giovedì 18 maggio 2017

requiem


E' il requiem di un grande rocchettaro, oggi, e suo malgrado la sua dipartita diventa uno spunto per la terza media, da sorseggiare dietro al suo canto, che giunge da ogni angolo.
Quello se n'è andato, noi siamo qui ancora per un pò, sotto questa volta a botte in penombra, a raccontarci dei nostri drammi.
C'è chi non sopporta il telefono che continua a suonare, e ad ogni squillo impreca contro ogni santo, e da lì parte lo spunto per un discorso acido, buono per tutti.
C'è quello che ha perso una donna, e meno male. E da lì ce n'è per ognuno, un po' come per il lavoro del precedente, ma con piu' entusiasmo.
Ce n'è uno che alla terza media parla di imprese sportive, chi di donne con tette da matrone, chi di filosofia applicata al suono di uno strumento musicale.
Bene.
Pensi con la tua terza media. "Bene", e la posi ancora mezza piena, da uomo saggio.
Non più mezza piena, ne rimane solo un dito sul fondo, ma sempre uomo saggio ti senti, uomo maturo che conosce il limite fra uno stomaco in subbuglio e uno stomaco in rivolta.

I’ll put my hand in flames
I’m just a baby who looks like a boy
Feels like I’m born again
I’m just a baby who looks like a boy

domenica 30 aprile 2017

di quello che brucia

Ora sì che ti manca.
E' stato tremendamente bello correre per tutto il fiato che potevi, è stato uno scherzo, un gioco.
Correndo quella corsa lunghissima non sapevi proprio dove andavi a sbattere, finché non hai trovato quel muro, che peccato.
Che male. Ma alla fine, ora che la ferita si è cicatrizzata, ora sei più forte, e puoi sentirti fiero di aver osato oltre quello che ti era concesso.
E' stato serio, tremendamente serio e niente giochi, niente scherzi, vuoi che te lo dica.
Ora che vivi in questa specie di limbo in cui le corse sono quasi un vizio, la bici è un ferrovecchio a cui dedicarti solo per sudare, e il resto è solo esercizio per bruciare.
Sai bene che tutto ti brucia intorno, anche se non ti ci metti pure tu, col tuo sudore.
La tua forza, fra tutto quello che brucia intorno, è quella che ti ha permesso di stare fuori dai giochi, ripromettendoti che prima o poi tornerai, magari un po' sottotono, magari meno impetuoso.
Ma hai voglia di correre e non sai quanto potrà durare.
Davvero, gambe o non gambe, ora sì che ti manca.

martedì 4 aprile 2017

in secondo piano



Proprio di recente, discorrendo del più e del meno, ti hanno spiegato che il desiderio di affermazione del proprio ego fa parte degli istinti primari, non è mica una debolezza qualunque come può essere il desiderio di una torta alla panna.
Allora ci pensi su, arrivi a casa e su "almost a runner" piazzi un acquerello che ha come tema una paio di barche parcheggiate in riva al (mare?) (lago?), insomma un acquerello che ha ben appagato il tuo sforzo, dipinto il giorno in cui desideravi rendere l'idea della luce e dell'ombra e hai avuto il sentore che il risultato fosse conforme alle aspettative.
Riguardandolo oggi, non è più cosi, la cosa più bella che vedi oggi sono le due casupole in alto a sinistra, quelle che rendono bene l'idea della distanza, sembrano vere.
Il resto ha perso il valore che aveva quel giorno là, oggi vedi due barcacce copiate da una foto, sotto una luce troppo artificiale e anche poco allegra.
Le corse e le tue gare, nel giro di pochi mesi, hanno ricevuto una specie di trattamento decolorante oltremodo analogo a questo, semplicemente perché hanno cambiato forma, sotto la polvere dei pochi giorni trascorsi.
E ti spiego.
Mentre corri la tua mezza maratona, sei tutt'uno col desiderio di affermazione della tua forza, e bene, è un istinto primario a cui non puoi sottrarti. Guai a sottrarti, sei un animale anche tu.
Fai passare qualche mese, e trascorri questo tempo da ex podista per cause non volontarie, ma anzi, obbligate da  inconvenienti fisici insormontabili, e ti rendi conto che il tempo cambia forma alla percezione delle cose in un batter d'occhio, molto più in fretta della geometria, di quelle stesse forme.
Ovvio, rimpiangi la sensazione di chilometri di strada corsi a ritmi sostenuti, il sapore di quegli ultimi cinque chilometri di consapevolezza di una grande gara in fase conclusiva.
Ovvio. Ma che ne rimane? Nessuna impresa epica, piuttosto il viso di qualche persona che applaudiva, qualche orizzonte di colori inaspettati nei momenti di maggiore fatica.
La ricerca di una lucidità mentale che ti aiutasse a non mollare, o la forza che scoprivi dentro di te nella capacità di non mollare mai il tuo passo.
Oggi cambi forma, cambi movimenti, cerchi quelli che non ti fanno male.
La forza è sempre la stessa, ma meno evidente, un pò come le due casette là in fondo, probabilmente è la base che governa tutto quanto.




