mercoledì 2 dicembre 2015

del male che arriva

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Non ci sei riuscito a farli tutti, quello che sai per certo è che a fermarti è stato solo un ginocchio in pessime condizioni.
Il resto è stato tutto come nelle previsioni, una folla di gente carica di adrenalina, una musica esaltante, un angelo custode che ha provato in tutti i modi a farti correre al meglio.
Una linea verde tracciata sull'asfalto, che sembrava non finire mai, ma era lì solo per te, per aiutarti a non sbagliare.
Una partenza fatta quasi in volo, un ritmo che funzionava, quel ritmo provato e riprovato, quello che avevi nelle gambe perché te l'eri studiato con cura, al secondo.
Ci galleggiavi, su quel ritmo, era proprio il tuo.
Eri nel tuo gruppo di runners, quelli dei 4'/km, eravate proprio amici, quasi fratelli. 
In una maratona chi mai la guarda la posizione assoluta: che importa chi sta davanti a chi.
Ognuno pensava al suo passo e sperava di portare a termine la sua gara nei tempi prefissati, ognuno aveva bisogno di ricevere e trasmettere energia positiva.
Poi è comparso il solito dolore sordo al ginocchio, come nelle previsioni, al chilometro 9-10 o giù di lì.
Hai iniziato a usare le spugne dello spugnaggio come tamponi sul ginocchio, tralasciando la testa e la faccia.
Poi il dolore è diventato acuto, e parte delle energie per correre ai 4 sono state rivolte ad altro.
A cercare di cancellare la sensazione di dolore.
Non esisti, dolore. Non esisti.
Sei transitato su Pontevecchio, ora sì, finalmente te lo ricordi.
Perchè mentre eri lì non pensavi più a null'altro se non alla negazione del dolore.
Ora sì, hai un ricordo più nitido delle strade che hai percorso dal nono al ventisettesimo chilometro, perché sul momento non vedevi più nulla.
Non esisti, dolore.
Hai un ricordo vivo del tuo garmin, che al 25.mo chilometro ti ha detto "3'58".
E al km 26 ti ha detto "4'16".
Ricordi con estrema lucidità di aver avuto voglia di piangere, ma di non averne avuto la forza.
Di esserti trovato improvvisamente arretrato rispetto al gruppo, e di sentire una specie di formicolio alla gamba sinistra.
Hai nelle orecchie la voce di un ragazzo che dall'alto di un balcone ti diceva "non mollare".
Hai premuto "stop" e ti sei fermato. 
Dopo un solo secondo il dolore è ricomparso, in tutto il suo fulgore, e le gambe hanno smesso di reggerti. 
Non ricordi di aver mai sentito tanto male in vita tua.
Solo zoppicando verso l'arrivo, hai lavorato sulla tragedia e l'hai definitivamente risolta.
Non è stato difficile, in fondo.
Hai lavorato duro, non avevi nulla di cui rimproverarti.
In questa storia non c'è davvero posto per recriminazioni, presunti errori, per allenamenti sbagliati o omessi.
E in più.
Hai avuto troppa, troppa fortuna, troppi regali, troppa bellezza al tuo fianco, fino a ieri, per giustificare qualunque tipo di lamentela.
Sul tuo treno di ritorno, avevi già altro a cui pensare.
"Qualunque cosa voglia fare in futuro, dovrei farla così"

8 commenti:

  1. alain, questo è un racconto di vita vera
    fa riflettere, riparti da qui e mira alle cose che ti fanno divertire e no solo soffrire
    la maratona? troppi k per il tuo fisico? per il tempo a disposizione ad allenarti?
    tentare di essere più forte e non voler mollare ha il suo valore e porta a grandi traguardi
    ma riuscire a trovare il limite in tutto questo è altrettanto importante
    io con la maratona ho chiuso, anche la mezza sento essere troppa, per quello che riesco ad allenarmi
    buon recupero e guarda lontano come sai sempre fare

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    1. credo di aver raggiunto senz'altro il mio limite con questa tabella.
      ma credo anche di poterci riprovare, magari dando solo una registrata ai ritmi, magari abbassando appena appena il tiro. non so come andrà a finire e se ne avrò la possibilità, per ora l'idea è quella...perchè le sensazioni che mi dà una maratona sono davvero uniche...comunque se ne riparla l'anno prossimo, vedremo!

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  2. Mi spiace Alain,quindi quel problema della vigilia alla fine è saltato fuori.
    Come scrivi giustamente nn puoi rimproverarti di nulla,hai fatto soprattutto quello che volevi,ok è mancata la ciliegina sulla torta,ma la torta l'hai comunque preparata ed ora per la prossima,conoscerai meglio la ricetta...

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    1. esatto Save! in fondo una preparazione come questa mi ha insegnato parecchie cose, in primo luogo a conoscere meglio il mio fisico in queste condizioni di stress...non ho sicuramente la tua resistenza agli sforzi prolungati, ho una buona velocità, devo riuscire a coniugare al meglio le due cose. Spero davvero di poterci riprovare.

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    2. Dai non fare il modesto :-) la tua velocità non è "solo" buona ma ottima.
      Sarebbe stato facile dirti che forse hai osato troppo oppure che hai preteso troppi km.
      D'accordo il buonsenso e tutto quello che si vuole,ma io avrei fatto esattamente tutto quello che hai fatto te,per questo ti dico che hai fatto bene a fare quello che hai fatto,semplicemente perché tutto questo ti andava di farlo,magari sapendo che rischiavi oltremodo ma è stata un occasione per conoscerti in certe situazioni di fatica estrema e poi alcune volte è bello "andare oltre"..uscire da certi schemi....alla ricerca dei nostri limiti,anche se ciò comporta alcuni rischi.
      E trovo molto importante quello che hai scritto.."non c'è posto per recriminazioni o errori",semplicemente perché hai dato tutto te stesso nel perseguire quello che volevi e questa è già una vittoria,la ciliegina c'è sempre tempo nel metterla.

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    3. Grazie, davvero.
      ognuno di noi dà veramente il meglio che può in questo sport, perchè in fondo ci permette di esprimere qualcosa che abbiamo dentro e che vuole uscire. Insomma, devo anche chiarire che quello che mi ha fermato, con ogni probabilità è una semplice infiammazione, spero niente di peggio.
      e come dici tu, non vorrei rinunciare a mettere la ciliegina, finchè non ho la certezza di aver giocato tutte le mie carte....ci proverò...

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  3. Bravissimo Alain, hai scritto con maturità e consapevolezza. Hai anche corso con entrambe. Lo scorso anno, seppur con obbiettivi più modesti, ho subito lo stesso stop al 33 esimo km della maratona...
    Si migliora comunque sempre, anche quando a migliorare saranno le parole usate nel ricordare quelle imprese: le nostre, uniche e irripetibili... Da vivere fino alla fine. Ciao!

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    1. grazie Mariano! è proprio vero, quello che conta è puntare sempre a migliorarsi, che poi sia in una gara o in qualsiasi altra attività, poco importa.
      certo che le parole di incoraggiamento danno un grande aiuto, e questo è un preziosissimo insegnamento che ho ricevuto da tante persone come te, proprio in questi giorni.
      Ne farò tesoro, grazie.

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