martedì 20 dicembre 2016

per tacer degli astri


Ma quante volte ti sei trovato a proiettare il tuo te stesso in un futuro da pensionato, in qualche scena di vita quotidiana nella quale non si sa bene se ti ritrovi a vivere solo, in compagnia.
Quello che vedi sempre però, è un vecchio fotografato in un'istantanea solitaria, un rientro a casa.
Potrebbe essere raffigurato nell'atto di parcheggiare una bicicletta, o il rientro da una passeggiata o magari, visto il personaggio, anche da una corsa.
Qualche esercizio di ginnastica per sgranchire le articolazioni. 
Una doccia, una colazione, un giornale e una musica. Impugna una matita che, quasi senza la guida della mano, si mette a disegnare e improvvisa un' immagine che prende forma da sola.
Anzi, picchietta sulla tastiera un racconto, che vive quasi di vita propria.

Sbagliato. Sbagliato il concetto. Un'immagine va ragionata, trasformata dal cervello e dall'occhio ben prima di impugnare matita o pennello.
Una storia, per quanto fantasiosa, non uscirà neanche da un cervello esperto, navigato e sanissimo, con buona pace degli astri.
Non esiste un talento artistico talmente bravo da creare l'opera d'arte all'istante, nessuna esperienza ti verrà incontro a tal punto.
Proprio come non esiste il musicista che compone la melodia al primo tentativo, il colpo di genio riguarda solo lo spunto, le prime note o le prime tracce sul foglio, poi c'è bisogno di tempo ed energie.
Anche un futuro da vecchio, non va improvvisato, fermo restando il benestare delle congiunture del destino.
Se vorrai provare ad essere un giovane vecchio, dovrai continuare giorno per giorno a lavorarci su, a provarci, e anche questa è arte.

martedì 13 dicembre 2016

rumore


Sempre in tema di parole al vento, quelle sui social finiscono per essere le peggiori.
Filtra finché vuoi e togli le schifezze, le inutilità, le perversioni, la demenza, la solitudine e la vanità.
Tutta roba che peraltro appartiene anche a te, un po' come a tutti.
Il fatto è che una volta applicati i filtri, rimangono le idee personali di ognuno di noi, il credo politico, quello religioso, le idee geniali, le supposizioni ragionate, le proposte pertinenti.
Dieci cento e mille, tutte insieme, istantanee e contemporanee.
Contrapposte o concordi ma differenti, ognuno ha di certo qualcosa da aggiungere, l'importante è non guardarsi in faccia.
Com'è facile trasformare tutto questo in parole al vento, e tu stesso ti ci trovi, ti ci sei trovato parte in causa, come una pedina in un gioco senza fine e senza vincitori.
Nel periodo che, oltretutto, denota tensione alle stelle e contrapposizioni di un'asprezza mai vista prima.
Ma il social non permette di spiegare le proprie ragioni, non te ne dà il tempo.
Tutt'al più rappresenta un discreto termometro sull'insofferenza reciproca, sulla ricerca di un colpevole, o anche solo di un nemico.
E ora la febbre è alta, non c'è dubbio.
Capisci di essere stato iscritto nel gioco sbagliato troppo tardi, quando leggi frasi che ritieni di non voler sopportare e devi resistere alla voglia di urlare più forte.
Il genio assoluto appartiene ad un solo soggetto, l'industria che ha architettato questo infido meccanismo nel quale siamo cascati quasi tutti, che se la ride sotto i baffi mentre il popolo si scorna, in uno sfogo animalesco, come il toro contro il drappo rosso. 
Ma oggi ti preoccupa più la febbre, la rabbia che trapela negli spazi, o nelle voragini, che si stanno aprendo fra le pedine.

domenica 11 dicembre 2016

e la lista delle cose torbide


Esiste anche la lista delle cose non buone.
Se per decine di volte ti sei ripetuto che la corsa assomiglia molto alla vita, cosa che peraltro molti intorno a te ribadiscono nelle loro personali riflessioni.
Bè c'è la parte che ami meno di questo concetto, quella che in senso negativo ha il massimo termine di confronto è questa: il momento di ripartire da zero.
Quando riparti con una tabella di allenamento, riparti da zero. E quando riparti da zero, dopo mille ripartenze, ti accorgi che non sempre la voglia di ricominciare a pestare i piedi sull'asfalto è così gradita alle tue frequenze mentali.
Sei lento e affaticato, molle e appesantito quando provi ad allungare il passo verso quello che dovrebbe essere un ritmo gara sperato.
Ma forse la mattinata non era delle migliori, forse è colpa della giornata.
Le parole al vento.
A volte gli incontri ti obbligano a dismettere i tuoi panni naturali dell'orso bruno, gli incontri non sempre sono incontri con altri orsi bruni. 
Devi fare uscire le parole di circostanza, le parole al vento, le frasi scontatissime. E ti accorgi di quanto la tua goffaggine sia evidente, nel dover pensare a frasi fatte, proprio poche frazioni di secondo prima di pronunciarle.
Torbido da dire, torbido da ascoltare.
L'indolenza.
La poca voglia di fare le cose che normalmente ti piacciono, è una spia, un allarme.
Una lucina arancione che si accende, come quella della riserva, e allora ti devi fermare.
Non farlo. Non spendere tempo ed energie nel provare a iniziare, il risultato sarebbe una schifezza.
Ma forse è proprio colpa della giornata?
Lo sforzo di adattamento.
Una situazione poco gradita in arrivo, che si tratti di lavoro o mal di denti, ti richiede lo sforzo di plasmare il tuo personaggio alla circostanza di stress che probabilmente dovrai sopportare. 
Bella forza, a chi non capita, ogni tanto.
E in genere  ci si difende con la faccia di bronzo, un'espressione senza espressioni.
Di solito funziona, per lo meno in partenza, poi attenderai che ogni spia di ogni colore si spenga.

venerdì 9 dicembre 2016

la lista delle cose buone


La giornata può dirsi compiutamente vissuta se sei riuscito a fare una serie di cose, o almeno buona parte di queste.
Una corsa, una gara o un allenamento o una passeggiata fra stupendi elementi naturali. Suoni sommessi, sempre uguali e sorprendenti, sorprendersi a riscoprire ogni volta una nota mai sentita prima.
Una lettura di pagine entusiasmanti di un romanzo avvincente. O piu' genericamente: di un libro interessante, o di una lezione di una lingua che non conosci, o un bel film. O insomma, qualcosa che abbia qualcosa di nuovo da raccontarti.
Un'idea, un disegno o una foto che esca dalle tue mani, un accenno, una bozza di una trovata tutta tua che abbia un certo qual valore, o una promessa di un prossimo sviluppo. Inaspettata e clamorosamente sfuggita dai lobi del tuo cervello verso il mondo reale. O una serie di dieci note messe in fila dalle tue dita inesperte senza stonature o interruzione, una melodia uscita fuori per puro caso. 
Un'ebbrezza di un incontro e di un confronto, l'accompagnamento ad una giornata fredda nebbiosa che volge al termine, con una birra forte inglese che rinfresca e una musica che riscalda. Frasi che ti vengono regalate per puro caso da voci esterne e che potrebbero rigirarti nell'anima per anni. 
Giorni vissuti così, con il supporto di sensori ben allenati, lo sai che nulla hanno da temere dalla dimensione del tempo.

lunedì 28 novembre 2016

del Barbudo


Non ci sto a cadere nella trappola della nostalgia.
Il simbolo del '900 da custodire nella memoria doveva essere la rivoluzione?
Proviamo.

"Addio vecchi, oggi è il giorno conclusivo;
non lo cerco, ma è già tutto nel mio calcolo.
Addio Fidel, oggi è l’atto conclusivo;
sotto il mio cielo, nella gran patria di Bolìvar
la luna de Higueras è la luna de Playa Giron.
Sono un rivoluzionario cubano.
Sono un rivoluzionario d’America."

(F.Guccini)

Ma sarebbe dovuta finire qui, la storia della rivoluzione.
La libertà di pensiero, di movimento, di espressione,
compagni, non sono sindacabili, mi spiace.
Per poter essere credibili bisogna riuscire a farlo, questo passo avanti.


domenica 27 novembre 2016

salva con nome


Una cosa è certa, forse scontata, ma mentre correvi lungo il Viotto, oggi pomeriggio, hai deciso che sarebbe stato bene appuntarselo per iscritto, nottetempo.
Sei un giorno sentissi mai il bisogno di andare a scovare un pensiero positivo che ti aggiusti una giornata storta, uno lo puoi trovare, e questo post te lo puoi conservare come memorandum.
Il bagaglio di esperienze che accumuli giorno dopo giorno, non è necessariamente sotto vesti positive, ma è senz'altro unico.
Diverso da quello di ogni altro essere vivente, quindi indubbiamente, inesorabilmente, meravigliosamente unico.
Quello che esprimono le tue azioni sono frutto di vita vissuta, e non solo di attitudini naturali.
La conclusione è semplice, è che hai di certo qualcosa da proporre, sotto ogni forma possibile tu voglia farlo, in modo unico e differente da quello di ogni altro essere vivente.
E' altrettanto vero che puoi tirare fuori anche il banale, il brutto, o anche il peggio, quindi la sfida è quella di cercare in te quanto di meglio possa fabbricare la tua mente.
Provare e riprovare, cercare e scoprire.

