lunedì 21 novembre 2016

Punk e pillole


Non ti stupire se ti parte la voglia di punk rock, nonostante il termine stesso sia desueto.
La corsa ha cambiato registro ultimamente, è un momento di scarico dalle tensioni, è relax, ha perso quasi del tutto la ricerca dell'adrenalina. Oggi. Poi domani chissà.
Gli stessi massimi esponenti del punk rock, prendi pure i Green Day, loro stessi odiano essere inseriti in questo tipo di classificazione.
Ma non sei un esperto di musica, sei solo un appassionato ascoltatore. La musica accompagna i tuoi giorni, che sia ascoltata o solo ricordata. Perfino immaginata. E non avendo alcuna competenza musicale, per te una musica arrabbiata è quella dei gruppi punk rock, una sorta di genere di protesta, di ribellione che ti è sempre tornato utile, dai 25 anni ad oggi all'incirca.
Quanto ti fa arrabbiare renderti conto della tua impotenza in tutta una serie di aspetti della tua vita, e ancor più il fatto che certi eventi uno se li deve aspettare, anzi, li attende con una precisa collocazione temporale.
Un bambino che ti chiede se davvero, ma davvero esiste Babbo Natale, e lo fa con quello sguardo ormai pressoché rassegnato, rassegnato alla risposta, immediatamente dopo aver terminato la più bella delle sue letterine.
Certo che te l'aspettavi, ovvio.
Letterina scritta a otto anni, quando si scrive già benino e le cose si fanno con impegno, come i compiti.
Che diamine di risposta potrai dargli, se non confondergli ancora più le idee.
C'è qualche errore di fondo, in tutto ciò, nell'illusione o nella disillusione, c''è qualcosa di profondamente sbagliato che ancora ti sfugge. Proprio come in un Gesù Bambino, proprio come in un catechismo o in una messa o una confessione.
Ti butti sul punk rock, perché all'irreparabile non c'è riparo, c'è piuttosto una specie di ipnosi, quella che cerchiamo ogni giorno, anche noi grandi, o adulti o vecchi, come ti va di definirci.
Babbo Natale è un edulcorante, quello che cerchiamo ogni giorno, quella sarebbe la risposta più sensata, la più vera, quella che in fondo vale di più.
Visto che probabilmente la ricerca di un dolcificante è quella che ci spinge a dare il meglio di noi, dagli otto anni in avanti.
Sarebbe anche la risposta più cruda, però. Troppa verità può far male.
Ci dev'essere un errore di fondo, ci dev'essere una soluzione di continuità meno traumatica fra l'infanzia e tutto quello che viene dopo, nei racconti di un papà.
Ma bisognerebbe essere davvero bravi, tu non sai ancora come avresti dovuto fare, già.
Già, stai ancora addolcendo la tua, di pillola.

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