rinunciare, visto che fra un mese tornerò alla solita vita.
Ogni giorno ne sento il peso, questo sì, ma l'adrenalina del 29 p.v. è già a fior di pelle.
Non basta?

sabato 24 ottobre 2015

specchi



Anche oggi in procinto di un qualcosa, bravo ragazzo.
Di una corsa in arrivo, di un grande sogno in un piccolo progetto, come tante tante volte.
C'è un libro eternamente in attesa, sul tuo comodino, di cui vorresti conoscere il seguito.
Una pagina che ti aspetta ogni notte, e ogni notte raggiungi la fine di una sola pagina. Chiudi gli occhi senza neanche avere il tempo di desiderare di continuare nella lettura.
Non potresti mai leggerne due, di quelle pagine, perché il resto delle tue energie è sistematicamente rivolto ad altro.
Gran parte del tempo - non - libero è occupato a fissare nuovi obbiettivi, sicché ti trovi nel tempo libero a sperimentare nuove cose, troppe, passioni spesso volatili e fallimentari.
Tracci dei segni su dei pezzi di carta, con la malcelata speranza di creare un giorno una cosa bella, un qualcosa che esprima un qualcosa.
Qualcosa che senti dentro e che vorresti fare uscire nella forma giusta.
Corri le tue corse con la meticolosità di chi non vorrebbe lasciare nulla al caso, proprio come se il caso non esistesse.
Corri su strade, corri dietro a parole che leggi e che ascolti tutto intorno.
Vorresti che tutto quello che si legge e che si sente dire, bisbigliare e cantare, tutto quanto, fosse alla tua portata.
Lotti contro il senso di impotenza, quando davanti allo specchio capisci che una vita non potrà bastare a un milionesimo di tutto ciò che vorresti fare.
Sprofondi dentro ad uno sguardo, vicino, come a quello visto in uno specchio, quando vedi che gli occhi hanno così tanto da dire, proprio come parlassero.
Ma gli occhi di uno specchio ti rendono sempre un'immagine che regala delle verità nascoste. Forse perché tutto è più vero, quello che concretamente ti si presenta davanti agli occhi. 
Occhi spalancati davanti ai tuoi occhi, per capire quanto sia tutto più chiaro e lampante, tutto così incredibilmente a portata di mano. 

giovedì 22 ottobre 2015

bilance e bilanci



Da una parte c'è la condizione di forma, nel senso del livello di allenamento.
La velocità, la potenza, la resistenza, si trovano sul piatto buono.
Tutti gli indicatori possibili, la velocità nelle ripetute, il livello di sopportazione della fatica, la rapidità di recupero...la tenuta nei ritmi medi, tutte quante, se le traduco in numeri fanno un bell'effetto.
Sono sicuramente più veloce rispetto a Treviso, 5-10 secondi a chilometro.
Sarà anche per il fatto che quella preparazione era stata svolta interamente nel periodo invernale, mentre oggi parto da una condizione già efficiente, dopo una stagione di gare più che positiva.
Sull'altro piatto, quello cattivo, ci sono i dolori.
Sono reduce da una stagione di gare - positive - e massacranti per l'apparato tendineo e muscolare.
E la tabella che seguo non è da meno.
I chilometri settimanali sono aumentati repentinamente, l'ambizione anche.
Se fra i due piatti non troverò il giusto equilibrio la mia maratona andrà a farsi benedire, ma per ora non è questo a fermarmi.
Le gambe girano ancora, seppure molto minacciose.
Dolori agli achillei in partenza, dolori sparsi fra ginocchia e glutei nel finale.
Molto minacciose le gambe, come una spada di damocle puntata sulla capoccia.
Sul piatto positivo ci metto anche l'idea di non aver altro da perdere, se non un tempo peggiore di quello di Treviso, o anche un ritiro.
Il tempo ormai ce l'ho, l'ho fatto e ce l'ho in tasca, chi me lo toglie.
Sarebbe stupido, mi dico, non rischiare il tutto per tutto.
Quindi finché i due piatti rimangono più o meno in equilibrio, finché un passo dopo l'altro riesco a portare a temine gli allenamenti, non mollo.

