martedì 29 dicembre 2015

colori




C'è un disegno fatto di contorni a penna, incerti, più o meno marcati.
Ma nel bene, nel male, è comparso un paesotto in collina totalmente privo di colore.
Ora sta a te proseguire, il disegno è tuo. 
Dovrai essere bravo a decidere quali punti mettere a fuoco, con un maggior dettaglio cromatico, e quali lasciare in bianco.
Il maggior dettaglio non significa maggiore importanza, a volte dove il sole splende troppo il colore sbiadisce, addirittura una parete può apparire completamente bianca.
Il colore a volte deve capitare, quasi per caso, su luoghi in cui non si focalizza l'attenzione, perché potrebbe trattarsi di una zona di poco conto in cui si renda necessario un tocco cromatico, per appagare l'occhio che fissa il paese nella sua interezza.
La scelta dei colori e della varietà e della preponderanza di uno su tutti gli altri.
La scelta dei grigi pennellati e dei tratteggi in nero.
Tutto dipende dalla sapienza del pittore, nulla ti viene insegnato. Ma non è vietato sbagliare, se avrai la pazienza di ricominciare.
E' tutto nelle tue mani, provaci.

fine anno e un rock



Un pò di trail per ravvivare un pò lo spirito in questo fine anno.
Fra Briaglia, Niella Tanaro e Vico: di nuovo sul Landandè!


venerdì 25 dicembre 2015

cin cin



Ok siamo alla fine di questo anno super roccambolesco e straripante.
Mille corse, grandi incontri, grandi sfide, gare epocali.
Il cuore a ritmo heavy metal, costante, spesso progressive, in certi casi anche glam, anche un pò alternative o punk.
Così dovrebbe essere sempre, migliaia di chilometri corsi, in buona parte a perdifiato, in buona parte in contemplazione, sempre in fase ispirata.
Questo ti insegna un anno così. Mai rinunciare alle emozioni, mai frenare le proprie ispirazioni.
Il prossimo anno c'è da correre, e se non c'è da correre c'è da buttarsi a capofitto in qualche altra impresa.
Dovrà essere così anche nei prossimi tempi. Dovrai continuare a renderti conto che c'è un sacco di roba da imparare, da sperimentare.
Il massimo delle soddisfazioni si ricava dalla consapevolezza di aver acquisito nuove esperienze, e per farlo è sufficiente metterci l'entusiasmo. 
Quello ti serve, quello è necessario, potrai contare sulle tue forze finché ne avrai.
Al bisogno, potrai provare a chiederne un po' in prestito a chi ti sta a fianco.
E dovrai essere bravo a regalarne un po', quando ti sarà chiesto.

martedì 22 dicembre 2015

solstizio



Non che le circostanze siano tutte positive, per carità.
In effetti c'è questo sole persistente del mezzogiorno, che a fine dicembre ti lascia un po' perplesso.
Di quelli che potrebbero indicare un clima alterato, o in alternativa e alla meglio, far presagire l'arrivo di una tempesta di neve epocale.
C'è una condizione fisica sostanzialmente stazionaria, una limitata autonomia nella corsa, una situazione da approfondire, ma che perlomeno non ti ha fermato del tutto.
C'è un fine anno con un impegno dietro l'altro, e solo il fatto di incastrare ogni cosa al suo posto ti deconcentra.
Ovvero.
Ti sottrae un po' dell'enfasi con cui poco tempo fa ti dedicavi ai tuoi progetti, innumerevoli, disordinati e improvvisati, ma su cui ti buttavi con entusiasmo.
In fondo è tutto lì, un po' di entusiasmo in più e il gioco è fatto.
Ci vorrà una qualche gara, qualche nuovo progetto su cui lavorare, ci vorrà almeno un confronto, fisico, verbale.
Ma certo, non sono tutte positive, le circostanze, ma ce la si può fare, a ritrovare coraggio, e anche a infonderlo.
Quante volte ti sei ritrovato a partire da zero? Gambe che non giravano? Forze che mancavano? Mancanza di punti di riferimento?
Bene. Oggi sei molto più grande, molto più armato, ben più attrezzato.
Buona parte, delle circostanze, sono positive.

giovedì 17 dicembre 2015

sfocato



"Esiste un luogo in cui la vita è bella
e le cose vanno come dovrebbero
È difficile da trovare, ma forse non troppo
Alla ricerca della propria strada,
ogni giorno è una lotta sempre più dura
Per quella luce dentro di noi
Ma gli ostacoli che compaiono
sul mio cammino mi feriscono
Ed ho paura"
(trad. da Avenged Sevenfold: "Unbound (the wild ride)"



Poi bé, ci sono anche giorni in cui pensi che per quanto tu abbia corso lontano, o cercato di andare a passo svelto, fin'ora non hai raggiunto un certo tipo di obbiettivo.

