giovedì 26 novembre 2015

maratona

Tanto per darti una regolata in partenza, tieni bene a mente che la foga del primo chilometro è una trappola che ti toglie energie.
Potrebbe sottrarre forze preziose da conservare per il finale.
Potrebbe essere un antico proverbio cinese, rifletti prima di agire.
Potrebbe essere che un giorno ti renderai conto che la preparazione di una gara ti ha insegnato più di quanto credessi.
Per quanto te la possa girare e rigirare, continui a scoprire che da una maratona non si finisce mai di imparare.
Sarà perché è lunga da correre, ma ovviamente potrebbe interrompersi ben prima.
O che è tutta costellata di incognite e di imprevisti, la maggior parte neanche gestibili.
Sarà che una gara come questa è una cosa insidiosa e bella, lo spirito con cui l'affronti è esattamente quello che ci metti nella vita di tutti i giorni.
Se sei proprio bravo a prenderla per quello che è davvero, allora puoi farci una risata sopra.

lunedì 23 novembre 2015

Firenze

"Comincia l'avventura...che sant'Achille mi assista..."


Questo era il mio post su Facebook di 69 giorni fa, ora ne mancano solo 6 e i giochi sono fatti.
E se andasse tutto a rotoli?
Ora te lo spiego.
Ho preso la mia tabella, quella che a marzo di quest'anno aveva funzionato benone, e l'ho seguita di nuovo da capo, per filo e per segno, per quanto si poteva fare.
Ho preso le mie gambe e la mia voglia di faticare e le ho rimesse entrambe al lavoro. 
Va bé, non è stata mica un'impresa eroica, è una di quelle cose che si fanno con il giusto impegno.
E' stato bello, anzi, anche qualcosa di più, sentire persone vicine a me in quest'avventura.
Mi sono divertito a concludere i miei primi allenamenti con prospettive più che positive.
Poi, andando avanti mi sono accorto che il mio fisico è arrivato al limite di sopportazione.
Verso la fine della tabella, i segnali che arrivavano dalle mie gambe denotavano una specie di insofferenza ai ritmi, probabilmente troppo ambiziosi, a cui ho impostato questa gara.
Ora quello che rimane è la tipica febbre da maratona, una sensazione estremamente positiva che provo solo per la terza volta, che mi accompagnerà come sottofondo costante, nelle mie giornate, da qui a domenica mattina alle 9,15.
A Firenze.
Difficile descrivere quanto sia emozionante l'attesa di questo weekend, fra la gara e tutto ciò che la circonda.
Quello che conta sarà la consapevolezza di aver sparato tutte le cartucce a disposizione nelle scorse otto settimane.
Sarà emozionante trovarmi ai cancelli di partenza col mio pettorale n. 456, un numero più che onorevole, quello che mi sono guadagnato nelle precedenti gare.
So benissimo cosa proverò alla partenza, perché l'ho già sperimentato.
La partenza sarà una frustata di adrenalina, i primi passi saranno una bomba di emozioni.
La consapevolezza di essere allo stesso tempo completamente solo e stupendamente ben scortato.
Dalla partenza del treno, sabato mattina, fino allo start della gara, è tutto nell'immaginario, con un enormità di possibili varianti.
Il resto, quello che viene dopo, è tutto nella nebbia. Talmente incerto che non ho nessuna voglia, al momento, di occuparmene, né di preoccuparmene.
Non sarà così terribile, comunque, non sarà l'esito di questa gara a cambiarmi la vita.