lunedì 21 novembre 2016

Punk e pillole


Non ti stupire se ti parte la voglia di punk rock, nonostante il termine stesso sia desueto.
La corsa ha cambiato registro ultimamente, è un momento di scarico dalle tensioni, è relax, ha perso quasi del tutto la ricerca dell'adrenalina. Oggi. Poi domani chissà.
Gli stessi massimi esponenti del punk rock, prendi pure i Green Day, loro stessi odiano essere inseriti in questo tipo di classificazione.
Ma non sei un esperto di musica, sei solo un appassionato ascoltatore. La musica accompagna i tuoi giorni, che sia ascoltata o solo ricordata. Perfino immaginata. E non avendo alcuna competenza musicale, per te una musica arrabbiata è quella dei gruppi punk rock, una sorta di genere di protesta, di ribellione che ti è sempre tornato utile, dai 25 anni ad oggi all'incirca.
Quanto ti fa arrabbiare renderti conto della tua impotenza in tutta una serie di aspetti della tua vita, e ancor più il fatto che certi eventi uno se li deve aspettare, anzi, li attende con una precisa collocazione temporale.
Un bambino che ti chiede se davvero, ma davvero esiste Babbo Natale, e lo fa con quello sguardo ormai pressoché rassegnato, rassegnato alla risposta, immediatamente dopo aver terminato la più bella delle sue letterine.
Certo che te l'aspettavi, ovvio.
Letterina scritta a otto anni, quando si scrive già benino e le cose si fanno con impegno, come i compiti.
Che diamine di risposta potrai dargli, se non confondergli ancora più le idee.
C'è qualche errore di fondo, in tutto ciò, nell'illusione o nella disillusione, c''è qualcosa di profondamente sbagliato che ancora ti sfugge. Proprio come in un Gesù Bambino, proprio come in un catechismo o in una messa o una confessione.
Ti butti sul punk rock, perché all'irreparabile non c'è riparo, c'è piuttosto una specie di ipnosi, quella che cerchiamo ogni giorno, anche noi grandi, o adulti o vecchi, come ti va di definirci.
Babbo Natale è un edulcorante, quello che cerchiamo ogni giorno, quella sarebbe la risposta più sensata, la più vera, quella che in fondo vale di più.
Visto che probabilmente la ricerca di un dolcificante è quella che ci spinge a dare il meglio di noi, dagli otto anni in avanti.
Sarebbe anche la risposta più cruda, però. Troppa verità può far male.
Ci dev'essere un errore di fondo, ci dev'essere una soluzione di continuità meno traumatica fra l'infanzia e tutto quello che viene dopo, nei racconti di un papà.
Ma bisognerebbe essere davvero bravi, tu non sai ancora come avresti dovuto fare, già.
Già, stai ancora addolcendo la tua, di pillola.

lunedì 31 ottobre 2016

poi d'autunno


Autunno ben ben inoltrato per la verità, vedasi foto autoprodotta.
Poi d'autunno: arriva quella famosa gara di trail che aspettavi da tempo, che ti ha regalato un paio di soddisfazioni.
Primo. Perchè hai scoperto che per correre bene un trail non hai bisogno di rovinarti i tendini con quelle terribili ripetute di cui tanto hai parlato scritto e dissertato in questi ultimi anni.
Niente ripetute: basta correre faticando, cercare le salite, cercare le discese, e darci dentro con l'apparato muscolare.
Poi, finalmente arriva una gara di trail in cui hai potuto affrontare la paura delle pietre rotolanti e delle buche durante le discese.
Ovvero tutta quella componente di imprevisto ed imprevedibile che nessuna tabella di allenamento insegnerà mai ad affrontare, la impari piuttosto a suon di storte.
Cioè la pratica.
Quindi, secondo: perché sei riuscito finalmente ad essere competitivo contro i grandi esperti dello sterrato, quelli che salgono come stambecchi e scendono come caprette.
Il gioco sta nel vincere la paura, e la partita non è di certo finita, puoi al massimo affermare di aver fatto un buon passo in avanti.
E' proprio vero che hai giocato in casa, per imparare qualche trucco ti è toccato fare così, correre e ricorrere lo stesso sentiero fino a farlo diventare familiare, quasi come fosse il vialetto del giardino di casa tua.
Insomma, mica ci si può reinventare trailer in uno schiocco di dita.
Ti trovi in gara e hai degli obiettivi precisi, che incarni in due o tre podisti pressapoco al tuo livello. Non per una prova di forza nei loro diretti confronti, ma piuttosto perché hai bisogno di termini di paragone, li conosci da tempo e sai che sono all'incirca alla tua portata.
Tutto come previsto, sai che sei penalizzato dove iniziano le pendenze piu' marcate, salita e discesa che siano. E che la tua forza si esprime nei tratti in pianura, dove hai margini per recuperare nei loro confronti.
Come da copione, la gara del Landandé è un tira e molla, pendenze miste e tratti in pianura fanno sì che la vostra gara sia uno jojo do sorpassi e contro-sorpassi.
Divertente misurarsi in questo gioco, nel quale ci si conosce a vicenda e si favorisce il sorpasso altrui nei tratti critici, dove si è consapevoli di non poter mantenere la testa del gruppo.
Divertente e sportivo.
Come hai sempre sentito dire, la gara si vince in discesa, quando impari ad affrontare le tue paure. Sono discese che ormai conosci per bene, il vantaggio di giocare in casa è saper localizzare ogni singola insidia della discesa piu' terribile.
E stavolta ti butti, sei sempre un po' goffo e te ne dai conto.
Ma stavolta c'è che ti rendi conto che tutto ha origine da un certo istinto di sopravvivenza, è un senso ancestrale quello che ti permette di scendere per quel terribile dirupo mantenendo quasi inalterato il distacco dai veri trailer, che stavolta non riescono a recuperare il vantaggio che ti sei preso nell'ultima pianura.
Metti i piedi al posto giusto, uno davanti all'altro.
Sai che in centro strada rischieresti le caviglie, e cerchi il ciglio buono, mantenendo un passo abbastanza lungo. Mica una falcata, ma neanche un passetto da formica come in passato. Chiamiamolo un passo da trailer poco elegante, un po' elefantesco, ma sempre un trailer.
Ci sono rischi piu' grandi che attanagliano te, e anche i trailer piu' esperti.
Ci sono passi falsi in discesa che nessun abile istinto potrebbe schivare.
Ci sono troppe variabili che non si possono controllare, la vita di queste settimane ti sta insegnando che non basta essere sani, onesti, o scaltri per essere completamente al sicuro.
Questo devono aver pensato, i grandi corridori da sterrato, il giorno che hanno imparato a scendere con quello stile disinvolto per quei sentieri.
Far cadere il piede sempre su un terreno compatto è questione di tempismo, esercizio, tanta esperienza, e aiuta per lo meno a proteggerti da tutto ciò che è prevedibile. 
Grandi filosofi, mica faciloni da asfalto.
Mentre sei lì che scendi, facendoti forza per metà con uno stile ancora molto rudimentale, per l'altra metà con la forza di chi ha imparato la lezione a memoria, capisci che la posta in gioco qui è alta.
Quando c'è di mezzo il rischio di una storta a una caviglia, metti a repentaglio ben piu' che qualche posizione in classifica.
Solo a giochi fatti, a gara finita e magari anche nei giorni successivi ti rendi conto che hai affrontato i rischi a viso aperto, un po' come vorresti fare tutti i santi giorni.