Guardi il ragazzo arrivista elegantone che ti si siede davanti, appoggia una valigetta piena di tutto ciò che concerne la sua vita, piena di nulla.

Provi a focalizzare, dove hai male oggi? Al ginocchio sinistro.
Provi a tastare il ginocchio per verificare la presenza di questo nuovo dolore. Lo spudorato, il ginocchio, si farà ancora sentire o inizierà a lasciarti in pace?

Guardi il tipo che, seduto davanti a te, sta parlando vigorosamente e intanto pensi a quanto corra la gente che ti circonda, tutti i santi giorni.
Quanto si corre, quanto si parla. Vigorosamente.

Probabilmente il fatto di correre senza meta, senza sosta, è una questione fisiologica, ci fa sentire più vivi, o più utili.
Sono anni che provi correre più veloce che puoi, nel senso più materiale del termine, e parimenti ti capita di chiederti dove vorresti arrivare veramente.
Pianificare strategie di gara è un vizio che ti accompagna da pochi anni, non ci sei nato.
Per fortuna.

Lui ti guarda negli occhi e studia il tuo livello di stupidità. Sta cercando il punto debole.
Tu lo guardi e trasmetti il nulla.

Stai pensando a quando poco sappia regalarti il mese di dicembre. Belle giornate di sole per ora, ma le foglie? Le mattinate così gelide. Gli animali ti hanno salutato, sono troppo indaffarati a salvarsi la vita da qui alla prossima primavera.

Lo costringi ad un approccio neutrale e se ne va con uno zero a zero, nervosetto.
Riprende la sua valigetta, infastidito dal fatto di non aver sfondato il muro che hai innalzato tutto intorno. Scusa ragazzo, ma non vedi. Siamo a dicembre.
Corre a iscriversi al corso di perfezionamento. Le tecniche del commercio. Marketing strategico parte III. Eppure. Cos'avrò sbagliato.
Imparerai anche tu, ragazzo. Forse.

Effettivamente saresti molto tentato di aggirare il problema e sperimentare anche tu un approccio strategico con la stagione entrante, un vecchio trucco.
Hai presente quando fuori si gela, alle 6 è già buio da un pezzo e parcheggi la macchina.
Entri in un locale pieno di legno scuro e muri ammuffiti, da cui filtra una vecchia musica, quella musica che ha precisamente il gusto di birra inglese.
Se ci sarà qualcuno, lì dentro, forse potrai raccontargli di un ginocchio un pò acciaccato, dei tuoi obbiettivi, veri o presunti, che si realizzeranno in primavera, non prima.
Un ragazzo con la faccia da arrivista transiterà per un istante sfocato in un pensiero fugace, poi sparirà per sempre.
Sarai troppo impegnato ad ascoltare il tuo interlocutore, un tipo più o meno come te, qualunque faccia abbia, di qualunque sesso sia, avrà i suoi mali, le sue ragioni, i suoi dilemmi da spiegarti.
Si risolverà tutto in primavera, la primavera arriverà molto presto, forse solo il tempo di finire un bicchiere e uscire da qui. Salute.

