domenica 30 aprile 2017

di quello che brucia

Ora sì che ti manca.
E' stato tremendamente bello correre per tutto il fiato che potevi, è stato uno scherzo, un gioco.
Correndo quella corsa lunghissima non sapevi proprio dove andavi a sbattere, finché non hai trovato quel muro, che peccato.
Che male. Ma alla fine, ora che la ferita si è cicatrizzata, ora sei più forte, e puoi sentirti fiero di aver osato oltre quello che ti era concesso.
E' stato serio, tremendamente serio e niente giochi, niente scherzi, vuoi che te lo dica.
Ora che vivi in questa specie di limbo in cui le corse sono quasi un vizio, la bici è un ferrovecchio a cui dedicarti solo per sudare, e il resto è solo esercizio per bruciare.
Sai bene che tutto ti brucia intorno, anche se non ti ci metti pure tu, col tuo sudore.
La tua forza, fra tutto quello che brucia intorno, è quella che ti ha permesso di stare fuori dai giochi, ripromettendoti che prima o poi tornerai, magari un po' sottotono, magari meno impetuoso.
Ma hai voglia di correre e non sai quanto potrà durare.
Davvero, gambe o non gambe, ora sì che ti manca.

martedì 4 aprile 2017

in secondo piano



Proprio di recente, discorrendo del più e del meno, ti hanno spiegato che il desiderio di affermazione del proprio ego fa parte degli istinti primari, non è mica una debolezza qualunque come può essere il desiderio di una torta alla panna.
Allora ci pensi su, arrivi a casa e su "almost a runner" piazzi un acquerello che ha come tema una paio di barche parcheggiate in riva al (mare?) (lago?), insomma un acquerello che ha ben appagato il tuo sforzo, dipinto il giorno in cui desideravi rendere l'idea della luce e dell'ombra e hai avuto il sentore che il risultato fosse conforme alle aspettative.
Riguardandolo oggi, non è più cosi, la cosa più bella che vedi oggi sono le due casupole in alto a sinistra, quelle che rendono bene l'idea della distanza, sembrano vere.
Il resto ha perso il valore che aveva quel giorno là, oggi vedi due barcacce copiate da una foto, sotto una luce troppo artificiale e anche poco allegra.
Le corse e le tue gare, nel giro di pochi mesi, hanno ricevuto una specie di trattamento decolorante oltremodo analogo a questo, semplicemente perché hanno cambiato forma, sotto la polvere dei pochi giorni trascorsi.
E ti spiego.
Mentre corri la tua mezza maratona, sei tutt'uno col desiderio di affermazione della tua forza, e bene, è un istinto primario a cui non puoi sottrarti. Guai a sottrarti, sei un animale anche tu.
Fai passare qualche mese, e trascorri questo tempo da ex podista per cause non volontarie, ma anzi, obbligate da  inconvenienti fisici insormontabili, e ti rendi conto che il tempo cambia forma alla percezione delle cose in un batter d'occhio, molto più in fretta della geometria, di quelle stesse forme.
Ovvio, rimpiangi la sensazione di chilometri di strada corsi a ritmi sostenuti, il sapore di quegli ultimi cinque chilometri di consapevolezza di una grande gara in fase conclusiva.
Ovvio. Ma che ne rimane? Nessuna impresa epica, piuttosto il viso di qualche persona che applaudiva, qualche orizzonte di colori inaspettati nei momenti di maggiore fatica.
La ricerca di una lucidità mentale che ti aiutasse a non mollare, o la forza che scoprivi dentro di te nella capacità di non mollare mai il tuo passo.
Oggi cambi forma, cambi movimenti, cerchi quelli che non ti fanno male.
La forza è sempre la stessa, ma meno evidente, un pò come le due casette là in fondo, probabilmente è la base che governa tutto quanto.