sabato 29 ottobre 2016

spettacolo itinerante


Con una bella sorta di personcine hai avuto a che fare, negli ultimi tempi.
L'estrazione del miglior gruppo da Circo Itinerante, in una rara tourné. Che combinazione trovarsi tutta la formazione al completo, quanta fortuna. O no?
Che si tratti o meno di fortuna, chiamala come vuoi, di certo, che incredibile combinazione averceli tutti attorno, contemporaneamente orbitanti al tuo cospetto
Così, visto  che ti sei trovato in questa circostanza talmente fortuita da farti perdere talvolta il senso del sonno la notte, o anche la normale adrenalina che precede una gara importante, giusto giusto alla vigilia della gara decidi di celebrare questo avvenimento.
Santificare l'occasione di questi incontri come merita, per ricordarti in futuro di un avvenimento come questo, che difficilmente nella vita si potrà ripetere, come il transito di una stella cometa, o una coincidenza astrale.
Da maniaco catalogatore quale sei, decidi di provare a raggruppare i personaggi che ti si  sono presentati davanti, come per inserirli in macro gruppi, ciascuno per le proprie particolarità, ciascuno col proprio ruolo, dato che per la prima volta sei riuscito a percepire il filo sottile che li unisce e dà origine al Sistema.
C'e' il Mano Molle, un tipo piuttosto attempato, generalmente vestito di nero e con una straordinaria capacità di alternare espressioni cordiali e severe, un po' da professore. Poi scherzose e poi drammatiche. minacciose e accondiscendenti. Quest'uomo generalmente è un politico in declino per raggiunti limiti d'eta', al primo incontro lascia un'aura di rispetto, al secondo di timore. Da lì in poi capisci l'antifona e vedi un uomo agli ultimi colpi, uno che tenta di lasciare l'impronta e risulta un poco compassionevole, seppure lui non se ne dia conto.
C'e' il dirigente inviperito. E' una persona schietta, un giustiziere. Anzi, più che schietta, meglio dire nevrotica. pronta a combattere contro tutti e tutto. Non teme di trovarsi nei panni del davide contro golia, lui urla. Lui strilla. Lui urla molto più volentieri contro chi tiene un profilo basso. Quando alzi la voce, quel giorno lui diventa piccolo piccolo. Va a cercare qualcun altro con cui duellare, questo spadaccino pronto per il ricovero in un centro di igiene mentale.
Prima o poi arriveranno a prenderlo con una camicia di forza, in manicomio avrà tutto il suo da fare: il suo operato non ha confini.
C'e' l'Andreotti, quello che con la cortesia del democristiano del filone più al centro-destra-sinistra, con un colpo al cerchio e uno alla botte tende a sistemare tutto.
Lo fa per te. Forse. In realtà qualche dubbio ti viene. Infine capisci con una certa approssimazione che lo fa per se, fa tutto per se. Vecchia generazione di trafficoni sub-politicanti, ancora molto alla moda invero.
Poi c'e' il cordialone baffetto, la Volpe. Quello che ci ride su, perché è simpatico. Lui ride su un po' su tutto, sarcastico, perché tanto se non sdrammatizzi, che vita è.
Il suo lato drammatico in realtà esiste, ma ti arriva per sentito dire. Il suo lato drammatico corrisponde al suo cinico sarcasmo, vanno di pari passo. Quando viene meno la simpatia nei suoi confronti è il momento in cui, sempre per sentito dire, ti tocca conoscere molto bene questo suo aspetto più feroce, e te lo raffiguri, stupito, in questa nuova immagine, molto nitida, ora che hai fatto uno più uno.
E poi ci sei tu, quello che aspettava l'emozione di correre un'importante gara di trail e alla vigilia si trova a gestire tutte questi fantasmi davanti agli occhi, col massimo sforzo di elusione.
Imparare a minimizzare gli attori dello spettacolo itinerante che aimé, in queste settimane tocca ospitare nel tuo circo.

giovedì 27 ottobre 2016

dei limiti - parte enne


E va bene, devi ammetterlo che non è tutto così terribile quello che ti circonda.
Proprio per questo di tanto in tanto ti riesce bene, una fuga per una corsetta che ti fa emettere uno spontaneo sospiro di sollievo, ahhh.
Come buttare fuori brutti pensieri e partire verso la parte bella del tuo tempo.
O sederti al bancone della tua spina preferita e sospirare. Ahh...
Non è tutto cosi' tremendo. Certo, scopri che un giorno potrebbe toccare pure a te, insegnare il buon esempio a persone cattive cattive. I monelli, quelli che vorrebbero mettere le mani nella marmellata.
Sarà che in giro c'è ancora una corposa quantità di italiani inquinati, del rango di quelli che vorrebbero addirittura sporcare la nostra costituzione con delle strane porcherie, sarà per questo che in giro ci sono bambini settantenni che hanno perso solo il pelo.
Sta a te spiegare loro che una corsa in mezzo ai boschi, quest'autunno, sarebbe davvero uno spettacolo.
Potrebbe essere una delle loro ultime, dovrebbero approfittarne, visto che il paradiso cristiano sanno di esserselo già giocato, in cuor loro, pur avendo sempre frequentato ambienti di sana cattolica aristocrazia.
Quanti anni crederanno mai di poter vivere? O forse. Crederanno mica che accumulare soldi e "potere" serva a farli vivere piu' a lungo?
Vai a correre in un bosco anche tu, questo autunno, e scoprirai che tutta la terra che vedi intorno a te è pronta ad ospitarti, e non è certo un nemico da temere.
Bé come quando hai osato attaccare i podisti veri, un pò di tempo fa, anche ora capisci che potrebbe essere piacevole vestire i panni di Davide contro Golia, divertendoti a sparare pietruzze molto fastidiose.
I limiti sono quelli che ci creiamo da soli, e poi ci sono quelli che altri vorrebbero importi.
E ancora: esistono i limiti che istintivamente fanno piu' paura, quelli che segnano naturalmente l'inizio e la fine di una vita fisica.
La paura, pero', non è certo piu' rilevante di una vita fisica, inizia e finisce obbligatoriamente entro i suoi limiti.
Quindi non farla tua, la paura, sii coraggioso, corri nei tuoi boschi.
E piuttosto divertiti a lanciare pietruzze.

lunedì 17 ottobre 2016

notte



Poi a un certo punto posi il pennello e hai deciso, oggi sei stufo di tracciare pennellate.
Arriva un momento, durante la tua serata, in cui finalmente ti arrendi alla stanchezza, o rassegnazione che sia, e capisci che è meglio rifugiarsi sotto le lenzuola e tentare di chiudere gli occhi.
E' il momento in cui ti rendi conto che con le tue sole forze, per oggi hai dato tutto.
Che non ci sarebbe verso di cavarci nulla di piu', neanche dalle tue gambe, neanche se sotto una luna pressoché piena decidessi, proprio ora, di uscire a correre un progressivo.
Non hai piu' nulla da cavarci da questo giorno, e forse questo giorno non ti ha dato abbastanza, perché questa è la sensazione che talvolta si prova prima di chiudere gli occhi.
E ritrovi, con un po' di sforzo, quella capacita' di reagire alla rassegnazione, quella strana forza che hai allenato negli anni e che funge come ultima risorsa, in quelle serate sottotono, a convincerti che di certo si tratta solo di ricaricare le pile.
Ti è mancato qualcosa oggi, sai bene cosa, un attimo di magia che ti regalasse un passo invidiabile, una musica a tema, un colore perfetto, un raggio di sole.
Ma stai per chiudere gli occhi e lo sai, che non finisce qui. Hai un libro lasciato lì a metà che ha di certo una trama sorprendente, piena di colpi di scena. Non uno svolgimento di un nastro già visto cento volte.
Oggi non hai corso, bé hai davanti un'inverno da correre, magari al buio in strade gelate, ma da dentro i tuoi giacconi potrai sentire il tuo respiro in tutta la sua forza, come solo d'inverno.
Avrai da giocartelo, il tuo tempo.

mercoledì 12 ottobre 2016

del rock


Che importa diventare adulto, se invecchi da (partendo da sinistra) rocker, o se di mestiere diffondi la tua voce all'Italia intera da dietro un microfono, oppure se sei uno di quelli che non invecchiano mai, per contratto con il tuo dna?
L'anima rockettara te la puoi portare dietro anche tu e finché vuoi, nessuno te lo impedisce.
Ma tieni a mente una regola, una sola e semplice: non smettere mai di crescere, così si fa.

domenica 9 ottobre 2016

alla ricerca della salita



Oggi sei alla ricerca della salita, e la salita interminabile ti ricorda che la fatica è una componente che insegui, con quella forma (masochistica?) che accompagna tutta una serie di podisti.
La corsa in salita non è certo un percorso domenicale che qualcuno ti ha imposto.
La corsa solitaria, alla ricerca di salite, che più lunghe e cattive sono meglio è, te la sei voluta.
Potresti anche pensare che davvero, il tutto sia riconducibile alla preparazione di un trail collinare molto impegnativo.
Ma più ci pensi, e meno ci credi, ne avevi il dubbio già dal primo mattino, in partenza, accendendo il gps e uscendo di casa in una di quelle mattinate ottobrine freddine freddine, quelle mattine in cui devi ricominciare a valutare con attenzione l'abbigliamento adatto, prima di partire.
Bene, chiamalo masochismo, se vuoi, quell'istinto che ti porta a cercare il fiatone e lo sfinimento muscolare, stretto parente delle ripetute, specie quelle lunghe.
Ma in fondo potrebbe esserci un'altra chiave di lettura, quella in cui credi ora, ora che è sera e tutto quanto si è placato.
Avevi bisogno di sciogliere pensieri, addormentati nel loro profondo. Dovevi risvegliare la fantasia, rimasta cementata da una settimana lavorativa deprimente, narcotizzata nel fondo dell'anima.
Avevi bisogno di urlare, e così hai fatto.
Hai lasciato urlare ogni centimetro della tua anima, partendo dal corpo, e poi dal cuore, dal fiato e così via, a scavare sempre più nel profondo.
Ora ci sei, ti senti bene. 
Non sei sicuro che tutto questo benessere possa durare molto, ma lo prenderai per le ali e ci farai un voletto.
E quando vorrai, saprai come fare per ritrovarlo. Per ritrovarti.

venerdì 30 settembre 2016

Enjoy your life



Improvvisare è un verbo che ti affascina.
Non sei mai stato un seguace dell'arte dell'improvvisazione, hai passato una mezza vita ad improvvisare piu' che altro per arrabattarti, per risolvere le situazioni che ogni giorno ti capitano fra capo e collo, quelle che ti trovano impreparato.
Ma quando puoi, mica improvvisi, pianifichi al meglio, e quando pianifichi il risultato è sempre quello, bellino, fatto benino, discreto, senza sapore. Un sei piu' piu'.
Quando esci a correre, il massimo della bellezza è accorgersi che la giornata è troppo limpida e favolosa per costringerla in un collinare da 11 km, il bello è decidere, e poter decidere, che oggi hai il tempo per correre 22,6 km immergendoti in un paradiso di colline, orizzonti boschi e laghetti.
E all'ultimo parti e vai.
Improvvisi il percorso e improvvisi una regola nuova: oggi si corre da capo a fondo, vietato fare un passo che non sia un passo di corsa, alla faccia delle salite assassine, oggi non si cammina.
E ci riesci, riesci a tenere il passo ed esci vincente nella scelta dell'ultimo minuto.
Improvvisare è anche entrare in un negozio di dischi per scegliere un gruppo rock mai sentito.
E tornare a casa con un classicone. Anche quello è improvvisare.
E funziona.

