venerdì 3 febbraio 2017

raffreddori e storie geniali


C'è quella sera che sei tutto raffreddato. Spegni le luci e ti metti sul divano con copertina e tisanina fumante, naso rosso e faccia bianca.
Per una volta dopo mesi si guarda la tv e decidi di guardare "Donnie Darko", celeberrimo film, tanto decantato, ti eri da tempo ripromesso di vederlo ma fin'ora non c'eri mai riuscito.
Ti ipnotizzi davanti a Donnie Darko, ti ci incolli fino alla fine e quando stacchi gli occhi dallo schermo dici "Non ho capito".
Così riparti con la moviola, il telecomando spinge avanti e indietro e rivedi un reattore perso da un aereo in volo che casualmente precipita dritto dritto nella camera da letto di Donnie, in piena notte.
Il quale Donnie, nel frattempo era uscito di casa, sonnambulo, a farsi un pisolino al parco. Salvo.
Sonnambulo e schizofrenico, vive in preda ad allucinazioni.
Fra le quali l'apparizione di un amico immaginario, un uomo coniglio, di nome Frank, che gli parla e dice cose apparentemente insensate.
E' un film fantastico. "Non ho ancora capito", ma è il tuo film.
Devi scavare, perché qui c'è la storia che avresti voluto scrivere, o raccontare, o inventare.
Donnie d'improvviso sente il bisogno di credere alla fattibilità di un viaggio nel tempo, dovrebbe bastare trovare la porta giusta ed usare il giusto mezzo di trasporto.
Una vicina di casa, una vecchia ultracentenaria pazza, ex professoressa di scienze, che farnetica teorie sulla curvatura spazio-tempo, diventa la fonte del suo nuovo credo.
E così via, avanti e indietro col telecomando finché non metti a fuoco la genialità della storia di questo film. E ora hai capito.
La morale, se ce la vuoi mettere, è che devi trovare il giusto equilibrio fra ciò che sta fuori e ciò che sta dentro. Non vale restare sempre alla finestra a guardare, non vale logorarti nell'introspezione, sono attività complementari, e devi mantenerle vive entrambe.

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