venerdì 30 settembre 2016

Enjoy your life



Improvvisare è un verbo che ti affascina.
Non sei mai stato un seguace dell'arte dell'improvvisazione, hai passato una mezza vita ad improvvisare piu' che altro per arrabattarti, per risolvere le situazioni che ogni giorno ti capitano fra capo e collo, quelle che ti trovano impreparato.
Ma quando puoi, mica improvvisi, pianifichi al meglio, e quando pianifichi il risultato è sempre quello, bellino, fatto benino, discreto, senza sapore. Un sei piu' piu'.
Quando esci a correre, il massimo della bellezza è accorgersi che la giornata è troppo limpida e favolosa per costringerla in un collinare da 11 km, il bello è decidere, e poter decidere, che oggi hai il tempo per correre 22,6 km immergendoti in un paradiso di colline, orizzonti boschi e laghetti.
E all'ultimo parti e vai.
Improvvisi il percorso e improvvisi una regola nuova: oggi si corre da capo a fondo, vietato fare un passo che non sia un passo di corsa, alla faccia delle salite assassine, oggi non si cammina.
E ci riesci, riesci a tenere il passo ed esci vincente nella scelta dell'ultimo minuto.
Improvvisare è anche entrare in un negozio di dischi per scegliere un gruppo rock mai sentito.
E tornare a casa con un classicone. Anche quello è improvvisare.
E funziona.

venerdì 23 settembre 2016

della diligenza


ho passato una serata combattuta
a pensare: accidenti perché cavolo
non ho mai imparato a suonare un riff.
mica dovevo diventare un musicista.
ma un riff.
la radio dall'alto, che spietata
sparava rhythm and blues
e io che ci pensavo su. bevendo birra.

e fuori c'era quel venticello di settembre
che te lo raccomando.
Un silenzio la sera, da queste parti.
E io a pisciare nella notte
guardavo una collina di fronte
e cantavo rhythm and blues
un po' stonato vabbè.

ogni tanto ci penso agli avvocati
che si incontrano a parlare 
di quello che abbiamo fatto, male, male
o di quello che avremmo dovuto fare.

eccesso di diligenza che vuol dire?
mai sentito nominare
a meno che per diligenza non intendi
quella che mi sta volando or ora davanti
davanti alla luna 
tipo ET

lascia stare 
vieni con me a pisciare 
c'è un po' di rhythm and blues anche per te
se guardi le colline e non ci pensi
che domani diligente dovrai tornare 

lunedì 19 settembre 2016

long playing



Paperback writer. Paperback writer.
Misurare la vita in minuti a chilometro è una brutta abitudine che hai preso di recente.
Ci sono tre, o quattro, maledetti secondi a chilometro che hai perso in velocità nel giro di mezzo anno, dalla scorsa primavera ad oggi, e non te ne dai pace.
Insomma, andava tutto bene, eri in formissima, e sei mesi sono davvero pochi: pensare che tutto dipenda da un processo implacabile di invecchiamento ti sembra inaccettabile, come dire che un bel giorno, facciamo per esempio il 16 luglio di quest'anno, il tuo corpo abbia deciso che era ora di mollare le briglie. Da oggi in avanti si rallenta. 
Guai a forzare con gli allenamenti di potenza, ti accorgi immediatamente che qualche legamento inizia a ribellarsi alle sollecitazioni a cui lo sottoponi.
Insomma, la vita che si avvolge su se stessa, come quando non sai farci i conti con la giusta misura, il necessario rispetto delle regole.
Le regole sono scritte in modo da procurare vistosi traumi, semmai tu decida di buttarti in spericolati cambi di rotta.
Avresti potuto anche cambiare la direzione della tua vita lavorativa, in questo periodo, ma nello stesso modo alla fine hai preferito evitare di alterare le forze in campo.
Il freddo senso dell'interesse personale non avrà mai il sopravvento sui rapporti personali, non nel tuo caso. Un rapporto lavorativo è un rapporto umano, se ci metti il rispetto che hai ricevuto fino ad oggi, da parte tua non ci sarà mai un 16 luglio, o simili, ad aprire ferite non facilmente rimarginabili.
Un po' ti arrabbi, per questa tua incapacità di gestire con freddezza la pianificazione della tua vita.
Ci metti dentro un po' di rabbia per non aver saputo mettere su una squadra vincente in una staffetta, e dire che bastava così poco: era sufficiente partire con buon anticipo e avresti composto la migliore squadra master del secolo.
Una squadra master, che poi significa una squadra di persone che hanno tutte quante oltrepassato un 16 luglio, e giocano a correre forte.
Ma ti siedi a sorseggiare una birretta e contempli una new entry di casa tua, un vecchio giradischi amplificato Yamaha.
Sopra ci stai facendo girare l'unico vinile decente che hai trovato nella borsa new entry, piena di 33 giri di canzoncine spazzatura.
The Beatles 1962-1966.
Come suona bene nelle tue orecchie, sentire la musica che arriva da una puntina che corre su un disco.
Senti voci che non sentivi da secoli, come fossero a casa tua, e i granelli di polvere arrivano anche loro, diretti da quella superficie nera, sparati dritti dritti ai tuoi padiglioni.
Hai già deciso che non ti separerai mai da quell'aggeggio.
Contempli un tavolo in una stanza sotterranea, la stessa stanza in cui hai piazzato il giradischi con due enormi casse che suonano.
C'è della carta da disegno, matite e matitoni, pennelli, penne, scarabocchi.
Sorseggi la birra e decidi che in fondo ne vale la pena, di coniare questa regola.
Sì, me ne sbatto i maroni.