venerdì 23 settembre 2016

della diligenza


ho passato una serata combattuta
a pensare: accidenti perché cavolo
non ho mai imparato a suonare un riff.
mica dovevo diventare un musicista.
ma un riff.
la radio dall'alto, che spietata
sparava rhythm and blues
e io che ci pensavo su. bevendo birra.

e fuori c'era quel venticello di settembre
che te lo raccomando.
Un silenzio la sera, da queste parti.
E io a pisciare nella notte
guardavo una collina di fronte
e cantavo rhythm and blues
un po' stonato vabbè.

ogni tanto ci penso agli avvocati
che si incontrano a parlare 
di quello che abbiamo fatto, male, male
o di quello che avremmo dovuto fare.

eccesso di diligenza che vuol dire?
mai sentito nominare
a meno che per diligenza non intendi
quella che mi sta volando or ora davanti
davanti alla luna 
tipo ET

lascia stare 
vieni con me a pisciare 
c'è un po' di rhythm and blues anche per te
se guardi le colline e non ci pensi
che domani diligente dovrai tornare 

lunedì 19 settembre 2016

long playing



Paperback writer. Paperback writer.
Misurare la vita in minuti a chilometro è una brutta abitudine che hai preso di recente.
Ci sono tre, o quattro, maledetti secondi a chilometro che hai perso in velocità nel giro di mezzo anno, dalla scorsa primavera ad oggi, e non te ne dai pace.
Insomma, andava tutto bene, eri in formissima, e sei mesi sono davvero pochi: pensare che tutto dipenda da un processo implacabile di invecchiamento ti sembra inaccettabile, come dire che un bel giorno, facciamo per esempio il 16 luglio di quest'anno, il tuo corpo abbia deciso che era ora di mollare le briglie. Da oggi in avanti si rallenta. 
Guai a forzare con gli allenamenti di potenza, ti accorgi immediatamente che qualche legamento inizia a ribellarsi alle sollecitazioni a cui lo sottoponi.
Insomma, la vita che si avvolge su se stessa, come quando non sai farci i conti con la giusta misura, il necessario rispetto delle regole.
Le regole sono scritte in modo da procurare vistosi traumi, semmai tu decida di buttarti in spericolati cambi di rotta.
Avresti potuto anche cambiare la direzione della tua vita lavorativa, in questo periodo, ma nello stesso modo alla fine hai preferito evitare di alterare le forze in campo.
Il freddo senso dell'interesse personale non avrà mai il sopravvento sui rapporti personali, non nel tuo caso. Un rapporto lavorativo è un rapporto umano, se ci metti il rispetto che hai ricevuto fino ad oggi, da parte tua non ci sarà mai un 16 luglio, o simili, ad aprire ferite non facilmente rimarginabili.
Un po' ti arrabbi, per questa tua incapacità di gestire con freddezza la pianificazione della tua vita.
Ci metti dentro un po' di rabbia per non aver saputo mettere su una squadra vincente in una staffetta, e dire che bastava così poco: era sufficiente partire con buon anticipo e avresti composto la migliore squadra master del secolo.
Una squadra master, che poi significa una squadra di persone che hanno tutte quante oltrepassato un 16 luglio, e giocano a correre forte.
Ma ti siedi a sorseggiare una birretta e contempli una new entry di casa tua, un vecchio giradischi amplificato Yamaha.
Sopra ci stai facendo girare l'unico vinile decente che hai trovato nella borsa new entry, piena di 33 giri di canzoncine spazzatura.
The Beatles 1962-1966.
Come suona bene nelle tue orecchie, sentire la musica che arriva da una puntina che corre su un disco.
Senti voci che non sentivi da secoli, come fossero a casa tua, e i granelli di polvere arrivano anche loro, diretti da quella superficie nera, sparati dritti dritti ai tuoi padiglioni.
Hai già deciso che non ti separerai mai da quell'aggeggio.
Contempli un tavolo in una stanza sotterranea, la stessa stanza in cui hai piazzato il giradischi con due enormi casse che suonano.
C'è della carta da disegno, matite e matitoni, pennelli, penne, scarabocchi.
Sorseggi la birra e decidi che in fondo ne vale la pena, di coniare questa regola.
Sì, me ne sbatto i maroni.

mercoledì 14 settembre 2016

ancora otto per mille



Otto ripetute da mille, ricordi quante volte le hai corse?
Sei alla sesta, hai quasi finito di soffrire: ricordi che tempo fa celebravi quei brevi recuperi quasi come una salvezza dalla rovina, il modo per ritrovare quel certo equilibrio mentale, insieme alla necessità vitale di reperire sufficienti forze fisiche con cui affrontare lo sforzo successivo.
La forbice fra quello che sei e quello che vorresti essere dipende dal tempo che ti viene concesso per dedicarti a quello che ti fa stare bene. E' in quel lasso di tempo che cerchi la possibilità di esprimere te stesso.
La strada più facile sarebbe farsi piacere il tempo che ti viene obbligato.
Sarebbe bello poter vivere la ripetuta, la parte più lunga e difficile, con la soddisfazione che qualcuno vorrebbe convincerti essere quella che vale.
Dovresti imparare ad apprezzare la parte più impegnativa della corsa, come dire, metti da parte la fatica e guarda com'è divertente la velocità che raggiungi, proprio nel momento in cui sei lì, a far girare le gambe contro il vento, contro il tempo.
No, quella è la parte difficile e complicata, nonostante tutti insistano a ripeterti che più fatichi e più ottieni dal tuo fisico.
Il tempo, sulla carta, sul tuo certificato di nascita, sarebbe di tua proprietà, sarebbe troppo prezioso per spenderlo nel confronto con altri.
La corsa è affascinante perché ti permette di cavalcare il tuo tempo, è una sorta di gioco a due fra il podista e il suo tempo, certo, per questo la corsa ti piace.
Domare il tuo tempo nel modo più spontaneo è la vera chiave per sentirti libero, la tua sfida ora è quella, non più una maratona, e neanche una medaglia premio da venditore del mese.

martedì 6 settembre 2016

una sfida vitale


Cronoscalata Carassone Piazza. 
E nel momento in cui passi passeggiando in jeans e maglietta di cotone, tenendo per mano due bambini under 10, è piacevole sentire il saluto di un paio di compagni di squadra che ti apostrofano con un "come mai in borghese?".
Correte, correte.
In realtà avresti voluto essere anche tu in uniforme, in quel momento, ma mica si può avere tutto.
Avresti voluto sentire quel gusto asprigno dell'adrenalina che precede una corsa tremenda come quella, perché in quel caso voleva dire che eri in gioco anche tu.
Ma non importa, stasera eri lì a spasso, vicino a casa e bello tranquillo, a vedere gente in canotta che si preparava a una gara, per mano a due piccoli energetici.
Eri in una dimensione molto più soft rispetto al contesto, e hai solo percepito un po' distrattamente quella voglia di esserci, quale parte del gioco.
Hai accettato di buon grado di rimandare l'impegno fisico di un paio di settimane.
Non è l'unica, fra le sfide che ti aspettano, più o meno cercate, più o meno capitate fra capo e collo.
Sono un po' troppe, invero, le sfide che si alternano, a loro puro piacimento, a giocarsi il tempo della tua vita, in questo periodo. 
Puoi mettere sulla bilancia intricatissime vicende lavorative, da cui potresti uscire con punteggio pieno o con le ossa rotte, a seconda di come imposti un paio di frasi, pensate e ripensate, a cui già hai provato a prevedere eventuali attacchi e una rosa di possibili contrattacchi.
Che ridere, a pensare che il tuo punteggio si gioca in pochi minuti. Molto meno che la Carassone Piazza. Un incontro di lotta greco romana?
Poi ci metti, sulla bilancia, quello che dipende esclusivamente dalle tue forze, attacco e contrattacco, forze fisiche e forze mentali, ma di certo non più in ambito lavorativo.
E sono davvero tante, le componenti che possono dare valore al tuo tempo. Tutto quello che appartiene al resto del mondo, quello che senti più tuo.
Il talento più grande, di questi tempi, sembra essere quello di trovare del tempo per sviluppare un milione di idee. Un milione approssimato per difetto.
Così arrivi alla conclusione che la vita di tutti i giorni andrebbe in primo luogo depurata da allarmi ed emergenze, e poi restituita al legittimo proprietario, in modo che ne possa disporre liberamente.
La tua vita deve essere tua, forse la sfida principale di molti di noi è provare a riprendersela.

