giovedì 31 marzo 2016

sbilanci



E' pur vero che tutte le tue occupazioni sono frenate da una certa poca voglia di fare, e considerando che quando davvero ci provi c'è sempre un qualche intoppo, sostanzialmente è un periodo in cui si conclude poco.
Se provi a rivolgere il pensiero al passato, ti rendi conto che in fondo la cosa è ciclica, quante volte arrivano simili periodi di stanca.
Questa volta la stanchezza mentale sembra coincidere con quella fisica, è chiaro che ultimamente hai corso tantissimo.
Metti insieme una tabella da maratona, diversi lunghi da oltre 30 km, con una mezza maratona corsa a tutta e un'ora in pista idem. 
Forse non hai rispettato proprio i canoni da seguire, da podista amatore quale sei.
Manca poco, poco più di due settimane, e hai imparato una lezione importante.
Che la maratona sia la gara regina, questo lo sapevi, ma prendi una bilancia di quelle a due piatti e mettici la maratona su uno dei due. La gara, l'adrenalina, la buona compagnia.
Sull'altro piatto ci devi caricare le tue gambe doloranti, sul filo estremo estremissimo dell'infortunio. La fatica e la stanchezza, lo stress. Il rischio di un fallimento. Il fatto che adrenalina e buona compagnia le potresti avere anche in altre gare, più brevi e più facili.
Insomma.
Quindi puoi richiudere la tua bilancia nell'armadio e procedere a testa bassa, ora, fino alla fine.
Ma con una certezza in più.


martedì 29 marzo 2016

forse che non ce la fai



Sarebbe bello potersi crogiolare in quella specie di autocommiserazione, quando c'è il cambio di stagione e tutto intorno vorrebbe coinvolgerti nelle pulizie di primavera.
Basta correre, ti sembra di sentire, come un suggerimento che volteggia nell'aria.
Non è più tempo di correre, le gambe non rispondono, si rifiutano di fare un passo più lungo di un passo da pedone.
Gambe pesanti, piedi di piombo.
Proprio nel momento più tosto, quando il gioco dovrebbe entrare nel finale strepitoso, ecco che scende quella cappa di stanchezza che ti avvolge.
Ci hai dato dentro, è vero. E anche con troppa ambizione forse.
Sarebbe anche bello poter dire, bè, è arrivata la primavera, siediti ad aspettare le rondini, le foglie che rinascono, i fiori che sbocciano, ora sta per iniziare lo spettacolo, siediti al tuo posto, ti regalo una poltrona in prima fila.
Ma non è così che dev'essere, neanche quest'anno.
Dovrai buttarti dentro anche tu, entrare a far parte di tutto questo teatro itinerante.
Come ogni anno, dovrai correre più forte che puoi, non ti fermerai neanche questa volta.
A costo di perderti buona parte dello spettacolo, come talvolta capita agli attori, dovrai provare, come sempre, a farne parte.

domenica 20 marzo 2016

testa di lupo






Sono un pò di giorni che ti dedichi al muso di questo lupetto, senza fretta.
Da quando hai iniziato a cimentarti con le matite colorate, ne apprezzi le qualità che le distinguono dagli acquerelli, in primo luogo il fatto di poter lavorare con la massima calma.
L'acquerello non ti dà tempo, quanto hai il foglio bagnato al punto giusto, nè poco nè troppo, devi far scorrere il colore.
Il disegno a pastello è un lavoro rilassante, scegli i colori con calma e li stendi con pressione sempre maggiore, senza fretta. 
Il soggetto è un tuo amico, ormai. 
Sei tu, che corri la tua ora ad Asti, sabato sera, e per l'ennesima volta te la sei cercata.
La pista è lunga, lunghissima, un giro di pista è un'eternità e dovevi farne parecchi. 
Quaranta giri, una lotta contro il tempo.
Ad ogni giro c'era qualche amico, qualche persona speciale che ti incitava più o meno sempre allo stesso punto, a circa 160-170 metri dallo start, e ti dava la carica.
Poi però avevi un altro giro completo da compiere in solitudine, con un tracciato segnato, senza possibilità di errore.
Eri dentro a te stesso, a pensare solo a correre a un ritmo costante, a mantenere quel passo che avevi impostato dall'inizio della tua ora di corsa.
A pensare a poco altro, se non a sopravvivere fino alla fine.
Un gesto continuo e disperato, dettato dalla necessità di arrivare fino in fondo, solo quella.
Un lupo non ha il tempo di pensare a tutte le frivolezze che ci circondano, deve portare a casa il cibo.
Non gli servono belle auto, appartamenti, vestiti firmati.
E non ha neanche bisogno di vita sociale, aperitivi, arredamenti e soldi.
Non considera i dubbi esistenziali, la depressione, lo stress nè le crisi amorose, lui ha un compito e lo deve portare a termine.
Noi non siamo lupi, per fortuna o per disgrazia, siamo parecchio più articolati, almeno sulla carta.
Ma ti sei ricordato che un passaggio nella testa di un lupo, ogni tanto, non guasta.

