martedì 26 aprile 2016

extra runner


real time



Non ami fare sterili polemiche, però a mente fredda ti tocca proprio pensarci su a questa cosa.
Visto che per gli anni a venire, quando qualcuno ti chiederà "Qual'è il tuo pb in maratona?", dovrai rispondere "due ore cinquantaquattro e cinquanta", avrai sempre questo piccolo granello di fastidio dovuto al fatto che in realtà non è proprio così.
E non si parla di tempo ufficiale o di real time.
Si parla di seggi elettorali, referendum.
Già, perchè a causa dei seggi elettorali, quel mattino a Rimini hanno deciso di favorire l'afflusso dei votanti con una drastica deviazione del sesto chilometro della maratona.
Il chè, sebbene sia lodevole dal punto di vista dei principi democratici di diritto al voto, è un tantino riprovevole dal lato sportivo, visto che la maratona si è allungata di oltre 400 metri.
In barba alla pignoleria della FIDAL, il tuo Garmin segnava addirittura 42,680, quelli dei tuoi compagni di squadra erano tutti comunque intorno ai 42,600.
Supponiamo di aver corso non più, e non meno, di 42 km e 600 metri, ci sono quantomeno 400 metri che ballano.
Considerando che hai percorso gli ultimi 3 km a una media di 4'06'' (4'07''-4'05''-4'06''), ne deriva che hai coperto la distanza reale della maratona 98 secondi prima.
Che corrisponde a un tempo in maratona di circa 2h53'12''.
Ma questo è, e rimarrà, un promemoria...

giovedì 21 aprile 2016

mercoledì 20 aprile 2016

palla di vetro



Avevi già un'idea piuttosto chiara riguardo il dopo gara, il dopo maratona, il dopo del dopo.
Ti è già successo molte volte di provare a vivere il giorno immediatamente successivo all'avvenimento importante, e per importante intendi dire: pianificato da un sacco di tempo, quanto l'età dell'asino, come dicono gli inglesi.
Passato quello, nel bene o nel male, ci sono altri conti da fare.
I conti sono quelli che devi risolvere, faccia a faccia, col tuo tempo.
L'età dell'asino, che però avanza alla velocità di un uomo che corre.
Sai bene di non essere capace a tenere il ritmo del tempo che passa, sei diventato un podista a forza di provarci.
Ma qui ci vorrebbe un vero uomo, timorato di dio, che non ha paura del tempo perchè ha un credo.
L'alternativa possibile, per un vecchio scorbutico come te, è pianificare un'altra gara e anche provare a vincerla.
Come al solito non farai il botto, e comunque la tua sfera di cristallo non ne prevede.
Ma avrai ingannato il tempo e per un pò, divertiti.

