giovedì 11 febbraio 2016

ripetute e schiaffoni



La sofferenza fisica aiuta a pensare, e insegna.
In realtà durante una ripetuta medio-lunga la mente è obiettivamente troppo rivolta alla gestione della fatica estrema, per poter realizzare pensieri di un certo spessore.
Ma la realtà è che hai imparato molte cose dalla forza della sopportazione che hai allenato, insieme alle gambe e all'apparato cardiovascolare, durante una seduta di ripetute.
Sicché sei giunto alla conclusione che ci dev'essere un momento preciso in cui assorbi gli insegnamenti che ti fruttano queste esperienze.
Dev'essere quindi durante il recupero successivo alla fase veloce.
O forse alla fine, durante il defaticamento, chissà.
Ma è così, oggi hai chiaro e lampante il motivo per cui, nonostante la terribile fatica che hai dovuto sopportare nell'uscita odierna, in fondo te l'eri andata a cercare.
Perché fino a ieri avevi una gran voglia di misurarti in un mix di ripetute fra i 1000 e i 2000, da correre quasi a tutta, pur sapendo che c'era da lottare?
Per prenderti un diretto sulla faccia, e reagire, e correre ancora più forte.
Ecco perché.
Un sacco di cose ti riescono poco e male, alcune meglio, ma comunque tu cerchi quelle da cui puoi ricavare un metro con cui misurare il tuo valore.
Perché impugni una matita e un pennello e cerchi di riprodurre un paesaggio fotografato?
Perché non si muove.
Ci potrai riprovare cento volte, finché avrai un'idea dei tuoi limiti, e ci dormirai tranquillo.
Le tue gambe scalpitano su una strada immobile, corri meglio che puoi e se oggi non funziona, pazienza. Provaci ancora. Sam.
Fuggi, tendi a fuggire, da seriosi rapporti umani, appuntamenti di lavoro, contraddittori, incontri professionali che siano più vicini di una voce al telefono o una corrispondenza elettronica.
Non avrai mai un'idea precisa del tuo valore, troppo complicato sapere se la giornata, tua o di altri, è propizia. 
Troppo stupido cercare l'atteggiamento furbastro, troppo facile abbassare lo sguardo e uscirne con le ossa rotte.
Ti chiudi in un gelido, inossidabile conformismo, in un'inattaccabile dialettica insensibile e impersonale. Quella che in fondo ti è stata richiesta dal giorno del concorso, in poi.
Torni a casa e impugni una chitarra che ancora quasi non conosci, e provi le tue quattro note.
Tre note su quattro escono ancora stridenti, e lo schiaffo arriva diretto, e va bene.


5 commenti:

  1. L'acquerello è molto bello. E' un paesaggio di attesa.. Sarà anche lui parte del "momento preciso in cui assorbi gli insegnamenti che ti fruttano queste esperienze"? La musica di sottofondo, per quanto possa essere stridente, lo è sicuramente! :-)

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    1. il soggetto dell'acquerello è una foto dell'Asinara...e il fatto che tu non l'abbia riconosciuta dice tutto sul mio talento artistico...;-)
      ma comunque è verissimo, il momento del disegno (bello o brutto che sia) é sempre un momento molto formativo, in generale...

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  2. le ripetute medie e lunghe sono una liberazione dell'anima in tutti i sensi.
    bisogna essere nel periodo giusto per farle bene, altrimenti è un reale "arrampicarsi sugli specchi",
    ti senti come al cospetto di DIO, di fronte ai peccati, non hai scuse!!!
    molto bello come hai posto la questione

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  3. per liberazione dell'anima intendo, il togliersi tutte le maschere conviviali che indossiamo ogni giorno in ogni momento.
    in realtà mi rendo conto che quando corro, in ogni caso accade sempre questo, solo che nelle ripetute lunghe, ciò accade in modo netto, palese ed evidente.
    quando arrivi alle ultime, negli ultimi metri accade di tutto nel fisico e nella testa, di fatto, poi comunque sia andata, ci si sente liberi!

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    1. La vedi come una liberazione dell'anima, ed è un aspetto particolare, non l'avevo preso in considerazione. O forse il risultato è molto simile, anche se affrontato con due approcci diversi, ma sì, è interessante.
      La mia ricerca di un metro di misura netto e preciso deriva anche un pò dall'incapacità di misurarmi adeguatamente in campi molto più sfumati, come quello dei rapporti interpersonali, specie in quelli lavorativi.

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