domenica 13 marzo 2016

la corsa del diavolo



Alla fine di un lunghissimo la tua testa è annebbiata, con tutte le attenuanti del caso, ma una cosa ormai è chiara.
La tua gara in fondo l'hai già fatta, sono anni che l'avevi capito che mettere alla prova il tuo fisico in situazioni disagevoli poteva essere molto educativo anche per lo spirito.
L'hai portata alla fine la tua gara, c'erano un sacco di paure da affrontare, mica ti sei tirato indietro, hai fatto il tuo.
Sei stato bravino.
Ti sei messo in gioco, partendo non alla pari, diciamo da meno 10 punti in classifica. 
Tenendo conto del fatto che c'è chi parte da meno cento, chi da più cento, diciamo che eri a meno dieci.
E oggi, dopo anni da quella prima corsa di 1 km, finita a stento, sei partito solo soletto per un lunghissimo da 36 a ritmo medio, la corsa del diavolo.
Hai cercato di riempire per bene lo stomaco un'ora prima, sei partito in macchina e hai piazzato una bottiglia d'acqua a metà strada, ti sei organizzato.
Ti sei coperto a strati, presumendo che in 2 ore e mezza le temperature sarebbero salite di parecchio.
Ti sei organizzato, tu col tuo diavolo di doloretti addosso, con quell'altro diavoletto di freno che ancora abita la tua anima, che ancora non desiste.
Sei partito con l'esperienza di chi ne ha macinati parecchi, di passi, al freddo, al caldo.
Esperienza vuol dire negare la paura del dolore fisico, annullare il timore della fatica, ignorare la paura della solitudine e della monotonia, allontanare il senso angoscioso dell'isolamento.
Hai corso veloce perché non hai avuto paura di farlo, anche per quel certo tipo di incoscienza che spesso prende il sopravvento.
Sul diavoletto di freno.
Non puoi certo dire di saper affrontare qualunque cosa, oggi, ma di certo qualcosa più di ieri.


giovedì 10 marzo 2016

Il cappello



Bisognerebbe che ogni componente della macchina funzionasse alla perfezione, per raggiungere il risultato.
Non sei affatto tranquillo, visto che stai avvertendo segnali preoccupanti dal tuo apparato muscolare.
Niente di grave per ora, ma la tabella è ancora lunga ed è entrata in una fase cruciale, quella più dura.
Segnali preoccupanti arrivano anche dai tuoi compagni di allenamento che si preparano per Rimini.
Ma per quanto ci pensi su, non ci sono altre soluzioni, ormai non ci si può fermare a riposare, bisogna procedere, con cautela, con gli accorgimenti del caso, ma procedere.
Il cappello è ormai a solo un metro sopra la testa del mago, le oscillazioni sono preoccupanti, e quindi, che fare.
Non devi puntare tutto sul cappello.
Non devi basare i prossimi trentotto giorni sulla maratona di Rimini, ci sono altre gare prima, e non solo.
Ci sono relazioni importanti nella tua vita, non dovrai mai trascurarle, sono quelle che ti danno la forza.
E ci sono occupazioni non sportive a cui devi continuare a dedicarti, giorno per giorno, con o senza punti di arrivo predeterminati.
Wizard's hat è un disegno bruttino, puoi imparare a fare di meglio, no?