lunedì 18 aprile 2016

la strada

Cosa mai avrà da fare un Riminese, in una nuvolosa domenica mattina di bassa stagione.
Vorresti per un attimo essere sdraiato su uno di quei divani, col telecomando in mano, e abbassare il volume per capire cosa sia quello zompettare per strada, andare alla finestra e vedere i primi maratoneti in arrivo, come formichine, lì sotto sul lungomare.
Ci hai messo un paio di chilometri ad impostare la tua velocità di crociera. Che dopo cento simulazioni mentali hai ipotizzato potesse essere compresa fra 4'05 e 4'08/km.
Due chilometri e corri già da solo, il che significa che giocoforza correrai da solo per tutta la gara. E avrai tanto da pensare. Pensare per tre ore. Pensare per finire.
Tema. La velocità di crociera in maratona.
La velocità di crociera in maratona è una velocità ipotetica costante condizionata da molti coefficienti K. 
Uno. E' quella velocità che non devi mai superare se vuoi finirla su due zampe.
Due. E' la velocità sotto la quale aumenterebbe troppo la durata della corsa, e le tue gambe non perdoneranno.
Tre. E' la velocità che se riesci a calcolare con precisione, potrebbe farti arrivare in fondo, sano e salvo.
Quattro. Nessuno sa se esista una velocità di crociera, nessuno sa se puoi arrivare in fondo.
Incontri un solo podista, che ti raggiunge da dietro e attacca bottone. Piacere, Marco. Se la corriamo insieme sarà più facile. Ok, proviamo.
Gruppetti di persone che applaudono, e tu hai voglia di salutare tutti. Sorridi e ringrazi. Saluti, alzi la mano. Oggi vuoi salutare tutti, vorresti avere una parola per ciascuno di loro, vuoi salutare la maratona.
Ciao maratona, addio maratona, vuoi salutare i Riminesi scesi per strada, quelli che hanno posato il telecomando, quelli in ciabatte. Ciao a tutti. E grazie per essere qui, comunque.
Il primo cavalcavia su cui transiti è quello sopra l'autostrada e ieri, poche ore fa, eri proprio lì sotto in macchina. 
È divertente notare come cambi l'aspetto dei luoghi se lo vedi da angolazioni diverse.
Angolazioni, contesti, stati d'animo.
Marco è rimasto indietro, mi spiace Marco. La tua velocità potrebbe essere quella giusta, o forse no, ma Marco se n'è andato e non ritorna più. Sei di nuovo solo, solo come un pianeta lontano, a dover rispondere dei movimenti di ogni tuo muscolo.
Maledetta maratona. Quanto l'hai cercata, detestata, desiderata. Come una donna troppo bella, come quella che raggiungi, ma mai del tutto, quella che non sarà mai tua.
Il tuo ritmo è ancora agile per le tue gambe, mentre ti avvii verso Sant'Arcangelo, e sei ancora nella fase dei freni tirati. Non accelerare, non farlo, la pagheresti più tardi.
La collina del primo entroterra Romagnolo è un semplice rialzo di pochi metri, se la guardi con l'occhio di un  podista Monregalese. E intanto vedi sempre più lontani all'orizzonte i due podisti davanti a te, quelli ancora in vista.
Tema. Il podista Monregalese.
Il podista Monregalese è un podista che fatica a trovare un paio di chilometri consecutivi di pianura, per fare le ripetute. È un podista che spesso si rassegna a diventare un trailer. O forse.
È un podista che ha la fortuna di diventare un trailer, chissà.
I podisti davanti a te, te li immagini, sono implacabili. Provi a raffigurarteli.
Hanno facce determinate, fredde, passo sicuro. Non fanno fatica.
Sono più veloci, più forti, più belli di te. Sono sicuri di sè.
E' chiaro, tu hai sempre avuto questo rigetto nell'interfacciarti con le personalità ingombranti, ti sforzi di pensare alla tua velocità di crociera. Lasciali andare, non vuoi raggiungerli davvero. Non ti interessa più, hai altri obbiettivi.
Quando le gambe iniziano a fare male, ti rendi conto che lo aspettavi, e anche che per il momento hai la situazione sotto controllo. A questo servono le tabelle, no?
Hai ancora un sacco di strada da fare e ti raffiguri l'emozione dell'arrivo, la cacci via, è troppo presto. Poi ci pensi di nuovo e poi la ricacci.
Un podista davanti a te ha rallentato e poi si ferma. Ha i crampi, si tira la punta del piede con una mano per stirare il polpaccio. Passando, gli dici qualche parola di incoraggiamento.
Alza lo sguardo e gli leggi negli occhi la disperazione.
La delusione così profonda di un podista che per quattro mesi ha preparato una maratona, e oggi si ferma al trentacinquesimo, si legge negli occhi proprio come in quelli di un bambino.
Vorresti regalare minuti della tua gara per farlo ripartire.
Non è più un guerriero implacabile, quel podista sei tu a Firenze.
Oggi invece ci sei quasi, stavolta forse ce la fai.
Raggiungi un rettilineo e vedi l'Arco d'Augusto e pensi così forte che la gente distratta si gira a guardare.
Provi ad uscire dal tuo corpo, ed innalzarti in volo per una decina di metri, giusto per guardarti da fuori.
Ti vedi correre, stremato e goffo, con un sorriso ebete. Pronunciare parole sconnesse, fra il riso e il pianto, sei proprio tu.
Probabilmente sarai così finchè vivi, questo è quello che sei.
Guardandoti dall'alto, da fuori, ti si può vedere proprio bene, non puoi nasconderti. 
Non sei un vincente, ma se proprio ci tieni, puoi provare a darci dentro. Ti capiterà anche di fare una bella gara, ogni tanto. 

