martedì 3 gennaio 2017

asincrono


Inutile nasconderlo, nutri tutta una serie di dubbi sulla valenza di quello che combini ultimamente.
Ti trovi a vivere uno di quei periodi, speri breve, in cui più o meno ogni attività risulta, se vuoi definirla con pragmatico senso critico, una merda. 
Non hai mai smesso di correre, perché senti che la corsa è uno di quei marchingegni che mantengono vivo quel moto basico che, paragonato ad un motore a scoppio, è il minimo di giri che bisogna tenere per non spegnersi.
Ma la corsa ti provoca dolore.
E' un dolore sostanzialmente fisico, perché mentre dalle caviglie arriva un dolore più acuto del solito, dall'anima arriva un altro dolore, meno definibile, che si trasforma in dolore fisico e che probabilmente decide di riversarsi brutalmente, anch'esso, sulle tue caviglie.
Una corsa invernale tempo fa era ricca di spunti, specie in giornate assolate come questa.
Cambi scarpe, cerchi un modello di scarpe mai provate prima, sono leggere e molto ammortizzate, adatte a correre piano, probabilmente non pensate per gareggiare.
Ma nonostante il cambio di scarpe, ti accorgi che non hai ancora cambiato il tuo vestito grigio.
Durante gli scorsi inverni, lungo le tue strade rimanevano quei pochi animali che resistevano alle temperature più rigide, e nel profondo silenzio ti aspettavano in mezzo a colline bianche e desolate, a mezzogiorno, e al tuo arrivo partivano col loro stornello.
Ti facevano ascoltare finalmente il loro verso, quello che altrimenti mai avresti potuto scoprire in altre stagioni, fra tutti quei fruscii vegetali.
Il protagonista del'inverno non è la poiana, ci sono altri volatili che aspettano il tuo arrivo, sono uccelli altrettanto timidi ma meno vistosi.
Ma quando sopraggiungi correndo, arriva un rumoroso trattore che li spaventa e li spazza via.
Quando la corsa non accompagna i tuoi ritmi, il tempo trascorso in un ufficio diventa pesante.
E poi, quando arrivi a casa impugnare una matita è come sollevare un macigno.
E allora è il caso di fermarti, e di decidere che non devi per forza buttarti in improbabili acrobazie, ma magari è meglio aspettare momenti migliori, che tutto quanto riprenda l'armonia.
Non ci riuscirai da solo, a sincronizzare i tuoi ritmi con quelli del resto del mondo, capisci che è ora di fermarti ad aspettare che i ritmi tornino a combaciare.
Nel frattempo puoi fare del resto, per esempio puoi fermarti e contemplare quello che succede intorno a te.
Scoprire che può essere interessante lo stesso, che se non puoi essere parte del gioco, in fondo non è così importante che ci sia anche tu, là in mezzo.

Nessun commento:

Posta un commento