domenica 6 marzo 2016

numeri



È come se un chitarrista alle primissime armi tentasse di riprodurre l'assolo di "babe I'm gonna leave you".
O un pittore improvvisato cercasse i colori più adatti per decorare uno schizzo a matita.
O un podista navigato cercasse il modo migliore per arrivare sano e salvo alla maratona della sua vita.
Studi a memoria accordi e arpeggi, col desiderio proibito di prolungare quel piacere che scaturisce dalla melodia che sembra nascere quando ne metti due in fila come si deve, di quelle note meravigliose, che hai nelle orecchie da cento anni, e che mai e poi mai, fin'ora, avresti osato provare a far uscire dalle tue mani.
Osi. 
Osi impugnare pennini, pastelli, pennelli e acquerelli e guardi un foglio da riempire di colore. Sai che non è tuo, quel talento, non ti appartiene.
Ma lasci intere giornate un disegno appeso alla parete, in modo che ti si presenti davanti agli occhi ogni volta che capiti nei paraggi, quasi nella speranza che ti dica lui, di quale colore vuole essere colorato.
Finché non ti ci butti, e colori con colori che ancora non sai decifrare, sperando che questa sia la volta buona.
Cominci a capire che un podista navigato non è necessariamente un maratoneta. Una maratona è un altro paio di maniche, non bastano né la velocità, né la potenza aerobica, perché le componenti essenziali sono molteplici.
Innanzitutto, la resistenza del fisico a tanti chilometri da percorrere, come da tabella.
E cominci a capire di non essere necessariamente un maratoneta, sei solo uno di quelli che ci vogliono provare. 
Le gambe ti hanno lanciato un sacco di segnali di insofferenza, quasi a ricordarti che non è così improbabile precipitare rovinosamente in un infortunio che ti impedisca - di nuovo - di arrivare alla fine.
Devi provarci, magari aumentando il livello di prudenza rispetto all'ultima volta, ma devi proprio farlo.
Solo osando, e osando oltremodo, in passato sei riuscito ad avere il massimo.
Gioca pulito, come riesci a fare quando ti ci metti d'impegno, metti in gioco quello che hai, proprio tutto.

mercoledì 2 marzo 2016

no fear



Quattro mesi dopo, sei di nuovo lì che ci riprovi.
La tabella che hai adottato per la Rimini Marathon è la stessa di Treviso e di Firenze, per la terza volta nel giro di poco più di un anno ti trovi ad eseguire gli stessi allenamenti in copia conforme.
Metti insieme un podista e una tabella di allenamento e avrai come riscontro statistiche impietose, che ti danno una possibilità di riuscita su due. 
50%
Il gioco si fa duro quando i lunghi iniziano a superare regolarmente i trenta chilometri, e quando le ripetute raggiungono e superano i quattro chilometri ciascuna.
Il podista è reduce dalla seconda maratona, quella fallimentare, e ascolta con attenzione quasi maniacale ogni singolo segnale che proviene dalla parte inferiore del corpo.
Ogni doloretto è un campanello d'allarme, e se la teoria medico sportiva raccomanda di fermarsi alla comparsa del dolore, per contro il podista sa che gli tocca affrontare il rischio.
Niente rischio, niente maratona.
Il podista sa che nove allarmi su dieci sono falsi allarmi, sa che se moltiplichi il rischio per il numero delle corse, ne consegue che la fortuna è una componente essenziale per la preparazione di una maratona.
Insomma, roba da masochisti.
Se non fosse così, non sarebbe difficile preparare una maratona e il mondo sarebbe pieno stracolmo di maratoneti annoiati che ne corrono a centinaia, una in fila all'altra.
Invece no, si tratta di un gioco di strategia che comprende:
una tabella preconfezionata fra quelle disponibili sul mercato,
la capacità di adattare allenamenti già scritti al proprio fisico, giorno per giorno,
la capacità di prevenire, o affrontare, o gestire i piccoli infortuni che sono sempre dietro l'angolo, prima che ti fermino.
E' un gioco a cui puoi anche giocare in squadra, e allora il tutto può assumere anche altre componenti.
Ci puoi aggiungere amicizia e solidarietà, consigli, incitamento, incoraggiamento. Forse anche molto altro, e quella è già una mezza vittoria.