lunedì 29 agosto 2016

discese


Metti insieme, una sull'altra, tutte le cose in cui ti cimenti quotidianamente e fai un resoconto di ciò che ad oggi puoi dire che ti riesca bene, quello che ti riesce un po' meno bene e poi quello che ti riesce proprio male.
Ti riesce bene la corsa in pianura, mica sempre, quando lo decide lei, quasi come se la tua volontà fosse solo una delle molteplici componenti, e neanche quella maggioritaria, che ne certificano la riuscita.
Ti riesce bene un tratto su un foglio, che ti scappa quasi per sbaglio, quasi come se per dover tirare fuori qualcosa di buono, dovessi giocoforza annullare la premeditazione.
Leggere frasi su libri scritti da altri, a volte, ti dà bellissime sensazioni. Il fatto che tu voglia annoverare questa attività fra quelle che ti riescono bene, certo non ti rende un gran merito, ma ce la metti ugualmente, così tanto per equiparare una bella emozione vissuta alla tua capacità di saperla cogliere.
Nelle relazioni interpersonali spesso hai fatto grossi errori, magari però con gli anni ci hai messo una pezza, hai imparato le regole base. Così così.
Proprio non ti riesce correre in discesa. La discesa è l'arrivo, gli ultimi chilometri di una corsa in montagna, quando hai le gambe stanche e maledici chi ti a messo a così dura prova fino a questo punto.
La tua posizione in classifica, che fino a pochi minuti prima era di tutto rispetto, ora va a farsi benedire. Normale, che tu venga superato in discesa da tutti quanti.
La discesa segue la forza di gravità, e tu no.
Ultimamente non accetti la discesa fra i tuoi movimenti: accondiscendere ad una forza naturale ti riesce difficile, forse per una goffaggine intrinseca, forse per la testardaggine di voler superare ostacoli tutto da solo.
Quando arrivi alla discesa, di questi tempi l'istinto ti impone di smettere di correre, e mentre tutti gli altri continuano imperterriti, ballando la samba, tu accorci il passo e irrigidisci il busto, chiuso come un riccio.
Ti arrabbi e ne esci con le ossa rotte. 
Non è stata una corsa che hai gradito, quella di ieri, nonostante lo scenario così incredibilmente affascinante; ne esci quasi indispettito dal fatto che ti abbiano imposto la competizione in un bosco incantato fra le montagne, in un sentiero a dir poco straricco di spunti.
Inutile per te, riempire di rumore un sentiero pieno di prezioso silenzio.
L'aspetto positivo rimane nella possibilità di ritrovare quel sentiero e poterlo rivivere in un contesto più intimo e meno agonistico, se un giorno deciderai di rivivere l'esperienza.


martedì 23 agosto 2016

attrito parte due


Il giorno in cui l'incantesimo si è rotto dev'essere stato concomitante a qualche gara andata più o meno così così.
Te lo aspettavi, che un giorno, nel giro di pochi mesi ti saresti trovato da una griglia top runner a una griglia per barbecue.
E davvero c'è stata qualche gara andata così così, forse una di quelle che iniziano senza musica, con quel ritmo senza percussione, senza quella natura sfolgorante che prima era tutta per te.
Insomma, lo sapevi che qualcosa era cambiato, avevi una certa percezione del fatto che ti saresti trovato un bel giorno a contare solo sulla forza delle tue gambe.
E quelle da sole non possono certo fare la differenza, non sei mica davvero un supereroe, tuttalpiù puoi provare a giocarci.
Se un giorno dovessi lasciare questo mondo, cosa che - dicono - prima o poi succederà, rimarrà la percezione, proprio un secondo esatto prima di chiudere gli occhi, di una serie di momenti vissuti nella perfetta armonia.
Il vento a favore, il favore degli eventi. Sono stati con te per un po', e hai cavalcato quell'onda in un sincronismo perfetto. 
Poi arriva il momento in cui le cose devono finire, o per lo meno finisce quello stato di grazia che ti ha permesso di correre senza attrito sotto i piedi.
Non deve essere la fine di tutto, perlomeno non è così che devi viverla. 

Va bene, sei caduto in piedi su due fragili sostegni, caviglie molto, molto sollecitate dal tempo e dalla tua insistenza.
Ma sei in piedi e devi imparare a sostenere la fatica, asfalto e terra da lasciare alle spalle.

Sai bene che il problema non è quasi mai il fondo su cui corri, il problema è quasi sempre la paura di affrontarlo.
E allora si riparte, la forza di gravità è tornata, si riparte camminando, poi si vedrà.


sabato 13 agosto 2016

ruderi

Un po' di difficoltà superate, una serie di gare corse con un'attenzione particolare alle prestazioni.
Le ferie se ne sono andate accompagnando numeri: in genere si tratta di secondi al chilometro, si tratta di secondi persi rispetto all'anno precedente, un pugno di secondi che peraltro rivelano uno stato di forma che si può definire abbastanza buono, perché no.
Mica male. Ovvio che un leggero calo è fisiologico, se ci metti nel calderone un anno in più d'età, pochi allenamenti mirati alla velocità, e poi.
Una serie di altre imprese che i tuoi nebulosi processi cerebrali hanno voluto intraprendere nel frattempo.
Ti spiego.
Cosa sarà quella cosa che durante un tedioso giro in macchina ti obbliga a fermarti e fotografare scorci di mondo.
Che siano esempi di reliquati, immobili di proprietà ex F.S., dismessi da decenni.


O rustici in attesa di un tocco di restauro





Una serie di edifici in stato di abbandono, più o meno grave, si manifesta quotidianamente davanti ai tuoi occhi, e qualcosa ti obbliga a fare tue queste immagini, catturarle in una macchina fotografica del XXI secolo. Un telefono.
Catturarle per poi, chissà, trasformarle in un disegno che sia completamente opera tua.
Rappresentare il loro stato di abbandono come un tesoro da preservare.
Come se il crollo fosse talmente imminente da minare questa forma di bellezza dovuta alla precarietà della situazione in cui versano.
Una bellezza che è legata all'istante, alcuni fra gli ultimi esempi in cui la natura riesce a lavorare indisturbata per riprendere i suoi spazi.
Un po' così ti senti, troppo deconcentrato per correre tre ripetute da duemila.
Ma ci proverai lo stesso, vengano come vengano.

venerdì 22 luglio 2016

del freddo


Se dovessi fare i conti di quanto gelo ti è entrato, e di quanto gelo hai tirato fuori da quando sei nato, bé forse si parlerebbe di grandi dosi.
In fondo, per quanto uno cerchi di sdrammatizzare, c'è sempre qualche doccia gelata da gestire nel quotidiano.
Poi c'è il freddo che ti è rimasto dentro nel corso dei secoli, quello che da sempre abita le tue viscere e non se ne vuole mai andare per davvero.
Ci passi sopra, ci ridi su, ma in fondo quello rimane, e ci devi fare i conti di tanto in tanto.
Il calore lo cerchi in una mamma, un una donna, in un amico, in un cane.
Passi la vita a cercare calore, perché il calore che non arriva è tutto gelo che restituisci al mondo.
Potrai anche correre più forte che puoi, ma non sei abbastanza forte per scioglierlo, con il tuo solo respiro.

lunedì 18 luglio 2016

boschi, autotreni


Sei così isolato e concentrato che l'ultima delle paure sarebbe quella di un autotreno che ti arrivi addosso, qua non può succedere.
E gli eventi della natura non fanno paura, hai paura solo di te stesso.
In condizioni normali correre in un bosco come questo, certo, potrebbe darti da pensare. Da queste parti ci sono i lupi, e se è vero che a memoria d'uomo nessun lupo del Piemonte ha mai attaccato un essere umano, c'è anche da dire che c'è sempre una prima volta.
Ma questa è una gara e prima di te, chissà quando, è passato un altro podista. Poco dietro di te ce ne sarà un altro. I lupi sono animali che rispettano le regole, non amano la confusione.
Hai paura solo di te stesso, della tua voglia esagerata di andare forte in salita, in pianura e in discesa, sconnessa che sia.
La salita proprio non ti entra nelle corde quest'anno, e per quanto tu parta ad allenarti, in certe giornate, col pensiero fisso di scalare montagne, poi finisci inesorabilmente a dirottare gli allenamenti su ripetute asfaltate e pianeggianti. Forza d'inerzia.
Sali correndo e camminando, arrancando e soffiando, con la rabbia di chi non molla e che sa di non essere capace di fare quello che sta facendo.
L'ultimo degli scalatori ti supera, anche lui.
Poi c'è una lunga pianura, in questo sentiero di cappuccetto rosso, e qui riprendi con forza la tua posizione, superi di cento metri lo scalatore e ti compiaci di questa falcata da maratoneta che ancora consola le tue gambe con una forza d'inerzia che quasi assomiglia a una corsetta riposante.
Quando scendi, scopri un lato di te che proprio non ricordavi. 
Ti torna in mente quello che qualcuno ti ha raccontato, tempo fa: le corse si vincono in discesa. E quanto è vero.
Prendi un sentiero in forte discesa, sterrato e sconnesso e pietroso e imprevedibile.
E tu sparisci, proprio come quando dovevi accostare tre colori insieme su un foglio di carta.
Nel giro di un secondo ti trasformi nel nulla, avanzi con cautela con un piede davanti all'altro, impari che il vero scalatore è anche un ottimo discendente.
Anche quello che lo segue, e anche quello dopo, tutti ti superano mentre scopri il terrore di capitare nel posto sbagliato, di prendere una storta, una caduta accidentale, una pennellata di un colore che non c'entra nulla con questa natura. 
Un lupo famelico, anche un cinghiale. Uno scoiattolo.
Non sei più al tuo posto, non in un gara di trail in cui la tua posizione in classifica, tutto sommato più che dignitosa, te la sei guadagnata con le gambe di un podista da strada, dove ti era concesso recuperare metri.
La morale però è un'altra.
Il bosco è pieno di pace, lo sarà senz'altro anche in questo momento, quando anche l'ultimo degli escursionisti avrà smesso di far crepitare le sue scarpe, ora che magari qualche bestia selvatica sta passando indisturbata.
Ha le sue regole, e sono millenarie, neanche considera colpi di testa di cervelli insensati.
Questo ti può insegnare, se capisci la tecnica: puoi imparare a correre in salita, in pianura e anche in discesa.