lunedì 14 dicembre 2015

bollettino di guerra



Il ginocchio se ne sta zitto quatto quatto per tutto il giorno, mi lascia svolgere tutte le mie faccende lavorative e domestiche.
Cammino piano, cammino veloce e tutto tace.
Talmente zitto che mi viene da chiedergli. Strano, ginocchio, che cosa mai ti era successo a Firenze da fare così il birichino?
Ogni mattino mi sveglio e non scappo da un leone né rincorro un'antilope, scendo solo un paio di rampe di scale, e da mesi anni e decenni sono abituato a svegliare prima gli achillei del mio stesso cervello.
Questione di una rampa, massimo due, di scale scese e tutto torna alla normalità.
Gli achillei si addormentano e il cervello, sempre che ci sia, quello si sveglia.
Così penso, e va bene, torniamo pianino alla nostra occupazione preferita, ritagliati un po' di tempo tutti i giorni, visto che per ora te ne basta poco.
Si va a correre, piano piano.
Parto col mio abbigliamento da freddo, con il mio garmin e le ghost e via, finalmente, di nuovo.
Dopo 500 metri gli achillei si svegliano, tutti e due insieme da bravi fratellini, e mi accompagnano con il solito lamento sommesso e continuo per quasi tutta la corsa.
Dopo 5 chilometri si sveglia il ginocchio con un debole lamento, debole ma crescente.
Un terribile ricordo, mi riporta alla mente i momenti difficili di Firenze.
Che uno potrebbe anche dire ma dai, era solo una gara di corsa.
E lo so bene.
Ma a parte il fatto che c'era un sacco di fatica dietro, quella era la mia gara, e quel momento preciso è stato indubbiamente drammatico, poi certo che passa.
Mi torna alla mente solo perché dal ginocchio arrivano quei segnali molto chiari e lampanti che mi ricordano che non ci siamo, non è certo il momento di fare programmi importanti.
Posso correre un po', piano piano, perché ci sono altre parti del corpo e della mente che senza dubbio ne traggono giovamento.


venerdì 11 dicembre 2015

roulette




E si riparte da capo.
Sei di nuovo un runner all'inizio della preparazione, corri 6 chilometri ai 5/km e ne hai abbastanza.
Non è molto importante per quale motivo, oggi ti trovi di nuovo qui, a ripartire da zero.
Potrà essere perchè hai voluto strafare e per la prima volta in vita tua ti sei infortunato ad un ginocchio, o forse perchè sono 10 giorni che non fai più nulla, se non una vacanza a base di cibi e bevande ipercalorici.
Sarà quello che vuoi, ma oggi è così che gira, la condizione di non avere alcuna certezza di nessun genere.
E insomma, non che prima ne avessi molte di più.
Ma oggi sei di nuovo lì ad annaspare, per la centesima volta, con alle spalle una gara importante non portata a termine, con la voglia di rifarti e la paura di rimetterti in gioco.
Chissà perchè, questa è la condizione in cui ti senti perfettamente te stesso.
Non sei quello forte che vince le gare, nè quello insicuro che le perde, sei quello che deve sempre maledettamente mettersi in gioco con un piatto sempre piuttosto ricco, di certo più ricco di te, con molto da guadagnare e molto da perdere.
Che fortuna, però, avere ancora voglia di giocare.

giovedì 10 dicembre 2015

I fall apart



La leggenda dice che Jimi Hendrix, intervistato dopo l'esibizione a Woodstock, alla domanda: "Cosa si prova ad essere il miglior chitarrista del mondo?", abbia risposto: "Cosa ne posso sapere? Fareste meglio a chiederlo a Rory Gallagher"

"Come un gatto che gioca con un gomitolo di lana
Che per te è il mio cuore
Oh piccola, è così difficile distinguere le due cose?
E lentamente mi srotoli fino ad andare a pezzi"

Conosco solo da pochi mesi qualche canzone di Rory Gallagher.
Chitarrista irlandese nato nel 1948, morto nel 1995 a causa di un fegato spappolato dall'alcol.
Si dice che nonostante la popolarità, dovuta al fatto di essere un chitarrista sopra ogni limite umano, ed essere diventato un fiore all'occhiello della musica irlandese, praticamente un eroe nazionale, lui rimase sempre una persona semplice e alla mano.
Ma provo a sentire "Bad Penny" un paio di volte e già diventa una delle mie 9999 canzoni preferite.
Ora non corro, cammino, a volte al massimo provo ad allungare il passo, così ho molto più tempo per guardarmi attorno.
E per scoprire dei suoni che per qualche strano motivo qualcuno aveva sepolto da qualche parte.
Accidenti quante cose devo fare, forza...

