mercoledì 25 gennaio 2017

diario

Sarebbe bello essere abbastanza costante da scrivere tre righe di diario ogni giorno.
Sarebbe bello e appagante averne il tempo, la voglia e la determinazione.
Ma se vuoi essere padrone del tuo tempo, o almeno averne l'illusione, dovrai provarci, e se non ci riuscirai domani, almeno ci proverai nei prossimi giorni, ad uscire da questa sorta di letargo e a riprendere il ritmo delle mille cose vorticose che ti chiamano a rapporto.
E a mantenere il loro scadenzario.
Ma piano piano, perché in fondo la sensazione di pesantezza che ti accompagna ultimamente ha un suo perché, non è per forza uno status negativo.
Chi ha detto che devi essere sempre tu a dover accelerare, chi ha detto che non si può aspettare il prossimo giro?
E se oggi hai la conferma che la corsa in compagnia è sempre una piacevole sensazione, alla fine non puoi far altro che tornare al tuo letargo, perché al momento hai bisogno di capire se due caviglie doloranti meritano tutto il resto.
Insomma, non hai gare da disputare nel futuro immediato, devi ancora pensare ad altro.

domenica 15 gennaio 2017

letargo


Effettivamente è proprio andata così, ti sei un po' alienato dal mondo, qualcuno ti sta anche chiedendo come mai.
Hai ristretto il campo a un paio di compagni di birrette, il resto del tempo lo devi dedicare ai tuoi bimbi e cercare anche di imparare il mestiere, che non è facile, giacché non basta la presenza fisica, ma è richiesta una cospicua dose di energia, per non diventare in quattro e quattr'otto un genitore trasparente.
Non è per una sola ragione, se al momento sei tornato anche a corse solitarie, a poca presenza in campo sociale, oltre al motivo di cui ante.
Hai male ai tendini, correre perennemente col dolore addosso non è entusiasmante, e il carattere da canis lupus italicus ti induce a tenerti per te queste corse, preferisci chiuderti in questo andamento lento che caratterizza la tua - scarsa - attività sportiva del momento.
Hai fatto un paio di passi falsi di recente, ma insomma, sempre in buona fede, e a volte le cose più naturali possono risultare così nocive per il mondo intorno.
Cosicché il tuo carattere da ursus arctos marsicanus ti impone di espiare qualche colpa di troppo in un doveroso claustro? Può essere anche questa, come può essere che il mese di gennaio più semplicemente si addica al letargo del bestione.
Saranno molti fattori insieme, molti passi falsi dell'ultimo decennio che si sommano uno sull'altro, che tornano ora a presentarti il conto. 
C'è da pensare a cosa combinare da qui in avanti, mettere insieme molti pezzi e dare un senso a quello che ne esce.
Quindi no, non era intenzionale questo periodo, è semplicemente il risultato di una somma di fattori, e da qualche parte bisognerà pure arrivare.

martedì 10 gennaio 2017

una neve gelata

Una neve gelata, e per fortuna hai corso al mattino, perché ora le scarpe scivolerebbero sull'asfalto come slittini.
Il bello del mese di gennaio è la sera della nevicata gelata, ma solo quando riesci a non preoccuparti della mattina successiva, che ti vedrà combattere contro gli elementi.
Insomma, per tirare fuori la macchina da una rampa del garage, partire e raggiungere l'ufficio.
Non ti preoccupi, stasera, e accendi il barbecue sotto la tettoia del terrazzo, un bel fuocherello sotto la neve gelata.
Sotto la farina gelata sorseggi la birretta, e ti rendi conto di quanto ghiaccio ci sia tutto intorno, lo vedi scendere anche al buio.
Aiuta, il ghiaccio che sta fuori, a scoprire quello che c'è dentro. Il fuocherello aiuta a scioglierlo.
Bella serata, giovanotto.

martedì 3 gennaio 2017

asincrono


Inutile nasconderlo, nutri tutta una serie di dubbi sulla valenza di quello che combini ultimamente.
Ti trovi a vivere uno di quei periodi, speri breve, in cui più o meno ogni attività risulta, se vuoi definirla con pragmatico senso critico, una merda. 
Non hai mai smesso di correre, perché senti che la corsa è uno di quei marchingegni che mantengono vivo quel moto basico che, paragonato ad un motore a scoppio, è il minimo di giri che bisogna tenere per non spegnersi.
Ma la corsa ti provoca dolore.
E' un dolore sostanzialmente fisico, perché mentre dalle caviglie arriva un dolore più acuto del solito, dall'anima arriva un altro dolore, meno definibile, che si trasforma in dolore fisico e che probabilmente decide di riversarsi brutalmente, anch'esso, sulle tue caviglie.
Una corsa invernale tempo fa era ricca di spunti, specie in giornate assolate come questa.
Cambi scarpe, cerchi un modello di scarpe mai provate prima, sono leggere e molto ammortizzate, adatte a correre piano, probabilmente non pensate per gareggiare.
Ma nonostante il cambio di scarpe, ti accorgi che non hai ancora cambiato il tuo vestito grigio.
Durante gli scorsi inverni, lungo le tue strade rimanevano quei pochi animali che resistevano alle temperature più rigide, e nel profondo silenzio ti aspettavano in mezzo a colline bianche e desolate, a mezzogiorno, e al tuo arrivo partivano col loro stornello.
Ti facevano ascoltare finalmente il loro verso, quello che altrimenti mai avresti potuto scoprire in altre stagioni, fra tutti quei fruscii vegetali.
Il protagonista del'inverno non è la poiana, ci sono altri volatili che aspettano il tuo arrivo, sono uccelli altrettanto timidi ma meno vistosi.
Ma quando sopraggiungi correndo, arriva un rumoroso trattore che li spaventa e li spazza via.
Quando la corsa non accompagna i tuoi ritmi, il tempo trascorso in un ufficio diventa pesante.
E poi, quando arrivi a casa impugnare una matita è come sollevare un macigno.
E allora è il caso di fermarti, e di decidere che non devi per forza buttarti in improbabili acrobazie, ma magari è meglio aspettare momenti migliori, che tutto quanto riprenda l'armonia.
Non ci riuscirai da solo, a sincronizzare i tuoi ritmi con quelli del resto del mondo, capisci che è ora di fermarti ad aspettare che i ritmi tornino a combaciare.
Nel frattempo puoi fare del resto, per esempio puoi fermarti e contemplare quello che succede intorno a te.
Scoprire che può essere interessante lo stesso, che se non puoi essere parte del gioco, in fondo non è così importante che ci sia anche tu, là in mezzo.