lunedì 19 settembre 2016

long playing



Paperback writer. Paperback writer.
Misurare la vita in minuti a chilometro è una brutta abitudine che hai preso di recente.
Ci sono tre, o quattro, maledetti secondi a chilometro che hai perso in velocità nel giro di mezzo anno, dalla scorsa primavera ad oggi, e non te ne dai pace.
Insomma, andava tutto bene, eri in formissima, e sei mesi sono davvero pochi: pensare che tutto dipenda da un processo implacabile di invecchiamento ti sembra inaccettabile, come dire che un bel giorno, facciamo per esempio il 16 luglio di quest'anno, il tuo corpo abbia deciso che era ora di mollare le briglie. Da oggi in avanti si rallenta. 
Guai a forzare con gli allenamenti di potenza, ti accorgi immediatamente che qualche legamento inizia a ribellarsi alle sollecitazioni a cui lo sottoponi.
Insomma, la vita che si avvolge su se stessa, come quando non sai farci i conti con la giusta misura, il necessario rispetto delle regole.
Le regole sono scritte in modo da procurare vistosi traumi, semmai tu decida di buttarti in spericolati cambi di rotta.
Avresti potuto anche cambiare la direzione della tua vita lavorativa, in questo periodo, ma nello stesso modo alla fine hai preferito evitare di alterare le forze in campo.
Il freddo senso dell'interesse personale non avrà mai il sopravvento sui rapporti personali, non nel tuo caso. Un rapporto lavorativo è un rapporto umano, se ci metti il rispetto che hai ricevuto fino ad oggi, da parte tua non ci sarà mai un 16 luglio, o simili, ad aprire ferite non facilmente rimarginabili.
Un po' ti arrabbi, per questa tua incapacità di gestire con freddezza la pianificazione della tua vita.
Ci metti dentro un po' di rabbia per non aver saputo mettere su una squadra vincente in una staffetta, e dire che bastava così poco: era sufficiente partire con buon anticipo e avresti composto la migliore squadra master del secolo.
Una squadra master, che poi significa una squadra di persone che hanno tutte quante oltrepassato un 16 luglio, e giocano a correre forte.
Ma ti siedi a sorseggiare una birretta e contempli una new entry di casa tua, un vecchio giradischi amplificato Yamaha.
Sopra ci stai facendo girare l'unico vinile decente che hai trovato nella borsa new entry, piena di 33 giri di canzoncine spazzatura.
The Beatles 1962-1966.
Come suona bene nelle tue orecchie, sentire la musica che arriva da una puntina che corre su un disco.
Senti voci che non sentivi da secoli, come fossero a casa tua, e i granelli di polvere arrivano anche loro, diretti da quella superficie nera, sparati dritti dritti ai tuoi padiglioni.
Hai già deciso che non ti separerai mai da quell'aggeggio.
Contempli un tavolo in una stanza sotterranea, la stessa stanza in cui hai piazzato il giradischi con due enormi casse che suonano.
C'è della carta da disegno, matite e matitoni, pennelli, penne, scarabocchi.
Sorseggi la birra e decidi che in fondo ne vale la pena, di coniare questa regola.
Sì, me ne sbatto i maroni.

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