lunedì 7 dicembre 2015

veneto e nuvole



Non corri.
Peccato, sarebbe tutto così bello in questo angolo di Veneto, una location perfetta questa mezza montagna trevigiana.
Ma non corri, perché non sei ancora in condizione di ripartire, il ginocchio si sveglia ad ogni passo un po' più marcato, figurati un pò.
Sei nervoso perchè non riesci a spiccare il volo, in questa vallata verde e gialla, dipinta a pennello.
Scorgi tutto il bello ma non lo vedi, lo fotografi e non lo acchiappi, peccato.
Servirebbe almeno un attimo tutto per te, per capire che la vacanza dalle corse e dai voli e dalle parole scritte, dette e sognate, non è necessariamente nociva.
Certo, poterci correre in mezzo aiuterebbe, a questi vigneti così alti che difficilmente potrebbero essere confusi a quelli di langa. Sarebbe un'esperienza nuova.
Ma anche a riposo, dovresti essere capace di apprezzare al meglio tutto questo ben di dio.
Sorseggi prosecco e guardi estensioni collinari di una bellezza superba.
Assaggi soppresse e cammini per strade a serpentina fra pini e castelli.
Ma poi ti perdi nella corsa di una coppia di podisti al primo controviale di una periferia, e ti rendi conto che qualcosa ti manca e non riesci del tutto a superare questa assenza.
Basterebbe qualche ora di assoluta libertà, per poter realizzare che non devi temere, che in fondo al tuo ritorno ci sarà ogni cosa al suo posto, pronti a ripartire.

mercoledì 2 dicembre 2015

del male che arriva

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Non ci sei riuscito a farli tutti, quello che sai per certo è che a fermarti è stato solo un ginocchio in pessime condizioni.
Il resto è stato tutto come nelle previsioni, una folla di gente carica di adrenalina, una musica esaltante, un angelo custode che ha provato in tutti i modi a farti correre al meglio.
Una linea verde tracciata sull'asfalto, che sembrava non finire mai, ma era lì solo per te, per aiutarti a non sbagliare.
Una partenza fatta quasi in volo, un ritmo che funzionava, quel ritmo provato e riprovato, quello che avevi nelle gambe perché te l'eri studiato con cura, al secondo.
Ci galleggiavi, su quel ritmo, era proprio il tuo.
Eri nel tuo gruppo di runners, quelli dei 4'/km, eravate proprio amici, quasi fratelli. 
In una maratona chi mai la guarda la posizione assoluta: che importa chi sta davanti a chi.
Ognuno pensava al suo passo e sperava di portare a termine la sua gara nei tempi prefissati, ognuno aveva bisogno di ricevere e trasmettere energia positiva.
Poi è comparso il solito dolore sordo al ginocchio, come nelle previsioni, al chilometro 9-10 o giù di lì.
Hai iniziato a usare le spugne dello spugnaggio come tamponi sul ginocchio, tralasciando la testa e la faccia.
Poi il dolore è diventato acuto, e parte delle energie per correre ai 4 sono state rivolte ad altro.
A cercare di cancellare la sensazione di dolore.
Non esisti, dolore. Non esisti.
Sei transitato su Pontevecchio, ora sì, finalmente te lo ricordi.
Perchè mentre eri lì non pensavi più a null'altro se non alla negazione del dolore.
Ora sì, hai un ricordo più nitido delle strade che hai percorso dal nono al ventisettesimo chilometro, perché sul momento non vedevi più nulla.
Non esisti, dolore.
Hai un ricordo vivo del tuo garmin, che al 25.mo chilometro ti ha detto "3'58".
E al km 26 ti ha detto "4'16".
Ricordi con estrema lucidità di aver avuto voglia di piangere, ma di non averne avuto la forza.
Di esserti trovato improvvisamente arretrato rispetto al gruppo, e di sentire una specie di formicolio alla gamba sinistra.
Hai nelle orecchie la voce di un ragazzo che dall'alto di un balcone ti diceva "non mollare".
Hai premuto "stop" e ti sei fermato. 
Dopo un solo secondo il dolore è ricomparso, in tutto il suo fulgore, e le gambe hanno smesso di reggerti. 
Non ricordi di aver mai sentito tanto male in vita tua.
Solo zoppicando verso l'arrivo, hai lavorato sulla tragedia e l'hai definitivamente risolta.
Non è stato difficile, in fondo.
Hai lavorato duro, non avevi nulla di cui rimproverarti.
In questa storia non c'è davvero posto per recriminazioni, presunti errori, per allenamenti sbagliati o omessi.
E in più.
Hai avuto troppa, troppa fortuna, troppi regali, troppa bellezza al tuo fianco, fino a ieri, per giustificare qualunque tipo di lamentela.
Sul tuo treno di ritorno, avevi già altro a cui pensare.
"Qualunque cosa voglia fare in futuro, dovrei farla così"