domenica 12 marzo 2017

primavera e allergie

Partiamo da una frase complessa che è: la fuga dallo stereotipo e dalla retorica accompagna giorno dopo giorno il tuo pessimismo devastante.
Non hai una grande padronanza della lingua italiana, per cui ora ti tocca un certo sforzo per spiegarla in parole comprensibili.
Gli intercalari e le frasi fatte ti danno un certo disgusto, l'euforia artificiosa ti intristisce e la ricerca del consenso ti deprime.
Con questo non si può dire che tu abbia una ricetta migliore da elargire, non hai davvero nessun rimedio per la vanità, la tua e quella degli altri. 
E' una tentazione troppo forte per resistere a coglierla al momento buono.
Ma che importa, siamo umani e in balia di mille debolezze, che male può fare se centellinata e riservata ai momenti giusti?
Hai usato centinaia di intercalari anche in questo blog, con la scusa "intrinseca" che non trattandosi di un social network stavi parlando solo a te stesso. 
Bugia. Vanità.
Il tuo pessimismo devastante è la coscienza dell'inutilità di mille parole che scorrono a fiumi, proprio come quelle dei social, o le tue. 
Qualche entità ci ha dato la facoltà di aprire le menti al mondo, e quello che ne esce è più o meno desolante. 
Sarà per questo che le tue corse sono rivolte, ogni giorno di più, verso la scoperta della natura?
Sarà per questo.
Un bambino che sa parlare da pochi anni dà il giusto peso alle parole, osserva i colori e scandisce il tempo al giusto ritmo, vede stagioni che scorrono lentamente davanti ai suoi occhi curiosi.  
Tu invece sei grande, ora ti tocca schivare i luoghi comuni, le frasi fatte e lavorarci su. Forse smettere di pensare alla competizione fisica, a quella dialettica, a competere in ogni senso.
Per fortuna inizia la primavera, ora hai più opzioni davanti a te.

mercoledì 8 marzo 2017

passo lungo


E certo che ti piace correre, apprezzavi in particolare quelle giornate limpide in cui ti trovavi di fronte a quei panorami d'aria tersa con vista montagne.
Ma che ci puoi fare se le caviglie fanno cilecca e ti sei messo a corricchiare.
E cerchi quelle montagne innevate ma mica le vedi, c'è foschia tutto intorno.
Corri piano per non sentire i dolori e ti nascondi nella foschia, e ti adagi in quel limbo bambagioso in cui ti senti protetto, e pensi ad altro.
Ma certo che ti piace correre, quando sei solo ti piace forzare e sentire il respiro che va a mille, e il presagio della forza che quelle cime bianche fra poco, tempo pochi istanti, ti faranno entrare in corpo.
Puoi provare a giocare a fare il corridore con il diavolo in corpo, puoi provarci anche ora, e così perché no, allunghi il passo.
L'adrenalina è sempre la stessa, è una piacevole sensazione.
Hai fatto bene a provare, anche se poi ti toccherà, magari, metterci su impacchi di ghiaccio, ma l'adrenalina deve sempre accompagnare la tua vita.
In ogni cosa che fai, non farla mai mancare, e ricordati ogni tanto di riscoprire che gusto ha.

