venerdì 22 luglio 2016

del freddo


Se dovessi fare i conti di quanto gelo ti è entrato, e di quanto gelo hai tirato fuori da quando sei nato, bé forse si parlerebbe di grandi dosi.
In fondo, per quanto uno cerchi di sdrammatizzare, c'è sempre qualche doccia gelata da gestire nel quotidiano.
Poi c'è il freddo che ti è rimasto dentro nel corso dei secoli, quello che da sempre abita le tue viscere e non se ne vuole mai andare per davvero.
Ci passi sopra, ci ridi su, ma in fondo quello rimane, e ci devi fare i conti di tanto in tanto.
Il calore lo cerchi in una mamma, un una donna, in un amico, in un cane.
Passi la vita a cercare calore, perché il calore che non arriva è tutto gelo che restituisci al mondo.
Potrai anche correre più forte che puoi, ma non sei abbastanza forte per scioglierlo, con il tuo solo respiro.

lunedì 18 luglio 2016

boschi, autotreni


Sei così isolato e concentrato che l'ultima delle paure sarebbe quella di un autotreno che ti arrivi addosso, qua non può succedere.
E gli eventi della natura non fanno paura, hai paura solo di te stesso.
In condizioni normali correre in un bosco come questo, certo, potrebbe darti da pensare. Da queste parti ci sono i lupi, e se è vero che a memoria d'uomo nessun lupo del Piemonte ha mai attaccato un essere umano, c'è anche da dire che c'è sempre una prima volta.
Ma questa è una gara e prima di te, chissà quando, è passato un altro podista. Poco dietro di te ce ne sarà un altro. I lupi sono animali che rispettano le regole, non amano la confusione.
Hai paura solo di te stesso, della tua voglia esagerata di andare forte in salita, in pianura e in discesa, sconnessa che sia.
La salita proprio non ti entra nelle corde quest'anno, e per quanto tu parta ad allenarti, in certe giornate, col pensiero fisso di scalare montagne, poi finisci inesorabilmente a dirottare gli allenamenti su ripetute asfaltate e pianeggianti. Forza d'inerzia.
Sali correndo e camminando, arrancando e soffiando, con la rabbia di chi non molla e che sa di non essere capace di fare quello che sta facendo.
L'ultimo degli scalatori ti supera, anche lui.
Poi c'è una lunga pianura, in questo sentiero di cappuccetto rosso, e qui riprendi con forza la tua posizione, superi di cento metri lo scalatore e ti compiaci di questa falcata da maratoneta che ancora consola le tue gambe con una forza d'inerzia che quasi assomiglia a una corsetta riposante.
Quando scendi, scopri un lato di te che proprio non ricordavi. 
Ti torna in mente quello che qualcuno ti ha raccontato, tempo fa: le corse si vincono in discesa. E quanto è vero.
Prendi un sentiero in forte discesa, sterrato e sconnesso e pietroso e imprevedibile.
E tu sparisci, proprio come quando dovevi accostare tre colori insieme su un foglio di carta.
Nel giro di un secondo ti trasformi nel nulla, avanzi con cautela con un piede davanti all'altro, impari che il vero scalatore è anche un ottimo discendente.
Anche quello che lo segue, e anche quello dopo, tutti ti superano mentre scopri il terrore di capitare nel posto sbagliato, di prendere una storta, una caduta accidentale, una pennellata di un colore che non c'entra nulla con questa natura. 
Un lupo famelico, anche un cinghiale. Uno scoiattolo.
Non sei più al tuo posto, non in un gara di trail in cui la tua posizione in classifica, tutto sommato più che dignitosa, te la sei guadagnata con le gambe di un podista da strada, dove ti era concesso recuperare metri.
La morale però è un'altra.
Il bosco è pieno di pace, lo sarà senz'altro anche in questo momento, quando anche l'ultimo degli escursionisti avrà smesso di far crepitare le sue scarpe, ora che magari qualche bestia selvatica sta passando indisturbata.
Ha le sue regole, e sono millenarie, neanche considera colpi di testa di cervelli insensati.
Questo ti può insegnare, se capisci la tecnica: puoi imparare a correre in salita, in pianura e anche in discesa.