mercoledì 18 novembre 2015

blues




Sbaglio i tempi, non sono riuscito a staccare dal lavoro per l'ora che mi ero prefissato per l'uscita del mio lento.
Supero il tizio che cammina, quello che saluta sempre sorridente con il pollice alzato, quello che quasi tutti i giorni percorre una buona dose di chilometri camminando a buon passo.
Sono un po' teso oggi.
Sembrava andasse tutto bene col ginocchio, poi ad un certo punto, fra il km 7 e il km 8, ecco che salta fuori quel fastidio.
Meno 11 alla maratona, proprio il momento buono, vero?
Oggi sembra tutto in controtendenza, è una giornata bellissima e tutto gira al contrario. Come il lungopo a Torino, che più e più volte ho preso ad esempio.
Anche i miei esempi, oggi, non hanno nulla di nuovo.
Domani devo fare un ultimo pesante allenamento, quello di "meno 10", tre ripetute da 7000, poi il gioco sarebbe fatto.
Sbaglio i tempi e sbaglio i ritmi, oggi. Ho preso la macchina e sobbalzato maldestro fino alla piazzola.
Ho corso maldestro.
Il camminatore veneto mi raggiunge e mi guarda fare streching addosso alla mia auto. Non ho voglia di parlargli, ma lui si avvicina.
E va bene, rodigino, o rovigoto, dimmi.
<< Ma viene sempre in macchina fino a qui?>>
<<Mica sempre. Oggi ho male a un ginocchio, preferisco così.>>
<<Quanto c'è a piedi fino a qui?>>
<<...cinque più o meno. Sì saranno cinque>>
Non c'è nessun diavolo di meraviglia della natura che possa darmi una mano oggi, a ritrovare una dimensione positiva, o comunque a darmi uno spunto, un appiglio per ritrovare il giusto spirito beffardo.
C'è bisogno di passare sopra ai piccoli inconvenienti di una normale routine, mica devo essere ercole.
Ma quando manca, manca, l'ispirazione. 
Vorrei aver avuto un momento di completa tranquillità, stamattina, ma come provavo a fermarmi un attimo, arrivava una telefonata, una mail, una persona a espormi un problema, a richiamarmi all'ordine.
Ero sul lavoro, che potevo aspettarmi.
<<li vendono qua vicino verso Ceva, quei cosi vero?>>
e indica il Garmin al mio polso.
<<ah, sì, questo le potrebbe servire, può tenere conto dei progressi...>>
Il tizio abita qui da qualche anno, è una persona sola. E' un uomo di una certa età. Oggi è certamente molto più motivato di me, e sfido, con una giornata come questa, una natura come questa.
<<Mica finisco qua io. Ora vado ancora alle Olle e poi sì, torno a casa.>>
Faccio a mente due rapidi calcoli sulle chilometriche, forza dell'abitudine.
E scopro che il tizio oggi si farà più o meno 13 chilometri di cammino. Mica male camminare così tanto, tutti i santi giorni.
Solo, una pensione sociale e una casa popolare, il tizio rovigoto, o rodigino, ha un passato mica tanto limpido. Anzi burrascoso. Ma ora è qui, nella calma piatta di un tiepido novembre ai confini del mondo.
Non farà salti di gioia, ormai a lui è andata come è andata, non molto bene invero, per colpa o per destino, vai a capire.
Non fa salti di gioia, ma ha reagito, fa quello che può, come meglio gli riesce.
<<una bella pisciata e poi via, alle Olle>>
Lo saluto e mi chiudo in macchina, chiudo tutto fuori, il veneto, le poiane e tutta la bellezza che mi circonda e che non vedo, non riesco a desiderare.
Riapro domani. 
Una lunga giornata, una serie di piccole grane da risolvere, una corsa stra-dura, un ginocchio da prendere in giro.
Domani sto fresco se non riapro.