martedì 28 febbraio 2017

leggero


Hai imparato che in genere è meglio assecondare le forze che ti accompagnano.
Ti rendi conto che certe tue assenze prolungate possono sembrare atteggiamenti di fastidiosa supponenza.
Ma in realtà non hai mai smesso di ringraziare chi si rivolge a te con un saluto, un messaggio, un paio di parole di vicinanza.
Eri troppo distratto, così distratto da un'attenzione rivolta ad altro, che quasi potevi essere frainteso. Avevi il timore di perdere qualcuna delle tue bussole: se avessi voltato lo sguardo così, repentinamente, avresti potuto perdere il filo logico di qualche ricerca illogica, rincorsa sul momento.
Che questo si chiami egoismo, è possibile. Ma a tua discolpa puoi dire che tu stesso hai rinunciato a tutte le tue corse, e non sei capace di riprenderle così facilmente.
Sei talmente grato a certe persone, quelle con cui hai condiviso certi periodi, che non sai proprio come potresti dire un adeguato grazie. O adeguatamente scusarti.
Quello che cerchi ora è solo un po' di leggerezza, e quando ti troverai seduto ad un bancone di legno, potrai pensare che i giusti colori e la giusta musica nell'aria, ti daranno nuovi spunti.
Basta aspettare, assecondare le forze che ti accompagnano.

lunedì 27 febbraio 2017

R.E.M.


E' successo che le cose sono cambiate, un buon giocatore sa adattarsi al cambiamento delle regole, come un maratoneta deve saper affrontare tutti gli imprevisti che possono verificarsi in tre ore di corsa, sbalzi di temperatura, condizioni fisiche...
Bene, ora stai vivendo giornate drasticamente diverse da quelle di un anno fa. Allora si pensava a correre in proiezione di gare importanti, a volare in cerca del ritmo perfetto.
Ora corri per mantenere un battito accettabile nel tuo ritmo cardiaco, corri affrontando un fisico riluttante per convincere il cuore a superare quel range di minimo vitale, sotto il quale ogni colore potrebbe cedere tono.
La giornata è dedicata un pò al lavoro e poi a tutto il resto. 
In tutto il resto c'è la tua funzione paterna, e poi a sua volta, tutto il resto.
In tutto il resto restante, c'è dello sport, la lettura di un libro, l'arte desiderata, l'immagine ammirata, la raffigurazione prodotta, il pensiero ascoltato, quello pensato, quello detto e quello scritto.
Una musica rock che ha rallentato il suo ritmo ma che comunque ha cose interessanti da farti ascoltare.
Manca però un orecchio allenato, come pure al momento registri questa fatica nel concretizzare la capacità di adattamento ai colori invernali, immagini grigioline a cui non eri più così avvezzo.
Potresti scommettere che si tratti di invecchiamento, se questi fossero pensieri espressi da qualcun altro e non tuoi.
Ma il nervosismo che denota quel tuo rapido movimento degli occhi tradisce quella solita inquietudine di sempre, quella che tende a raggiungere qualche equilibrio forse mai raggiunto.

mercoledì 22 febbraio 2017

obiettivi


Hai corso anche oggi, già abbandonata la verve da record chilometrico, da bp in maratona, da gloria da classifica di categoria, iniziato un 2017 con una certa avversione alla competizione.
Che mica serve nasconderlo, sei stufo di spingere su piedi che non ne vogliono sapere, per un pò ci hai provato a insistere, ma che diamine.
E poi ti dici, va bene sei un metodico, sei un metodico con tendinite bilaterale, hai finito un anno rispettando un obiettivo, ora iniziane un altro cambiando obiettivo. 
Tutto sommato ti sei fatto una ragione su quello a cui si tende, fermati per un attimo a parlare con chi vuoi e scoprirai che la ricerca di ognuno è rivolta ad una qualche forma di bellezza, un'immagine molto, davvero molto personale e soggettiva.
Talmente soggettiva che ciò a cui molti tendono va a discapito di altri, quasi fosse una deviazione.
Hai scoperto persone che bruciano di rancore, talvolta rivolto direttamente alla tua persona.
Ma non dovendo cedere il passo ad un finto buonismo, bisogna saper accettare che la rabbia esiste, fra le molteplici prerogative delle persone, e la rabbia talvolta può prendere il sopravvento fra tutti i nostri sentimenti.
La difficoltà a cui devi fare fronte, oltre alla tendinite, la rabbia di alcune persone nei tuoi confronti, l'impaccio nel districarti ogni giorno fra meteore di guai imprevedibili ma comunque implacabili, la difficoltà è quella di darti un obiettivo importante, oltre a quelli quotidiani.
Chiunque sia arrivato a leggere fino a questa riga dev'essere una persona dotata di molta pazienza, o interesse nei tuoi confronti.
Non puoi che ringraziare chi ti ha seguito fino a questa riga, pur senza avere risposte precise da offrire.
Di certo la fortuna è conoscere la bellezza che rimane dentro ognuno di noi, ed essere così bravi da non precipitare nel rancore.  
Questa è solo la base, poi per il 2017 hai ancora tanto da capire.