mercoledì 13 luglio 2016

attesa

Sono contento di tornare qui, è uno dei posti dove passo più volentieri il mio tempo, in fondo.
In fondo è proprio tutto mio, questo posto, da un sacco di tempo.
Bé mi spiace essermi allontanato per tutti questi giorni, sarà che avevo altre cose per la testa.
Il vuoto.
Hai presente quando ci vuole troppo impegno per cominciare un grande progetto, e per quanto ti sforzi, finisci sempre una serata steso sul divano, davanti alla tv.
I grandi progetti sono quelli che accompagnano il corpo e l'anima in giornate piene di musica di sottofondo, un entusiasmo che non ti abbandona mai, neanche al lavoro, neanche mentre dormi.
Quando hai voglia di creare un qualcosa che il pensiero elabora a lungo, prima di metterlo giù nero su bianco, hai presente.
Ecco, è andata così, semplicemente è arrivato il vuoto, era tutto troppo impegnativo e faticoso per dedicarmi seriamente alle cose che in genere mi divertono, da solo non ce la facevo.
Se proprio devo cercare la causa, macché. Può essere che abbia mal digerito qualche problema, qualche inghippo di troppo, sopraggiunto nel momento meno opportuno.
Qualche storta.
Così è successo che ho dovuto ancora una volta affidarmi agli aiuti esterni. Uscire a correre e cercare soccorso fuori di qui.
Ne ho scoperte di cose. Ci sono marmotte che al mattino raggiungono il ciglio di una strada, proprio a un metro dalle mie ruote, e non si muovono.
Ci sono sentieri nei boschi talmente ombrosi, con quegli alberi che pendono verso l'interno, quasi a voler riprendersi i metri che uomini gli hanno rubato. Così ombrosi che perfino l'erba stenta a crescere, che se non fosse per l'assenza di luce, potresti pensare che siano popolati di vita sconosciuta, che li calpesta ogni giorno. 
Ma non ne ho le prove, e soprassiedo.
Quello che so è che in quei sentieri, se mi guardo intorno, posso davvero trovare una parte di me che di tanto in tanto perdo.
Non mi metto a fare progetti, stasera, perché al di là delle mie corse un po' acciaccate non avrei molto altro da proporre.
Tanto vale aspettare, lasciarmi cullare dai pensieri più belli.
Per una volta aspettare, aspettare perfino che tutte le gare arrivino loro, a cercarmi.

venerdì 1 luglio 2016

Bud e Terence

Ma sì, potrai dirmi che i film erano leggerini e poi anche che si parla di un'Italia che non esiste più.
Ogni volta che muore un personaggio di spessore si tende a dire che ha fatto la storia, ma che appartiene a un'Italia che non esiste più.
Ma io ho fatto vedere Trinità a un bimbo di 8 anni e mentre Bud e Terence si scazzottavano coi messicani, lui si sganasciava dalle risate.
Le scazzottate che non facevano paura, perchè erano sempre i buoni a stravincere sui cattivi.
I buoni erano dei buoni mangioni ruttoni e anche un pò banditi, con la mano pesante, e facevano ridere i bambini come me.
Dopo un mezzo secolo di film insieme, eccoli di nuovo lì, a recitare il film più vero di tutti.
Bud se n'è andato, fra tutti i bambini di allora che oggi piangono perchè hanno perso il loro gigante buono.
Invece il suo compagno di mille avventure, non piange.
Sale sul palco e racconta, con la tranquillità di chi è sicuro di non avere mai perso il suo compare di sempre.
E dice che presto si incontreranno di nuovo, e Bud gli verrà incontro a cavallo, con una sella in spalla, alzerà un dito ad indicarlo e gli ripeterà, per l'ennesima volta: "noi non abbiamo mai litigato!".
E allora di nuovo grazie, a entrambi.

domenica 26 giugno 2016

cilindrata



Questo hai imparato, oggi.
Che puoi anche permetterti il lusso di vivere un po' di rendita, se hai decine di migliaia di chilometri nelle gambe, anche quando parti per una gara che hai allenato poco e male.
Forse perché il muscolo della gamba ha una base di memoria che viene governata da una piccola zona del cervello.
Il Reparto Archivio Gare. Un reparto specializzato nella lunga conservazione.
Hai anche imparato che se una lepre può essere un valido aiuto, due lepri sono un validissimo aiuto, e qui entra in ballo la teoria che riguarda il tre numero perfetto.
Nel senso che: se trovi una lepre in gara, hai una lepre. E va bene.
Se ne trovi due, allora sarete in tre e potrete darvi il cambio, con il risultato che tutti e tre potranno, a turno, usufruire di un trascinatore.
Ognuno di essi finirà la propria gara con la sensazione di aver corso un po' più veloce del solito.
Il triangolo però è frutto del caso, è una specie di combinazione astrale che non può essere ricercata artificialmente.
Il triangolo quindi non l'avevi considerato. Mai prima d'ora.
Hai anche imparato che se fra i tre, alla fine sarai il terzo al traguardo, non è necessariamente il caso di prenderla a male.
Ci sono valide attenuanti, la prima è che il Reparto Archivio Gare non fa miracoli. Per vincere la tua gara devi allenarti con impegno.
La seconda riguarda la categoria (età) dei podisti. La differenza di valore fra le prestazioni podistiche si misura in potenza o cilindrata, o chiamala come vuoi.
E si misura nel distinguo fra le fascia di età, come è normale che sia.
Oggi però, sulla fascia di età preferisci soprassedere, perché in fondo, in fondo non ti sei ancora allenato con impegno.

sabato 11 giugno 2016

temporali




L'automobilista che transita vedendoti correre così affannato, sotto quei nuvoloni neri in arrivo, probabilmente si farà una risata, lui, bello tranquillo, al riparo sotto il suo tettuccio.
Ma quel sogghigno denota una qual forma di superficialità nelle tue conclusioni, caro automobilista asciutto.
C'è chi un temporale lo cerca, mica per masochismo, magari solo perchè finalmente riesce a palesare nel mondo esterno tangibile quel centinaio di temporali che girano dentro, con tanto di cumulonembi che a volte solo minacciano tempesta, talvolta esplodono.
Magari la corsa accelerata del podista sotto il tuono non è così legata al timore di inzupparsi, alla fretta di cercare un riparo.
Sappilo, che potrebbe trattarsi di un accompagnamento, una danza a due.
Un clima molto mite è piacevole, certo, ma non potrà mai accompagnare un ritmo di quella musica che appartiene a chi freneticamente rincorre l'emozione, forte, di un momento vissuto.
C'è l'ultimo chilometro di una gara di corsa tremenda, che è riuscita perfettamente, dopo uno sforzo sovrumano di allenamenti.
C'è un attimo magico di una voce, inaspettata, ascoltata per caso in un momento in cui eri sovrappensiero.
C'è una linea, c'è una pennellata, tracciate su un foglio da una mano troppo abile per essere la tua, c'è lo stupore legato alla magia del caso, o dell'errore, che te l'hanno concessa.
C'è uno sguardo complice in un luogo magico.
Gli esempi saranno troppi per poterli contare, e non solo.
Non è tutto qui: avrai modo di scoprirne molti altri.
Il prezzo però è vivere in un temporale, per questo ti tocca correrci dentro.

venerdì 3 giugno 2016

Fazioni


Benigni che al referendum vota un pò sì e un pò no, caspita, ti fa cadere le braccia.
Un giorno pensi che la grande sfortuna sia aver perso le ideologie
Se pensi ai tuoi vecchi, a quelli che hanno 10, 30 anni più di te, pensi ai loro tempi con una certa tenerezza reverenziale.
Quando c'erano i buoni e i cattivi, la scelta era fra due, massimo tre fazioni.
E avevano le idee chiare, sapevano chi amare e chi odiare: certo è che si amava e si odiava con grande convinzione.
Ma ormai te ne sei fatto una ragione, pensi convintamente che ogni schieramento fosse una presa di posizione troppo radicale per essere realistica.
La fortuna, invece, è non dover più essere collocati in un binario, in questa epoca in cui si naviga a vista.
Tutto fa più o meno paura, e parimenti puoi essere libero di non dover per forza appartenere ad uno schieramento, perchè ciò che rimane della destra e della sinistra ormai è talmente finto che assomiglia giorno dopo giorno, più che altro, a un format americano.
La parte difficile, per un adolescente degli anni '85-90, è capire cosa sia successo, fra quelli che sono arrivati poco prima di te: quelli che si facevano bastonare dai celerini.
E quelli che sono arrivati dopo, quelli che si sono trovati senza lavoro e non sanno davvero a chi dare la colpa.
Le fazioni ad un certo punto si erano defilate, erano sparite tutto a un tratto, non sapresti dire il momento preciso, forse perchè in quel periodo c'era del benessere, vero o artificioso, che aveva rabbonito anche gli animi più accesi.
Fatto sta che da tempo gli schieramenti sono morti, va bene, ma con loro anche la voglia di ricercare un nemico.
O un amico.