sabato 14 novembre 2015

imprevedibile




Per qualcuno sarebbe ridicolo vedere un tizio che se ne sta in casa, in pieno relax, con addosso un paio di scarpe da correre appena comprate.
Come un bambino col suo giocattolo nuovo.
Chiunque trovi ridicola la scena non è un runner, e non sa che le scarpe nuove devono abituarsi al piede, e anche un pò viceversa, e che se compri delle scarpe da correre devi abituarle a poco a poco alla tua forma.
E viceversa.
In pratica, non si corrono 30 km con delle scarpe appena comprate.
Questo è il primo dei tuoi adempimenti a cui ottemperi, con ligio senso del dovere, in un sabato sera casalingo pre-maratona.
Poi però, ci sono fattori meno tangibili nella tua scatoletta di casetta, forse impalpabili ma galleggiano nell'aria, quelli che in nessun caso avresti potuto prevedere.
È difficile far fronte a fatti incontrollabili, in quanto non dipendenti dalla tua volontà. Per esempio.
Una vicenda di cronaca nera che sconvolge il mondo, ecco. Questo è un evento che fa mutare d'improvviso l'ordine di priorità di tutto quanto ti circonda.
E in effetti sí, forse questa è una di quelle faccende che ti aprono gli occhi e che finalmente confermano una tua teoria riguardo all'importanza che può rivestire una corsa podistica nella tua vita.
Che ti induce a pensare che una corsa in direzione maratona di Firenze potrebbe essere solo un tentativo di fuga.
Espandere i chilometri potrebbe essere solo un patetico tentativo di superare orizzonti troppo vicini e troppo obbligati.
Allargare gli angoli di veduta ad affascinanti quanto improbabili estensioni.
E va bene, ti senti allo stretto, ma c'è che devi prendere un treno per Firenze. 
Con ogni probabilità, dovrai fare i conti con la bellezza di un'esperienza unica, un regalo inaspettato.
Sarà di certo in ritardo, come spesso lo sono i treni da queste parti.
Un ritardo di dieci anni, sulla carta potrebbe essere davvero seccante, ma per fortuna davvero, per questa volta non puoi attribuirti alcuna colpa.
Fa parte dei fattori incontrollabili, non avresti potuto prevederlo in alcun modo.

venerdì 13 novembre 2015

polluction



L'istantanea appartiene al recupero fra la seconda e la terza e ultima ripetuta lunga da 6000.
Mille metri che volano in un soffio fra una faticaccia e l'altra, ed essendo mille metri di riposo sono ben graditi dal tuo fisico e dalla tua mente, accolti come una pausa rilassante in cui trovare un prezioso svago.
E' l'orario serale autunnale, col suo buio precoce, che ti ha costretto a correre in una zona industriale nell'ora in cui di solito, se non ci fosse una maratona di mezzo, saresti molto meglio inserito davanti a un bancone di una birreria.
Da tempo non correvi accompagnato da un vuoto pneumatico come questo.
Strade enormi e vuote, silenzio a tratti anche pesante, luci elettriche distanziate e aria maleodorante.
Cosa non si fa per un obbiettivo importante, ferma restando la relatività del concetto di importanza.
Ma lo deve essere, per te, vista la tenacia con cui poni la tua resistenza a forze avverse.
Hai dovuto ritagliare del tempo, organizzarti per bene per essere qui.
Il tuo sistema naturale delle cose non ti vorrebbe in questo luogo e così abbigliato, ora, eppure ci sei.
Per giunta, superati gli ostacoli esterni, ti trovi anche a dover combattere quelli che hai dentro, visto che per correre una corsa veloce, faticosa, solitaria e al buio, serve ben altro, che un paio d'ore libere.
Devi pensare a un risultato ancora lontano ma non troppo, improbabile ma possibile.
A una soddisfazione immediata, a termine allenamento, per aver corso esattamente come avresti voluto.
Al momento in cui potrai raccontare della tua bella corsa a chi ti sta vicino, a chi vorrà sapere com'è andata.
A una doccia calda e una birra fresca.
Poi chissà che non ti faccia bene davvero, compiere uno sforzo fisico di tale portata, prolungato nel tempo, senza alcuna certezza su quanti frutti possa darti e su quanto invece possa rivelarsi deletereo.
Educare se stessi a compiere sacrifici senza pensare ad alcuna ricompensa.
Forse ti farà bene davvero.
Ancora pochi metri e si riparte con gli ultimi 6000, sicuramente i più faticosi. Sei pronto.