mercoledì 13 luglio 2016

attesa

Sono contento di tornare qui, è uno dei posti dove passo più volentieri il mio tempo, in fondo.
In fondo è proprio tutto mio, questo posto, da un sacco di tempo.
Bé mi spiace essermi allontanato per tutti questi giorni, sarà che avevo altre cose per la testa.
Il vuoto.
Hai presente quando ci vuole troppo impegno per cominciare un grande progetto, e per quanto ti sforzi, finisci sempre una serata steso sul divano, davanti alla tv.
I grandi progetti sono quelli che accompagnano il corpo e l'anima in giornate piene di musica di sottofondo, un entusiasmo che non ti abbandona mai, neanche al lavoro, neanche mentre dormi.
Quando hai voglia di creare un qualcosa che il pensiero elabora a lungo, prima di metterlo giù nero su bianco, hai presente.
Ecco, è andata così, semplicemente è arrivato il vuoto, era tutto troppo impegnativo e faticoso per dedicarmi seriamente alle cose che in genere mi divertono, da solo non ce la facevo.
Se proprio devo cercare la causa, macché. Può essere che abbia mal digerito qualche problema, qualche inghippo di troppo, sopraggiunto nel momento meno opportuno.
Qualche storta.
Così è successo che ho dovuto ancora una volta affidarmi agli aiuti esterni. Uscire a correre e cercare soccorso fuori di qui.
Ne ho scoperte di cose. Ci sono marmotte che al mattino raggiungono il ciglio di una strada, proprio a un metro dalle mie ruote, e non si muovono.
Ci sono sentieri nei boschi talmente ombrosi, con quegli alberi che pendono verso l'interno, quasi a voler riprendersi i metri che uomini gli hanno rubato. Così ombrosi che perfino l'erba stenta a crescere, che se non fosse per l'assenza di luce, potresti pensare che siano popolati di vita sconosciuta, che li calpesta ogni giorno. 
Ma non ne ho le prove, e soprassiedo.
Quello che so è che in quei sentieri, se mi guardo intorno, posso davvero trovare una parte di me che di tanto in tanto perdo.
Non mi metto a fare progetti, stasera, perché al di là delle mie corse un po' acciaccate non avrei molto altro da proporre.
Tanto vale aspettare, lasciarmi cullare dai pensieri più belli.
Per una volta aspettare, aspettare perfino che tutte le gare arrivino loro, a cercarmi.

venerdì 1 luglio 2016

Bud e Terence

Ma sì, potrai dirmi che i film erano leggerini e poi anche che si parla di un'Italia che non esiste più.
Ogni volta che muore un personaggio di spessore si tende a dire che ha fatto la storia, ma che appartiene a un'Italia che non esiste più.
Ma io ho fatto vedere Trinità a un bimbo di 8 anni e mentre Bud e Terence si scazzottavano coi messicani, lui si sganasciava dalle risate.
Le scazzottate che non facevano paura, perchè erano sempre i buoni a stravincere sui cattivi.
I buoni erano dei buoni mangioni ruttoni e anche un pò banditi, con la mano pesante, e facevano ridere i bambini come me.
Dopo un mezzo secolo di film insieme, eccoli di nuovo lì, a recitare il film più vero di tutti.
Bud se n'è andato, fra tutti i bambini di allora che oggi piangono perchè hanno perso il loro gigante buono.
Invece il suo compagno di mille avventure, non piange.
Sale sul palco e racconta, con la tranquillità di chi è sicuro di non avere mai perso il suo compare di sempre.
E dice che presto si incontreranno di nuovo, e Bud gli verrà incontro a cavallo, con una sella in spalla, alzerà un dito ad indicarlo e gli ripeterà, per l'ennesima volta: "noi non abbiamo mai litigato!".
E allora di nuovo grazie, a entrambi.