martedì 20 dicembre 2016

per tacer degli astri


Ma quante volte ti sei trovato a proiettare il tuo te stesso in un futuro da pensionato, in qualche scena di vita quotidiana nella quale non si sa bene se ti ritrovi a vivere solo, in compagnia.
Quello che vedi sempre però, è un vecchio fotografato in un'istantanea solitaria, un rientro a casa.
Potrebbe essere raffigurato nell'atto di parcheggiare una bicicletta, o il rientro da una passeggiata o magari, visto il personaggio, anche da una corsa.
Qualche esercizio di ginnastica per sgranchire le articolazioni. 
Una doccia, una colazione, un giornale e una musica. Impugna una matita che, quasi senza la guida della mano, si mette a disegnare e improvvisa un' immagine che prende forma da sola.
Anzi, picchietta sulla tastiera un racconto, che vive quasi di vita propria.

Sbagliato. Sbagliato il concetto. Un'immagine va ragionata, trasformata dal cervello e dall'occhio ben prima di impugnare matita o pennello.
Una storia, per quanto fantasiosa, non uscirà neanche da un cervello esperto, navigato e sanissimo, con buona pace degli astri.
Non esiste un talento artistico talmente bravo da creare l'opera d'arte all'istante, nessuna esperienza ti verrà incontro a tal punto.
Proprio come non esiste il musicista che compone la melodia al primo tentativo, il colpo di genio riguarda solo lo spunto, le prime note o le prime tracce sul foglio, poi c'è bisogno di tempo ed energie.
Anche un futuro da vecchio, non va improvvisato, fermo restando il benestare delle congiunture del destino.
Se vorrai provare ad essere un giovane vecchio, dovrai continuare giorno per giorno a lavorarci su, a provarci, e anche questa è arte.

martedì 13 dicembre 2016

rumore


Sempre in tema di parole al vento, quelle sui social finiscono per essere le peggiori.
Filtra finché vuoi e togli le schifezze, le inutilità, le perversioni, la demenza, la solitudine e la vanità.
Tutta roba che peraltro appartiene anche a te, un po' come a tutti.
Il fatto è che una volta applicati i filtri, rimangono le idee personali di ognuno di noi, il credo politico, quello religioso, le idee geniali, le supposizioni ragionate, le proposte pertinenti.
Dieci cento e mille, tutte insieme, istantanee e contemporanee.
Contrapposte o concordi ma differenti, ognuno ha di certo qualcosa da aggiungere, l'importante è non guardarsi in faccia.
Com'è facile trasformare tutto questo in parole al vento, e tu stesso ti ci trovi, ti ci sei trovato parte in causa, come una pedina in un gioco senza fine e senza vincitori.
Nel periodo che, oltretutto, denota tensione alle stelle e contrapposizioni di un'asprezza mai vista prima.
Ma il social non permette di spiegare le proprie ragioni, non te ne dà il tempo.
Tutt'al più rappresenta un discreto termometro sull'insofferenza reciproca, sulla ricerca di un colpevole, o anche solo di un nemico.
E ora la febbre è alta, non c'è dubbio.
Capisci di essere stato iscritto nel gioco sbagliato troppo tardi, quando leggi frasi che ritieni di non voler sopportare e devi resistere alla voglia di urlare più forte.
Il genio assoluto appartiene ad un solo soggetto, l'industria che ha architettato questo infido meccanismo nel quale siamo cascati quasi tutti, che se la ride sotto i baffi mentre il popolo si scorna, in uno sfogo animalesco, come il toro contro il drappo rosso. 
Ma oggi ti preoccupa più la febbre, la rabbia che trapela negli spazi, o nelle voragini, che si stanno aprendo fra le pedine.

domenica 11 dicembre 2016

e la lista delle cose torbide


Esiste anche la lista delle cose non buone.
Se per decine di volte ti sei ripetuto che la corsa assomiglia molto alla vita, cosa che peraltro molti intorno a te ribadiscono nelle loro personali riflessioni.
Bè c'è la parte che ami meno di questo concetto, quella che in senso negativo ha il massimo termine di confronto è questa: il momento di ripartire da zero.
Quando riparti con una tabella di allenamento, riparti da zero. E quando riparti da zero, dopo mille ripartenze, ti accorgi che non sempre la voglia di ricominciare a pestare i piedi sull'asfalto è così gradita alle tue frequenze mentali.
Sei lento e affaticato, molle e appesantito quando provi ad allungare il passo verso quello che dovrebbe essere un ritmo gara sperato.
Ma forse la mattinata non era delle migliori, forse è colpa della giornata.
Le parole al vento.
A volte gli incontri ti obbligano a dismettere i tuoi panni naturali dell'orso bruno, gli incontri non sempre sono incontri con altri orsi bruni. 
Devi fare uscire le parole di circostanza, le parole al vento, le frasi scontatissime. E ti accorgi di quanto la tua goffaggine sia evidente, nel dover pensare a frasi fatte, proprio poche frazioni di secondo prima di pronunciarle.
Torbido da dire, torbido da ascoltare.
L'indolenza.
La poca voglia di fare le cose che normalmente ti piacciono, è una spia, un allarme.
Una lucina arancione che si accende, come quella della riserva, e allora ti devi fermare.
Non farlo. Non spendere tempo ed energie nel provare a iniziare, il risultato sarebbe una schifezza.
Ma forse è proprio colpa della giornata?
Lo sforzo di adattamento.
Una situazione poco gradita in arrivo, che si tratti di lavoro o mal di denti, ti richiede lo sforzo di plasmare il tuo personaggio alla circostanza di stress che probabilmente dovrai sopportare. 
Bella forza, a chi non capita, ogni tanto.
E in genere  ci si difende con la faccia di bronzo, un'espressione senza espressioni.
Di solito funziona, per lo meno in partenza, poi attenderai che ogni spia di ogni colore si spenga.

venerdì 9 dicembre 2016

la lista delle cose buone


La giornata può dirsi compiutamente vissuta se sei riuscito a fare una serie di cose, o almeno buona parte di queste.
Una corsa, una gara o un allenamento o una passeggiata fra stupendi elementi naturali. Suoni sommessi, sempre uguali e sorprendenti, sorprendersi a riscoprire ogni volta una nota mai sentita prima.
Una lettura di pagine entusiasmanti di un romanzo avvincente. O piu' genericamente: di un libro interessante, o di una lezione di una lingua che non conosci, o un bel film. O insomma, qualcosa che abbia qualcosa di nuovo da raccontarti.
Un'idea, un disegno o una foto che esca dalle tue mani, un accenno, una bozza di una trovata tutta tua che abbia un certo qual valore, o una promessa di un prossimo sviluppo. Inaspettata e clamorosamente sfuggita dai lobi del tuo cervello verso il mondo reale. O una serie di dieci note messe in fila dalle tue dita inesperte senza stonature o interruzione, una melodia uscita fuori per puro caso. 
Un'ebbrezza di un incontro e di un confronto, l'accompagnamento ad una giornata fredda nebbiosa che volge al termine, con una birra forte inglese che rinfresca e una musica che riscalda. Frasi che ti vengono regalate per puro caso da voci esterne e che potrebbero rigirarti nell'anima per anni. 
Giorni vissuti così, con il supporto di sensori ben allenati, lo sai che nulla hanno da temere dalla dimensione del tempo.