venerdì 17 febbraio 2017

immagini


Riesci a realizzare il motivo per cui sei così attratto dall'arte figurativa quando vedi all'opera artisti che si dedicano alla pittura spontanea.
Metti insieme una mano esperta, gli elementi naturali ed il caso, e quest'ultimo in un certo senso appartiene anch'esso al novero degli elementi naturali.  
Quello che ne esce è un'opera d'arte che sembra quasi crearsi da sola, quasi come fosse sempre esistita, come se avesse semplicemente raggiunto una forma più facilmente codificabile dall'occhio umano.
Questo ti entusiasma, il fatto che le tue mani potrebbero imparare un giorno ad avvicinarsi un pochino a risultati come questo.
Ti attrae la consapevolezza di poter anche fallire l'obiettivo, e la certezza che comunque valga la pena sperimentare.
Ammiri ogni manifestazione umana volta a impiegare i propri mezzi, corpo e mente, quale medium che sappia tradurre in forma tangibile l'essenza della bellezza.
Ogni attività a cui ci dedichiamo ha una parentela con questo, l'arte è semplicemente un esempio di più immediata comprensione del legame che esiste fra ciò che è dentro e ciò che è fuori, la dimostrazione di quanto siamo parte del mondo che ci gira intorno.
Sarà per questo che hai sempre macinato chilometri di corsa guardandoti intorno con tanta curiosità, sarà per il desiderio di catturare e fare tue le immagini che ti scorrevano intorno?


mercoledì 15 febbraio 2017

così non vale


Ieri a fine giornata avresti voluto dirglielo che così non vale.
E' gioco sleale metterti sotto processo per tutta la durata di un giorno, solo ti mancava l'interlocutore fisico a cui rivolgere la lamentela.
O meglio, sono stati tanti, troppi, si sono sommati l'uno sull'altro e così hai capito che ieri ti toccava il giorno disastroso, quello in cui gli elementi si rivoltano contro.
E' uno di quei giorni che capitano di rado, ma bisogna aspettarseli, spalle larghe.
Certo una volta facevano male, quelle giornate che a saperlo prima, uno se ne sta a casa senza muovere una paglia.
Quelle che quando ti ci trovi a giostrartele, lì nel bel mezzo della battaglia, sai per certo che ogni paglia mossa andrà nella direzione sbagliata.
Ringrazi i tuoi ventimila chilometri di corsa, se arrivi a sera senza disperarti, quelli sì che ti hanno insegnato un sacco di cose utili.
Per esempio. 
Tutte le trecentomila volte che hai sputato sangue in allenamenti a ritmi spropositati, facendo scoppiare il cuore, e neanche tanto in senso figurato.
Per trovarti il giorno della gara e vedere i tuoi diretti avversari, quelli che pensavi fossero alla tua portata, allontanarsi pian piano verso l'orizzonte.
Ammettere di non potercela fare non è facile, ma a lungo andare fortifica.
Resta però il conto aperto, con quelli della battaglia di ieri, persa o pareggiata che sia, sono in debito con te.
Hanno rubato un'altra buona giornata della tua vita, altre 24 ore sprecate inutilmente, e peggio, sottraendoti del buonumore. 
Non c'è denaro che ripaga le ore grigie della tua vita, quelle ti cancellano la poesia, i colori, la musica, le emozioni. 
Così oggi esci col coltello fra i denti e sfidi tutti a duello, provateci ancora una volta.

martedì 7 febbraio 2017

frequenze



Se ti fermi a pensarci in modo semiserio, ti rendi conto che è stimolante la cosa.
Potresti esserti stufato di correre, un po' per noia, un po' per gli acciacchi, un po' per l'insofferenza che inizia a darti quella certa esaltazione a mo' di setta religiosa che salta fuori ogni santa domenica sera in un gruppo podistico amatoriale.
Insomma, è successo che da almost runner ti eri in un primo tempo trasformato in un vero runner.
Per poi ritrovarti, almeno allo stato attuale, un ex runner. Un praticante di jogging che tiene alla forma fisica.
Almeno per ora, s'intende.
Stimolante è ritrovarsi a riversare una cascata di energie verso altro, la tua attenzione è catturata, da un giorno all'altro, da altre frequenze che sembrano volerti condurre altrove, e non sai bene dove.
Troppa grazia, la consapevolezza che il tuo orizzonte non si sia arenato su una linea d'arrivo di una corsa podistica.
Momento confuso, stanchezza diffusa, questo sì. E mica puoi sapere con certezza che non ti torni la voglia di correre veloce.
Ma oggi mente e corpo si ribellano, meglio assecondarli.