lunedì 19 ottobre 2015

azzardo



C'è una cosa che nonostante il bagaglio di esperienza tu possa avere, riesce sempre difficile.
Riuscire a spingere i propri sforzi fino al crinale.
Trovare il punto esatto in cui devi smettere di caricare i nervi, perché un impegno ancora superiore sarebbe eccessivo e darebbe risultati negativi.
Corri un lunghissimo a ritmi alternati, veloci e lenti, veloci per una maratona e lenti per una maratona.
Veloci non troppo veloci, soprattutto lenti non troppo lenti, per una corsa eternamente lunga e quasi continuamente sotto sforzo.
Devi abituare il tuo corpo alla fatica prolungata nel tempo, e la fatica deve essere rapportata al risultato che vuoi ottenere.
Grandi risultati, grande fatica. Grandi emozioni, col tuo angelo propiziatorio che ti scorta per tutto il tempo.
Cosi ti ritrovi, verso la fine del tuo lungo, a cercare di completare il lavoro nel migliore dei modi, consapevole di avere speso quasi tutte le energie, col dubbio di aver tenuto fin'ora dei ritmi troppo elevati, con le gambe in acidosi che minacciano il blocco.
E' questione di minuti, poi sarai bloccato come in una morsa.
Il pensiero di ritrovarsi in gara in quelle condizioni ti dà i brividi e sperimenti in anteprima l'agonia di una corsa, quasi a voler simulare la disfatta in maratona.
Forse è meglio simulare prima, forse il lunghissimo massacrante non ha solo la funzione di abituarti a macinare tanti chilometri.
Forse serve anche ad insegnarti qualcosa sul ritmo da tenere in gara.
O anche a conoscere i campanelli d'allarme che preannunciano l'arrivo di un problema, e le misure da adottare per affrontare ogni inconveniente.
Acido lattico e capacità aerobica. Carenza di energie e rifornimenti.
Tendini e talloni, dolori, lunghezza del passo e postura.
È un gioco d'azzardo e ti rendi perfettamente conto di quanto tu stia azzardando, stavolta.
L'entità dell'azzardo, è facile da misurare.
Proporzionata ai brividi che ti sta regalando questa avventura.

mercoledì 14 ottobre 2015

roba da supereroi



Sarà proprio così che funziona, che a un certo punto tutto passa dalla dimensione comics a quella reale.
Il supereroe esce abbigliato, come ogni giorno, nella sua divisa da Flash, bello carico pronto a combattere il crimine, ma appena uscito si accorge che non corre mica bene.
Flash che non corre è come batman vestito di rosa. Non fa nessuna impressione.
E così si fa una passeggiata, un po' sconsolato, fra pedoni che lo scrutano con la coda dell'occhio e lui che neanche li considera.
Anche i criminali oggi non sono così terribili, al punto che i poliziotti d'ordinanza bastano e avanzano.
Un supereroe prova a pensare a che altro può esserci di bello, oltre le sue corse, che oggi gli riescono così male, e vediamo.
Ha una grande ammirazione per le luci e i colori, quelli della natura.
Li guarda e cerca di catturare le immagini e di tenerle sempre con sé, ma come gira l'angolo sono sparite dalla sua mente.
La natura è tanto bella quanto crudele, non potrai mai pensare di portartela a casa, non sarà mai tua, non è di nessuno.
Lui non è capace di dipingere luci e colori come vorrebbe, quindi si dedica alla musica, visto che gli piace farsi strapazzare i timpani da suoni forti e ritmati.
Ma la musica a un certo punto finisce, e lui da solo non sa riprodurla.
Per quanto ci provi, a dipingere, suonare, scrivere e leggere, capisce che con le sue sole forze non potrà mai essere un vero supereroe.
Quando ritrova Wonder Woman allora sì, che tutto funziona, scatta la magia.
Magia o non magia, quello che sia, condividere una corsa che non riesce, una natura che scappa e se ne va, una musica che finisce, un silenzio che non durerà per sempre. A quel punto non è importante ciò che inizia, ciò che finisce, tutto è chiaro.
L'importante è l'istante, quello rimane.
Un supereroe deve saper cogliere l'istante, i criminali più pericolosi, quelli delle avventure più avvincenti, si catturano solo se hai riflessi fuori del comune.