lunedì 9 novembre 2015

per chi e per cosa



Lunghissimo fatto. Fatto così.
Corso in scioltezza per 15 km, in accelerazione per altri 10, con grande fatica per altri 5, con la forza della disperazione per altri 7, il totale fa 37 km.
Un angelo custode era di nuovo con te, proprio quello che durante tutto quest'anno ti ha scortato, aiutandoti in improbabili quanto fortunatissime corse podistiche.
Dormi una notte con l'acido lattico nelle gambe e la stanchezza che ti dà incubi e sonno agitato.
Solo 24 ore dopo, preso il coraggio a 4 mani, esci a correre un paio di chilometri ai 6' per smaltire un po' di acidosi e cominci a stare meglio.
Sei soddisfatto di quello che sei riuscito a fare fin'ora, per lo meno per l'impegno che ci hai messo.
Una volta non era così, sarà forse che eri più giovane e tutto scorreva.
Oggi sei a perenne contatto con disastri, ti guardi intorno e hai la perfetta consapevolezza che le certezze, davvero, non esistono.
Sarebbe bello poter dire che corri perché fino ad oggi tutto funziona.
Che corri perché finché ne hai la possibilità è giusto che tu lo faccia.
O che corri per chi ha già smesso di farlo, e non può fare altro che guardare chi ancora ci riesce.
Ma no, non è mica così, sarebbero motivi piuttosto fatui e retorici.
Spesso hai provato a metterti nei panni di quelli che hanno già vissuto l'esperienza di arrivare a un solo passo dalla fine, sai che il pensiero ricorrente è: non ho mai dato tanto valore alla vita, al presente, al fatto di poter aprire gli occhi al mattino e gioire del fatto di esserci ancora.
Da loro è indubbio che ci sia da imparare.
Devi dare valore alla tua pellaccia, anche se oggi davvero, se ti fermi a riflettere non è che la cosa sia molto sensata. 
Ma è quello che hai, e questo è quanto ti è dato sapere.
Perciò c'è solo questa cosa che devi tenere presente, devi apprezzare il presente e sparare a zero. Non risparmiare nulla, energie, sentimenti, nulla.
Lascia perdere i discorso sui rimpianti, sui rimorsi, su quello che potevi fare e non hai fatto, quello che sei riuscito a fare...balle.
Balle.
Se c'è una cosa che conta, forse, quella è il presente. Forse. 
Ma hai solo questo, quindi, leggero come una piuma, dacci dentro.

sabato 7 novembre 2015

motivazionale



Domani è tosta, si parte per 36 km, e tanto per restare in tema di quanto possa essere utile, importante o sensato ciò che stai facendo, il bello è che forse l'aggettivo più azzeccato non esiste nemmeno.
Ale è arrivato da scuola con il quaderno di italiano aperto alla pagina della lezione di oggi, un dettato scritto in corsivo.
I nomi dovevano essere sottolineati con pastello rosso, gli aggettivi con pastello blu.
E' proprio lì che ti è venuto da pensare quanto sia facile dare un nome alle cose.
Computer. Matita. Gomma. Scarpe. Corsa.
E a quanto invece possa essere più complesso trovare gli aggettivi qualificativi più appropriati. Bello? Faticoso e divertente? Usurato però utile? Insormontabile.
Uno l'hai detto, "tosta" è la terza parola della prima riga di questo del post.
Per gli altri aggettivi, possibili e quasi certamente non esaustivi, bisognerà attendere la fine della corsa di domani.
Che, al momento, preferisci semplicemente evocare con un testo metal dai forti contenuti motivazionali, come solo il rock sa fare.

Stillwell: "You Can't Stop Me" (da Dirtbag - 2011)

Go ahead and spit in my face,
you can try and have me erased
When I sink just let me drown,
give a good kick when I’m down
Go ahead pour dirt on my name,
point at me I’m the one to blame
Stop me when you see me strive,
drop me I’m buried alive
Road block up in my path,
put me out with the rest of the trash
One thing before I go,
gonna let you know that I’m here to stay

You can’t break me,
no you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me
Sit and watch me,
cause you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me

Bad mouth me through the strain,
backstab and bring the pain
The good guy that you despise,
quick have me crucified
You can try to take the advantage,
have a smile take me for granted
Put a barricade in my way,
interrupt what I need to say
Unplug whatever you could,
tell the world that I’m no good
You can try to disrupt me
or you can cut me off
Still I’m on my way

You can’t break me,
no you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me
Sit and watch me,
cause you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me

We’ve been split between
who gives and those that take away
I have given all knowing
soon I’ll have my day
Go ahead and spit in my face,
you can try and have me erased
When I sink just let me drown,
give a good kick when I’m down
Go ahead throw salt on my game,
point at me I’m the one to blame
Stop me when you see me strive,
drop me I’m buried alive
Road block up in my path,
put me out with the rest of the trash
One thing before I go,
gonna let you know that I’m here to stay

