lunedì 18 aprile 2016

la strada

Cosa mai avrà da fare un Riminese, in una nuvolosa domenica mattina di bassa stagione.
Vorresti per un attimo essere sdraiato su uno di quei divani, col telecomando in mano, e abbassare il volume per capire cosa sia quello zompettare per strada, andare alla finestra e vedere i primi maratoneti in arrivo, come formichine, lì sotto sul lungomare.
Ci hai messo un paio di chilometri ad impostare la tua velocità di crociera. Che dopo cento simulazioni mentali hai ipotizzato potesse essere compresa fra 4'05 e 4'08/km.
Due chilometri e corri già da solo, il che significa che giocoforza correrai da solo per tutta la gara. E avrai tanto da pensare. Pensare per tre ore. Pensare per finire.
Tema. La velocità di crociera in maratona.
La velocità di crociera in maratona è una velocità ipotetica costante condizionata da molti coefficienti K. 
Uno. E' quella velocità che non devi mai superare se vuoi finirla su due zampe.
Due. E' la velocità sotto la quale aumenterebbe troppo la durata della corsa, e le tue gambe non perdoneranno.
Tre. E' la velocità che se riesci a calcolare con precisione, potrebbe farti arrivare in fondo, sano e salvo.
Quattro. Nessuno sa se esista una velocità di crociera, nessuno sa se puoi arrivare in fondo.
Incontri un solo podista, che ti raggiunge da dietro e attacca bottone. Piacere, Marco. Se la corriamo insieme sarà più facile. Ok, proviamo.
Gruppetti di persone che applaudono, e tu hai voglia di salutare tutti. Sorridi e ringrazi. Saluti, alzi la mano. Oggi vuoi salutare tutti, vorresti avere una parola per ciascuno di loro, vuoi salutare la maratona.
Ciao maratona, addio maratona, vuoi salutare i Riminesi scesi per strada, quelli che hanno posato il telecomando, quelli in ciabatte. Ciao a tutti. E grazie per essere qui, comunque.
Il primo cavalcavia su cui transiti è quello sopra l'autostrada e ieri, poche ore fa, eri proprio lì sotto in macchina. 
È divertente notare come cambi l'aspetto dei luoghi se lo vedi da angolazioni diverse.
Angolazioni, contesti, stati d'animo.
Marco è rimasto indietro, mi spiace Marco. La tua velocità potrebbe essere quella giusta, o forse no, ma Marco se n'è andato e non ritorna più. Sei di nuovo solo, solo come un pianeta lontano, a dover rispondere dei movimenti di ogni tuo muscolo.
Maledetta maratona. Quanto l'hai cercata, detestata, desiderata. Come una donna troppo bella, come quella che raggiungi, ma mai del tutto, quella che non sarà mai tua.
Il tuo ritmo è ancora agile per le tue gambe, mentre ti avvii verso Sant'Arcangelo, e sei ancora nella fase dei freni tirati. Non accelerare, non farlo, la pagheresti più tardi.
La collina del primo entroterra Romagnolo è un semplice rialzo di pochi metri, se la guardi con l'occhio di un  podista Monregalese. E intanto vedi sempre più lontani all'orizzonte i due podisti davanti a te, quelli ancora in vista.
Tema. Il podista Monregalese.
Il podista Monregalese è un podista che fatica a trovare un paio di chilometri consecutivi di pianura, per fare le ripetute. È un podista che spesso si rassegna a diventare un trailer. O forse.
È un podista che ha la fortuna di diventare un trailer, chissà.
I podisti davanti a te, te li immagini, sono implacabili. Provi a raffigurarteli.
Hanno facce determinate, fredde, passo sicuro. Non fanno fatica.
Sono più veloci, più forti, più belli di te. Sono sicuri di sè.
E' chiaro, tu hai sempre avuto questo rigetto nell'interfacciarti con le personalità ingombranti, ti sforzi di pensare alla tua velocità di crociera. Lasciali andare, non vuoi raggiungerli davvero. Non ti interessa più, hai altri obbiettivi.
Quando le gambe iniziano a fare male, ti rendi conto che lo aspettavi, e anche che per il momento hai la situazione sotto controllo. A questo servono le tabelle, no?
Hai ancora un sacco di strada da fare e ti raffiguri l'emozione dell'arrivo, la cacci via, è troppo presto. Poi ci pensi di nuovo e poi la ricacci.
Un podista davanti a te ha rallentato e poi si ferma. Ha i crampi, si tira la punta del piede con una mano per stirare il polpaccio. Passando, gli dici qualche parola di incoraggiamento.
Alza lo sguardo e gli leggi negli occhi la disperazione.
La delusione così profonda di un podista che per quattro mesi ha preparato una maratona, e oggi si ferma al trentacinquesimo, si legge negli occhi proprio come in quelli di un bambino.
Vorresti regalare minuti della tua gara per farlo ripartire.
Non è più un guerriero implacabile, quel podista sei tu a Firenze.
Oggi invece ci sei quasi, stavolta forse ce la fai.
Raggiungi un rettilineo e vedi l'Arco d'Augusto e pensi così forte che la gente distratta si gira a guardare.
Provi ad uscire dal tuo corpo, ed innalzarti in volo per una decina di metri, giusto per guardarti da fuori.
Ti vedi correre, stremato e goffo, con un sorriso ebete. Pronunciare parole sconnesse, fra il riso e il pianto, sei proprio tu.
Probabilmente sarai così finchè vivi, questo è quello che sei.
Guardandoti dall'alto, da fuori, ti si può vedere proprio bene, non puoi nasconderti. 
Non sei un vincente, ma se proprio ci tieni, puoi provare a darci dentro. Ti capiterà anche di fare una bella gara, ogni tanto. 

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