venerdì 3 febbraio 2017

raffreddori e storie geniali


C'è quella sera che sei tutto raffreddato. Spegni le luci e ti metti sul divano con copertina e tisanina fumante, naso rosso e faccia bianca.
Per una volta dopo mesi si guarda la tv e decidi di guardare "Donnie Darko", celeberrimo film, tanto decantato, ti eri da tempo ripromesso di vederlo ma fin'ora non c'eri mai riuscito.
Ti ipnotizzi davanti a Donnie Darko, ti ci incolli fino alla fine e quando stacchi gli occhi dallo schermo dici "Non ho capito".
Così riparti con la moviola, il telecomando spinge avanti e indietro e rivedi un reattore perso da un aereo in volo che casualmente precipita dritto dritto nella camera da letto di Donnie, in piena notte.
Il quale Donnie, nel frattempo era uscito di casa, sonnambulo, a farsi un pisolino al parco. Salvo.
Sonnambulo e schizofrenico, vive in preda ad allucinazioni.
Fra le quali l'apparizione di un amico immaginario, un uomo coniglio, di nome Frank, che gli parla e dice cose apparentemente insensate.
E' un film fantastico. "Non ho ancora capito", ma è il tuo film.
Devi scavare, perché qui c'è la storia che avresti voluto scrivere, o raccontare, o inventare.
Donnie d'improvviso sente il bisogno di credere alla fattibilità di un viaggio nel tempo, dovrebbe bastare trovare la porta giusta ed usare il giusto mezzo di trasporto.
Una vicina di casa, una vecchia ultracentenaria pazza, ex professoressa di scienze, che farnetica teorie sulla curvatura spazio-tempo, diventa la fonte del suo nuovo credo.
E così via, avanti e indietro col telecomando finché non metti a fuoco la genialità della storia di questo film. E ora hai capito.
La morale, se ce la vuoi mettere, è che devi trovare il giusto equilibrio fra ciò che sta fuori e ciò che sta dentro. Non vale restare sempre alla finestra a guardare, non vale logorarti nell'introspezione, sono attività complementari, e devi mantenerle vive entrambe.

mercoledì 25 gennaio 2017

diario

Sarebbe bello essere abbastanza costante da scrivere tre righe di diario ogni giorno.
Sarebbe bello e appagante averne il tempo, la voglia e la determinazione.
Ma se vuoi essere padrone del tuo tempo, o almeno averne l'illusione, dovrai provarci, e se non ci riuscirai domani, almeno ci proverai nei prossimi giorni, ad uscire da questa sorta di letargo e a riprendere il ritmo delle mille cose vorticose che ti chiamano a rapporto.
E a mantenere il loro scadenzario.
Ma piano piano, perché in fondo la sensazione di pesantezza che ti accompagna ultimamente ha un suo perché, non è per forza uno status negativo.
Chi ha detto che devi essere sempre tu a dover accelerare, chi ha detto che non si può aspettare il prossimo giro?
E se oggi hai la conferma che la corsa in compagnia è sempre una piacevole sensazione, alla fine non puoi far altro che tornare al tuo letargo, perché al momento hai bisogno di capire se due caviglie doloranti meritano tutto il resto.
Insomma, non hai gare da disputare nel futuro immediato, devi ancora pensare ad altro.

domenica 15 gennaio 2017

letargo


Effettivamente è proprio andata così, ti sei un po' alienato dal mondo, qualcuno ti sta anche chiedendo come mai.
Hai ristretto il campo a un paio di compagni di birrette, il resto del tempo lo devi dedicare ai tuoi bimbi e cercare anche di imparare il mestiere, che non è facile, giacché non basta la presenza fisica, ma è richiesta una cospicua dose di energia, per non diventare in quattro e quattr'otto un genitore trasparente.
Non è per una sola ragione, se al momento sei tornato anche a corse solitarie, a poca presenza in campo sociale, oltre al motivo di cui ante.
Hai male ai tendini, correre perennemente col dolore addosso non è entusiasmante, e il carattere da canis lupus italicus ti induce a tenerti per te queste corse, preferisci chiuderti in questo andamento lento che caratterizza la tua - scarsa - attività sportiva del momento.
Hai fatto un paio di passi falsi di recente, ma insomma, sempre in buona fede, e a volte le cose più naturali possono risultare così nocive per il mondo intorno.
Cosicché il tuo carattere da ursus arctos marsicanus ti impone di espiare qualche colpa di troppo in un doveroso claustro? Può essere anche questa, come può essere che il mese di gennaio più semplicemente si addica al letargo del bestione.
Saranno molti fattori insieme, molti passi falsi dell'ultimo decennio che si sommano uno sull'altro, che tornano ora a presentarti il conto. 
C'è da pensare a cosa combinare da qui in avanti, mettere insieme molti pezzi e dare un senso a quello che ne esce.
Quindi no, non era intenzionale questo periodo, è semplicemente il risultato di una somma di fattori, e da qualche parte bisognerà pure arrivare.