You can’t break me,
no you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me
Sit and watch me,
cause you can’t stop me
Let it go dawg,
cause there aint nothing to stop me

mercoledì 4 novembre 2015

balla coi bruchi




Un'atipica giornata di novembre, temperature ben al di sopra della media, un bel sole.
Una di quelle giornate che si prestano molto bene ad attività all'aria aperta, meglio se in mezzo alle campagne. 
Meglio ancora, corricchiando in buona compagnia.
Ma esci da solo per la tua corsetta, e non guardi il cronometro. Premi "start" e ti prefiggi l'obiettivo di ricordarti di premere "stop" all'arrivo.
Tutto quanto avviene nel mezzo consiste in una corsa senza impostazioni e senza concentrazione, lasci andare i pensieri e le gambe.
Ti fanno notare che la strada oggi è piena di bruchi e millepiedi, bè, se vogliamo darci un obiettivo potrebbe essere quello di non pestarne nessuno.
Terzo obiettivo, nessun pensiero importante.
-25 a Firenze? Bene, -25 e mancano precisamente...2 lunghi e 3 sessioni di ripetute lunghe.
Totale, cinque. 
Cinque allenamenti duri da affrontare con il massimo dell'ottimismo, una certa concentrazione e un filo di ironia.
Mai prendersi troppo sul serio, e vedrai che andrai anche più forte. E alè.

domenica 1 novembre 2015

bad night runner


Sei al chilometro 18 e soffri.
Un lunghissimo da preparazione maratona, e ci siamo un'altra volta, a un mese dalla gara.
Inizia novembre, un lungo al sabato sera è tutta una scommessa, arriva il buio, farà freddo, riuscirò a tenere duro per i 34 chilometri programmati, mi starò allontanando troppo dalla mia macchina?
I dolori eccome, stanno arrivando e il difficile è non farci caso.
Implacabili.
È questo che dovrai imparare nei 29 giorni che hai davanti, a gestire i dolori articolari che sopraggiungono a un certo punto, che ti bloccano i movimenti delle gambe come se qualcuno ci infilasse dei tondini di ferro da cemento armato.
E dire che le condizioni esterne sono tutte a tuo favore, al punto che non trovi un modo che sia adeguato per dire grazie a ciò che ti circonda.
Non hai affatto freddo stasera.
Arriva il momento in cui proprio non riesci più a muovere un passo e il tuo ardore iniziale, quello da maratoneta da 4 a km, sparisce in un puff.
Non ci arrivi ai 34, fa tutto troppo male nei bassifondi del tuo corpo. A 31 suonati raggiungi la tua macchina come una madonna di lourdes e ti fermi con un sollievo difficilmente descrivibile.
Ora però bisogna fare i conti con la realtà, se la gara fosse stata oggi, gli scenari sarebbero stati un paio, ed entrambi poco gradevoli.
Un ritiro anticipato intorno a 35-36 km o un repentino rallentamento che avrebbe compromesso in modo imbarazzante la tua corsa. A Firenze ti avrebbero ripreso in 500, come minimo, e quel che è peggio, avresti chiuso la gara ben al di sopra delle 3 ore.
Quindi non ci sono scappatoie, hai ancora il tempo per correre ai ripari, devi usare tutte le armi che possiedi per tentare di far girare le cose a tuo favore.
Non sei mai stato un gran macinatore di chilometri.
Certo, non è una questione di vita o di morte, correre bene una maratona.
In realtà, se ci pensi bene, è solo un gioco a cui stai giocando con chi condividerai questa esperienza, e comunque vada, in fondo, sarà un evento speciale.
A dirla tutta, durante le due ore e mezza di allenamento, hai avuto il tempo di pensare a tutto, proprio a tutto, anche di pensare che quello che stai facendo sia assolutamente inutile.
O quanto meno sproporzionato all'obiettivo che in qualche modo ti sei prefissato.
Ma poi l'allenamento finisce, passa un altro giorno e hai tempo di riposarti.
E così decidi che il prossimo lungo dovrà essere corso meglio, molto meglio.
Che diamine, c'è poco tempo e devi imparare a correre una maratona ai 4, giusto?