mercoledì 14 settembre 2016

ancora otto per mille



Otto ripetute da mille, ricordi quante volte le hai corse?
Sei alla sesta, hai quasi finito di soffrire: ricordi che tempo fa celebravi quei brevi recuperi quasi come una salvezza dalla rovina, il modo per ritrovare quel certo equilibrio mentale, insieme alla necessità vitale di reperire sufficienti forze fisiche con cui affrontare lo sforzo successivo.
La forbice fra quello che sei e quello che vorresti essere dipende dal tempo che ti viene concesso per dedicarti a quello che ti fa stare bene. E' in quel lasso di tempo che cerchi la possibilità di esprimere te stesso.
La strada più facile sarebbe farsi piacere il tempo che ti viene obbligato.
Sarebbe bello poter vivere la ripetuta, la parte più lunga e difficile, con la soddisfazione che qualcuno vorrebbe convincerti essere quella che vale.
Dovresti imparare ad apprezzare la parte più impegnativa della corsa, come dire, metti da parte la fatica e guarda com'è divertente la velocità che raggiungi, proprio nel momento in cui sei lì, a far girare le gambe contro il vento, contro il tempo.
No, quella è la parte difficile e complicata, nonostante tutti insistano a ripeterti che più fatichi e più ottieni dal tuo fisico.
Il tempo, sulla carta, sul tuo certificato di nascita, sarebbe di tua proprietà, sarebbe troppo prezioso per spenderlo nel confronto con altri.
La corsa è affascinante perché ti permette di cavalcare il tuo tempo, è una sorta di gioco a due fra il podista e il suo tempo, certo, per questo la corsa ti piace.
Domare il tuo tempo nel modo più spontaneo è la vera chiave per sentirti libero, la tua sfida ora è quella, non più una maratona, e neanche una medaglia premio da venditore del mese.

martedì 6 settembre 2016

una sfida vitale


Cronoscalata Carassone Piazza. 
E nel momento in cui passi passeggiando in jeans e maglietta di cotone, tenendo per mano due bambini under 10, è piacevole sentire il saluto di un paio di compagni di squadra che ti apostrofano con un "come mai in borghese?".
Correte, correte.
In realtà avresti voluto essere anche tu in uniforme, in quel momento, ma mica si può avere tutto.
Avresti voluto sentire quel gusto asprigno dell'adrenalina che precede una corsa tremenda come quella, perché in quel caso voleva dire che eri in gioco anche tu.
Ma non importa, stasera eri lì a spasso, vicino a casa e bello tranquillo, a vedere gente in canotta che si preparava a una gara, per mano a due piccoli energetici.
Eri in una dimensione molto più soft rispetto al contesto, e hai solo percepito un po' distrattamente quella voglia di esserci, quale parte del gioco.
Hai accettato di buon grado di rimandare l'impegno fisico di un paio di settimane.
Non è l'unica, fra le sfide che ti aspettano, più o meno cercate, più o meno capitate fra capo e collo.
Sono un po' troppe, invero, le sfide che si alternano, a loro puro piacimento, a giocarsi il tempo della tua vita, in questo periodo. 
Puoi mettere sulla bilancia intricatissime vicende lavorative, da cui potresti uscire con punteggio pieno o con le ossa rotte, a seconda di come imposti un paio di frasi, pensate e ripensate, a cui già hai provato a prevedere eventuali attacchi e una rosa di possibili contrattacchi.
Che ridere, a pensare che il tuo punteggio si gioca in pochi minuti. Molto meno che la Carassone Piazza. Un incontro di lotta greco romana?
Poi ci metti, sulla bilancia, quello che dipende esclusivamente dalle tue forze, attacco e contrattacco, forze fisiche e forze mentali, ma di certo non più in ambito lavorativo.
E sono davvero tante, le componenti che possono dare valore al tuo tempo. Tutto quello che appartiene al resto del mondo, quello che senti più tuo.
Il talento più grande, di questi tempi, sembra essere quello di trovare del tempo per sviluppare un milione di idee. Un milione approssimato per difetto.
Così arrivi alla conclusione che la vita di tutti i giorni andrebbe in primo luogo depurata da allarmi ed emergenze, e poi restituita al legittimo proprietario, in modo che ne possa disporre liberamente.
La tua vita deve essere tua, forse la sfida principale di molti di noi è provare a riprendersela.