martedì 10 gennaio 2017

una neve gelata

Una neve gelata, e per fortuna hai corso al mattino, perché ora le scarpe scivolerebbero sull'asfalto come slittini.
Il bello del mese di gennaio è la sera della nevicata gelata, ma solo quando riesci a non preoccuparti della mattina successiva, che ti vedrà combattere contro gli elementi.
Insomma, per tirare fuori la macchina da una rampa del garage, partire e raggiungere l'ufficio.
Non ti preoccupi, stasera, e accendi il barbecue sotto la tettoia del terrazzo, un bel fuocherello sotto la neve gelata.
Sotto la farina gelata sorseggi la birretta, e ti rendi conto di quanto ghiaccio ci sia tutto intorno, lo vedi scendere anche al buio.
Aiuta, il ghiaccio che sta fuori, a scoprire quello che c'è dentro. Il fuocherello aiuta a scioglierlo.
Bella serata, giovanotto.

martedì 3 gennaio 2017

asincrono


Inutile nasconderlo, nutri tutta una serie di dubbi sulla valenza di quello che combini ultimamente.
Ti trovi a vivere uno di quei periodi, speri breve, in cui più o meno ogni attività risulta, se vuoi definirla con pragmatico senso critico, una merda. 
Non hai mai smesso di correre, perché senti che la corsa è uno di quei marchingegni che mantengono vivo quel moto basico che, paragonato ad un motore a scoppio, è il minimo di giri che bisogna tenere per non spegnersi.
Ma la corsa ti provoca dolore.
E' un dolore sostanzialmente fisico, perché mentre dalle caviglie arriva un dolore più acuto del solito, dall'anima arriva un altro dolore, meno definibile, che si trasforma in dolore fisico e che probabilmente decide di riversarsi brutalmente, anch'esso, sulle tue caviglie.
Una corsa invernale tempo fa era ricca di spunti, specie in giornate assolate come questa.
Cambi scarpe, cerchi un modello di scarpe mai provate prima, sono leggere e molto ammortizzate, adatte a correre piano, probabilmente non pensate per gareggiare.
Ma nonostante il cambio di scarpe, ti accorgi che non hai ancora cambiato il tuo vestito grigio.
Durante gli scorsi inverni, lungo le tue strade rimanevano quei pochi animali che resistevano alle temperature più rigide, e nel profondo silenzio ti aspettavano in mezzo a colline bianche e desolate, a mezzogiorno, e al tuo arrivo partivano col loro stornello.
Ti facevano ascoltare finalmente il loro verso, quello che altrimenti mai avresti potuto scoprire in altre stagioni, fra tutti quei fruscii vegetali.
Il protagonista del'inverno non è la poiana, ci sono altri volatili che aspettano il tuo arrivo, sono uccelli altrettanto timidi ma meno vistosi.
Ma quando sopraggiungi correndo, arriva un rumoroso trattore che li spaventa e li spazza via.
Quando la corsa non accompagna i tuoi ritmi, il tempo trascorso in un ufficio diventa pesante.
E poi, quando arrivi a casa impugnare una matita è come sollevare un macigno.
E allora è il caso di fermarti, e di decidere che non devi per forza buttarti in improbabili acrobazie, ma magari è meglio aspettare momenti migliori, che tutto quanto riprenda l'armonia.
Non ci riuscirai da solo, a sincronizzare i tuoi ritmi con quelli del resto del mondo, capisci che è ora di fermarti ad aspettare che i ritmi tornino a combaciare.
Nel frattempo puoi fare del resto, per esempio puoi fermarti e contemplare quello che succede intorno a te.
Scoprire che può essere interessante lo stesso, che se non puoi essere parte del gioco, in fondo non è così importante che ci sia anche tu, là in mezzo.