lunedì 30 maggio 2016

della realtà migliorata


L'idea ti è balenata su oggi pomeriggio, mentre correvi, guarda caso.
Cogli al volo la passione del periodo, ti piace cercare soggetti da ritrarre, fotografarli e cimentarti nel disegno artistico.
Che oddio, quanto abbia di artistico il tuo modo di pasticciare sulla carta, chi può saperlo. 
Diciamo così, ti piace scoprire fino a che punto le tue mani siano capaci di interpretare un'immagine che hai davanti agli occhi, con uno sprazzo di inventiva.
Ti piacerebbe migliorare la tua tecnica, da piccolo autodidatta ostinato.
Così oggi, mentre corricchiavi i primi chilometri del tuo riscaldamento, lo scopo ultimo era quello di non pensare a sette-n.7-ripetute da mille che ti aspettavano, e cercavi di catalizzare l'attenzione sul paesaggio circostante, fingendoti artista in cerca di un soggetto fotografico / pittorico.
La verità è che temevi fortemente le sette ripetute, e che da un pò di tempo le eviti con ogni scusa possibile, perchè ultimamente senti meno energia a disposizione dedicata a sopportare la fatica.
Per quanto ti sforzassi, non trovavi paesaggi validi. Ultimamente ti sembra che alla maggior fatica che provi allungando la falcata, vada di pari passo un peggioramento del paesaggio circostante.
Da dove sono uscite tutte quelle orribili casette anni 70 con tetti a falde asimmetriche, proprio lì in mezzo alla collina?
Infatti le ripetute sono state terribilmente faticose, e hai terminato il tuo allenamento con un gran sollievo.
E in contrapposizione, una certa dose di delusione: da quando in qua correre ti riesce così difficile e ti regala così poca soddisfazione?
Torni a casa e nel dopo doccia, nel dopo cena, scarichi la corsa su garmin connect e ti sembra di girare pagina, vedi un tracciato tutto sommato ben corso.
Leggi i numeri di una corsa dal ritmo non certo fenomenale, ma in fondo una buona corsa.
Sette ripetute su cui avresti potuto ricamare un post su un blog, visto il tempo trascorso dall'ultima volta in cui hai forzato i ritmi.
Non male, se non fosse tutta una balla, scritta per il piacere di raccontare balle, per raccontarsi in una forma più romanzata, per fingersi vincente.
Così, questa sarebbe l'idea, raccontare la realtà migliorata.
Se prendi quella collina e la dipingi di verdi sgargianti, in tonalità distinte.
Fai un cielo azzurro e bianco, genialmente infantile, come Van Gogh.
Le villette orribili diventeranno cascinali centenari, e ci metterai anche qualche vecchio attrezzo agricolo.
Tutto sarebbe più apprezzabile, ai tuoi occhi, insieme alla corsa finta degli occhi del podista menzognero che si trova davanti un paesaggio che non esiste.
Pensi a quante cose debbano essere rielaborate ogni giorno dalla ragione, a postumi, in modo che la nostra percezione le possa accettare con più benevolenza.
E che in fondo questa dev'essere una vera manna dal cielo. Come si potrebbe fare senza?

lunedì 16 maggio 2016

specchietti



La volta che decidessi di smettere di parlarti in seconda persona, quella volta lì ci sarebbe da pensare.
È una specie di accordo che hai con te stesso, a domanda rispondi, ti poni le questioni vitali davanti al muso e le affronti, come quando ci si specchia sporgendosi sulla riva del laghetto, o meno poeticamente, nello specchio del bagno.
Hai corso anche oggi, sei partito da casa nel pomeriggio e hai preso una strada da percorrere.
Lo specchio, o il laghetto, intanto ti chiedeva: cosa c'è in programma?
Da che parte vai? Cosa c'è in programma?
Rispondevi infastidito, non so, cerco qualcuno da incontrare, cerco di incrociare qualcuno.
Non ho voglia di correre da solo, oggi non voglio stare solo.
Ma sei partito senza un programma. Anche oggi, e sai bene che senza un programma non puoi scegliere la strada adatta. Qua ci sono le pendenze, i fondi, il riscaldamento e poi qualcosa, quello che viene dopo. C'è una gara da preparare.
C'è sempre un gara da preparare. sai quale vero?
Ora ti spiego.
Oggi corro per muovermi, perché al ritorno dalla corsa potrò sentire l'acqua calda della doccia che mi scorre sulla schiena.
Mi stapperò una birra e penserò a come la realtà possa essere smussata dalle sue spigolosità melodrammatiche, dopo solo un paio di sorsi.
Accenderò un braciere sul terrazzo e intanto cercherò di guardare a che punto è la luna, se c'è.
Che se c'è, di solito spunta dalle colline verso Briaglia.
Guarderò con attenzione i colori delle colline verso Briaglia, alle sette della sera, in maggio, e cercherò di decifrare come farebbe Monet a preparare la sua tavolozza.
Cercherò anche di decifrare i pensieri delle persone che incontro di tanto in tanto sul lavoro, in particolare quelle che ancora si ostinano a mettere i soldi e il potere davanti ai colori delle colline.
Proverò a immaginare quale potrebbe essere un rock adatto al tipo di luce che ho davanti agli occhi, e probabilmente farò resuscitare Tommy Bolin.
Capisci, non è ora per preparare un'altra gara, ho solo bisogno di incrociare una persona a cui raccontare queste cose.
Così facendo, rischi di indispettire l'immagine del laghetto, palude o specchietto.
Ma tornerò, lo prometto, con nuove gare da preparare, ma certo, sono un podista, lo so bene.
Non subito, al momento sono rimasto da solo e parlerò in prima persona, finché devo.

venerdì 13 maggio 2016

sogni


Poi c'è quel momento della sera in cui il bimbo strilla nel sonno per una sorta di incubo.
Lo prendi in braccio per calmarlo e il bimbo si stringe.
C'è un bimbo col suo papà, in quel momento il papà è la sua salvezza.
Il sollievo è riuscire a cancellare il brutto sogno, poter rimettere il fringuello in branda e scoprire che hai funzionato, dorme. Dormirà fino a domani, tranquillo, sognando un chissà quale giocattolo che quel tuo cullare, quel parlare, gli ha evocato.
E così chiudi gli occhi e fai fatica, fai fatica a non convincerti di esserlo davvero, una volta tanto, una salvezza per qualcuno. 

equilibrismo


lunedì 9 maggio 2016

second life



La seconda vita?
Bel volpino, a volte ti concedi il lusso di recriminare, bel volpino.
Rimpiangi il passato e ti dici, se tornassi indietro di 30 anni potrei cambiare un sacco di cose.
Saresti un ragazzo sportivo, faresti un sacco di attività, un'energia che neanche pizzolato.
Avresti molta più dedizione allo studio di quanta tu abbia dimostrato di avere, perché non saresti quel tipo ribelle e insofferente che eri.
Non ti accontenteresti e non ti adageresti sugli allori. E cercheresti di coltivare una certa autostima che da ragazzo ti mancava.
Non ti faresti bastare quello che avevi, andresti a esplorare il mondo e avresti un coraggio da leone, proprio quello che ti mancava.
Ma lo sai, l'errore più grosso che puoi fare è guardarti indietro, vero?
Se guardi indietro significa che non hai imparato nulla, sei sempre quel personaggio poco propositivo di 30 anni fa, bravo merlo. 
Quindi smettila e guarda avanti, che c'è tanto da fare: se la fortuna assiste, hai un sacco di tempo.
La fortuna?
Certo. Di quella ce n'è bisogno anche quando si hanno quattordici anni, visto che nulla è scontato.


martedì 26 aprile 2016

extra runner


real time



Non ami fare sterili polemiche, però a mente fredda ti tocca proprio pensarci su a questa cosa.
Visto che per gli anni a venire, quando qualcuno ti chiederà "Qual'è il tuo pb in maratona?", dovrai rispondere "due ore cinquantaquattro e cinquanta", avrai sempre questo piccolo granello di fastidio dovuto al fatto che in realtà non è proprio così.
E non si parla di tempo ufficiale o di real time.
Si parla di seggi elettorali, referendum.
Già, perchè a causa dei seggi elettorali, quel mattino a Rimini hanno deciso di favorire l'afflusso dei votanti con una drastica deviazione del sesto chilometro della maratona.
Il chè, sebbene sia lodevole dal punto di vista dei principi democratici di diritto al voto, è un tantino riprovevole dal lato sportivo, visto che la maratona si è allungata di oltre 400 metri.
In barba alla pignoleria della FIDAL, il tuo Garmin segnava addirittura 42,680, quelli dei tuoi compagni di squadra erano tutti comunque intorno ai 42,600.
Supponiamo di aver corso non più, e non meno, di 42 km e 600 metri, ci sono quantomeno 400 metri che ballano.
Considerando che hai percorso gli ultimi 3 km a una media di 4'06'' (4'07''-4'05''-4'06''), ne deriva che hai coperto la distanza reale della maratona 98 secondi prima.
Che corrisponde a un tempo in maratona di circa 2h53'12''.
Ma questo è, e rimarrà, un promemoria...