martedì 12 aprile 2016

pagine piene, pagine bianche



In altri tempi questa sarebbe la settimana di quiete prima dell'evento.
Lo scarico che precede la maratona ha un gusto che hai già provato più di una volta, è quel senso palpabile di quiete alla fine della fatica, una specie di silenzio pre-elettorale, o la fine dell'anno scolastico che precede gli esami. 
C'è meno da fare a scuola, ma questo non dà alcun titolo a potersene compiacere, visto che il bello - o il brutto - deve ancora arrivare.
Una sorta di intervallo, nell'attesa di un evento che si attende con ansia. O almeno, così era una volta.
L'ansia c'è, per carità, e l'attesa pure.
Forse qualcosa è cambiato, però, dal momento che non senti questo traguardo con ansia e attesa dovute, tolto il dubbio che questa apparente calma non sia un sistema di difesa anti iper-emozionale che ha eretto il tuo subconscio.
Le aspettative sono per lo più quelle di un passaggio obbligato, un grosso scoglio da aggirare, un esame difficile a cui sottoporre il tuo fisico per poter girare pagina.
E la pagina successiva, nel tuo libro immaginario, non prevede più maratone.
Dopo che ti sei accorto, per più e più volte, durante questa preparazione, che correvi senza un sano divertimento, ma piuttosto con la voglia di finire gli allenamenti, il timore di farsi male, lo stress da prestazione.
E' difficile e bella, la maratona.
Ma ha poco senso spendere tutta questa energia per prepararla, se consideri che hai sottratto "risorse umane" a mille altre occupazioni a cui avresti voluto dedicarti, diversi settori della tua vita con cui ti riprometti di riempire le pagine che seguiranno.
Qualcosa è cambiato.
La corsa farà sempre parte della tua vita, perché è un'attività meravigliosa che ha accompagnato le tue giornate, negli ultimi anni.
Ma non dovrà più prendersi la maggioranza assoluta del tuo tempo, forse.
Forse la vita non è solo di corsa...guardati intorno.

venerdì 8 aprile 2016

Rock e Renoir



Per fare un esempio efficace, ti serve un quadro famoso.
Un quadro famoso pieno di luce, dipinto da un artista che con la luce ci sapeva fare.
E quello qui sopra è il "Ponte ferroviario a Chatou" di Renoir. 1881. Accidenti che bello.
Se cerchi un impressionista contemporaneo a Monet, altrettanto bravo con la luce, con Renoir vai a nozze.
Ti sembra proprio di calpestare quell'erba, anzi. Senti anche il fruscio delle foglie e lo scrosciare dell'acqua nel torrente.
Potrebbe essere un sabato mattina a primavera inoltrata, e tu potresti essere lì di passaggio, durante una corsetta, potresti esserti fermato a contemplare questo scorcio, e decidere di infilarti fra quelle due piante per raggiungere la riva del ruscello.
Ora che hai trovato il quadro, hai un valido aiuto per fare l'esempio.

Quello che cerchi è una corsa che ti faccia sentire su di giri: mentre corri hai l'anima che viaggia in giostra a ritmo rock, prendiamone uno...gli Angel Witch che suonano:

"Nobody else can see you
the same way as myself
Fly high and touch the sky,
you’re the angel I adore
If only you could feel for me
that I feel for you
Why do you ignore me, angel,
why can’ t I go with you?
You’ re an angel witch, you’ re an angel witch
You’ re an angel witch, you’ re an angel witch"
(da "Angel Witch" - 1980)

Poi però ti fermi e fermi la musica artificiale.
Con la stessa bramosia con cui prima hai rincorso la tua corsetta rock, poi hai cercato e trovato un luogo meraviglioso e decidi di fermarti lì, a contemplare la natura e a ritrovare una dimensione intima ed essenziale.
La pace.

Il periodo attuale, invece, lascia trapelare poco di tutto questo.
Si corre troppo, con piani prestabiliti, con troppi chilometri, troppe incognite e troppi inconvenienti che minano un risultato finale.
La musica stona, stride, spesso eviti di cercarla.
La corsa è un impegno, un dovere, un compito a casa.
Devi mettere una pezza su un dolore a un muscolo, devi fare un esercizio per allenarne un altro, devi impacchettare di ghiaccio una caviglia e far riposare la pianta di un piede.

L'aria è ancora elettrica, non c'è una pace vera e propria, trovi angoli di natura in cui vorresti trascorrere più tempo.
Vorresti poterti fermare ancora un pò, per riuscire a far tacere del tutto i rumori stonati e raccogliere l'essenza degli elementi naturali, dentro di te.
Ma non c'è tempo, bisogna rientrare. Hai corso troppo, o non hai avuto comunque la possibilità, o la capacità, di trovare il sentiero per il ruscello.

Non è ancora il momento per tutto questo, manca ancora un pò di tempo.
Passata la gara, scaricata l'adrenalina, avrai esaurito le energie, avrai esultato, o forse avrai subito una terribile sconfitta. 
Comunque vada, è una pagina che dovrà lasciare il migliore dei ricordi, e dovrà permetterti di riprendere la tua vita normale, R&R, rock e Renoir.