domenica 11 ottobre 2015

Punto di conformità



Un termine tecnico che non conoscevi, l'hai sentito nominare, l'hai trascritto sotto dettatura in questi ultimi giorni e gira che ti rigira per la testolina.
Mentre scrivevi hai sollevato la mano dal foglio e hai osato chiedere ai geologi che avevi davanti: ma che significa punto di conformità.
Hai scoperto con sollievo di essere stato più coraggioso degli altri - non - geologi che ti attorniavano, i quali erano visibilmente sollevati dal fatto di non essere stati loro a rischiare la figuraccia.
Il punto di conformità, se si tratta di un sito inquinato, è semplicemente il punto dove finisce l'inquinamento ed inizia il non inquinamento.
Per una mente abituata alla topografia, però, non è facile capire come si possa ridurre ad un punto un perimetro di un'area inquinata delimitata da un contorno.
Un contorno è una linea che forma una figura geometrica che, seppur irregolare, è composta da infiniti punti. Perché quindi non parlare di una linea di conformità.
Ma non complichiamo le cose.
Il punto di conformità è un concetto che ti affascina, probabilmente il geologo legislatore del secolo scorso che ha coniato questa definizione l'ha fatto a ragion veduta.
Aveva degli scheletri nell'armadio. No, aveva dei limiti insormontabili.
Gira che ti rigira nella testolina, stasera capisci il motivo, e il motivo è che ti ci ritrovi spesso, lì in bilico, presso qualche punto di conformità.
Fra un'impresa alla tua portata e una no, per esempio.
Fra una condizione fisica che ti permetta di correre trenta chilometri alla domenica mattina, così, tanto per fare, e una tendinite che inibisca anche solo il pensiero di una passeggiata un pò più lunga.
Qual'è la distanza fra il limite fino al quale ti senti capace si spingere un'emozione, e il punto in cui dovrai per forza frenare, per evitare di dire o fare cose che al momento non ti sono concesse?
Frase sibillina che si adatta a tutto e a tutti, ma in ognuno di questi casi si parla di punto, non certo di linee, visto che geometria e topografia non sono qui pertinenti.
Per questo, il geologo legislatore del novecento è stato scoperto. 
Il punto di conformità è un suo segreto e probabilmente se l'è portato nella tomba, ma di certo non nasce per essere riferito alla bonifica di terreni.
Domani ti tocca di nuovo tentare un'impresa estrema, ti senti proprio vicino al punto di conformità. Per un topografo, un punto è infinitamente piccolo e pertanto non è misurabile in ampiezza.
Il tuo problema, per domattina, sarà capire se la tua posizione, rispetto al punto, sia ancora al di qua del lecito, o già oltre. 


mercoledì 7 ottobre 2015

8-20



Per la giornata di domani si prevede questo all'incirca.
Ripetute lunghe da tremila, e le ripetute sono una scommessa giocata sul filo del rasoio, fra quello che puoi e che non puoi fare.
Fra la riuscita e la disfatta, fatica e adrenalina.
Durante i recuperi, lo sguardo, che al solito mica si ferma lì, continua a correre alla ricerca di mondi mai visti.
Un paio di birre serali, perché no, quella è sempre un'attività divertente, spesso interessante, talvolta fonte di incredibili scoperte.
A volte perfino di grandi emozioni, la sorte può riservare anche quello, se sei capace di spianarle la strada.
Non c'è altro in previsione, per domani dalle otto alle venti.
Facendo due conti, certo, rimangono un sacco di ore e minuti che qui sopra non sono stati contemplati.
Quello è il tempo in cui tu non sarai te stesso, ma tanto banale quanto vero, dovrai recitare la tua parte.
Ci sarà, in tua vece, la proiezione del personaggio che hai sapientemente creato negli anni.
Sarà paziente e schivo al momento giusto. Sarà ironicamente cinico e puntualmente attento. L'algoritmo è sempre in fase di aggiornamento, si spera che non contenga troppi bachi.
Dovrebbe sempre conformarsi allo standard, il rischio che corre è quello di incappare malauguratamente in imprevisti per i quali ancora non è stato programmato, allora sì, sarebbe un problema.
Nel caso, "just in case" ..
Entrano in azione meccanismi di difesa, ma sono soluzioni d'emergenza e a quel punto si può solo sperare che ci mettano una pezza.
Se così dev'essere, dalle otto alle venti, così sia e cercheremo di giocarcela. Entrambi.