giovedì 21 aprile 2016

mercoledì 20 aprile 2016

palla di vetro



Avevi già un'idea piuttosto chiara riguardo il dopo gara, il dopo maratona, il dopo del dopo.
Ti è già successo molte volte di provare a vivere il giorno immediatamente successivo all'avvenimento importante, e per importante intendi dire: pianificato da un sacco di tempo, quanto l'età dell'asino, come dicono gli inglesi.
Passato quello, nel bene o nel male, ci sono altri conti da fare.
I conti sono quelli che devi risolvere, faccia a faccia, col tuo tempo.
L'età dell'asino, che però avanza alla velocità di un uomo che corre.
Sai bene di non essere capace a tenere il ritmo del tempo che passa, sei diventato un podista a forza di provarci.
Ma qui ci vorrebbe un vero uomo, timorato di dio, che non ha paura del tempo perchè ha un credo.
L'alternativa possibile, per un vecchio scorbutico come te, è pianificare un'altra gara e anche provare a vincerla.
Come al solito non farai il botto, e comunque la tua sfera di cristallo non ne prevede.
Ma avrai ingannato il tempo e per un pò, divertiti.

lunedì 18 aprile 2016

la strada

Cosa mai avrà da fare un Riminese, in una nuvolosa domenica mattina di bassa stagione.
Vorresti per un attimo essere sdraiato su uno di quei divani, col telecomando in mano, e abbassare il volume per capire cosa sia quello zompettare per strada, andare alla finestra e vedere i primi maratoneti in arrivo, come formichine, lì sotto sul lungomare.
Ci hai messo un paio di chilometri ad impostare la tua velocità di crociera. Che dopo cento simulazioni mentali hai ipotizzato potesse essere compresa fra 4'05 e 4'08/km.
Due chilometri e corri già da solo, il che significa che giocoforza correrai da solo per tutta la gara. E avrai tanto da pensare. Pensare per tre ore. Pensare per finire.
Tema. La velocità di crociera in maratona.
La velocità di crociera in maratona è una velocità ipotetica costante condizionata da molti coefficienti K. 
Uno. E' quella velocità che non devi mai superare se vuoi finirla su due zampe.
Due. E' la velocità sotto la quale aumenterebbe troppo la durata della corsa, e le tue gambe non perdoneranno.
Tre. E' la velocità che se riesci a calcolare con precisione, potrebbe farti arrivare in fondo, sano e salvo.
Quattro. Nessuno sa se esista una velocità di crociera, nessuno sa se puoi arrivare in fondo.
Incontri un solo podista, che ti raggiunge da dietro e attacca bottone. Piacere, Marco. Se la corriamo insieme sarà più facile. Ok, proviamo.
Gruppetti di persone che applaudono, e tu hai voglia di salutare tutti. Sorridi e ringrazi. Saluti, alzi la mano. Oggi vuoi salutare tutti, vorresti avere una parola per ciascuno di loro, vuoi salutare la maratona.
Ciao maratona, addio maratona, vuoi salutare i Riminesi scesi per strada, quelli che hanno posato il telecomando, quelli in ciabatte. Ciao a tutti. E grazie per essere qui, comunque.
Il primo cavalcavia su cui transiti è quello sopra l'autostrada e ieri, poche ore fa, eri proprio lì sotto in macchina. 
È divertente notare come cambi l'aspetto dei luoghi se lo vedi da angolazioni diverse.
Angolazioni, contesti, stati d'animo.
Marco è rimasto indietro, mi spiace Marco. La tua velocità potrebbe essere quella giusta, o forse no, ma Marco se n'è andato e non ritorna più. Sei di nuovo solo, solo come un pianeta lontano, a dover rispondere dei movimenti di ogni tuo muscolo.
Maledetta maratona. Quanto l'hai cercata, detestata, desiderata. Come una donna troppo bella, come quella che raggiungi, ma mai del tutto, quella che non sarà mai tua.
Il tuo ritmo è ancora agile per le tue gambe, mentre ti avvii verso Sant'Arcangelo, e sei ancora nella fase dei freni tirati. Non accelerare, non farlo, la pagheresti più tardi.
La collina del primo entroterra Romagnolo è un semplice rialzo di pochi metri, se la guardi con l'occhio di un  podista Monregalese. E intanto vedi sempre più lontani all'orizzonte i due podisti davanti a te, quelli ancora in vista.
Tema. Il podista Monregalese.
Il podista Monregalese è un podista che fatica a trovare un paio di chilometri consecutivi di pianura, per fare le ripetute. È un podista che spesso si rassegna a diventare un trailer. O forse.
È un podista che ha la fortuna di diventare un trailer, chissà.
I podisti davanti a te, te li immagini, sono implacabili. Provi a raffigurarteli.
Hanno facce determinate, fredde, passo sicuro. Non fanno fatica.
Sono più veloci, più forti, più belli di te. Sono sicuri di sè.
E' chiaro, tu hai sempre avuto questo rigetto nell'interfacciarti con le personalità ingombranti, ti sforzi di pensare alla tua velocità di crociera. Lasciali andare, non vuoi raggiungerli davvero. Non ti interessa più, hai altri obbiettivi.
Quando le gambe iniziano a fare male, ti rendi conto che lo aspettavi, e anche che per il momento hai la situazione sotto controllo. A questo servono le tabelle, no?
Hai ancora un sacco di strada da fare e ti raffiguri l'emozione dell'arrivo, la cacci via, è troppo presto. Poi ci pensi di nuovo e poi la ricacci.
Un podista davanti a te ha rallentato e poi si ferma. Ha i crampi, si tira la punta del piede con una mano per stirare il polpaccio. Passando, gli dici qualche parola di incoraggiamento.
Alza lo sguardo e gli leggi negli occhi la disperazione.
La delusione così profonda di un podista che per quattro mesi ha preparato una maratona, e oggi si ferma al trentacinquesimo, si legge negli occhi proprio come in quelli di un bambino.
Vorresti regalare minuti della tua gara per farlo ripartire.
Non è più un guerriero implacabile, quel podista sei tu a Firenze.
Oggi invece ci sei quasi, stavolta forse ce la fai.
Raggiungi un rettilineo e vedi l'Arco d'Augusto e pensi così forte che la gente distratta si gira a guardare.
Provi ad uscire dal tuo corpo, ed innalzarti in volo per una decina di metri, giusto per guardarti da fuori.
Ti vedi correre, stremato e goffo, con un sorriso ebete. Pronunciare parole sconnesse, fra il riso e il pianto, sei proprio tu.
Probabilmente sarai così finchè vivi, questo è quello che sei.
Guardandoti dall'alto, da fuori, ti si può vedere proprio bene, non puoi nasconderti. 
Non sei un vincente, ma se proprio ci tieni, puoi provare a darci dentro. Ti capiterà anche di fare una bella gara, ogni tanto. 

martedì 12 aprile 2016

pagine piene, pagine bianche



In altri tempi questa sarebbe la settimana di quiete prima dell'evento.
Lo scarico che precede la maratona ha un gusto che hai già provato più di una volta, è quel senso palpabile di quiete alla fine della fatica, una specie di silenzio pre-elettorale, o la fine dell'anno scolastico che precede gli esami. 
C'è meno da fare a scuola, ma questo non dà alcun titolo a potersene compiacere, visto che il bello - o il brutto - deve ancora arrivare.
Una sorta di intervallo, nell'attesa di un evento che si attende con ansia. O almeno, così era una volta.
L'ansia c'è, per carità, e l'attesa pure.
Forse qualcosa è cambiato, però, dal momento che non senti questo traguardo con ansia e attesa dovute, tolto il dubbio che questa apparente calma non sia un sistema di difesa anti iper-emozionale che ha eretto il tuo subconscio.
Le aspettative sono per lo più quelle di un passaggio obbligato, un grosso scoglio da aggirare, un esame difficile a cui sottoporre il tuo fisico per poter girare pagina.
E la pagina successiva, nel tuo libro immaginario, non prevede più maratone.
Dopo che ti sei accorto, per più e più volte, durante questa preparazione, che correvi senza un sano divertimento, ma piuttosto con la voglia di finire gli allenamenti, il timore di farsi male, lo stress da prestazione.
E' difficile e bella, la maratona.
Ma ha poco senso spendere tutta questa energia per prepararla, se consideri che hai sottratto "risorse umane" a mille altre occupazioni a cui avresti voluto dedicarti, diversi settori della tua vita con cui ti riprometti di riempire le pagine che seguiranno.
Qualcosa è cambiato.
La corsa farà sempre parte della tua vita, perché è un'attività meravigliosa che ha accompagnato le tue giornate, negli ultimi anni.
Ma non dovrà più prendersi la maggioranza assoluta del tuo tempo, forse.
Forse la vita non è solo di corsa...guardati intorno.