martedì 23 agosto 2016

attrito parte due


Il giorno in cui l'incantesimo si è rotto dev'essere stato concomitante a qualche gara andata più o meno così così.
Te lo aspettavi, che un giorno, nel giro di pochi mesi ti saresti trovato da una griglia top runner a una griglia per barbecue.
E davvero c'è stata qualche gara andata così così, forse una di quelle che iniziano senza musica, con quel ritmo senza percussione, senza quella natura sfolgorante che prima era tutta per te.
Insomma, lo sapevi che qualcosa era cambiato, avevi una certa percezione del fatto che ti saresti trovato un bel giorno a contare solo sulla forza delle tue gambe.
E quelle da sole non possono certo fare la differenza, non sei mica davvero un supereroe, tuttalpiù puoi provare a giocarci.
Se un giorno dovessi lasciare questo mondo, cosa che - dicono - prima o poi succederà, rimarrà la percezione, proprio un secondo esatto prima di chiudere gli occhi, di una serie di momenti vissuti nella perfetta armonia.
Il vento a favore, il favore degli eventi. Sono stati con te per un po', e hai cavalcato quell'onda in un sincronismo perfetto. 
Poi arriva il momento in cui le cose devono finire, o per lo meno finisce quello stato di grazia che ti ha permesso di correre senza attrito sotto i piedi.
Non deve essere la fine di tutto, perlomeno non è così che devi viverla. 

Va bene, sei caduto in piedi su due fragili sostegni, caviglie molto, molto sollecitate dal tempo e dalla tua insistenza.
Ma sei in piedi e devi imparare a sostenere la fatica, asfalto e terra da lasciare alle spalle.

Sai bene che il problema non è quasi mai il fondo su cui corri, il problema è quasi sempre la paura di affrontarlo.
E allora si riparte, la forza di gravità è tornata, si riparte camminando, poi si vedrà.


Nessun commento:

Posta un commento