martedì 6 ottobre 2015

lunghi lunghissimi





"Hey viaggiatore, non girarti
È nel tuo sangue, non puoi negarlo… no
Hai imparato da tutti i tuoi sacrifici
Sblocca il tuo urlo silenzioso e gridalo… forte
A volte le parole formano una rima
e i sogni diventano realtà
ma il tempo è un demone
che ti coglie impreparato
Sanguina il tuo cuore, viaggiatore
Dai la tua anima e viaggia
Fratello nomade, sorella nomade
Cantate la canzone del viaggiatore
Bene, andiama regina gitana balliamo
libera il tuo più selvaggio vento di fuoco… si
La vita potrebbe non portare un’altra chance…
così unisci il vagabondo solitario senza radici"
Trad. da Jorn: "Traveller" (2013)

Periodo di lunghissimi, di lunghi lenti, di ripetute lunghe.
Alla meglio di lenti non troppo lunghi.
I ritmi scendono e le distanze aumentano, e non sempre è facile sostenere il gusto di una corsa per tutta la sua durata.
No, ad un certo punto occorre rivolgere i pensieri a qualcosa di stimolante, di mentalmente divertente. Qualcosa che venga accolto con favore da un podista sotto sforzo, fisico e mentale.
Servono svaghi. 
Questo è il prezzo da pagare per preparare una maratona. 
Almeno, uno dei tanti pegni da pagare, uno di quelli che paghi e in cambio avrai una speranza, mica una certezza.
C'è proprio da pensarci su, a questo tipo di investimento, che se chiedessi a un valido consulente finanziario, ti verrebbe fermamente sconsigliato.
Ma si fa, perché è un gioco. E che altro se no.
Quindi ci sono musica e parole, in tuo soccorso. Più o meno dal quindicesimo in avanti, hai bisogno di ricorrere ai buoni propositi che girano intorno a tutto il resto. Qualunque cosa, basta non pensare alla corsa.
Le parole che hai riportato lì sopra sono di un cantante norvegese dalla voce fenomenale.
Jorn Lande dà il nome al suo gruppo. È un cantante del '68 che ha alle spalle una carriera super onorevole. Guarda che pò pò di testi escono fuori da certe canzoni heavy metal.
Non è a caso che qualcuno lo indica come successore di Ronnie James Dio e di Coverdale.
E bravo Jorn, che ti accompagni anche lui per gli eterni lunghissimi, quando proprio ti tocca allontanarti, quando sei davvero troppo distante dai tuoi posti perfetti, dai tuoi boschi incantati, e inizi a sentire il peso di una corsa troppo solitaria.


domenica 4 ottobre 2015

cinque sensi



Primo lunghissimo della tabella.
Parti con tanti dubbi sulla tenuta dei tuoi achillei, ma anche sulla tenuta fisica globale, per una distanza un pò troppo lunga rispetto a quelle a cui sei abituato nel periodo.
Ma parti.
Parti solitario alla domenica mattina, la quiete dopo la tempesta e uno splendido sole in arrivo.
E ti accorgi di essere in ottima forma, i tendini sono indolenziti, come sempre, ma impostando una postura anti-trauma riesci a sopravvivere e a continuare col tuo ritmo.
Corri bene, ne avrai di tempo per pensare, correndo.
Devi imparare a correre un'altra maratona, più veloce che mai. Se mai arrivassi al 29 novembre in buone condizioni, stavolta partirai ai 4 a km, non importa rischiare di non finirla.
La prepari per i 4 e la correrai ai 4 finché avrai forza per correre.
Imparare a vivere la tua vita di tutti i giorni al meglio, con tutto il bello che ti sta regalando, quella è un'altra maratona, una di quelle da correre ai tre e qualcosa.
Hai tanto da fare, in primo luogo gestire le emozioni.
Dovrai diventare abile a muovere le tue mani, non solo i piedi, dovrai essere sempre più bravo, c'è da costruire, da mettere insieme, da scrivere, da accarezzare.
Dovrai essere sempre più avvezzo a capire gli sguardi, le emozioni altrui, gli occhi hanno un compito essenziale.
Le luci e i colori hanno sempre un loro significato, non arrivano mai per caso.
Devi ascoltare e capire, devi usare le parole nel modo più intelligente di cui sei capace.
Con le parole si fanno grandi cose, altrettante se ne possono distruggere.
Devi imparare un mondo di cose, hai tanti anni eppure sei come un ragazzino alla sua prima gara.
Porti a casa una corsa lunga ben fatta.
Mai corso un lunghissimo meglio di oggi.
Hai alternato ritmi medi e ritmi lenti, nel complesso sei andato forte, e certo, si potesse continuare così.