lunedì 30 maggio 2016

della realtà migliorata


L'idea ti è balenata su oggi pomeriggio, mentre correvi, guarda caso.
Cogli al volo la passione del periodo, ti piace cercare soggetti da ritrarre, fotografarli e cimentarti nel disegno artistico.
Che oddio, quanto abbia di artistico il tuo modo di pasticciare sulla carta, chi può saperlo. 
Diciamo così, ti piace scoprire fino a che punto le tue mani siano capaci di interpretare un'immagine che hai davanti agli occhi, con uno sprazzo di inventiva.
Ti piacerebbe migliorare la tua tecnica, da piccolo autodidatta ostinato.
Così oggi, mentre corricchiavi i primi chilometri del tuo riscaldamento, lo scopo ultimo era quello di non pensare a sette-n.7-ripetute da mille che ti aspettavano, e cercavi di catalizzare l'attenzione sul paesaggio circostante, fingendoti artista in cerca di un soggetto fotografico / pittorico.
La verità è che temevi fortemente le sette ripetute, e che da un pò di tempo le eviti con ogni scusa possibile, perchè ultimamente senti meno energia a disposizione dedicata a sopportare la fatica.
Per quanto ti sforzassi, non trovavi paesaggi validi. Ultimamente ti sembra che alla maggior fatica che provi allungando la falcata, vada di pari passo un peggioramento del paesaggio circostante.
Da dove sono uscite tutte quelle orribili casette anni 70 con tetti a falde asimmetriche, proprio lì in mezzo alla collina?
Infatti le ripetute sono state terribilmente faticose, e hai terminato il tuo allenamento con un gran sollievo.
E in contrapposizione, una certa dose di delusione: da quando in qua correre ti riesce così difficile e ti regala così poca soddisfazione?
Torni a casa e nel dopo doccia, nel dopo cena, scarichi la corsa su garmin connect e ti sembra di girare pagina, vedi un tracciato tutto sommato ben corso.
Leggi i numeri di una corsa dal ritmo non certo fenomenale, ma in fondo una buona corsa.
Sette ripetute su cui avresti potuto ricamare un post su un blog, visto il tempo trascorso dall'ultima volta in cui hai forzato i ritmi.
Non male, se non fosse tutta una balla, scritta per il piacere di raccontare balle, per raccontarsi in una forma più romanzata, per fingersi vincente.
Così, questa sarebbe l'idea, raccontare la realtà migliorata.
Se prendi quella collina e la dipingi di verdi sgargianti, in tonalità distinte.
Fai un cielo azzurro e bianco, genialmente infantile, come Van Gogh.
Le villette orribili diventeranno cascinali centenari, e ci metterai anche qualche vecchio attrezzo agricolo.
Tutto sarebbe più apprezzabile, ai tuoi occhi, insieme alla corsa finta degli occhi del podista menzognero che si trova davanti un paesaggio che non esiste.
Pensi a quante cose debbano essere rielaborate ogni giorno dalla ragione, a postumi, in modo che la nostra percezione le possa accettare con più benevolenza.
E che in fondo questa dev'essere una vera manna dal cielo. Come si potrebbe fare senza?

lunedì 16 maggio 2016

specchietti



La volta che decidessi di smettere di parlarti in seconda persona, quella volta lì ci sarebbe da pensare.
È una specie di accordo che hai con te stesso, a domanda rispondi, ti poni le questioni vitali davanti al muso e le affronti, come quando ci si specchia sporgendosi sulla riva del laghetto, o meno poeticamente, nello specchio del bagno.
Hai corso anche oggi, sei partito da casa nel pomeriggio e hai preso una strada da percorrere.
Lo specchio, o il laghetto, intanto ti chiedeva: cosa c'è in programma?
Da che parte vai? Cosa c'è in programma?
Rispondevi infastidito, non so, cerco qualcuno da incontrare, cerco di incrociare qualcuno.
Non ho voglia di correre da solo, oggi non voglio stare solo.
Ma sei partito senza un programma. Anche oggi, e sai bene che senza un programma non puoi scegliere la strada adatta. Qua ci sono le pendenze, i fondi, il riscaldamento e poi qualcosa, quello che viene dopo. C'è una gara da preparare.
C'è sempre un gara da preparare. sai quale vero?
Ora ti spiego.
Oggi corro per muovermi, perché al ritorno dalla corsa potrò sentire l'acqua calda della doccia che mi scorre sulla schiena.
Mi stapperò una birra e penserò a come la realtà possa essere smussata dalle sue spigolosità melodrammatiche, dopo solo un paio di sorsi.
Accenderò un braciere sul terrazzo e intanto cercherò di guardare a che punto è la luna, se c'è.
Che se c'è, di solito spunta dalle colline verso Briaglia.
Guarderò con attenzione i colori delle colline verso Briaglia, alle sette della sera, in maggio, e cercherò di decifrare come farebbe Monet a preparare la sua tavolozza.
Cercherò anche di decifrare i pensieri delle persone che incontro di tanto in tanto sul lavoro, in particolare quelle che ancora si ostinano a mettere i soldi e il potere davanti ai colori delle colline.
Proverò a immaginare quale potrebbe essere un rock adatto al tipo di luce che ho davanti agli occhi, e probabilmente farò resuscitare Tommy Bolin.
Capisci, non è ora per preparare un'altra gara, ho solo bisogno di incrociare una persona a cui raccontare queste cose.
Così facendo, rischi di indispettire l'immagine del laghetto, palude o specchietto.
Ma tornerò, lo prometto, con nuove gare da preparare, ma certo, sono un podista, lo so bene.
Non subito, al momento sono rimasto da solo e parlerò in prima persona, finché devo.

venerdì 13 maggio 2016

sogni


Poi c'è quel momento della sera in cui il bimbo strilla nel sonno per una sorta di incubo.
Lo prendi in braccio per calmarlo e il bimbo si stringe.
C'è un bimbo col suo papà, in quel momento il papà è la sua salvezza.
Il sollievo è riuscire a cancellare il brutto sogno, poter rimettere il fringuello in branda e scoprire che hai funzionato, dorme. Dormirà fino a domani, tranquillo, sognando un chissà quale giocattolo che quel tuo cullare, quel parlare, gli ha evocato.
E così chiudi gli occhi e fai fatica, fai fatica a non convincerti di esserlo davvero, una volta tanto, una salvezza per qualcuno. 

equilibrismo


lunedì 9 maggio 2016

second life



La seconda vita?
Bel volpino, a volte ti concedi il lusso di recriminare, bel volpino.
Rimpiangi il passato e ti dici, se tornassi indietro di 30 anni potrei cambiare un sacco di cose.
Saresti un ragazzo sportivo, faresti un sacco di attività, un'energia che neanche pizzolato.
Avresti molta più dedizione allo studio di quanta tu abbia dimostrato di avere, perché non saresti quel tipo ribelle e insofferente che eri.
Non ti accontenteresti e non ti adageresti sugli allori. E cercheresti di coltivare una certa autostima che da ragazzo ti mancava.
Non ti faresti bastare quello che avevi, andresti a esplorare il mondo e avresti un coraggio da leone, proprio quello che ti mancava.
Ma lo sai, l'errore più grosso che puoi fare è guardarti indietro, vero?
Se guardi indietro significa che non hai imparato nulla, sei sempre quel personaggio poco propositivo di 30 anni fa, bravo merlo. 
Quindi smettila e guarda avanti, che c'è tanto da fare: se la fortuna assiste, hai un sacco di tempo.
La fortuna?
Certo. Di quella ce n'è bisogno anche quando si hanno quattordici anni, visto che nulla è scontato.