domenica 10 gennaio 2016

anti - letargo



"Accendo le candele
e chiudo la porta.
Siedo davanti al fuoco…
È il momento di sognare ancora un po’
Devo trovare un modo per sopravvivere
Sono circondato dalla luce delle stelle
Devo trovare il percorso
per fuggire dalle fredde notti d’inverno
E alla mattina non c’è traccia del sole
Solo nebbia grigia sospesa sopra la mia testa
Tutti gli uccelli si nascondono tranquilli nel bosco
Non c’è movimento, saranno tutti morti?
Accendo le candele
e chiudo la porta.
Siedo davanti al fuoco…"
trad. da "Cold winter nights" (Stratovarius)

È così strano trovarsi a contemplare una natura in letargo, quando dentro di te si scatena l'inferno.
Esci al mattino e scopri una cappa di nebbia gelida, lì fuori ad aspettarti.
Un manto bianco che copre definitivamente gli ultimi rumori che la campagna riusciva ancora ad emettere, ora che gli animali sono tutti nelle loro tane, le foglie sono sparite e il vento non riesce a far frusciare un gran ché, se non i tuoi padiglioni auricolari congelati.
Natura assopita e un podista in piena battaglia, in vena di esagerazioni.
Serate impegnative, incontri con brindisi, bambini agitati, una birra di troppo, e poi una ancora in più.
Emozioni forti, grandi dilemmi. 
Neanche un minuto a pensare che potresti tranquillamente fare come gli scoiattoli del tuo bosco, fermarti.
Fermarti a godere di tutto quanto ti è stato regalato negli ultimi tempi, fermarti a pensare che non potresti ragionevolmente pensare a nulla di meglio per te, oggi.
Niente da fare, scateni l'inferno.
Sarà per mille spettri del passato che ti affliggono ogni volta che le cose sembrano funzionare, quasi a presagire che la fortuna non può mai durare troppo, quasi questa fosse una regola preconfezionata.
Corri in compagnia, allunghi i chilometri in attesa che un recente problema fisico si faccia sentire, lo aspetti, lo aspetti come un amico ad un appuntamento, un amico di quelli poco puntuali, di quelli che non si sa mai a che ora possano arrivare.
L'amico non arriva e tu lo provochi aumentando il passo, pesti sulle gambe, quasi lo cerchi con insistenza, e non arriva.
Non era certo il tuo migliore amico, e stupito, ci ridi su.
Esageri.
Siete rimasti in tre a correre là davanti, in un allenamento lungo lento che pian piano è diventato un medio, un progressivo. Una gara.
Avete smesso di ridere, poi anche di parlare, e ora si gioca a chi ce l'ha più lungo. 
Dentro si continua a ridere, ma da fuori il fiato è in esaurimento, quindi tutti sanno che la scelta più saggia è arrivare insieme.
In fondo non è mica una gara, siamo tutti uguali quanto a centimetri.
Col beneficio del dubbio, ovviamente.
Esageri e pensi che il letargo non rientra nei tuoi ritmi vitali, non eri uno scoiattolo in nessuna delle tue vite precedenti.
Sarà questo il motivo per cui l'inverno ti agita. Forse.

2 commenti:

  1. ahahaahah....
    per fortuna ero nell'altro gruppo anche per perchè alla gara a chi ce l'ha più lungo avrei sfigurato!
    e comunque hai proprio ragione....cosa ci spinge a correre di domenica quando fuori tutti ti direbbe che sarebbe molto meglio stare a poltrire fra le coltri domestiche? un insano masochismo forse?...o perchè con la fatica aumenta la percezione di quello che ci circonda? e di tanta bellezza, non ci si stanca mai!
    boby

    RispondiElimina
    Risposte
    1. per fortuna non siamo stati così attenti alle misure...un pò di tolleranza ce la possiamo ancora concedere in questo periodo dell'anno... :-)
      un pò di masochismo c'è sicuramente, specialmente fra quelli di noi che oltre a correre la domenica stanno per affrontare una tabella da maratona...
      e i più masochisti in assoluto sono quelli che ne hanno appena terminata una... ;-))

      Elimina